{"id":106250,"date":"2023-02-18T15:23:10","date_gmt":"2023-02-18T14:23:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gbopera.it\/?p=106250"},"modified":"2023-02-18T14:24:05","modified_gmt":"2023-02-18T13:24:05","slug":"antal-dorati-1906-1988-der-kunder-1984","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/antal-dorati-1906-1988-der-kunder-1984\/","title":{"rendered":"Antal Dor\u00e1ti (1906 &#8211; 1988): \u201cDer K\u00fcnder\u201d (1984)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><em>Opera in tre atti dal dramma sacro \u201cElija\u201d di Martin Buber. <strong>Tomasz Konieczny<\/strong> (Elia), <strong>Michael Schade<\/strong> (Ahab), <strong>Rachel Frenkel<\/strong> (Iesebel), <strong>Ron Silberstein<\/strong> (Elisha), <strong>Mi-Young Kim<\/strong> (Tanit), <strong>Yuval Oren<\/strong> (Il figlio di Elia), <strong>Marek Gasztecki<\/strong> (Nabot, il maestro di cerimonie, un contadino), <strong>Joo-Hoon Shin<\/strong> (Una guardia, il custode della porta, un giovane, un contadino), <strong>Makar Pihura<\/strong> (il sacerdote di Baal, Zidkya, il custode della porta, un contadino). <\/em><strong>Chor des Teatr Wielki, Pozn\u00e1n<\/strong>, <strong>Mariusz Otto<\/strong> (maestro del coro), <strong>Orchester der Beethoven Akademie Krakau<\/strong>, <strong>Martin Fischer-Dieskau<\/strong> (direttore). Registrazione: TV studio, Cracovia, 16-22 agosto 2021. <strong>3 CD ORFEO C220313<\/strong><br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Antal Dor\u00e1ti \u00e8 un\u00a0 nome famigliare a chiunque ami la musica. Ungherese, nato a Budapest nel 1906 da una famiglia ebraica cresciuto nel fervido clima musicale della seconda capitale imperiale, ancora vivo negli anni Venti nonostante la sconfitta nella I guerra mondiale e la riduzione dell\u2019Ungheria a piccola nazione priva di velleit\u00e0. All\u2019Accademia Franz Liszt della capitale ungherese si forma con maestri d\u2019eccezione \u2013 studia composizione con Zolt\u00e1n Kod\u00e1ly e pianoforte con B\u00e9la Bart\u00f3k \u2013 debuttando come direttore d\u2019orchestra appena diciottenne nel 1924.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"YouTube video player\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/tNuwRaCjO_Y\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Costretto a lasciare l\u2019Ungheria a seguito dell\u2019affermazione del nazismo ripara in Francia e poi negli Stati Uniti di cui ottiene la cittadinanza nel 1956 cominciando una lunga e luminosa carriera sulle due sponde dell\u2019Atlantico. Attivo in un repertorio vastissimo sia sinfonico sia operistico spazia da Haydn \u2013 la cui integrale delle opere liriche incisa per Philips negli anni 70 \u00e8 una delle iniziative culturali pi\u00f9 importanti della discografia del dopoguerra \u2013 a Wagner (memorabile il suo \u201c<em>Der fliegende Holl\u00e4nder<\/em>\u201d inciso per la Decca nel 1962) fino alla musica contemporanea.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">L\u2019attivit\u00e0 di direttore d\u2019orchestra \u00e8 sempre stata affiancata da quella di compositore, di certo meno nota ma non insignificante. Autore principalmente di musiche da camera e corali nel 1984 Dor\u00e1ti si \u00e8 cimentato con un lavoro di ben pi\u00f9 vaste proporzioni, un\u2019opera lirica di soggetto biblico \u201c<em>Der K<\/em><em>\u00fcnder\u201d (\u201cIl predistinato\u201d<\/em>) tratta da un\u2019opera del filoso tedesco di religione ebraica Martin Buber. Un progetto musicalmente realizzato ma rimasto nel cassetto in quanto mai rappresentato ma che ora possiamo conoscere grazie a questa prima registrazione discografica.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"YouTube video player\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/jbUMrGxb5dQ\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>L\u2019opera \u00e8 incentrata sul profeta Elia, figura scarsamente considerata in ambito cristiano<\/strong> ma molto importante nella riflessione teologica ebraica e gi\u00e0 soggetto di un oratorio di Felix Mendelssohn Bartholdy (1846) nonch\u00e9 della parodia teologica che Strauss inserisce nella sua \u201c<em>Salome<\/em>\u201d.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Il testo sicuramente presenta una grande profondit\u00e0 di lettura ma richiede per essere pienamente apprezzato una perfetta conoscenza della lingua tedesca e dei dibattiti filosofico-teologici in corso in quegli anni nel mondo ebraico che ovviamente sfuggono alla gran parte dei possibili ascoltatori. La musica \u00e8 di un\u2019atonalit\u00e0 non esasperata con begli squarci lirici e ampio uso del coro. La vocalit\u00e0 vede una prevalenza di ampi e solenni declamati che nella parte negativa della regina idolatra Iesebel assumono carattere di autentico sprechgesang espressionista. La perfetta conoscenza dell\u2019orchestra e di tutte le sue possibilit\u00e0 si apprezza nei frequenti squarci sinfonici che rappresentano tra i momenti pi\u00f9 ispirati della partitura.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"YouTube video player\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/6r6tJcxe7IA\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">La scrittura vocale \u2013 a differenza di quella orchestrale \u2013 appare pi\u00f9 rigida con un declamato solenne e autorevole che rende la sacralit\u00e0 del tema ma che a lungo andare risulta un po\u2019 teatralmente limitato a scapito di un vero senso del teatro. Questo porta ad avvicinare la partitura a un oratorio pi\u00f9 che a un lavoro teatrale vero e proprio.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">La registrazione, finanziata dal ministero dell\u2019Interno tedesco all\u2019interno del progetto J\u00fcdische leben in Deutschland 2021 \u2013 pu\u00f2 far valere una notevole qualit\u00e0 tecnica a sostegno di un livello esecutivo\u00a0 valido.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Le redini musicali dell\u2019operazione sono affidate a <strong>Martin Fischer-Dieskau<\/strong> (figlio dell\u2019indimenticabile Dietrich e allievo dello stesso Dor\u00e1ti) che per l\u2019occasione dirige i validissimi complessi polacchi della <strong>Orchester der<\/strong> <strong>Beethoven Akademie Krakau<\/strong> rinforzati dal coro del <strong>Teatr Wielki di Pozn\u00e1n<\/strong>. Il direttore sembra dare il giusto passo a questa musica valorizzando il richiamo alle forme tradizionali che sopravvivono nella scrittura atonale di Dor\u00e1ti e dando la dovuta autorevolezza alla composizione. La mancanza di possibili confronti rende pi\u00f9 complesso il giudizio ma la prova ci \u00e8 sembrata nel complesso valida.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"YouTube video player\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Th85enQecVA\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Tomasz Koniezny <\/strong>nei panni del profeta Elia fa soffrire meno del solido. La scrittura sostanzialmente centrale della parte gli evita quelle difficolt\u00e0 nel settore acuto che spesso guastano pesantemente le sue prove wagneriane e straussiane. La scrittura declamatoria nasconde quella rozzezza che spesso traspare nel suo canto e sul versante interpretativo appare particolarmente convinto con momenti di notevole efficacia drammatica. La voce \u00e8 innegabilmente robusta e la dizione nitida e ben scandita.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Michael Schade <\/strong>(Ahab) ha la bellissima voce che conosciamo. Il personaggio \u00e8 caratterizzato da un lirismo che ne definisce la personalit\u00e0 fragile e incerta di fronte alla granitica saldezza di Elia e il carattere \u00e8 perfettamente reso che Schade che domina anche son sicurezza una tessitura scomoda che spesso si spinge in zona acuta. Molto bravo anche il secondo tenore <strong>Ron Silberstein <\/strong>nella breve ma non insignificante parte di Elisha.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong>Rachel Frenkel <\/strong>nella parte della regina Iesebel sfoggia una voce di soprano quasi aspra e volutamente tagliente. La parte \u00e8 connotata in tal senso dalla scrittura musicale e quindi la prova risulta centrata nel caratterizzare un personaggio connotato da tratti profondamente negativi per la sua apertura ai culti cananei. La parte pi\u00f9 serena di Tanit, moglie di Elia, \u00e8 affrontata con limpido afflato lirico dal soprano coreano <strong>Mi-Young Kim<\/strong>. Ottime le parti di fianco, ciascuna impegnata in pi\u00f9 ruoli e di altissima qualit\u00e0 la prestazione delle masse corali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Opera in tre atti dal dramma sacro \u201cElija\u201d di Martin Buber. 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