{"id":111738,"date":"2023-04-03T17:39:58","date_gmt":"2023-04-03T15:39:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gbopera.it\/?p=111738"},"modified":"2023-04-03T17:39:58","modified_gmt":"2023-04-03T15:39:58","slug":"torino-auditorium-rai-il-classicismo-viennese-per-ottavio-dantone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/torino-auditorium-rai-il-classicismo-viennese-per-ottavio-dantone\/","title":{"rendered":"Torino, Auditorium RAI: Il classicismo viennese per Ottavio Dantone"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><span style=\"color: #000000;\"><i>Auditorium RAI \u201cArturo Toscanini\u201d, di Torino,\u00a0<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>Stagione Sinfonica 2022-23.<br \/>\n<\/i><\/span><b><span style=\"color: #000000;\">Orchestra Sinfonica Nazionale RAI<\/span><\/b><span style=\"color: #000000;\"><b><br \/>\n<\/b><\/span><span style=\"color: #000000;\">Direttore<\/span><b><span style=\"color: #000000;\">\u00a0Ottavio Dantone<br \/>\n<\/span><\/b><em><span style=\"color: #000000;\">Wolfgang Amadeus Mozart: <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">Sinfonia n.39 in Mi Bemolle Maggiore K543;\u00a0<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Franz Joseph Haydn<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">: Sinfonia n.45 in fa diesis minore, Hob. I 45 Sinfonia degli addii.<br \/>\n<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">Torino, 31 marzo 2023.<br \/>\n<\/span><\/em>l classicismo viennese, merce ormai rarissima nei nostri auditori, tutti votati alle musiche del cinquantennio a cavallo della fine dell\u2019800, ritorna all\u2019Auditorium Toscanini della RAI con, sul podio, <b>Ottavio Dantone<\/b>. Haydn funge da perno di collegamento tra i tre autori pre-mozartiani della scorsa settimana e lo strepitoso Mozart di questa. <\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">L\u2019Orchestra della RAI, pur a ranghi ridotti, ma non tanto scarni quanto vorrebbe una moda imperante per questo repertorio, ha un suono avvolgente e ricco di armonici risuonanti. Dantone conferma la lucidit\u00e0 delle sue esecuzioni, animate dallo spirito teatrale che una lunga pratica di palcoscenico gli ha reso naturale. L\u2019inizio eroico e folgorante della mozartiana <b>Sinfonia n.39 in Mi Bemolle Maggiore K.543<\/b> sorprende per teatralit\u00e0 esibita. La sinfonia data 1788, pochi mesi prima, a Praga, esordiva Don Giovanni e l\u2019<i>Adagio<\/i>, avvio della sinfonia, ci immerge in quella temperie oscura ed agitata della Siviglia del Burlador. Il timpano, il rinforzo degli archi gravi, i clarinetti e i fagotti, tutti contribuiscono a rendere incombente la drammaticit\u00e0 della situazione. Dantone, fatto forte dalla magnifica condizione dell\u2019<b>OSN RAI<\/b>, non si sottrae alla sfida del confronto col clima dell\u2019opera. Troppa energia drammatica? Troppa sonorit\u00e0? Non ce la sentiamo di rispondere positivamente a queste domande. Viceversa, crediamo molto apprezzabile l\u2019emancipazione raggiunta dal direttore rispetto all\u2019asettica e venerata tradizione d\u2019oltralpe, tutt\u2019ora perdurante a dispetto delle rivoluzionarie scorribande degli Harnoncourt di turno. L\u2019attivit\u00e0 costante di Dantone con la sua formazione, l\u2019Accademia Bizantina, gli consente di ricavare dai professionisti dell\u2019OSN RAI, pur a ranghi ridotti, una pienezza di suono che non sempre troviamo con altre bacchette pi\u00f9 avvezze al gigantismo. L\u2019<i>Andante <\/i>ammicca a tutte le inquietudini e le ingenuit\u00e0 delle Zerline e dei Cherubini. Il <i>Minuetto<\/i>, rude e boschereccio, \u00e8 pi\u00f9 emblematico di quello tragicissimo della successiva K 550. Il <i>trio, <\/i>un<i> <\/i>brevissimo, sconvolgente respiro, oppone il misterioso melodizzare dei due clarinetti, a parti separate, al punteggiare, al registro basso, degli archi. L\u2019<i>allegro <\/i>finale \u00e8 interminabile, il direttore, come raramente accade, lo fa riprendere integralmente rispettando i due <i>da-capo<\/i>. \u00c8 un procedere a domande e risposte, tipico dialogo teatrale tra detto, non-detto, sottinteso. Ad inizio poi della seconda parte, una brusca lunga pausa collettiva ci lascia fantasticare sulla natura della domanda e della conseguente risposta. Un timido ed insicuro applauso, a fine primo tempo, d\u00e0 la temperie di queste serate, con capolavori da capogiro, esecutori altrettanto meravigliosi e residui di scolaresche costrette, speriamo non a forza, a riempire i vuoti causati da un pubblico renitente.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Dopo il vertice della sinfonia mozartiana, segue un altro capolavoro: di <b>Franz Joseph Haydn<\/b> la <b>Sinfonia in fa diesis minore n.49<\/b>, quella degli <i>Addii. <\/i>Per<i> <\/i>il contrasto dei temi del primo movimento, viene classificata come appartenente al gruppo delle sinfonie dello <i>Sturm und Drang. <\/i>In realt\u00e0 dal confronto ravvicinato con la complessit\u00e0 psicologica e il turbamento causato dalla precedente opera mozartiana, quanto si ascolta \u00e8 un luminoso e razionale prodotto dall\u2019inconfondibile grazia rococ\u00f2. L\u2019organico orchestrale, luminoso e brillante, ha infatti perso, nell\u2019intervallo, tutto l\u2019armamentario di timpano, due corni, due trombe, due clarinetti, un fagotto e forse anche di due contrabbassi, che supportava, verso lo scuro, la drammaturgia mozartiana<i>. <\/i>Il discorso musicale \u00e8 bellissimo, di una pulizia che si lascia solo increspare da caute irruzioni tematiche. \u00c8 come se Haydn si apprestasse a dare al Principe Hesterhazy, padrone di casa, il meglio di s\u00e9. La fuggitiva e improbabile inserzione, nel <i>trio, <\/i>di un frammento gregoriano tratto dalle Lamentazioni del profeta Geremia potrebbe anche suggerirci il fine ultimo della sinfonia, che solo dall\u2019ultimo movimento verr\u00e0 esplicitato. Era consuetudine che il Principe congedasse l\u2019orchestra, dopo il periodo estivo passato nel castello di famiglia, ad Hesterhaza, nella campagna ungherese. In quel momento a tutti, orchestrali ed inservienti, era concessa, finalmente, l\u2019opportunit\u00e0 di rientro a Vienna, in famiglia. In quell\u2019anno, il 1772, il congedo tardava e l\u2019impazienza aumentava. I rapporti tra suonatori e nobili erano tali da non consentirne un contatto diretto, Haydn, che li reggeva, si assunse l\u2019onere di trovare una dignitosa via d\u2019uscita. Il tramite fu proprio la sinfonia n.45 il cui ultimo movimento <i>presto <\/i>offr\u00ec, ai mecenati raccolti dal principe, il meglio assoluto della produzione musicale del tempo. Nell\u2019<i>adagio <\/i>finale, una piagnucolosa perorazione, con un meticoloso ordine di progressione, imposto in partitura, i suonatori smettono lo strumento, si alzano, se ne vanno, avendo prima cura di spegnere la candela che d\u00e0 luce al leggio. Il principe cap\u00ec, svincol\u00f2 e conged\u00f2 gli orchestrali, rimandando le musiche all\u2019autunno viennese. Immancabilmente la pantomima finale, benissimo organizzata e orchestrata da Dantone e dalla regia delle luci, suscita gli entusiasmi che forse la sola esecuzione stellare della musica avrebbe faticato ad eguagliare. Questi sono i tempi e questo \u00e8 il pubblico.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Auditorium RAI \u201cArturo Toscanini\u201d, di Torino,\u00a0Stagione Sinfonica 2022-23. 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