{"id":102233,"date":"2021-06-11T17:47:20","date_gmt":"2021-06-11T15:47:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gbopera.it\/?p=102233"},"modified":"2021-06-11T17:47:20","modified_gmt":"2021-06-11T15:47:20","slug":"coloratura-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/coloratura-1\/","title":{"rendered":"&#8220;Coloratura!&#8221; (1)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Chi ha paura della coloratura? Di certo\u00a0 i wagneriani pi\u00f9 sfegatati e quelli che pensano\u00a0 che la musica debba restare appiccicata alla parola, farsene la serva umilissima<\/strong>. Soprattutto nella prima parte del XX\u00b0 secolo, e alla fine del XIX\u00b0 secolo, il belcanto era considerato una manifestazione di puro edonismo e, come tale, non era ammesso. Il\u00a0 comportamento verso l&#8217;edonismo canoro di questa societ\u00e0 era un po&#8217; simile a quello che avevano nei confronti del sesso. Guai chi amava il canto come manifestazione di gioia.\u00a0 Toscanini, sembra, che odiasse il belcanto, infatti, non solo non era stato capace di interpretare decentemente una partitura che precedesse\u00a0 l&#8217;epoca di Verdi, ma pare addirittura abbia impedito di mettere piedi alla Scala a una delle pi\u00f9 grandi cantanti dell&#8217;epoca, Luisa Tetrazzini che spregiativamente considerava la &#8220;cantante pirotecnica&#8221;.\u00a0 Toscanini preferiva alle belle voci, voci pi\u00f9 bruttine che, secondo lui, erano pi\u00f9 musicali. A questo proposito aveva tutte le sue buone ragioni, erano pi\u00f9 obbedienti alle sue direttive. Toscanini era un grande direttore dell&#8217;epoca post-belcantistica, ammesso che esista una tale epoca. Esiste nell&#8217;opera italiana: mentre Verdi non scriveva pi\u00f9 parti belcantistiche,\u00a0 in Francia e in Inghilterra la coloratura sopravviveva ancora.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Abbiamo parlato di Toscanini ma, in generale, tutta la cultura dell&#8217;epoca era nemica, sulla scia Benedetto Croce,<\/strong> del Barocco (sappiamo bene che il Barocco \u00e8 l&#8217;epoca in cui la coloratura nacque), liquidato in termini di\u00a0 decadenza, superficialit\u00e0, edonismo, esteriorit\u00e0. Non parliamo poi dei &#8220;castrati&#8221; considerati un&#8217;istituzione barbarica, un orrore una mostruosit\u00e0. Sar\u00e0 anche vero, ma anche al XX\u00b0 secolo non ha certo avuto\u00a0 alcun diritto di insegnare civilt\u00e0 al XVIII secolo. La coloratura nacque\u00a0 nel Barocco con l&#8217;opera del 1600 e poi si svilupp\u00f2 nel 1700 ed \u00e8 rimasta fin quasi ai giorni nostri esibizione di bravura, sfida, con tutto quel retroterra culturale che questo di tipo di teatro porta con s\u00e9. Nella creazione del Barocco del Belcanto l&#8217;Italia era in prima linea. Forse, nell&#8217;opera italiana, non c&#8217;\u00e8 mai stata una totale &#8220;obbedienza alla parola&#8221; che Gluck considerava indispensabile, ma che Mozart e Rossini consideravano deleteria, c&#8217;era invece l&#8217;esaltazione degli affetti (ad esempio il &#8220;furore&#8221;, nell&#8217;opera barocca e anche dopo, si esprimeva nell&#8217;esibizione di &#8220;coloratura&#8221;).<br \/>\n<span style=\"font-weight: 400;\">Nel nostro percorso nel canto di coloratura non andiamo troppo indietro nel tempo ma partiamo da Mozart, il quale compie un&#8217;operazione abbastanza sorprendente. Nelle sue opere italiane troviamo molti esempi di personaggi femminili che si basano quasi esclusivamente sul canto di coloratura. Quello che invece \u00e8 stato fondamentale \u00e8 l&#8217;inserimento da parte di Mozart di\u00a0 personaggi di coloratura femminili nel Singspiel tedesco e questa \u00e8 stata una novit\u00e0 strutturale notevolissima. Cominci\u00f2 con &#8220;Die entf\u00fchrung aus dem serail&#8221; (Il ratto dal Serraglio), aiutato dal fatto che aveva a disposizione per il ruolo di Costanza la celebre Caterina Cavalieri (1755-1801), cantante di grandi possibilit\u00e0 virtuosistiche. Costanza diviene cos\u00ec un personaggio femminile tipico, virt\u00f9 astratta, &#8220;roccia&#8221; inviolabile della morale, che si esprime appunto con la bravura. Costanza \u00e8 incrollabilmente fedele al suo\u00a0 amore e al dovere. Di fronte a Selim (che nell&#8217;opera \u00e8 un ruolo affidato a un recitante, anche questo un particolare interessante) che si \u00e8 messo in testa di conquistarla, non gi\u00e0 con la violenza o\u00a0 con il potere, ma con il suo amore. Nell&#8217;atto primo ha il suo primo tentativo di convincere Costanza a ricambiare il suo amore. La donna gli risponde con un&#8217;aria (&#8220;Ach, ich liebte&#8230;&#8221;), la cui seconda parte \u00e8 tutta coloratura, che diventa espressione della sua determinazione alla virt\u00f9.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"YouTube video player\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/HwpDQ9x5WNU\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Perch\u00e9 abbiamo detto che la coloratura \u00e8 una sorpresa nel &#8220;Singspiel&#8221;.<\/strong> Questo genere, prima di Mozart, era una forma di spettacolo popolare, veniva dalla provincia tedesca, e i contenuti e i personaggi erano molto semplici, cos\u00ec come la struttura musicale era elementare. L&#8217;inserimento di un personaggio con delle possibilit\u00e0 virtuosistiche come Costanza era assolutamente impensabile. Andiamo al secondo atto. Qui vi \u00e8 l&#8217;escalation del virtuosismo. Selim Pasci\u00e0 torna a pregare la gelidissima donna. Alla fine, esasperato Selim finisce per invocare il suo potere e dice: &#8220;Non temi il mio potere?&#8221; Costanza gli risponde: &#8220;Non mi aspetto altro che la morte&#8221;. &#8220;Non la morte&#8221;, dice il Pasci\u00e0, &#8220;ma tutte le torture&#8221;. Qui inizia la <strong>famosissima aria &#8220;Marten aller arten&#8221; (Tutte le torture)<\/strong> uno dei pi\u00f9 ami &#8220;numeri chiusi&#8221; di tutto il teatro musicale, in cui Costanza dichiara di disprezzare tutte le torture e di difendere la sua virt\u00f9 incrollabile. Dal punto di vista musicale, quest&#8217;aria \u00e8 straordinaria perch\u00e9 \u00e8 concertante per quattro strumenti: violino, violoncello, flauto e oboe. La voce umana entra in gara con ben quattro strumenti.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"YouTube video player\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/klSYSQ6v-HU\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Nell&#8217;altro singspiel di Mozart, &#8220;Die zauberflote&#8221; (Il flauto magico) troviamo ancora il canto di coloratura affidato a un altro personaggio femminile: la Regina della Notte, che rappresenterebbe il male. Ma fino a che punto?&#8230; In realt\u00e0 rappresenta un mondo di piacere, di amore terreno, contrapposto al rigorismo morale e gli iniziati. In un\u00a0 un certo senso Mozart ha una segreta compiacenza per questo personaggio. Anche qui troviamo una femminilit\u00e0 astratta, che si incarna in una figura materna che per\u00f2 \u00e8 gelida, astrale appunto. La regina della notte. La prima aria (&#8220;O zittre nicht&#8221;) ce la mostra come una madre piuttosto ricattatrice, portata al vittimismo si dichiara destinata a soffrire.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"YouTube video player\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/IkA65PLEdac\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe>La seconda aria della Regina della notte (&#8220;Der holle rache&#8221;) \u00e8 proprio quella che nella vecchia opera serie italiana si chiamava &#8220;aria di Furore&#8221;, cio\u00e8 un&#8217;esplosione d&#8217;ira che il musicista esprime proprio attraverso la coloratura che si infittisce sempre di pi\u00f9 nella scrittura. \u00c8 l&#8217;aria in cui la regina della notte annuncia che si vendicher\u00e0 del trattamento che le viene riservato. In queste arie, Mozart ritrae una femminilit\u00e0 che, nella\u00a0 coloratura, crea una smagliante armatura che racchiude e difende l&#8217;ego. Il compositore ha sempre mostrato una forte sensibilit\u00e0 nella visione della donna: quella tenera (Pamina e la Contessa), ma anche quella materna, distante, virtuosa al massimo e vendicativa. Qui si colloca Donna Anna, con le sue continue maledizioni e il suo moralismo granitico. <em>(Fine prima parte)<\/em><br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"YouTube video player\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/02yf6RHIQjQ\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi ha paura della coloratura? 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