{"id":102137,"date":"2021-05-25T18:34:38","date_gmt":"2021-05-25T16:34:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gbopera.it\/?p=102137"},"modified":"2021-05-25T18:34:38","modified_gmt":"2021-05-25T16:34:38","slug":"torino-conservatorio-g-verdi-pietro-de-maria-interpreta-beethoven","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/torino-conservatorio-g-verdi-pietro-de-maria-interpreta-beethoven\/","title":{"rendered":"Torino, Conservatorio &#8220;G.Verdi&#8221;: Pietro de Maria interpreta Beethoven"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><em>Torino, Conservatorio Giuseppe Verdi<br \/>\n<\/em>Pianoforte <strong>Pietro De Maria<br \/>\n<\/strong><em>Ludwig van Beethoven:<\/em> S<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">onata in do maggiore op. 2 n. 3; <\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00a0in sol maggiore op. 31 n. 1; <\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">in do minore op. 111<br \/>\n<em>Torino, 19 maggio 2021<br \/>\n<\/em><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Al Conservatorio di Torino, per l\u2019Unione Musicale, il 19 di maggio prosegue la stagione con la terza tappa dell\u2019integrale delle <em>Sonate per Pianoforte di Beethoven<\/em> con <strong>Pietro de Maria <\/strong>alla tastiera<strong>.<br \/>\n<\/strong><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Le chiusure di questi mesi ne hanno terremotato le date, distanziando di molto gli appuntamenti, febbraio e ottobre 2020 i precedenti. La dilatazione dei tempi, unita all\u2019effimero dell\u2019evento concerto, non aiutano, se non vagamente, a fissare una visione complessiva di un\u2019interpretazione a puntate. Ci si affida a ricordi di sensazioni e a qualche appunto sul diario del frequentatore di concerti.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Il Beethoven di <strong>de Maria<\/strong>, \u00e8 frutto di una tecnica agguerritissima, con grande cura della struttura dell\u2019opera e con parsimonia \u201caffettiva\u201d. La bellezza del suono non \u00e8 prioritariamente ricercata e non vengono caratterizzate le presunte tre stagioni compositive beethoveniane.\u00a0 Complessivamente si ha un ricordo di un Beethoven poco fiammeggiante, tendente al grigio.\u00a0<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">In quest\u2019ultimo concerto queste peculiarit\u00e0 si sono ulteriormente accentuate. Credo che lo stress psicologico (e non solo) che la pandemia ha generato non abbia risparmiato il pianista. Se prima il colore dominante era i grigio ora di nero si tratta. <\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Suoni cupi, aspri, ossessivi.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">La <strong>sonata in Do Maggiore op2 n3 \u00a0<\/strong><em>(1795)<\/em>, in apertura di serata, la si pu\u00f2 descrivere solo in negativo: non ha n\u00e9 le galanterie settecentesche, n\u00e9 il sereno illuminismo hayndiano, non indugia su piano <em>p <\/em>e pianissimo <em>pp<\/em> ma si concentra su forte <em>f<\/em>, fortissimo <em>ff<\/em> e sforzando <em>sf<\/em>. E\u2019 un\u2019interpretazione che disorienta l\u2019ascoltatore a cui, per quanto abbia cercato un raffronto, non son riuscito a trovare paragone. I tempi sono quelli consueti della tradizione pianistica neoclassica, la dinamica \u00e8 del tutto personale. Se per i passati due concerti i miei ricordi portavano a Serking, le cupezze attuali lo escludono. <\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">La <strong>sonata in Sol maggiore op31 n1 <\/strong>(1802) che segue, ripete il clima della precedente, Siamo nel periodo \u201ceroico\u201d napoleonico, ma qui nulla di eroico, nessuna resistenza e vittoria contro un destino crudele. Cupa rassegnazione e forse paura, silenziate da un ordinato fragore dominante, come quando in casa o negli auricolari si tiene la radio a tutto volume per evitare l\u2019insorgenza di cattivi pensieri.\u00a0<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Alla fine, la <strong>sonata in do minore op111 (1822) <\/strong>un primo tempo in linea con quanto sopra. Ormai, con ansia, aspettiamo l\u2019<em>Arietta: adagio molto semplice e cantabile <\/em>con le sue 5 (6?) variazioni. Ben giustificata l\u2019ansia! Di <em>molto semplice e cantabile<\/em> in questo percorso verso il Nirvana beethoveniano non c\u2019\u00e8 traccia. I trilli, i bassi ribattuti e arpeggiati, invece di far da ornamento e amichevoli aiuti e compagni alla vetta si trasformano in ossessive minacce Ti vien da metterti le mani sulle orecchie per attenuarne l\u2019impatto.\u00a0 <\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Non \u00e8 ancora finita. Pur se gli entusiasmi erano contenuti, per le note cause maggiori, la sala era semivuota, <strong>de Maria <\/strong>ci ha dato <em>tre fuori programma <\/em>sicuramente scelti e messi in lista in funzione dello specifico concerto.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Domenico Scarlatti: sonata K146 in SOL Maggiore <\/strong>sembra pi\u00f9 di essere in una trincea della Prima guerra mondiale che non in un salone della reggia di Aranjuez nei primi decenni del\u2019700. Per misurare l\u2019effetto delle chiusure, \u00e8 indicativo lo scarto di umore che si coglie ascoltando su <em>yuotube<\/em> lo stesso pezzo con lo stesso interprete in un\u2019esecuzione pubblica di febbraio 2020. L\u2019agogica \u00e8 identica, la dinamica \u00e8 assolutamente pi\u00f9 contundente. Mi auguro che <strong>de Maria <\/strong>faccia di Scarlatti un programma di concerto o di incisione. La sua visione attuale aiuterebbe ad una miglior comprensione del \u2018700 e del tardo barocco: non solo balli e crinoline, ma vaiolo, peste , miseria, guerra e morte di cui l\u2019autore era ben cosciente visto che ci viveva e ci soffriva. <strong>Fr\u00e9d\u00e9ric Chopin: <\/strong><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Piano sonata op58 \u2013 finale. <\/strong>Il clima della serata con una forte scivolata verso Scriabin e il suo nero artefatto, si conferma. Per quanto contundente, autentico e sincero \u00e8 <strong>de Maria;<\/strong> mai Scriabin. <\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Conclusione con <strong>Johann Sebastian Bach: Sarabanda dalla Partita 1\u00a0 BWV825. <\/strong>Bach smorzatore di cattive passioni e rasserenatore? Forse de Maria ci crede o, pi\u00f9 probabile, ci vuol credere.\u00a0<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Per tutto il concerto, in tutti i pezzi, il pedale di risonanza ha avuto un intensissimo utilizzo e ha contribuito sostanzialmente alla definizione del clima sonoro.\u00a0 Per i barocchi Scarlatti e Bach e la destinazione clavicembalistica dei loro pezzi, non c\u2019\u00e8 stata piet\u00e0: pianoforte e pedale senza risparmio. A noi, se \u00e8 <strong>Pietro de Maria <\/strong>a suonare, piace moltissimo anche cos\u00ec. <\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Aspettiamo con ansia il 7 di Luglio, per la 4\u00b0 tappa, coscienti che se \u00e8 la pandemia che ci ha portati a questi esiti e a queste sensazioni, ci vorr\u00e0 tanto tempo a guarirne. Se mai ne guariremo.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torino, Conservatorio Giuseppe Verdi Pianoforte Pietro De Maria Ludwig van Beethoven: Sonata in do maggiore op. 2 n. 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