{"id":14905,"date":"2017-09-07T12:01:50","date_gmt":"2017-09-07T10:01:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=14905"},"modified":"2017-09-18T23:48:01","modified_gmt":"2017-09-18T21:48:01","slug":"il-doppio-finale-o-sia-laraba-fenice-parte-quarta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/il-doppio-finale-o-sia-laraba-fenice-parte-quarta\/","title":{"rendered":"Il doppio finale, o sia l\u2019araba fenice (parte quarta)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In occasione del 450esimo anniversario della nascita del compositore riproponiamo gli approfondimenti a cura del M\u00b0 Stefano Aresi.<br \/>\n<\/strong>Dai \u2018doppi finali\u2019 alle edizioni anastatiche. Alcune considerazioni in merito alla tradizione de L\u2019Orfeo<br \/>\n(parte settima)<strong><br \/>\n<\/strong><strong>La favola boscareccia<\/strong><br \/>\nLa presenza del lieto fine (ossia dell\u2019assunzione in cielo del protagonista) ne L\u2019Orfeo ha altissime probabilit\u00e0 di essere uno dei pi\u00f9 tangibili segni del debito pagato dal nascente dramma in musica al genere della favola boscareccia. Cos\u00ec non \u00e8, ad esempio, per l\u2019Euridice fiorentina, intrisa sin nel profondo dei lasciti del genere boscareccio ma il cui lieto fine \u00e8 determinato dallo specifico contesto matrimoniale per cui la rappresentazione fu concepita.<br \/>\nLa questione dell\u2019influenza della favola boscareccia \u00e8 stata gi\u00e0 trattata, con una ampiezza di visione sorprendente per l\u2019epoca ed intuito eccezionale, da Pirrotta, nel fondamentale ed ancora validissimo Li due Orfei.<strong>40 <\/strong>Per comprendere infine quanto il lieto fine non fosse lontano dagli orizzonti del pubblico e degli ideatori de L\u2019Orfeo mantovano, basti infine citare Sternfeld:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In none of the early operas are the lovers whose emotions dominate the plot united at the end of the work. Orpheus loses Euridice, Apollo Daphne, Ariadne Theseus, Echo Narcissus. As we have seen, this does not necessarily imply a tragic or sad ending. The obligatory lieto fine may be arrived at in a variety of ways: by apotheosis, transporting the sufferer from the vale of tears and transforming him into a constellation; by the metamorphosis of the beloved into a brook or plant; or<br \/>\nby the substitution of a divine lover for his terrestrial predecessor. For a happy finale was de rigueur, be it a chorus or an ensemble of soloists.<strong>41<\/strong><\/em><br \/>\n<strong>Inaderenza ai modelli letterari?<\/strong><br \/>\nGi\u00e0 s\u2019\u00e8 pi\u00f9 volte detto dell\u2019indubitabile e inequivocabile influenza di Ovidio, Virgilio e Poliziano su Striggio all\u2019atto della creazione del libretto e quanto tutte e tre le versioni poetiche date al mito di Orfeo da queste fonti terminino col suo smembramento da parte delle baccanti. I sostenitori dell\u2019ipotesi del \u201cfinale bacchico\u201d potrebbero far notare quanto, in un contesto colto quale la prima rappresentazione de L\u2019Orfeo, dinnanzi ai membri dell\u2019Accademia degli Invaghiti, una improvvisa non-aderenza narrativa alle auctoritates palesemente prese a modello dal poeta sarebbe parsa una stonatura imperdonabile. Ragionevole. Almeno se non fosse altrettanto plausibile che a Striggio, poeta, sarebbe potuto apparire imperdonabile (e, sinceramente, non premiante ai fini della creazione di una nuova ed autonoma favola) mantenere atteggiamento di asservimento totale alle proprie fonti. Basti pensare che, se il modello seguito fosse stata la stretta aderenza ai classici legati a questo mito, non potremmo godere neppure, a ragion di logica, della scena d\u2019apertura dell\u2019Atto III, poich\u00e9 \u00e8 fuor di dubbio che il personaggio di Speranza e il suo dialogo con Orfeo non siano citati in alcun antecedente greco o romano.<br \/>\nVi \u00e8 poi da ricordare l\u2019esistenza di un autore latino di non poco conto (e non poca diffusione) che attesta una versione della tragica fine del nostro protagonista utile al poeta per la giustificazione credibile di un finale che preveda l\u2019assunzione al cielo del pastor trace: Gaio Giulio Igino (64 a.C. circa &#8211; 17 d.C.), nel proprio De astronomia (noto anche come Poeti con<br \/>\nastronomicon), parla in questi termini (II, 7) della costellazione della Lira:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>LYRA intere sidera constituta est hac, ut Eratosthenes ait, de causa, quod initio a<br \/>\nMercurio facta de testudine, Orpheo est tradita (&#8230;) Qui querens uxoris Eurydices<br \/>\nmortem, ad inferos descendisse existimatur, et ibi deorum progeniem suo<br \/>\ncarmine laudasse, praeter Liberum patrem; hunc enim oblivione ductus<br \/>\npraetermisit, ut Oeneus in sacrificio Dianam. Postea igitur Orpheus, ut complures<br \/>\ndixerunt, in Olympo monte, qui Macedoniam dividit a Thracia, sed ut<br \/>\nEratosthenes ait, Pangaeo sedens, cum cantu delectaretur, dicitur ei Liber<br \/>\nobiecisse Bacchas, quae corpus eius discerperent interfecti. Sed alii dicunt, quod<br \/>\ninitia Liberi sit speculatus, id ei accidisse; Musas autem collecta membra<br \/>\nsepulturae mandasse, et lyram quo maxime potuerunt beneficio, illius memoriae<br \/>\ncausa figuratam stellis inter sidera constituisse Apollinis et Iovis voluntate.<br \/>\nQuorum Orpheus Apollinem maxime laudarat, Iuppiter autem filiae beneficium<br \/>\nconcessit. [\u2026] Sed ut ad propositum revertamur, Apollo lyra accepta dicitur<br \/>\nOrphea docuisse, et postquam ipse citharam invenerit, illi lyram concessisse.<br \/>\nNonnulli etiam dixerunt Venerem cum Proserpina ad iudicium Iovis venisse, cui<br \/>\nearum Adonim concederet. Quibus Calliopen ab Iove datam iudicem, quae Musa<br \/>\nOrphei est mater; itaque iudicasse, uti dimidiam partem anni earum unaquaeque<br \/>\npossideret. Venerem autem indignatam, quod non sibi proprium concessisset,<br \/>\nobiecisse omnibus quae in Thracia essent mulieribus, ut Orphea amore inductae<br \/>\nita sibi quaeque appeterent, ut membra discerperent. Cuius caput in mare de<br \/>\nmonte perlatum, fluctibus in insulam Lesbum est reiectum; quod ab his sublatum<br \/>\net sepulturae est mandatum. Pro quo beneficio ad musicam artem ingeniosissimi<br \/>\nexistimantur esse. Lyra autem a Musis, ut ante diximus, inter astra constituta est.<br \/>\nNonnulli aiunt, quod Orpheus primus puerilem amorem induxerit, mulieribus<br \/>\nvisum contumeliam fecisse; hac re ab his interfectum.<strong>42<\/strong><br \/>\n<\/em><br \/>\nL\u2019idea della Lira in Cielo data da Igino e quella del legame di figliolanza tra Orfeo e Apollo riconosciuto da altre fonti appaiono appigli buoni e sufficienti per giustificare la presenza del finale \u201capollineo\u201d come non inferiore per dignit\u00e0 a quello \u201cbacchico\u201d, in cui, per giunta, come gi\u00e0 detto, la mala sorte dello sventurato amante viene solo postulata per un futuro prossimo.<br \/>\n<strong>Una visione aristotelica del dramma?<\/strong><br \/>\nL\u2019inatteso arrivo di Apollo in scena pu\u00f2 trovare ulteriore giustificazione nell\u2019ambito di una lettura in chiave aristotelica (o, meglio, in quella che all\u2019epoca si credeva essere la visione aristotelica della tragedia) dell\u2019intera favola, argomentazione certo non incongruente con la formazione filosoficoletteraria dei membri dell\u2019Accademia degli Invaghiti e i dibattiti da loro intrapresi.<br \/>\nUna interpretazione de L\u2019Orfeo in tal senso \u00e8 stata data in modo convincente in pi\u00f9 sedi da Stefano La Via:<em><strong>43<\/strong><\/em> secondo lo studioso l\u2019arrivo di Apollo sulle scene svolge il ruolo di perfetta peripezia (in senso tecnico) atta allo scioglimento dei nodi del dramma con un credibile (nell\u2019ambito del mito, ovviamente) rivolgimento di uno stato di cose, sorprendente ed improvviso.<br \/>\nIl coro finale, aggiungiamo, fornisce all\u2019ascoltatore, con i propri ultimi quattro versi, una morale dal sapore classico ma perfettamente in linea con gli atteggiamenti cristiani propri dell\u2019epoca controriformistica (\u00abcos\u00ec grazie in ciel impetra \/ chi qua gi\u00f9 prov\u00f2 l\u2019inferno \/e chi semina fra doglie \/ d\u2019ogni grazia il frutto coglie\u00bb), una adesione all\u2019anima di un\u2019epoca che sottolinea l\u2019avvenuta peripezia e che nel finale \u201cbacchico\u201d era carente. <em>( Fine quarta parte )<\/em><br \/>\n<em><strong>40<\/strong> PIRROTTA (1969\/1975).<br \/>\n<strong>41 <\/strong>STERNFELD (1986), p. 30.<\/em><br \/>\n<em><strong>42 <\/strong>HYGINUS (1992).<br \/>\n<strong>43 <\/strong>Si veda soprattutto LA VIA (2002).<\/em><br \/>\nPer gentile concessione di<strong> Philomusica on-line<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione del 450esimo anniversario della nascita del compositore riproponiamo gli approfondimenti a cura del M\u00b0 Stefano Aresi. 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