{"id":102610,"date":"2021-07-24T01:10:25","date_gmt":"2021-07-23T23:10:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gbopera.it\/?p=102610"},"modified":"2021-07-24T01:10:25","modified_gmt":"2021-07-23T23:10:25","slug":"giuseppe-di-stefano-1921-2008-cantore-popolare-per-vocazione-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/giuseppe-di-stefano-1921-2008-cantore-popolare-per-vocazione-1\/","title":{"rendered":"Giuseppe Di Stefano (1921-2008): &#8220;Cantore popolare per vocazione&#8221; (1)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><b>Giuseppe Di Stefano<\/b>\u00a0(Motta Sant&#8217;Anastasia,\u00a024 luglio\u00a01921\u00a0\u2013\u00a0Santa Maria Ho\u00e8,\u00a03 marzo\u00a02008). A cento anni dalla nascita.<br \/>\n<span style=\"font-weight: 400;\">Nata per spaziare, libera e trionfante, per le marine associate e le miniere d&#8217;oro vegetale degli agrumeti di Sicilia, la voce di Giuseppe Di Stefano ha sofferto di essere imprigionata fra i righi del pentagramma e s&#8217;\u00e8 azzittita prematuramente nella gabbia dorata del Teatro d&#8217;Opera. Questo, secondo noi, la diagnosi solo apparentemente fantasiosa del male che ha condotto al ritiro precoce dalle scene il tenore catanese.<br \/>\n<strong>L&#8217;analisi dei mezzi vocali originali di questo cantante mette al suo attivo la notevole estensione<\/strong>, la morbidezza\u00a0 vellutata dei centri e lo smalto tenero degli acuti, la sottile malia delle espressioni elegiache e\u00a0 il fascino conturbante di talune inflessioni voluttuose. Ma \u00e8 lo studio del temperamento dell&#8217;artista che rivela i motivi della anticipata deterioramento di tanta grazia di Dio. Di Stefano, infatti, era per nascita e per vocazione un cantore popolare, istintivo, esuberante. Sentirlo cantare nei primi dischi registrati in Svizzera durante la guerra quindi a vent&#8217;anni, \u00e8 una riprova di questa voglia impulsiva e incontrollabile di cantare liberamente, fuori da ogni costruzione formale. Quando nel 1946, a soli 25 anni, debutt\u00f2 a Reggio Emilia in Manon, Di Stefano era ancora il Di Stefano schietto dei primi &#8220;Mutt\u00e8tti de lu p\u00e0liu&#8221; intonati ancora a gola spiegata fra le siepe carnose dei fichi d&#8217;India. Anche se educato, corretto, puntuale, il suo canto dava sempre la sensazione di una spontaneit\u00e0 sorgiva, di una splendida naturalezza; egli cantava guidato da un impulso che aveva dentro, quasi un bisogno fisico. E il\u00a0 suo canto sembrava un prodigio della natura e in realt\u00e0 lo era, perch\u00e9 lo studio, in quei primi anni, governava solo secondo ferree leggi tecniche che una materia sonora che scaturiva per\u00f2 gi\u00e0 perfetta da uno strumento di carne ed ossa superbamente dotato.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Nel giro di due soli anni (1947-1948) Di Stefano conquist\u00f2 d&#8217;impeto la Scala e il\u00a0 Metropolitan<\/strong> e di li spicc\u00f2 il volo per una parabola trionfale a sesto acuto, vale a dire breve ma intensa. Il dramma di Di Stefano fu per\u00f2 subito evidente agli studiosi della vocalit\u00e0. Le virt\u00f9 della spontaneit\u00e0, della facilit\u00e0 connaturate nel suo canto si smarrivano non appena un testo musicale costringeva il cantante a seguire un itinerario diverso da quello istintivo. Al ritorno dagli Stati Uniti, in una Boh\u00e8me per molti aspetti indimenticata, gi\u00e0 si poterono cogliere nella voce di Di Stefano i primi segni della fatica che gli faceva seguire alle indicazioni del dettato musicale. Dava l&#8217;impressione di un usignolo costretto a cantare le <em>Variazioni<\/em> di Proch. Divenuto uno &#8220;strumento da suonare&#8221; secondo certe tecniche, e non pi\u00f9 fonte diretta e sincera di suono, egli conserv\u00f2 per pochissimi anni inalterate le doti naturali: poi il colore rimase ma lo splendore si offusc\u00f2, le vocali spalancate alla ricerca di risonanze abnormi ruzzolarono indietro, il registro acuto troppo arditamente verticalizzato vacill\u00f2, le note centrali dilatate compromisero quelle acute un tempo cosa cos\u00ec alate e sicure, l&#8217;elasticit\u00e0 e la duttilit\u00e0 lasciarono il posto alla fissit\u00e0 e alla legnosit\u00e0.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/w.soundcloud.com\/player\/?url=https%3A\/\/api.soundcloud.com\/tracks\/1093041697&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true&amp;visual=true\" width=\"100%\" height=\"300\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<div style=\"font-size: 10px; color: #cccccc; line-break: anywhere; word-break: normal; overflow: hidden; white-space: nowrap; text-overflow: ellipsis; font-family: Interstate,Lucida Grande,Lucida Sans Unicode,Lucida Sans,Garuda,Verdana,Tahoma,sans-serif; font-weight: 100;\"><a style=\"color: #cccccc; text-decoration: none;\" title=\"www.gbopera.it\" href=\"https:\/\/soundcloud.com\/gbopera\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.gbopera.it<\/a> \u00b7 <a style=\"color: #cccccc; text-decoration: none;\" title=\"Giuseppe Di Stefano &amp; Maria Callas\" href=\"https:\/\/soundcloud.com\/gbopera\/giuseppe-di-stefano-maria-callas\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Giuseppe Di Stefano &amp; Maria Callas<\/a><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: 400; font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Abbiamo detto che Di Stefano era nato per essere soprattutto un cantore popolare.<\/strong> Il calore umano che emanava dalla sua persona, oltre che dal suo canto, e forse senza precedenti sulla scena lirica, popolata di divi di ogni calibro e presunzione. Quella sua aria di eterno ragazzo spensierato, contento, espansivo, generoso, felice di fare partecipi gli altri del suo dono divino, del suo privilegio, era davvero accattivante e contagiava tutti quanti lo avvicinavano. Sentirlo cantare esaltava, prima ancora che commuovere o entusiasmare. Il tratto ricco di umanit\u00e0, che aveva per tutti, di una disarmante semplicit\u00e0 e spontaneit\u00e0 era lo stesso che si manifestava nel suo canto. Suscitava simpatia il vederlo, ascoltarlo mentre si infervorava nel discorso. Sentirlo cantare era qualcosa di pi\u00f9, perch\u00e9 la voce, nel canto, si accendeva di un fascino irresistibile, fatto di naturale bellezza e dolcezza. Forse \u00e8 proprio qui il segreto del suo successo umano ancor prima che artistico: nell&#8217;assenza di ogni artificio vocalistico, d&#8217;ogni disumana facolt\u00e0 formale., nello snobbare spavaldamente i precetti del Belcanto e nello sfidare temerariamente la stessa sua natura per assecondare l&#8217;estro interpretativo del momento, l&#8217;influenza del temperamento \u00e8 quella che, riferendoci alla Callas e a Di Stefano, abbiamo definito l&#8217;inclinazione ai personaggi proibiti. D&#8217;Artagnan della scena lirica per istinto e non per scelta. Di Stefano infatti abbandon\u00f2 ben presto i personaggi e lui congeniali che gli avevano dato la gloria e, con loro, le espressioni soffuse di grazia, tenere, dolci per le quali era nato e si proiett\u00f2 nell&#8217;avventura di personaggi contrari alla sua indole vocale ma suoi per carattere, prendendoli con un canto scoperto, nudo, imprudente. I danni evidenti che gliene derivarono non lo dissuasero e continu\u00f2 imperterrito ad andare avanti: da Nadir\u00a0 pass\u00f2 da Arturo, ad Alfredo, ad Jos\u00e8, a Don Alvaro, Turiddu, a Canio, a Johnson di Sacramento, a Manrico, a Calaf, a Radames, ecc. (<em>Fine prima parte &#8211; Estratto da &#8220;Giuseppe Di Stefano: cantore popolare per vocazione&#8221; di Guido Tartoni, 1972)<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giuseppe Di Stefano\u00a0(Motta Sant&#8217;Anastasia,\u00a024 luglio\u00a01921\u00a0\u2013\u00a0Santa Maria Ho\u00e8,\u00a03 marzo\u00a02008). A cento anni dalla nascita. 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