{"id":15165,"date":"2017-09-18T18:44:00","date_gmt":"2017-09-18T16:44:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=15165"},"modified":"2017-09-18T23:46:57","modified_gmt":"2017-09-18T21:46:57","slug":"il-doppio-finale-o-sia-laraba-fenice-parte-quinta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/il-doppio-finale-o-sia-laraba-fenice-parte-quinta\/","title":{"rendered":"Il doppio finale, o sia l\u2019araba fenice (quinta e ultima parte)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In occasione del 450esimo anniversario della nascita del compositore riproponiamo gli approfondimenti a cura del M\u00b0 Stefano Aresi.<br \/>\n<\/strong>Dai \u2018doppi finali\u2019 alle edizioni anastatiche. Alcune considerazioni in merito alla tradizione de L\u2019Orfeo<br \/>\n(parte ottava)<strong><br \/>\nUna visione aristotelica del dramma?<\/strong><br \/>\nL\u2019inatteso arrivo di Apollo in scena pu\u00f2 trovare ulteriore giustificazione nell\u2019ambito di una lettura in chiave aristotelica (o, meglio, in quella che all\u2019epoca si credeva essere la visione aristotelica della tragedia) dell\u2019intera favola, argomentazione certo non incongruente con la formazione filosoficoletteraria dei membri dell\u2019Accademia degli Invaghiti e i dibattiti da loro intrapresi.<br \/>\nUna interpretazione de L\u2019Orfeo in tal senso \u00e8 stata data in modo convincente in pi\u00f9 sedi da Stefano La Via:<strong>43 <\/strong>secondo lo studioso l\u2019arrivo di Apollo sulle scene svolge il ruolo di perfetta peripezia (in senso tecnico) atta allo scioglimento dei nodi del dramma con un credibile (nell\u2019ambito del mito, ovviamente) rivolgimento di uno stato di cose, sorprendente ed improvviso.<br \/>\nIl coro finale, aggiungiamo, fornisce all\u2019ascoltatore, con i propri ultimi quattro versi, una morale dal sapore classico ma perfettamente in linea con gli atteggiamenti cristiani propri dell\u2019epoca controriformistica (\u00abcos\u00ec grazie in ciel impetra \/ chi qua gi\u00f9 prov\u00f2 l\u2019inferno \/e chi semina fra doglie \/ d\u2019ogni grazia il frutto coglie\u00bb), una adesione all\u2019anima di un\u2019epoca che sottolinea l\u2019avvenuta peripezia e che nel finale \u201cbacchico\u201d era carente.<br \/>\n<strong>Poesia, musica, spazio<\/strong><br \/>\nA sostegno della tesi di una originalit\u00e0 primigenia del finale \u201cbacchico\u201d \u00e8 stata talora addotta una palese divergenza stilistica e qualitativa dei versi relativi alla scena apollinea. Nessuno, in bibliografia, dimostra realmente in cosa consisterebbe l\u2019inferiore qualit\u00e0 dei versi, talora attribuiti \u2013 senza alcuna giustificazione \u2013 a paternit\u00e0 differenti rispetto a quella di Striggio. Nel finale \u201capollineo\u201d non vi \u00e8 alcuna dismetria, alcuna accentuazione metrica inadatta, alcuna scelta lessicale inferiore a quelle presenti nel resto del testo.<strong>44 <\/strong><br \/>\nA ci\u00f2 si aggiunga brevemente anche la questione spaziale relativa alla presunta impossibilit\u00e0 del posizionamento in sala di una macchina scenica atta far discendere Apollo da una nube al proprio arrivo (cos\u00ec come scritto in partitura) sulla indubitabilmente angusta scena (angusta ma contenuta in uno spazio che \u00e8 stato valutato dai ricercatori, a seconda delle ipotesi sostenute, con una lunghezza compresa tra i 17 e i 30 metri, e un fronte di circa 10).<br \/>\nNon riprender\u00f2 qui le questioni relative alle ipotesi di collocazione fisica all\u2019interno del palazzo Ducale di Mantova della prima esecuzione de L\u2019Orfeo; sarebbero opportuni, tuttavia, prima di sostenere questioni relative ad una presunta \u201cimpossibilit\u00e0\u201d tecnica dell\u2019evento, approfonditi studi sulla scenotecnica presso la corte gonzaghesca, oltre che numerose valutazioni in merito al divario tra il livello di attesa visivo del pubblico dell\u2019epoca e la nostra fantasia ricostruttiva, al fine di poter stabilire non tanto le dimensioni di una macchina<br \/>\nscenica standard presso la corte mantovana, quanto piuttosto l\u2019effettivo risultato richiesto.<br \/>\n<strong>Valenza simbolica di Apollo, dio del sole<\/strong><br \/>\nCome ogni prodotto artistico rinascimentale che si rispetti, anche L\u2019Orfeo di Monteverdi\/Striggio \u00e8 sovraccarico di riferimenti simbolici e metaforici ben chiari al pubblico culturalmente iniziato cui era rivolto. La non-percezione della complessa rete intertestuale del libretto determina di fatto una noncomprensione di una serie di punti salienti; oltretutto la mancanza della parte visiva (costumi, atteggiamento attoriale, eventuali scene, coreografie dei balletti) rende ovviamente parziale la nostra comprensione di uno spettacolo che sappiamo curato in ogni dettaglio.<br \/>\nTra gli elementi maggiormente ricorrenti all\u2019interno del testo poetico cos\u00ec come riportato in Amadino 1609 vi sono costanti riferimenti al sole: le prime parole pronunciate da Orfeo sono rivolte ad Apollo, \u00abRosa del ciel, vita del mondo e degna \/ prole di lui che l\u2019universo affrena, \/ sol, che tutto circondi e \u2018l tutto miri \/ dagli stellanti giri\u00bb. Bisogna poi tener di conto l\u2019abbondante e suggestivo uso di metafore o iperboli descrittive basate sul concetto della luce solare presenti in tutte le scene pastorali (il sole che ammira le carole di ninfe<br \/>\ne pastori, il sole che dopo il Verno ignudo dispiega pi\u00f9 chiaro i rai lucenti, Euridice vista come il sole che bea le selve e le piaggie, Febo che saetta dardi dal cielo), mentre, per contrasto, le scene infernali sono ricche di continui riferimenti all\u2019assenza del sole (i regni tenebrosi ove raggio di sol giammai non giunse, le beate luci di Euridice invocate in quanto sarebbero le uniche a riportare ad Orfeo il giorno, la vicenda di Proserpina narrata come la perdita<br \/>\ndel sole, Euridice che ri-morendo perde la possibilit\u00e0 di goder di luce, ecc.); si sprecano chiaramente, in questo contesto, gli aggettivi classificanti l\u2019oscurit\u00e0 di ci\u00f2 che circonda il protagonista nella sua discesa agli Inferi (tenebroso, cieco, ombroso).<br \/>\nCredo tuttavia che si debba optare per un maggiore livello di approfondimento della questione. Ricordiamo anzitutto che L\u2019Orfeo venne dato alle scene per una occasione specifica: una (relativamente) riservata riunione speciale dell\u2019Accademia degli Invaghiti, la cui impresa presentava il motto \u00abnil pulchrius\u00bb riferito ad una insegna raffigurante l\u2019aquila col volto affisso al sole. \u00c8 questo un tema iconologico tutt\u2019altro che estraneo al mondo gonzaghesco, cos\u00ec come evidentissimo nel caso dell\u2019insegna di Curzio Gonzaga, segnalato ed<br \/>\napprofondito in tempi recentissimi da Marco Mangani<strong>.45<\/strong><br \/>\nSe visto nel contesto della prima rappresentazione de L\u2019Orfeo, quindi, l\u2019arrivo in scena di Apollo (dio del sole e patrono dei poeti che giunge sulla terra per assumere in Cielo il poeta per eccellenza) si carica di significati tali da apparire, ancora una volta, tutto fuorch\u00e9 un ripiego.<br \/>\nChe il finale \u201coriginale\u201d sia quello apollineo diviene perci\u00f2 un sospetto forte oltremodo. Forte almeno quanto il fatto che, con ogni probabilit\u00e0, esso fu l\u2019unico mai uscito dalla penna di Monteverdi.<br \/>\n<em>(Fine)<br \/>\n<strong>Stefano Aresi<\/strong>, dottore di ricerca, presiede il comitato scientifico di Accademia Bizantina. Ha collaborato come consulente per noti ensemble barocchi (La Venexiana, Il<br \/>\nGiardino Armonico, Ensemble 415, L\u2019Arpeggiata, ecc.) e ha pubblicato per ETS, SIdM, Ediciones Singulares, B\u00e4renreiter, Laaber-Verlag<\/em><br \/>\n<em><strong>GB Opera <\/strong>ringrazia <strong>Stefano Aresi<\/strong> e la\u00a0 prof.ssa <strong>Maria Caraci Vela <\/strong>che a nome di<\/em> <a href=\"http:\/\/philomusica.unipv.it\/\">Philomusica on-line <\/a><strong><br \/>\n<\/strong><em>ci hanno permesso la pubblicazione di questo saggio. <\/em><br \/>\n<strong><br \/>\n43<\/strong> <em>Si veda soprattutto LA VIA (2002).<\/em><br \/>\n<strong>44<\/strong> <em>Se poi dovessimo optare per una scelta tra differenti versioni che incoraggi l\u2019oggettiva qualit\u00e0 dei versi, personalmente preferirei evitare quella \u201cbacchica\u201d, quantomeno per la presenza di espressioni verbali quali l\u2019invocazione a Bacco \u00abOh d\u2019ogni uman piacer gran condimento!\u00bb.<\/em><br \/>\n<strong>45<\/strong> <em>MANGANI, M. (in corso di stampa).<br \/>\n<\/em><strong><br \/>\nBibliografia<\/strong><br \/>\nALDRICH, P. (1966), Rhythm in Seventeenth Century Italian Monody, Norton &amp;<br \/>\nCo., New York.<br \/>\nANTONICEK, T. (1971), Claudio Monteverdi und \u00d6sterreich, \u00ab\u00d6sterreichische<br \/>\nMusikzeitschrift\u00bb, 26, pp. 266-271.<br \/>\nARESI, S. (2007), Notre \u00abOrfeo\u00bb, in L\u2019Orfeo, favola in musica (2007), pp. 32-55.<br \/>\nBERTOLOTTI, A. (1969), Musici alla corte dei Gonzaga in Mantova dal secolo XV<br \/>\nal XVIII, Forni, Bologna (Bibliotheca Musica Bononiensis, III 17).<br \/>\nBURNEY, C. (1957), A General History of Music from the Earliest Ages to the<br \/>\nPresent Period (1789), ed. by Frank Mercer, Dover Publications, New<br \/>\nYork.<br \/>\nCAL\u00cc, M. (1991), Arte e Controriforma, in La Storia (1991), vol. IV, pp. 283-314.<br \/>\nClaudio Monteverdi Orfeo (1986), ed. by John Whenham, Cambridge<br \/>\nUniversity Press, Cambridge-New York-Melbourne (Cambridge Opera<br \/>\nHandbooks).<br \/>\nDONINGTON, R. (1968), Orfeo (1607), favola pastorale in due parti\u2026 by Claudio<br \/>\nMonteverdi, Bruno Maderna \/ L\u2019Orfeo, favola in musica. For Soloists,<br \/>\nChorus, and Orchestra by Claudio Monteverdi, Denis Stevens,<br \/>\n\u00abNotes\u00bb, II-25\/1, pp. 112-114.<br \/>\nDYNES, W. (1978). Orpheus without Eurydice, \u00abGai Saber\u00bb I, pp. 278-286.<br \/>\nFABBRI, P. (1985), Monteverdi, EDT, Torino.<br \/>\nFENLON, I. (1984), Monteverdi\u2019s Mantuan \u00abOrfeo\u00bb: Some New Documentation,<br \/>\n\u00abEarly Music\u00bb, 12\/2, pp. 163-172.<br \/>\nFENLON, I. (1986), The Mantuan Orfeo, in Claudio Monteverdi Orfeo (1986),<br \/>\npp. 1-19.<br \/>\nGLOVER, J. (1975), The Metamorphoses of \u00abOrfeo\u00bb, \u00abThe Musical Times\u00bb<br \/>\n116\/1584 (1975), pp. 135-139.<br \/>\nGLOVER, J. (1986), Solving the Musical Problems, in Claudio Monteverdi Orfeo<br \/>\n(1986), pp.138-155.<br \/>\nHAWKINS, J. (1963) A General History of the Science and Practice of Music, ed.<br \/>\nby Charles Cudworth, Dover, New York.<br \/>\nHYGINUS (1992), De Astronomia, hrsg. von Ghislaine Vir\u00e9, Saur Verlag,<br \/>\nMunchen (Bibliotheca Scriptorum Grecorum et Romanorum<br \/>\nTeubneriana).<br \/>\n\u00abIl Theatro dell\u2019udito\u00bb. Orazio Vecchi (1605-2005). Atti del Convegno<br \/>\ninternazionale per il quarto centenario della morte di Orazio Vecchi<br \/>\n(1550-1605). Modena-Vignola, 29 settembre &#8211; 1 ottobre 2005 (in corso<br \/>\ndi stampa), a cura di Massimo Privitera, Mucchi, Modena.<br \/>\nStefano IVALDI, A.F. (1980), Gli Adorno e l\u2019hostaria-teatro del Falcone di Genova<br \/>\n(1600-1680), \u00abRivista Italiana di Musicologia\u00bb, 15, pp. 87-152.<br \/>\nKIESEWETTER, R.G. (1973), History of the Modern Music of Western Europe, ed.<br \/>\nby Robert Muller and Frank Harrison, Da Capo Press, New York.<br \/>\nL\u2019Orfeo, favola in musica (2007), a cura di Stefano Russomanno, Glossa, San<br \/>\nLorenzo de El Escorial (Ediciones Singulares, 1).<br \/>\nLa Storia: i grandi problemi dal Medioevo all\u2019Et\u00e0 Contemporanea (1991), a<br \/>\ncura di Nicola Tranfaglia e Massimo Firpo, UTET, Torino.<br \/>\nLA VIA, S. (2002), Allegrezza e perturbazione, peripezia e danza nell\u2019Orfeo di<br \/>\nStriggio e Monteverdi, in Pensieri per un maestro (2002), pp. 61-93.<br \/>\n\u00abLo stupor dell\u2019invenzione\u00bb. Firenze e la nascita dell\u2019opera. Atti del convegno<br \/>\ninternazionale di studi, Firenze, 5-6 ottobre 2000 e Arezzo, Biblioteca<br \/>\ncitt\u00e0 di Arezzo, 29-30 maggio 1998 (2001), a cura di Piero Gargiulo,<br \/>\nOlschki, Firenze.<br \/>\nMANGANI, M. (in corso di stampa), Un\u2019alta impresa di Vecchi e Capilupi: le<br \/>\ncanzonette a tre voci del 1597, in \u00abIl Theatro dell\u2019udito\u00bb (in corso di<br \/>\nstampa).<br \/>\nMarxism and the History of Art: From William Morris to the New Left (2006),<br \/>\ned. by Andrew Hemingway, Pluto Press, London.<br \/>\nMONTEVERDI, C. (1930), \u00abL\u2019Orfeo\u00bb: favola in musica, a c. di Gian Francesco<br \/>\nMalipiero, Enrico Venturi, Bologna (Tutte le opere di Monteverdi, 11).<br \/>\nMONTEVERDI, C. (1942), \u00abL\u2019Orfeo\u00bb: favola pastorale in un prologo e cinque<br \/>\natti, a cura di Giacomo Benvenuti, Fondazione Eugenio Bravi, Milano<br \/>\n(I classici musicali italiani, 9).<br \/>\nMONTEVERDI, C. (1969), L\u2019Orfeo, ed. by Edward H. Tarr, Editions Costallat,<br \/>\nParis.<br \/>\nMONTEVERDI, C. (1974), \u00abL\u2019Orfeo\u00bb: Nouvelle Edition et Restitution, ed. by<br \/>\nEdward H. Tarr, Editions Costallat, Paris.<br \/>\nOrpheus: The Metamorphosis of a Myth (1982), ed. by John Warden,<br \/>\nUniversity of Toronto Press, Toronto.<br \/>\nOSTHOFF, W. (1962), Per la notazione originale nelle pubblicazioni di musiche<br \/>\nantiche e specialmente nella nuova edizione Monteverdi, \u00abActa<br \/>\nMusicologica\u00bb, 34\/3, pp. 101-127.<br \/>\nPensieri per un maestro: studi in onore di Pierluigi Petrobelli (2002), a cura di<br \/>\nStefano La Via e Roger Parker, EDT, Torino.<br \/>\nPIRROTTA, N. (1969\/1975), Li due Orfei: da Poliziano a Monteverdi, ERI,<br \/>\nTorino &#8211; Einaudi, Torino.<br \/>\nSEGAL, C. (1988), \u00abOrpheus\u00bb: The Myth of the Poet, Johns Hopkins University<br \/>\nPress, Baltimore.<br \/>\nSEIFERT, H. (2001), Early reactions to the new genre opera north of the Alps, in<br \/>\n\u00abLo stupor dell\u2019invenzione\u00bb (2001), pp. 105-117.<br \/>\nSOLERTI, A. (1904), Gli albori del melodramma, Sandron Editore, Milano-<br \/>\nPalermo.<br \/>\nSTERNFELD, F. (1986), The Orpheus myth and the libretto of \u00abOrfeo\u00bb, in Claudio<br \/>\nMonteverdi Orfeo (1986), pp. 20-33.<br \/>\nSTEVENS, D. (1993), Monteverdiana 1993, \u00abEarly Music\u00bb, 21\/4, pp. 565-575.<br \/>\nSTUBBS, S. (1994), L\u2019armonia sonora: continuo orchestration in Monteverdi\u2019s<br \/>\nOrfeo, \u00abEarly Music\u00bb, 22, pp. 86-98.<br \/>\nWACKERNAGEL, M. (1994), Il mondo degli artisti nel Rinascimento fiorentino.<br \/>\nCommittenti, botteghe e mercato dell\u2019arte, Carocci, Roma<br \/>\n<strong>Discografia<\/strong><br \/>\nMONTEVERDI, C. (2006), L\u2019Orfeo, E. Galli (sop), M. Guadagnini (ten), M. De<br \/>\nLiso (alto), La Venexiana, C.Cavina (dir), 2CD, Glossa [GCD 920913].<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione del 450esimo anniversario della nascita del compositore riproponiamo gli approfondimenti a cura del M\u00b0 Stefano Aresi. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":46,"featured_media":74564,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15],"tags":[14671,748,314],"class_list":["post-15165","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","tag-approfondimenti","tag-monteverdi","tag-lorfeo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15165","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/46"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15165"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15165\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":86983,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15165\/revisions\/86983"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/74564"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15165"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15165"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15165"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}