{"id":111349,"date":"2023-03-21T22:03:16","date_gmt":"2023-03-21T21:03:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gbopera.it\/?p=111349"},"modified":"2023-03-22T14:06:38","modified_gmt":"2023-03-22T13:06:38","slug":"maledancer-di-deborah-dorta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/maledancer-di-deborah-dorta\/","title":{"rendered":"#Maledancer di Deborah D&#8217;Orta"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><b>#MALEDANCER<br \/>\n<\/b>Di <strong>Deborah D&#8217;Orta<\/strong> con prefazione di <strong>Giuseppe Carbone<\/strong><br \/>\nBuckfast Edizioni, 2022, pp. 196<br \/>\nISBN 978-8899551537<br \/>\n\u20ac 15,00<br \/>\nNon appena ci \u00e8 stata resa nota la pubblicazione del libro <i>#maledancers<\/i> ci siamo incuriositi e abbiamo deciso di recensirlo. Purtroppo, non siamo riusciti a pubblicare la recensione prima, ma forse \u00e8 ancor pi\u00f9 utile parlarne ora, a poco meno di un anno dalla sua uscita. Dopo l\u2019introduzione di Giuseppe Carbone, l\u2019autrice, Debora D\u2019Orta, replica uno schema di intervista pi\u00f9 o meno fisso a una dozzina di ballerini. Coloro che hanno risposto presentano una variet\u00e0 di curricula ed esperienze molto ampie, <b>si va da chi balla alla Scala ad altri che \u201clavorano in proprio\u201d, all\u2019estero come Riva e Repele, o a coloro che hanno anche partecipato a talent televisivi come <\/b><i><b>Amici<\/b><\/i>. Colpiscono, in prima battuta, due filoni: se questi uomini abbiano dovuto affrontare degli stereotipi, e come stiano percependo la situazione della danza maschile. <b>Riguardo agli stereotipi<\/b>, i ballerini intervistati si dividono abbastanza, alcuni vi sono incappati, altri no; ma a riguardo ci sembrano significative le dichiarazioni di Hektor Budla, albanese, entrato nelle sale di danza grazie alle preoccupazioni dei genitori, i quali non volevano vivesse in strade poco raccomandabili di Tirana: <em>\u201cC\u2019erano molti ragazzi maschi che facevano danza. Faceva parte della nostra cultura\u201d.<\/em> In seconda battuta, sono in parte comuni, in altre sembrano quasi completarsi, <b>le impressioni su come gli intervistati percepiscano la situazione attuale della danza maschile<\/b>. <b>Oggi l\u2019interesse per l\u2019uomo che danza \u00e8 aumentato<\/b>, la tecnica si \u00e8 maggiormente evoluta (anche se, per alcuni, talvolta a scapito dell\u2019artisticit\u00e0), i requisiti fisici richiesti sono pi\u00f9 selettivi, e la ricerca del perfezionismo a livello estetico \u00e8 una tendenza non solo maschile ma della danza classica in generale. <b>Hektor Budla<\/b>, a riguardo, afferma nuovamente qualcosa di interessante: <em>\u201coggigiorno si pensa al movimento in relazione alla tecnica, e quindi i ballerini sono divisi tra classico e contemporaneo: ci sono coloro per cui la tecnica \u00e8 tecnica, mentre la danza \u00e8 qualsiasi cosa\u2026\u201d<\/em> una divisione pericolosa, perch\u00e9 \u201cprima esistevano grandi compagnie contemporanee con ballerini che provenivano dal classico. Questo \u00e8 sia un bagaglio tecnico che artistico. Di apertura nello scoprire tutte le sfaccettature della danza. Purtroppo queste compagnie sono sempre pi\u00f9 rare\u201d. A controbilanciare questo quadro sono interessanti le dichiarazioni di <b>Alejandro Parente<\/b>, a cui per\u00f2 non \u00e8 stata posta la domanda <em>\u201cCom\u2019\u00e8 cambiata la danza maschile rispetto a quando hai iniziato?\u201d.<\/em> Secondo Parente si dovrebbe sostituire l\u2019idea di <i>perfezione<\/i> (che quindi viene vista dal ballerino come una sorta di deus ex machina) con quella di <i>precisione<\/i> (un qualcosa che invece viene visto come endogeno all\u2019animo dell\u2019artista). Esaminarsi vuol dire anche affrontare un altro argomento sollevato spesso quando si parla di danza. <b>Santarelli parla del rapporto con lo specchio<\/b>: pu\u00f2 essere un argomento molto stimolante, perch\u00e9 i ballerini devono guardarsi allo specchio, spesso; \u00e8 un rapporto difficile, perch\u00e9 guardandosi bisogna superare il non vedersi sufficientemente belli e bravi, ma anche si deve evitare di fare la fine di Narciso: i ballerini devono sviluppare un sentire se stessi, un esaminarsi allo specchio per imparare a osservarsi dentro; perch\u00e9 sul palco lo specchio non c\u2019\u00e8, ma \u00e8 presente solo la loro persona. In aggiunta a tutte queste, ed altre, considerazioni, <b>in ogni singola intervista riusciamo anche a capire un po\u2019 del carattere di colui che si racconta<\/b>, passiamo da danzatori di poche parole, alla volont\u00e0 di altri di voler condividere tutto ci\u00f2 che si ritiene giusto condividere, come fa <strong>Christian Fagetti,<\/strong> dal cui profilo Instagram gi\u00e0 intuiamo la sua generosa indole a volter comunicare, potendo seguire il suo percorso social come un diario. <\/span><b style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Nonostante tutti i pregi<\/b><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"> \u2013 ma anche qualche difetto, come la veste grafica e la qualit\u00e0 della carta che poteva essere migliore \u2013 <\/span><b style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">questo libro non basta, soprattutto per la danza maschile italiana<\/b><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">. Con l\u2019introduzione, Giuseppe Carbone fa un punto molto veloce sullo stato di salute della danza maschile in questi anni. Nureyev emerge come il ballerino che pi\u00f9 di tutti ha ridato il giusto posto al ruolo dell\u2019uomo, e dopo di lui Bolle. Ma ci\u00f2 non basta. Nella visione di Carbone, \u201cc\u2019\u00e8 bisogno di pluralit\u00e0, di concorrenza, di variet\u00e0 di stili e di caratteri per arricchire sempre di pi\u00f9 questa disciplina, altrimenti si rimane fermi\u201d. E la fiducia nel futuro da parte di Carbone per la danza italiana \u00e8 per\u00f2 poca, perch\u00e9 \u201c\u00e8 necessario trovare quella parte artistica che va oltre la tecnica classica, questo noi non lo potremo avere, perch\u00e9 il balletto sta morendo. I ballerini ci sono, le scuole sono piene di ragazzi che studiano con amore e dedizione. Ma alla fine questi ragazzi dove potranno andare a fare i professionisti? <\/span><b style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Molti sono costretti ad andare all\u2019estero. In Italia manca un po\u2019 il concetto di \u2018compagnia junior\u2019\u201d. \u00c8 un concetto che emerge in pi\u00f9 punti di <\/b><i style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><b>#maledancers<\/b><\/i><b style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">, ad esempio, nelle dichiarazioni di Mick Zeni o in quelle di Riva e Repele<\/b><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">. Ma possiamo anche aggiungere che il rispetto per le compagnie maggiori \u00e8 troppo spesso molto poco, basti pensare alla situazione contrattualmente precaria di molte compagnie italiane, anche importanti \u2013 per non parlare dell\u2019inesorabile ecatombe delle compagnie di ballo dei principali teatri italiani, lasciate morire, crediamo, in un circolo vizioso di mancanza di fondi e qualit\u00e0. <\/span><b style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">In pi\u00f9, a nostro avviso, il fattore culturale \u00e8 ancora troppo deficitario.<\/b> <b style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u201cLe scuole sono piene di ragazzi\u201d afferma Carbone, ma dovremmo aggiungere le scuole <\/b><i style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><b>accademiche<\/b><\/i><b style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"> di pi\u00f9 alto livello; le scuole per dilettanti italiane, quelle da cui ogni ballerino comincia, sono ben lungi dall\u2019essere piene di ragazzi, soprattutto quelle di danza classica<\/b><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">. Fino a che non sar\u00e0 comune che un uomo possa avere la curiosit\u00e0 di mettersi alla sbarra e ballare, come sembra accada altrove (ci riferiamo alla testimonianza di Budla) come potr\u00e0 la danza essere un fattore culturale? Ci sembra, quindi, che la sola dimensione dilettantesca (qualsiasi significato a questa parola si voglia dare, ma nella nostra visione ha un sapore tutto settecentesco) possa rafforzare l\u2019importanza della danza nella cultura di un popolo. <\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Se non dovesse bastare tutto ci\u00f2, oltre alla situazione contrattuale precaria, l\u2019uomo che danza dovr\u00e0 anche cercare di entrare in un organico dove \u201csono predominanti le donne perch\u00e9 nei grandi balletti classici ci sono pi\u00f9 parti corali femminili, i cosiddetti Atti Bianchi [&#8230;] Addirittura all\u2019inizio non ballavano nemmeno: il balletto classico nasce per la donna\u201d. Quest\u2019ultima affermazione di Carbone \u00e8 significativa, insieme al suo incipit: \u201cla figura maschile nel balletto inizia a vedersi intorno alla fine degli anni Cinquanta [&#8230;] grazie ad un personaggio come Rudolf Nureyev: lui \u00e8 stato il primo a dare valore \u2013 agli occhi del pubblico e della critica \u2013 al ballerino uomo\u201d, tanto che in Italia, alla nascita dell\u2019Accademia Nazionale di Danza, gli uomini non erano ammessi, \u201cla sua fondatrice, Jia Ruskaja, pensava che la danza fosse concepita come qualcosa di esclusivo per le sole ragazze\u201d. Fu proprio Giuseppe Carbone \u201cil primo uomo ad entrare in classe con le allieve\u201d. Perch\u00e9 tutto ci\u00f2 \u00e8 significativo? Poich\u00e9, <b>dalle parole di Carbone, il balletto classico sembra avere il suo \u2018anno 0\u2019 nell\u2019Ottocento, e che l\u2019uomo ne fosse screditato criticamente<\/b>. Che origine hanno queste convinzioni? Nella critica militante ottocentesca, prevalentemente francese. <b>Ma la danza classica (o meglio \u201caccademica\u201d) ha le sue origini nel Seicento, per opera del Re Sole, e che tutta la danza nobile era pi\u00f9 prettamente maschile, fatta di entrechats e giri che venivano eseguiti durante le sarabande nei palazzi nobili<\/b>: \u00e8 questa l\u2019immagine che arriva fino agli inizi dell\u2019Ottocento (e ne <i>Il Manoscritto ritrovato a Saragozza<\/i> di Jan Potocki, ad esempio, \u00e8 presente una testimonianza poco nota di tutto ci\u00f2). <\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><b>Terminiamo questa piccola peregrinazione disordinata dicendo che, una volta letto questo libro, esso finisce troppo presto, lasciandoci con tante domande a cui vorremmo una risposta<\/b>. Non \u00e8 necessariamente un demerito, ma \u00e8 invece una manifestazione di interesse; e una manifestazione di interesse necessiterebbe di ulteriori interventi, che speriamo arrivino. Certo, <b>un capitolo di conclusioni e un apparato pi\u00f9 corposo di commenti avrebbe potuto chiudere meglio il quadro e tirare le fila di queste interviste, ma prendiamo invece questa mancanza come se fossimo di fronte ad un finale aperto di un film<\/b>.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>#MALEDANCER Di Deborah D&#8217;Orta con prefazione di Giuseppe Carbone Buckfast Edizioni, 2022, pp. 196 ISBN 978-8899551537 \u20ac 15,00 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":101960,"featured_media":111351,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[32608,7401,32612,9003,32609,32610,32611,14668,2242,6870],"class_list":["post-111349","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-libreria","tag-maledancer","tag-alejandro-parente","tag-buckfast-edizioni","tag-christian-fagetti","tag-deborah-dorta","tag-giuseppe-carbone","tag-hektor-budla","tag-libreria","tag-mick-zeni","tag-rudolf-nureyev"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/111349","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/101960"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=111349"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/111349\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":111395,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/111349\/revisions\/111395"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/111351"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=111349"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=111349"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=111349"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}