{"id":113803,"date":"2023-07-08T00:45:36","date_gmt":"2023-07-07T22:45:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gbopera.it\/?p=113803"},"modified":"2023-07-08T15:34:50","modified_gmt":"2023-07-08T13:34:50","slug":"nella-bottega-di-un-cembalaro-del-xxi-secolo-intervista-a-sebastiano-cali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/nella-bottega-di-un-cembalaro-del-xxi-secolo-intervista-a-sebastiano-cali\/","title":{"rendered":"Nella bottega di un cembalaro del XXI secolo. Intervista a Sebastiano Cal\u00ec"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Un\u2019arte antica, <em>ma non troppo, <\/em>verrebbe da dire, quella del <strong>cembalaro<\/strong> che da materiali inerti crea delle opere d\u2019Arte al servizio di un\u2019altra Arte, la musica. Antica, si diceva, perch\u00e9 risale ai sec. XVI-XVIII, ma anche contemporanea in virt\u00f9 del ritorno d\u2019interesse, verificatosi nella seconda met\u00e0 del Novecento, nei confronti di questi strumenti e del repertorio composto per essi. Oggi non sono pochi, infatti, i cembalari che costruiscono strumenti su commissione imitando gli esemplari storici che, fortunatamente, sono sopravvissuti agli attacchi del tempo, dell\u2019indifferenza e dell\u2019incuria, determinate quest\u2019ultime anche dall\u2019affermazione del pianoforte, come strumento principe, tra quelli a tastiera. Ma come quest\u2019arte \u00e8 praticata oggi? Ad illustrarci questo lavoro \u00e8 oggi un cembalaro italiano, <a href=\"http:\/\/www.sebastianocali.com\/curriculum_seba_ita.htm\"><strong>Sebastiano Cal\u00ec<\/strong><\/a>, la cui bottega si trova a Giarre, un comune alle falde dell\u2019Etna, da dove esporta in tutta Europa gli strumenti da lui realizzati.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-113804\" src=\"https:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/sebasaino-cali.jpg\" alt=\"\" width=\"347\" height=\"263\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/sebasaino-cali.jpg 347w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/sebasaino-cali-264x200.jpg 264w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/sebasaino-cali-10x8.jpg 10w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/sebasaino-cali-290x220.jpg 290w\" sizes=\"auto, (max-width: 347px) 100vw, 347px\" \/><br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>Puoi raccontarci come \u00e8 nata la tua passione per la costruzione di strumenti storici a tastiera?<\/em><\/strong><\/span><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-113815 alignright\" src=\"https:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/inizio-267x200.jpg\" alt=\"\" width=\"267\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/inizio-267x200.jpg 267w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/inizio-512x384.jpg 512w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/inizio-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/inizio-10x8.jpg 10w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/inizio-432x324.jpg 432w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/inizio-396x297.jpg 396w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/inizio-660x495.jpg 660w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/inizio-293x220.jpg 293w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/inizio.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 267px) 100vw, 267px\" \/><br \/>\n<span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">La mia passione per gli strumenti a tastiera nasce nel lontano 1985 in seguito alla visione del film <em>Amadeus<\/em> di Milo\u0161 Forman. Pur provenendo da una famiglia di musicisti dal momento che mia sorella studiava pianoforte e mio fratello sia pianoforte che composizione, non avevo alcuna familiarit\u00e0 con la musica antica. In quel film vi erano, infatti, strumenti antichi a tastiera, quasi tutti fortepiani e qualche clavicembalo, dai quali rimasi letteralmente folgorato. Avevo 12 anni e mezzo e quel film cambi\u00f2 letteralmente la mia vita, in quanto, oltre a far nascere in me una grande passione per il repertorio composto per tali strumenti, parallelamente svilupp\u00f2 il mio interesse anche per gli aspetti organologici. All\u2019epoca era estremamente difficile reperire del materiale su questi strumenti, in quanto non c\u2019era internet; riuscii a comprare allora due libri costosissimi (la Germania era ancora divisa in due) sulla collezione Grassi di Lipsia che erano in tedesco, che non conoscevo, ma che contenevano molte immagini sia di clavicordi sia di clavicembali. Desideravo ardentemente avere un clavicembalo, ma comprarne uno era proibitivo per la mia famiglia che \u00a0aveva da poco acquistato un pianoforte a coda (un quarto di coda) con sacrifici. Nel 1992 mi si present\u00f2 la possibilit\u00e0 di acquistare un kit di costruzione di un clavicembalo fiammingo a due tastiere che ho dovuto montare. L\u2019operazione di montaggio fu per me una bella esperienza perch\u00e9 mi permise di imparare come era fatto un clavicembalo dall\u2019interno anche se a livello di costruzione non conoscevo nulla. Nello stesso anno seguii ad Erice un corso di organologia e manutenzione degli strumenti antichi da penna con il noto cembalaro siciliano <strong>Ugo Casiglia<\/strong>. In quell\u2019occasione, essendo anche l\u2019unico allievo, acquisii l\u201980% di importanti competenze sulla manutenzione di questi strumenti che mi sono utili anche oggi. Da allora ho coltivato questo mio sogno di realizzare gli strumenti, avvalendomi anche del talento, donatomi dalla natura, nel disegnare, nell\u2019intagliare e nel modellare, oltrech\u00e9 nel suonare, cose che faccio fin da bambino e, in questo lavoro, che \u00e8 anche un\u2019Arte, ho potuto mettere insieme tutti questi talenti. Essendo, inoltre, un perfezionista, cerco di trasmettere questo mio modo di essere negli strumenti che costruisco.<br \/>\n<strong><em>Nella tua ormai ventennale attivit\u00e0, quanti strumenti hai costruito?<br \/>\n<\/em><\/strong>In questo momento sto lavorando all&#8217; Op. XXX<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>Dal momento che un clavicembalo o uno strumento a tastiera storico \u00e8 sempre un pezzo unico come un\u2019opera d\u2019Arte, quali emozioni si provano nel costruirlo?<br \/>\n<\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Per me \u00e8 un\u2019emozione incredibile, in quanto provo un\u2019attrazione quasi \u201cfeticista\u201d per questi strumenti. Per me realizzare dall\u2019inizio la cassa e la struttura \u00e8 un piacere immenso perch\u00e9 devo fare in modo che tutto combaci alla perfezione: gli incastri devono essere perfetti, gli incollaggi impeccabili. Ai molti che mi ammirano dicendomi che io lavoro con una precisione al millimetro, io rispondo che il decimo di millimetro \u00e8 quello scarto che consente di ottenere o un incastro perfetto e, quindi, alle strutture di tenere, o di avere un incastro che si aprir\u00e0 in brevissimo tempo. Lavorare al decimo di millimetro non \u00e8 un\u2019iperbole, ma \u00e8 realmente cos\u00ec.\u00a0 Ritornando al punto di partenza, posso dire di provare una grandissima emozione perch\u00e9 vedo che lo strumento cresce nei mesi. Ad essa si associa un piacere indescrivibile, soprattutto in considerazione del fatto che io realizzo a mano ogni minima parte del cembalo. Comunque il piacere pi\u00f9 grande di tutti arriva alla fine, quando lo strumento \u00e8 pronto e si pu\u00f2 suonare. Quello \u00e8 il momento culminante di un lavoro che dura dai sei mesi a un anno in base al tipo di strumento.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>E quali, una volta realizzato, nel privarsene?<br \/>\n<\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Si pu\u00f2 dire che l\u2019emozione \u00e8 duplice e contrastante. Da una parte non\u00a0 si pu\u00f2 negare che c\u2019\u00e8 il dolore del distacco, in quanto non si pu\u00f2 non provare una forma di affetto per uno strumento che hai creato e visto crescere lavorando ad esso a volte anche per pi\u00f9 di un anno. Se penso a questo, non nego che \u00e8 veramente dura privarsene. Dall\u2019altra, per\u00f2, provo una grande gioia quando consegno lo strumento a un musicista perch\u00e9 so che sar\u00e0 visto, suonato e, quindi, produrr\u00e0 emozioni anche in chi lo ascolter\u00e0. Diverso \u00e8 il caso in cui lo strumento va a finire in un salotto ed \u00e8 trattato come un oggetto bello, ma inerte e quasi senza vita. In questo caso provo un po&#8217; di tristezza. In realt\u00e0 provo un\u2019altra sensazione che pu\u00f2 apparire un po\u2019 strana e che mi assale subito dopo aver consegnato il cembalo. \u00c8 una sensazione di angoscia che mi prende nel momento in cui entro nel laboratorio vuoto perch\u00e9 ho appena consegnato il cembalo. Per spiegarmi meglio, devo dire che io ho un laboratorio molto piccolo, all\u2019interno del quale posso costruire un cembalo alla volta che, dunque, lo occupa nella sua interezza per tutto il periodo della sua costruzione. Vedere, quindi, il laboratorio vuoto mi d\u00e0 un senso di angoscia perch\u00e9 mi sento quasi come una mamma che ha appena partorito e ha la pancia vuota. Mi scuso per la metafora che pu\u00f2 apparire inopportuna in quanto la nascita \u00e8 certamente uno dei misteri pi\u00f9 belli e straordinari dell\u2019uomo, ma non riesco a spiegare diversamente tale sensazione che per\u00f2 viene superata da un\u2019altra emozione, questa volta, di gioia, perch\u00e9 data dal fatto che sto per imbarcarmi in una nuova avventura e una nuova sfida che \u00e8 quella di costruire uno strumento nuovo.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>A tale proposito tra gli strumenti che hai costruito ce n\u2019\u00e8 uno di cui non avresti voluto privarti?<br \/>\n<\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-113807 alignright\" src=\"https:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Colmar-Ruckeres-1624-150x200.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Colmar-Ruckeres-1624-150x200.jpg 150w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Colmar-Ruckeres-1624-288x384.jpg 288w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Colmar-Ruckeres-1624-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Colmar-Ruckeres-1624-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Colmar-Ruckeres-1624-8x10.jpg 8w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Colmar-Ruckeres-1624-432x576.jpg 432w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Colmar-Ruckeres-1624-396x528.jpg 396w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Colmar-Ruckeres-1624-1120x1493.jpg 1120w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Colmar-Ruckeres-1624-660x880.jpg 660w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Colmar-Ruckeres-1624-165x220.jpg 165w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Colmar-Ruckeres-1624.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/>S\u00ec\u2026 c\u2019\u00e8. Si tratta di un \u201cColmar\u201d Ruckers del 1624 (foto), realizzato nel 2013, che oggi si trova a Fontainebleau e che ha comportato un lavoro immenso dal punto di vista della manifattura. \u00c8, inoltre, uno strumento che ha un suono meraviglioso, dal quale mi sono separato con grande fatica. Non \u00e8 andato a un clavicembalista professionista, ma a un critico musicale e in particolare al responsabile delle recensioni della musica barocca del mensile \u00abDiapason\u00bb, noto perch\u00e9 assegna il Diapason d\u2019or ai CD.<br \/>\n<\/span><strong style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><em>Immagino che, quando si vende un clavicembalo, sia come cedere un proprio figlio. In genere riesci a seguirne le tracce?<br \/>\n<\/em><\/strong><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">A volte \u00e8 possibile riuscire a seguire la \u201cvita\u201d dei miei strumenti. Di alcuni di essi che si trovano a Vienna o in zone vicine, ho notizie costanti da parte dei committenti, mentre di altri non ho pi\u00f9 saputo nulla. Ci sono cinque o sei strumenti dei quali ho perso completamente le tracce. Uno di questi \u00e8 quello su cui il Maestro Carchiolo ha inciso un CD che credo, oggi, sia in Albania, ma non ne sono sicuro.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>Costruire un clavicembalo \u00e8 un lavoro di estrema precisione oggi aiutato da dei macchinari. Qual \u00e8, se ce n\u2019\u00e8 una, la parte di un clavicembalo pi\u00f9 difficile da costruire?<br \/>\n<\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Non c\u2019\u00e8 una parte veramente difficile. Parlerei, pi\u00f9 in generale, di operazioni estremamente complesse e delicate. Credo che l\u2019operazione pi\u00f9 complessa che io affronti nel costruire un clavicembalo sia costituita dagli incastri a coda di rondine nei clavicembali francesi settecenteschi perch\u00e9 sono realizzati a mano su angoli veramente irregolari. Devono essere fatti con estrema precisione perch\u00e9 l\u2019incastro o pu\u00f2 aprirsi da una parte o non chiudersi proprio dall\u2019altra. Un\u2019altra operazione estremamente delicata \u00e8 costituita dalla realizzazione dei ponticelli sempre nei clavicembali franco-fiamminghi. Sono pezzi che io non curvo, ma che intaglio a mano senza alcun aiuto di macchinari. Sono io a segarli, poi, a piallarli a mano con dei pialletti particolari un po\u2019 come si faceva 300 anni fa. \u00c8 questo un lavoro molto delicato e lungo che, per\u00f2, d\u00e0 una soddisfazione quando, poi, vedi che le curve sono perfette e non ci sono parti in cui si formano gomiti. Essendo parti dello strumento a vista, inoltre, non si pu\u00f2 descrivere la gioia nel vedere la bellezza del legno.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>Preferisci costruire da solo tutte le parti del clavicembalo o inserire elementi della meccanica fabbricati da altri?<br \/>\n<\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">A parte le corde e i feltri io, in diversi casi, ho realizzato ogni parte del cembalo. Generalmente realizzo quasi tutto. Ad esempio tendo a comprare le caviglie e le punte dei ponticelli. Tutto il resto, lo realizzo a mano. Non compro per esempio salterelli o tastiere o ponticelli o altre parti. Preferisco fare quasi tutto da me. Anzi, aggiungo, che in alcuni strumenti ho realizzato anche caviglie e punte dei ponticelli. In questi strumenti, di cui un esempio \u00e8 il Chouchet che ho costruito per la clavicembalista Chiara Massini, ogni parte \u00e8 stata realizzata a mano a partire dai tondini di ferro, che ho tagliato ad uno ad uno per finire alle caviglie e alle punte dei ponticelli.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>Tra i modelli di clavicembalo che hai imitato nella tua produzione ce n\u2019\u00e8 uno che ti ha creato particolari difficolt\u00e0?<br \/>\n<\/em><\/strong><\/span><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-113808 alignright\" style=\"font-weight: bold;\" src=\"https:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Michael-Mietke-231x200.jpg\" alt=\"\" width=\"231\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Michael-Mietke-231x200.jpg 231w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Michael-Mietke-443x384.jpg 443w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Michael-Mietke-768x665.jpg 768w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Michael-Mietke-10x10.jpg 10w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Michael-Mietke-432x374.jpg 432w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Michael-Mietke-396x343.jpg 396w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Michael-Mietke-660x572.jpg 660w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Michael-Mietke-254x220.jpg 254w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Michael-Mietke.jpg 993w\" sizes=\"auto, (max-width: 231px) 100vw, 231px\" \/><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Forse le due copie dei Michael Mietke (1700 ca), che ho realizzato rispettivamente nel 2008 (foto) e nel 2015. Sono strumenti con il doppio lato curvo e, in generale, quando c\u2019\u00e8 da realizzare una curva, si richiede sempre un lavoro complicato. Inoltre, il basamento \u00e8 relizzato con un particolare intaglio e gambe squadrate, veramente complessi da costruire. Alla fine, per\u00f2, \u00e8 uno strumento che d\u00e0 una grande gioia quando lo suoni. Oltre ai Mietke sono abbastanza complessi anche i francesi del Settecento.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>e uno che ti ha maggiormente appassionato?<br \/>\n<\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-113809 alignleft\" src=\"https:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Guarracino-267x200.jpg\" alt=\"\" width=\"267\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Guarracino-267x200.jpg 267w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Guarracino-512x384.jpg 512w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Guarracino-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Guarracino-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Guarracino-10x8.jpg 10w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Guarracino-432x324.jpg 432w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Guarracino-396x297.jpg 396w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Guarracino-1120x840.jpg 1120w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Guarracino-660x495.jpg 660w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Guarracino-293x220.jpg 293w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Guarracino.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 267px) 100vw, 267px\" \/>In realt\u00e0 non c\u2019\u00e8 uno strumento che mi ha appassionato di pi\u00f9. Tutti mi hanno regalato emozioni nel momento in cui li ho realizzati. Bisogna dire che io non costruisco clavicembali da studio, ma strumenti che aspirano ad essere delle opere d\u2019Arte. Ad ognuno di essi mi sono dedicato con intensa passione. Uno degli strumenti che mi hanno particolarmente entusiasmato \u00e8 la copia del Guarracino del Royal College of Music perch\u00e9 \u00e8 un \u00a0clavicembalo poco copiato e, pur essendo lungo un metro e 83 centimetri, ha un suono meraviglioso.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>e quello che ritieni pi\u00f9 bello per quanto riguarda il suono?<br \/>\n<\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Direi sempre il Ruckers che si trova a Fontainebleau<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>I clavicembali, costruiti oggi, sono moderne imitazioni di quelli antichi. Ma si pu\u00f2 dire che li riproducano fedelmente? Per esempio i Ruckers erano dei clavicembali a due tastiere traspositori. Oggi, in generale, vengono riprodotti utilizzando modelli raval\u00e9, opera dei Francesi, in cui i due manuali avevano funzione espressiva.<br \/>\n<\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Per quanto riguarda i doppi traspositori Ruckers \u00e8 vero. Si pu\u00f2 dire che quasi tutti gli strumenti sono stati allineati con meccanica cambiata e tastiere nuove. In realt\u00e0 si potrebbero realizzare delle copie di questi strumenti che erano meravigliosi, sebbene ancora non si sappia con precisione quale fosse la loro destinazione. Mi sembra poco plausibile la tesi secondo cui questi doppi traspositori Ruckers sarebbero stati realizzati per facilitare la lettura quando si accompagnavano strumenti che erano accordati una quarta sotto, in quanto i musicisti che potevano permetterseli, sapevano sicuramente suonare senza alcun problema trasponendo all&#8217;istante. Io credo, in realt\u00e0, che i doppi traspositori fossero degli strumenti di punta all\u2019interno del ricco catalogo dei Ruckers dove c\u2019erano clavicembali da 4 piedi, \u00a0da 4 piedi e mezzo, da 5, da 8 ecc, oltrech\u00e9 virginali e strumenti combinati. Credo che il doppio traspositore fosse una &#8220;ammiraglia&#8221; che ne racchiudeva in s\u00e9 quattro, quello di 4 piedi, quello di 8, quello di 6 e quello di 12. Questa, per\u00f2, \u00e8 solo una mia ipotesi che non ha alcun fondamento o riscontro certo su documenti.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>Tra le storiche \u201cscuole\u201d costruttive (italiana, fiamminga, francese, tedesca) ce n\u2019\u00e8 una che preferisci e per quale motivo?<br \/>\n<\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Basandomi sulla mia esperienza ventennale, preferisco sicuramente gli strumenti italiani, soprattutto quelli grandi che, se ben costruiti, sono veramente meravigliosi e danno una soddisfazione immensa. Per carit\u00e0 anche gli altri (i fiamminghi, i franco-fiamminghi, i francesi seicenteschi e i tedeschi) sono stupendi, ma, se dovessi sceglierne uno che soddisfi anche i miei gusti di musicista, andrei sicuramente su un italiano.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>Hai mai costruito un strumento totalmente fedele all\u2019originale senza che il committente abbia chiesto delle modifiche?<br \/>\n<\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Il Ruckers-Couchet realizzato per Chiara Massini che non mi ha chiesto alcun cambiamento. Io l\u2019ho realizzato senza trasposizione, ricopiandone tantissimi particolari originali. (descrizione al presente <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=fpr88qA9-sw&amp;feature=youtu.be&amp;ab_channel=ChiaraMassini\">link<\/a>).<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-113814 alignright\" src=\"https:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/struttura-part-267x200.jpg\" alt=\"\" width=\"267\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/struttura-part-267x200.jpg 267w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/struttura-part-512x384.jpg 512w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/struttura-part-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/struttura-part-10x8.jpg 10w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/struttura-part-432x324.jpg 432w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/struttura-part-396x297.jpg 396w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/struttura-part-660x495.jpg 660w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/struttura-part-293x220.jpg 293w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/struttura-part.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 267px) 100vw, 267px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>Quali sono i materiali che preferisci utilizzare?<br \/>\n<\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">I materiali che preferisco utilizzare sono le essenze pi\u00f9 idonee alle singole parti dello strumento. Inoltre cerco di attenermi a quelli originali. Per esempio in un cembalo italiano realizzo un somiere interamente di noce. Utilizzo per le casse il pioppo che ha una stupenda risonanza, anche se non \u00e8 molto bello da vedere e per questo \u00e8 ricoperto con decorazioni. Per la tavola armonica utilizzo l\u2019abete rosso, anche se molti si servono dell\u2019abete bianco, anch&#8217;esso superbo. Nel complesso evito di utilizzare materiali plastici. Mi servo di colla a caldo, di tipo animale, che, poi, era quella utilizzata anticamente per gli incollaggi all\u2019interno del cembalo e che \u00e8 sicuramente migliore di quelle moderne. Basti pensare a strumenti che hanno 400 anni di vita e sono ancora oggi perfettamente incollati.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>Oggi si parla tanto di plettri in penne naturali o in delrin. Quale soluzione ti sentiresti di consigliare a un clavicembalista?<br \/>\n<\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Se un clavicembalista ha la passione e la pazienza per modellarsi le penne naturali, sicuramente potrei consigliare quest\u2019ultime. In realt\u00e0 un clavicembalista, nella maggior parte dei casi, vorrebbe sedersi e suonare senza nemmeno accordare lo strumento. Se una persona suona tanto e sfrutta molto lo strumento, consiglierei un\u2019impennatura in <em>delrin<\/em>, perch\u00e9 quelle naturali richiedono una maggiore manutenzione.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>C\u2019\u00e8 un clavicembalo che hai sempre sognato di imitare?<br \/>\n<\/em><\/strong><\/span><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Il Muselar fiammingo (madre e figlo) e, poi, anche un francese seicentesco perch\u00e9 sono strumenti meravigliosi per un particolare repertorio francese dell&#8217;epoca, come i lavori di Chambonni\u00e8res, De la Guerre, Louis Couperin e molti altri.<br \/>\n<\/span><em><strong><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">Grazie per la disponibilit\u00e0 e per averci introdotto in questo mondo cos\u00ec affascinante perch\u00e9 ha un sapore di antico.\u00a0<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\"><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: verdana, geneva, sans-serif;\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019arte antica, ma non troppo, verrebbe da dire, quella del cembalaro che da materiali inerti crea delle opere [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":113820,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[33825,33829,33826,33828,33824,33827],"class_list":["post-113803","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interviste","tag-clavicembalo","tag-early-keyboard-instruments","tag-harpsichord","tag-intervista","tag-sebastiano-cali","tag-tastiere-storiche"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/113803","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/48"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=113803"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/113803\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":113823,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/113803\/revisions\/113823"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/113820"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=113803"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=113803"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=113803"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}