{"id":1458,"date":"2009-04-09T15:42:53","date_gmt":"2009-04-09T13:42:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=1458"},"modified":"2017-01-08T15:28:41","modified_gmt":"2017-01-08T14:28:41","slug":"ancora-su-i-due-foscari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/ancora-su-i-due-foscari\/","title":{"rendered":"Milano, Teatro alla Scala: &#8220;I due Foscari&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><!--[endif]--><!-- [if gte mso 9]><xml> <w:LatentStyles DefLockedState=\"false\" LatentStyleCount=\"156\"> <\/w:LatentStyles> <\/xml><![endif]--> <em>Teatro Alla Scala &#8211; Stagione d&#8217;Opera e Balletto 2008\/2009<\/em><strong><em><br \/>\n<\/em>&#8220;I DUE FOSCARI&#8221;<br \/>\n<\/strong>Tragedia lirica in tre atti. Libretto di Francesco Maria Piave<br \/>\nMusica di<strong> Giuseppe Verdi<em><br \/>\n<\/em><\/strong><em>Francesco Foscari\u00a0 <\/em>MARCO DI FELICE<br \/>\n<em> Jacopo Foscari\u00a0 <\/em>FABIO SARTORI<br \/>\n<em> Lucrezia Contarini\u00a0 <\/em>MANON FEUBEL<br \/>\n<em> Jacopo Loredano<\/em>\u00a0 MARCO SPOTTI<br \/>\n<em> Barbarigo <\/em>LUCA CASALIN<br \/>\n<em>Pisana<\/em>\u00a0 ALISA ZINOVJEVA<br \/>\n<em>Fante<\/em>\u00a0 RAMTIN GHAZAVI<br \/>\n<em>Servo<\/em>\u00a0 EERNESTO PANARIELLO<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro alla Scala<br \/>\nDirettore : <strong>Stefano Ranzani<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro <strong>Bruno Casoni<\/strong><br \/>\nRegia di <strong>Cesare Lievi<br \/>\n<\/strong>Scene e costumi di <strong>Maurizio Bal\u00f2 &#8211; <\/strong>Luci di <strong>Luigi Saccomandi<br \/>\n<\/strong>Allestimento del Teatro alla Scala 2003.<em><br \/>\nTeatro alla Scala, 4 aprile 2009<br \/>\n<\/em>L&#8217;ultima recita\u00a0 de I due Foscari alla Scala di Milano va in scena\u00a0 in un teatro gremito di persone come per ogni titolo verdiano che si rispetti.\u00a0 Sesta opera del maestro di Busseto composta nel 1844, I Due Foscari hanno ritrovato una loro seppur discreta collocazione nei cartelloni teatrali italiani negli ultimi cinquant&#8217;anni anni, partendo dall&#8217; allestimento di Venezia del 1957 con Serafin e la Gencer\u00a0 passando per\u00a0 le produzioni scaligere con Gavazzeni e Muti.\u00a0 Un&#8217; opera\u00a0 perfettamente in linea con le produzioni verdiane coeve, in cui l&#8217;influenza donizettiana , il forte senso teatrale e drammatico, e la sensibile vena\u00a0 melodica dell&#8217;autore, riuscivano a rivitalizzare anche un dramma come questo,\u00a0 in cui se escludiamo il finale , poco o niente accade di rilevante, a livello drammaturgico e narrativo, per tutto il resto della vicenda.\u00a0 Si odono dalla partitura delle sonorit\u00e0 e degli elementi\u00a0 di scrittura orchestrale che nettamente ricalcano e preannunciano alcune scelte musicali successive ; vedi alcune chiusure di frase di flauti e clarinetti(Macbeth),\u00a0\u00a0 una pi\u00f9 approfondita delineazione psicologica dei personaggi (che scaturisce ad esempio dall&#8217;uso marcato di motivi di reminiscenza) , e in generale\u00a0 da un&#8217;intenzione (che talvolta si palesa talvolta rimane solo tale) di costruire un opera\u00a0 musicale che allude\u00a0 al patriottismo popolare meno spiccatamente rispetto ai lavori precedenti, non ultimo\u00a0 per l&#8217;assenza di situazioni narrative interessanti\u00a0 in tal senso.<br \/>\n<strong>La poca originalit\u00e0 della trama non \u00e8 stata per nulla compensata dalle scelte <\/strong>registiche effettuate in questa produzione.\u00a0 Un allestimento scenico elegante ma scarno e a lungo andare anche monotono, che nell&#8217;assecondare la piattezza narrativa del dramma non aiutava a darne una lettura pi\u00f9 vibrante scenicamente, e drammaticamente caratterizzante.\u00a0 L&#8217;apparato scenico , che rispettava a grandi linee l&#8217;epoca\u00a0 storica di riferimento, era costituito da elementi posti obliquamente rispetto al pubblico; grandi cornici dorate rettangolari\u00a0 posizionate sulla parete di fondo, una scalinata centrale presente nel secondo atto, lo scorcio di una nave che preannuncia l&#8217;esilio di Jacopo, e poco altro. Costumi\u00a0 in linea con il gusto dell&#8217;epoca: dorati, violacei per il consiglio dei dieci e in generale dalle tinte chiare ma poco sgargianti. L&#8217;atmosfera creata era\u00a0 generalmente\u00a0 cupa e statica, priva di una caratterizzazione\u00a0 registica precisa e innovativa, a nostro avviso necessaria anche nel solco della tradizione registica. Di maniera la recitazione dei cantanti, molto tradizionale, a tratti anche imbarazzante nel ricreare un&#8217; ordinaria scena d&#8217;amore e d&#8217;addio, con i personaggi che si scambiano dolci frasi a metri di distanza (vedi il duetto fra Lucrezia e Jacopo del secondo atto) o che ricevono un abbraccio dal padre sono nelle parole, senza una giustificazione registicamente valida. Anche il momento pi\u00f9 coinvolgente come il finale ultimo, con il doge rimasto sempre seduto sul trono ducale , non aiutava a catalizzare l&#8217;attenzione visiva del pubblico sull&#8217; intensit\u00e0 drammatica della situazione.<br \/>\nPer quanto concerne la parte prettamente musicale dispiace dirlo, e anche rammarica tenuto conto del prestigio del\u00a0 Teatro in questione,\u00a0 ma si aveva l&#8217;impressione di assistere ad una recita di provincia. Le uniche note positive sono da registrarsi nella prova del coro e di <strong>Marco Spotti <\/strong>nella pur limitata parte di Loredano. Per il resto la direzione di <strong>Stefano Ranzani<\/strong>, che indossa la maglia numero tre di concertatore e direttore,\u00a0 dopo Carlo Montanaro e Nello Santi, appare lenta e priva di piglio energico ,anche nei momenti pi\u00f9 concitati come il finale, a volte troppo inerte nell&#8217;evidenziare i dettagli espressivi nei preludi (vedi gli\u00a0 assoli strumentali), e in generale poco in sintonia con i cantanti e le loro caratteristiche vocali. A questo proposito si sono registrati, ed \u00e8 incredibile che queste cose accadano alla Scala, dei momenti\u00a0 davvero sconcertanti, in cui\u00a0 taluni non andavano a tempo o sbagliavano attacchi come nella cadenza alla fine del quartetto, e altri, come il concertato del finale secondo, in cui il soprano e baritono faticavano vistosamente a seguire il tempo scelto dal direttore.<br \/>\n<strong>Arrivando al settore cantanti l<\/strong>a situazione non migliora. <strong>Marco di Felice<\/strong> ha una voce corposa e sonora, ma un timbro monocorde che a tratti ricordava quello di Roberto Frontali\u00a0 (nella Traviata scaligera di due anni orsono ad esempio) per piattezza cromatica e di accento. Affronta la parte senza difficolt\u00e0 palesi, e,\u00a0 tentando di delineare la figura del padre frustrato e impotente, ne ottiene\u00a0 un risultato anonimo e poco credibile date le carenze vocali appena esposte. Un&#8217;interpretazione che non si risolleva nemmeno nel finale, compromesso anche da un declino della prestazione vocale alla fine dell&#8217;aria .<br \/>\n<strong>Fabio Sartori<\/strong>, tenore gi\u00e0 poco apprezzato in passato da chi scrive, si \u00e8 mostrato qui senza deludere le aspettative (in negativo). Una prova, la sua, incolore. Voce non particolarmente bella, ma potente, un fraseggio eccessivamente laconico e per nulla originale, accompagnano una dizione poco\u00a0 chiara: veramente svilente che ci\u00f2 accada in un tenore italiano.Taciamo sulla presenza scenica davvero troppo ingombrante, poco credibile e per nulla compensata da uno strumento\u00a0 vocale valido.<br \/>\nDeludente anche la prova di <strong>Manon Feubel<\/strong>, soprano lirico spinto il cui unico pregio rimane l&#8217;accento efficace e una certa mobilit\u00e0 nel fraseggio. Per il resto\u00a0 una voce che inizialmente oscilla alquanto, e che poi si rivela poco precisa nelle agilit\u00e0 di forza e a tratti sguaiata negli acuti. Per la presenza scenica un p\u00f2 meglio del suo collega , ma a fronte della situazione in cui versava vocalmente , alla fine la resa complessiva rimaneva comunque bassa.<br \/>\nDegni di nota il Barbarigo di <strong>Luca Casalin<\/strong>, e la Pisana di <strong>Alisa Zinovjeva<\/strong>.Una considerazione in ultimo; \u00e8 davvero triste assistere a spettacoli del genere che danno\u00a0 l&#8217;idea della poca considerazione artistica verso opere cosiddette minori come questa, ma a mio modo di vedere comunque interessanti e coinvolgenti anche verso il grande pubblico, che ha ad ogni modo tributato un discreto successo alla serata. Una prova come quella appena descritta \u00e8, per ci\u00f2 che ci riguarda, indegna del teatro di cui porta il nome, e fa\u00a0 purtroppo intuire\u00a0 che queste riprese di allestimenti passati siano talvolta\u00a0 accompagnate da un numero davvero esiguo di prove. <em>( Fotografie di Marco\u00a0Brescia,\u00a0Archivio Fotografico del Teatro alla Scala<\/em><em>)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro Alla Scala &#8211; Stagione d&#8217;Opera e Balletto 2008\/2009 &#8220;I DUE FOSCARI&#8221; Tragedia lirica in tre atti. 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