{"id":1685,"date":"2009-05-07T17:59:33","date_gmt":"2009-05-07T15:59:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=1685"},"modified":"2014-06-30T12:06:01","modified_gmt":"2014-06-30T10:06:01","slug":"la-norma-di-epidauro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/la-norma-di-epidauro\/","title":{"rendered":"La &#8220;Norma&#8221; di Epidauro"},"content":{"rendered":"<p>Tempo fa ho acquistato una serie di articoli originali dell&#8217;anno 1960, molti di questi dedicati all&#8217;inaugurazione della Scala di Milano il 7 dicembre 1960 con il Poliuto di Donizetti. Ma grande e&#8217; stata la sorpresa di trovare anche un articolo di Alberto Arbasino, scrittore e saggista che sulle pagine di &#8220;Settimo Giorno&#8221; del 8 agosto 1960 dedica alcune pagine al ritorno di Maria Callas in Grecia per le rappresentazioni di Norma.<br \/>\n<em><strong>Si avvicina l&#8217;estate del 1960 e Alberto Arbasino<\/strong> <strong>\u00e8 indeciso tra due strade, entrambe molto invitanti: rimanere a Roma, dove quell&#8217;anno si terranno le Olimpiadi,<\/strong> oppure partire per la Grecia. L&#8217;esito della scelta \u00e8 cos\u00ec incerto da restare tale anche dopo che una decisione \u00e8 stata presa: se infatti sfogliamo le edizioni del &#8217;76 e del &#8217;93 di Fratelli d&#8217;Italia, opera ampiamente autobiografica dello scrittore lombardo nonch\u00e9 uno dei grandi libri del &#8216;900, scopriamo che in un caso i personaggi del romanzo restano a Roma (\u00abfuochi artificiali grandiosissimi per tutta la sera, su questi colli della povera Roma vecchi e nuovi; e un ricevimento per quindicimila persone quasi tutti zozzoni al Pincio bloccato dal traffico\u00bb) mentre nell&#8217;altro prendono il traghetto (\u00abscioccamente siamo fuggiti a Olimpia prevedendo Roma invasa dai peggiori turisti in gruppo\u00bb). Un lento sdoganamento, insomma, ma l&#8217;esitazione, con tutta evidenza, \u00e8 indizio di impulsi contrastanti. Sospetto confermato dalla sensazione che la Grecia sia relativamente estranea agli itinerari arbasiniani, ritenuta non particolarmente attraente sia perch\u00e9 sguarnita di succulenti festival, vernici e \u00abprime\u00bb, sia perch\u00e9 troppo vicina per essere considerata una meta esotica.<br \/>\n<\/em><em><strong>Nel 1960<\/strong> per\u00f2 un&#8217;esca mondana c&#8217;era, e di che calibro: <strong>Maria Callas avrebbe<\/strong> <strong>cantato per la prima volta la Norma in Argolide, ad Epidauro<\/strong>. Chiunque in Europa ne avesse la possibilit\u00e0 \u00abaveva giurato da mesi di non perdersela, questa occasione di assistere a uno dei pi\u00f9 grandi sortilegi del mondo moderno: in un remoto angolo della Grecia piena di sassi, una notte di luna appare una maga, e in una cerimonia di stregoneria rotocalchesca commuove i popoli\u00bb. Una volta arrivati l\u00ec, se ne approfitter\u00e0 per veder recitare Eschilo ed Euripide in greco, visitare il Partenone e Olimpia, navigare verso le bianche isole delle Cicladi e infine approdare ad una Turchia che senza darlo a vedere, quasi senza pathos,<\/em> <em> far\u00e0 vacillare ogni convinzione.<br \/>\n<\/em><em><strong>Una grande Callas nel teatro di Epidauro<br \/>\n<\/strong><\/em><em>Di<strong> Alberto Arbasino<br \/>\n<\/strong>Epidauro, agosto<\/em><br \/>\nDopo la tempesta di Epidauro siamo ormai completamente disposti a credere alla magia, alla negromanzia, al sortilegio, al vaticinio, alla fattura, a tutto; e non per scherzo. Nel paese pi\u00f9 arido del mondo, l&#8217;Argolide sitibonda, dove per pi\u00f9 di met\u00e0 dell&#8217;anno non vien mai gi\u00f9 una goccia d&#8217;acqua e si sono sempre avuti anche in questi giorni non meno di quaranta gradi di calore secco, il temporale improvviso all&#8217;ora e sul luogo della prima della &#8220;norma&#8221; &#8211; e non uno scroscio di mezz&#8217;ora e poi basta, ma proprio una grande pioggia durata ore intere &#8211; \u00e8 stato un avvenimento davvero incredibile, che non si spiega se non facendo l&#8217;ipotesi degli sforzi congiunti di tutte le soprano del mondo, dei sovrintendenti delusi, dei coniugi offesi , e magari anche della citt\u00e0 di Ostenda (dove, qualche giorno prima, la Divina doveva cantare e all&#8217;ultimo momento non cant\u00f2, e che per una mezza giornata pareva trasferita qui, col suo mare del Nord grigio, il suo cielo nebbioso, la sua pioggia insistente); e tanto pi\u00f9 si \u00e8 nettamente avuta l&#8217;impressione di un intervento del Sovrannaturale, in quando fin dopo mezzogiorno il tempo era stato molto bello, aveva cominciato ad annuvolarsi a met\u00e0 del pomeriggio, e solo mezz&#8217;ora prima dello spettacolo si era messo a diluviare decisamente (alle dieci di sera, naturalmente, c&#8217;erano gi\u00e0 fuori le stelle&#8230;).<br \/>\n<strong>Quindi una fila lunghissima di macchine era partita da Atene<\/strong> per tutto il giorno ( il tragitto \u00e8 di centottanta chilometri, su un fondo stradale abbastanza malandato), ed erano quasi tutte Mercedes piena di gente seminuda per il gran sole, con l&#8217;abito appeso alla stampella sopra i finestrini di dietro, e le radio che trasmettevano sempre &#8220;Mustaf\u00e0&#8221; o &#8220;I ragazzi del Pireo&#8221; e le solite canzonette greco-napoletane di Peppino di Capri. La sosta di quasi tutti, dopo la traversata di un interminabile territorio senza ristoranti e senza neanche un grappolo d&#8217;uva, \u00e8 stata al grande albergo Anfitrione di Nauplion, che si apriva proprio lo stesso giorno, con la sua piscina, e che si \u00e8 presto riempito fino alla pazzia di gente in mutande, gente in camicia, gente in giarrettiere o reggipetto che sudando orribilmente si abbigliava per la serata nelle cabine e nei corridoi, girando con cravatte e guepieres in mano, gridando&#8221;chi ha preso il sapone?&#8221;, si buttava in piscina, consultava gli oracoli, riallacciava antiche amicizie smarrite per anni, e qualunque cosa chiedesse da mangiare veniva nutrita a forza di anguria e frittate.<br \/>\n<strong>Poco pi\u00f9 tardi, tutti vestiti, profumati, lisciati, rimessi in moto e arrivati sul luogo<\/strong> del sacrificio, appena l\u00ec si assisteva a questo cataclisma storico tipo terremoto di Messina o maremoto di Cantorino. Tanta gente piangeva davvero e si \u00e8 molto spaventata. In un posto aperto, in mezzo ad una campagna deserta, dove per decine di chilometri non c&#8217;\u00e8 neanche una capanna di caprai ( che, fra l&#8217;altro, non conoscono affatto Eschilo a memoria, come pretendono i rozzi turisti, non sanno neanche chi \u00e8, e c&#8217;\u00e8 solo uno chalet che funziona da Casa del Passeggero e un minuscolo museo (del resto chiuso, ci poteva stare solo il maestro Serafin, tra le metope e i triglifi), il temporale si abbatteva su quindicimila persone perse e senza riparo, senza neanche un ombrello o un berrettino di plastica; per di pi\u00f9 veniva buoi subito e non ci si ritrovava pi\u00f9; e in mezzo agli urli, alla calca, agli spintoni, succedeva di tutto. Trasportate dalla folla, si vedevano galleggiare le stupende donne venute apposta da Parigi o da Londra, con i loro meravigliosi abiti inzuppati e rovinati per sempre, le meches d&#8217;oro e d&#8217;argento che si scioglievano lungo le rughe della fronte e del collo; gli organizzatori di comitive si sgolavano in tutte le direzioni, con i megafoni; parecchie comparse venivano rapite senza vergogna dietro i cespugli, e i gendarmi erano assaliti dai soliti profittatori di situazioni, maleducatissimi; una signora romana, ridotta in sottoveste da urti talmente violenti che le avevano portato via il suo bolerino a fiori, gridava felice&#8221;mi sento tanto Aich\u00e8 Nan\u00e0 al Villaggio Mancuso&#8221; a enormi giornalisti settentrionali che gemevano disperati: &#8220;E noi abbiamo gi\u00e0 telefonato gli articoli, che cominciano tutti con l&#8217;incanto del cielo stellato e il sublime trionfo di lei!&#8221;.<br \/>\n<strong>Una comitiva di industriali e architetti di Milano<\/strong>, che aveva rimandato apposta la partenza, facendo molti telegrammi a casa e in ufficio, incominciava la scena dei rinfacci e del &#8220;l&#8217;avo detto, io!&#8221;. Un insigne narratore italo-americano si serrava addosso a una bellissima fanciulla inglese,estremamente snob, minacciando il suicidio se lei non gli avesse concesso affetto; ma lei badava solo a domandare notizie sui remoti matrimoni Visconti-Arrivabene a un folto gruppo di &#8220;social climbers&#8221; lombardo-romani che le erano capitati carichi di spugne e ciniglie che erano servite sulla spiaggia neanche due ore prima; mentre il grande scrittore veniva congratulato dal padrone del pi\u00f9 noto locale perduto di Parigi, che vibrando il baffetto diceva: &#8220;Vous avez un air tres beaux cheveaux longs&#8221; (cio\u00e8: &#8220;Che aria da artista ci danno la sciarpa e i capelli lunghi&#8221;: ma lui non gradiva affatto).<br \/>\n<strong>Le gentildonne musicali di Milano poi, che non mancano mai queste occasioni <\/strong>a nessun costo e che arrivano all&#8217;ultimo momento (perci\u00f2 erano state messe a dormire in una stanza senza finestre), raccontavano di essersi dovute alzare prima delle cinque perch\u00e9 non si respirava pi\u00f9, e avevano passato l&#8217;alba a Micene, dormicchiando in tombe di Atridi molto pi\u00f9 comode del loro letto d&#8217;albergo.<br \/>\n<strong>La Callas, che va e viene sempre gi\u00e0 truccata e vestita direttamente dal palcoscenico al panfilo &#8220;Cristina&#8221;<\/strong>, soffriva gi\u00e0 li pronta e avrebbe voluto cantare ad ogni costo, ma naturalmente si \u00e8 dovuto rimandare lo spettacolo. Noi per\u00f2 ci eravamo gi\u00e0 vista bene la prova generale, due giorni prima, e quindi siamo in grado di raccontare tutto lo stesso.<br \/>\n<strong>Bisogna dir subito che in questa brutta capitale, in questo calore feroce,<\/strong> l&#8217;aspettativa per l&#8217;apparizione della Divina era stata veramente pazzesca; e al bar del grande albergo descritto con qualche generosit\u00e0 da Peyrefitte le chiacchere e le sciocchezze che correvano i giorni scorsi erano tantissime. Canta? Non canta? Ha ancora la voce? Non l&#8217;ha? Che grossa carta gioca! Dunque far\u00e0 di tutto per cantare ad ogni costo: questa nuova partenza da Epidauro, tutta impostata sulla terra patria e sul nazionalismo alla Onassis, senz&#8217;altro deve essere il grande ritorno che prepara nuove incredibili imprese: magari poche interpretazioni all&#8217;anno, pochissime, ma straordinarie, e non pi\u00f9 come i quegli anni meravigliosi quando faceva sei o sette opere per ogni stagione alla Scala&#8230; Per\u00f2 scherzi a parte, erano tutti gi\u00e0 d&#8217;accordo: anche se lei non facesse mai pi\u00f9 niente, ha fatto comunque delle cose talmente indimenticabili, come non se ne vedranno mai pi\u00f9, e basterebbero a renderla la pi\u00f9 rande di tutti i tempi.&#8221;Basterebbe che comparisse in scena &#8211; le dicevano poco tempo fa &#8211; e accennasse soltanto, qualunque cosa: la suggestione sarebbe comunque tanto grande, che anche senza voce sarebbe gi\u00e0 enorme lo spettacolo&#8221;. &#8220;Ma ci vuole anche la voce&#8221;, pare che abbia risposto lei.<br \/>\n<strong>I manifestini neri col suo ritratto in classico peplo e in espressione terribile <\/strong>erano diffusi in molte migliaia, e pendono in tutti gli angoli della citt\u00e0 e della campagna, in ogni locale pubblico e in ogni villaggio perduto sotto il sole e sotto le mosche, senza un albero, senza un frutto nelle botteghe, senza una risorsa al mondo se non un mucchio di ghiaia con su scritto &#8220;Messene&#8221; o &#8220;Tirino&#8221;, e dove probabilmente tutta la popolazione messa insieme non guadagna in un mese le diecimila lire che si dovevano spendere per un buon posto alla &#8220;Norma&#8221; di Epidauro. Da tutte le parti d&#8217;Europa, per\u00f2, chi era riuscito a mettere insieme quella somma, e non si lasciava mettere paura da un caldo che pu\u00f2 buttare a terrale peggiori bestiacce, aveva giurato da mesi di non perdersela, questa occasione di assistere ad uno dei pi\u00f9 grandi sortilegi del mondo moderno: in un remoto angolo della Grecia piena di sassi, una notte appare una maga, che \u00e8 uno dei personaggi del secolo, e in una cerimonia di stregoneria commuove i popoli.<br \/>\n<strong>Era, per di pi\u00f9, la prima volta che in uno dei santuari del dramma greco <\/strong>entra a bandiere spiegate il melodramma italiano; e si sa bene che la &#8220;Norma&#8221;, come la Medea&#8221;, fra tutte le nostre opere \u00e8 quella che si avvicina di pi\u00f9 alla tragedia classica, con quei due personaggi monumentali &#8211; le due donne- che provocano solo passioni titaniche e purissime , e per\u00f2 anche un altro personaggio che se non \u00e8 in mano ad un carattere eroico come il magnifico Del Monaco appare subito per quello che \u00e8 in realt\u00e0: il solito ufficialetto italiano con gli stivali lucidi e la buffetteria anche troppo in ordine, tanta brillantina sui capelli, che sta dietro alle sottane come un galletto di Brancati (e forse non \u00e8 un caso che anche Bellini, che capisce tutto , sia di Catania&#8230;); e quando viene messo di fronte alle conseguenze di tutti i pasticci che ha combinato, si rifugia dietro a smorfie e occhini tipo Alberto Sordi. La straordinaria suggestione dell&#8217;opera \u00e8 che nell&#8217;eterno dramma dell&#8217;occupazione militare (Pollione potrebbe essere un italiano in Grecia, o un tedesco in Italia) si mescolano il classicismo ambivalente di Leopardi e i trasalimenti romantici pi\u00f9 rapiti (si svolge tutta di notte, fra orride selve, terrori superstiziosi, incantesimi mortali&#8230;); si sentono echi risorgimentali a ventate, come quando Norma e Adalgisa intonano serrandosi le bracciali &#8220;Si fino all&#8217;ore estreme&#8221; sull&#8217;aria del &#8220;Daghela avanti un passo&#8221; lombardo e quarantottesco, o quando nelle ultime frasi del tenore il &#8220;Sublime donna- io t&#8217;ho perduta&#8221; naturalmente suona come l&#8217; &#8220;Illustre Martire&#8221; del Fucinato; e si sentono insieme delle levitazioni sonore beethoveniane addirittura grandiose, nel finale. E non importa se certo Epidauro non \u00e8 mai un posto di incantesimi, con la sua Pizia e i suoi Misteri, ed era in realt\u00e0 una &#8220;ville d&#8217;eau&#8221; tipo Salsomaggiore o Montecatini, dove Esculapio teneva le sue cliniche, e non essendoci altri divertimenti tutto intorno aveva fatto fare questo teatro di quindicimila posti per intrattenere la clientela di sera: stavolta, l&#8217;abbiamo visto tutti, la sua magia doveva esserci; e c&#8217;\u00e8 stata.<br \/>\n<strong>Il posto, si sa, \u00e8 stupendo: e pare anche pi\u00f9 bello perch\u00e9 di solito ci <\/strong>si arriva dopo questi centottanta chilometri orribili da Atene, attraversando la regione pi\u00f9 secca del mondo, che probabilmente sar\u00e0 anche stata una volta una specie di Toscana con qualche vite e qualche ulivo, ma adesso \u00e8 talmente piena di sassi e di polvere da far star male e desiderare di non tornarci mai pi\u00f9. Quindi il bel teatro e i pochi alberghi di Epidauro paiono anche pi\u00f9 miracolosi dopo la traversata dell&#8217;Argolide, con la sua maledizione degli Atridi e la sua panne di macchina sempre; si comincia a star bene solo quando si rivede il mare e si fa questo bagno a Nauplion, l&#8217;unico posto della regione con qualche pianta e qualche cosa da mangiare, sotto il castello veneziano che fa subito venire in mente l'&#8221;Otello&#8221; e l'&#8221;Esultate&#8221;, e come sarebbe bello rappresentare l&#8217;opera l\u00e0 in alto, e che grande intuizione avevano Shakespeare e Verdi, che non sono mai stati qui eppure sapevano tutto. Da Nauplion in poi si sta proprio bene. Sono trenta chilometri, e finalmente si arriva. E&#8217; l&#8217;ora del sacrificio, e si va dentro, passando fra centinai a di gendarmi di montagna impazziti e le gambe delle comparse che sono altissime. L&#8217;emiciclo \u00e8 messo a posto in maniera cretese o micenaica, nobile, con i suoi grandi massi in fondo, giustamente e in mezzo un obelisco di via della Conciliazione a Roma, col suo scudo di Irminsul attaccato d&#8217;avanti. Naturalmente \u00e8 l&#8217;ora del crepuscolo, col suo cielo che trascolora e aiuta tantissimo la suggestione, come in piazza del Duomo a Spoleto quando si fa la Messa di chiusura del Festival.<br \/>\n<strong>Serafin, vecchissimo e vispissimo, dirige con piccoli gesti, e alla prova generale diceva delle massime indimenticabili<\/strong> all&#8217;orchestra: &#8220;Aspettare un po&#8217; non fa mai male a nessuno&#8221; &#8220;Quando c&#8217;\u00e8 troppo buoi sulla scena, il pubblico si addormenta&#8221;,&#8221;mai dimenticare che voi cantate per farvi battere le mani&#8221;, &#8220;Bisogna studiare la musica, e bisogna anche volerle bene&#8221;, e , a questo punto bacia due o tre volte il libretto della &#8220;Norma&#8221;, mentre gli orchestrali, a ogni frase gli fanno un minuscolo applauso. Il regista Minotis, bravo attore di prosa, con la sua camicia rossa americana, saltella in alto sui cuscini dell&#8217;anfiteatro. Onassis, piccolissimo e vestito di bianco, va in giro con le sue scarpette bianche e nere con la mascherina, il suo ricciolone, il suo occhiale nero. C&#8217;\u00e8 pieno di signore greche sofisticate con la camicia nera, il calzone bianco aderente e il capello decolorato, di belle vecchie in foulard rosa e tacco di sughero, di anziani ex-tenori greci e bulgari che cantarono con Toscanini a Buenos Aires o a Bucarest con la Galli Curci, in farfallino celeste, gabardine oliva, scarpa di tela, bastone con pomo d&#8217;avorio, e il loro occhialino al collo. Entra in fine un vecchio cieco con le sue due donne che lo sostengono. Poi si accendono delle faci rosse, comincia lenta e smorta la sinfonia, e sembra subito la Banda dell&#8217;Aeronautica al Pincio, il Grande Italia in Galleria a Milano, il Caff\u00e8 Berardo in Galleria a Roma.<br \/>\n<strong>Forse facevano meglio a mettere dieci suonatori in pi\u00f9 in orchestra e a risparmiare qualche decina di comparse in palcoscenico: <\/strong>perch\u00e9 appena cominciano ad entrare, si vede subito l&#8217;ambizione di fare l&#8217;Arena di Verona in poco spazio; e del resto, ogni gruppo che vien dentro, si vede arriva da un&#8217;opera diversa. Qualcuno, anzi, da qualche film. Ci sono troiani dell&#8217;Iliade e gladiatori del Quo Vadis, marinai fenici reziari del Circo, guerrieri egizi dell&#8217;Aida; il gruppo della Figlia di Iorio, con le sue prefiche ululanti in scialle nero, e quello della Gioconda, che fa anche un po&#8217; Fornaretto di Venezia, perche Oroveso e i suoi sono puro Tintoretto, i dogi cattivi della Sala del Maggior Consiglio , con brbe finte, mantelli bizantini, e in testa corone da Re Magi, Re del Lohengrin, Re delle carte da gioco. Passano scontrandosi sullo sfondo, come a Modena e a Reggio, gli armigeri del Trovatore, con le loro alabarde, e le incrociano come per non lasciar venir fuori Azucena, che sar\u00e0 l\u00ec dietro. E anche la sua Carmelitana, oramai, nel teatro lirico c&#8217;\u00e8 dappertutto.<br \/>\n<strong>Sarebbe dunque una baracconata tipo Arena di Verona trent&#8217;anni fa<\/strong>: in palcoscenico suonano accenti bolognesi e toscani, e il tenore \u00e8 puro settecento; ma poi entra lei, grande, bella, superba, regina, in rosa; e allora si \u00e8 ben contenti di lasciarsi ripigliare subito dal vecchio incanto. <strong>Il &#8220;Casta Diva&#8221;, specialmente per lei, viene sempre troppo presto,e qui scenicamente \u00e8 impostato come una rustica Domenica delle Palme<\/strong>. Lascia ancora un po&#8217; sospesi, ma in fondo non \u00e8 mai stato uno dei suoi grandi momenti. La voce pare sottile, un po&#8217; incerta, un po&#8217; diversa,e lei forse meno sicura di una volta: si sa bene d&#8217;altra parte, che i suoi primi atti, quando l&#8217;organo non si \u00e8 ancora avviato, hanno spesso avuto il oro momenti dubbi, e sono stati sempre meno soddisfacenti di tutto il resto dell&#8217;opera. Infatti, come \u00e8 sempre capitato, se trema un po&#8217;all&#8217;inizio, fa presto a migliorare. E allora lei tira fuori il suo leggendario coraggio, nell&#8217;affrontare difficolt\u00e0 pazzesche e sopracuti che in fondo potrebbe evitare benissimo, pur di vince e clamorosamente. E se ogni tanto, \u00e8 vero, oltre che sottile la voce, pare un po&#8217; roca, si vela appena, o sembra che balli un po&#8217;, non importa niente.<br \/>\n<strong>Adalgisa ha una vociona bella, ma \u00e8 un po&#8217; rozza. E&#8217; una greca esordiente, molto giovane con una grossa faccia, truccata da contadina. <\/strong>E la scena tra le due donne \u00e8 sempre un momento straordinario; ma quello che fa la Callas qui \u00e8 una delle cose pi\u00f9 alte dell&#8217;opera. Da principio lei \u00e8 cosi sicura, tranquilla, sorridente, un po&#8217; scettica, come chi ascolta le confidenze della cameriera o di una poveretta. Il suo sorriso durante tutta la scena fa perdere la testa: e lo stesso di quelle statue classiche ironiche&#8230; E la rivelazione diventa naturalmente un momento immenso, che lei butta su grandi passi da leonessa ricattatrice davanti agli altri due che non esistono pi\u00f9, come due stracci.<br \/>\n<strong>Passi, occhi, gesti, mani: da questo momento si ritrova la grande Maria delle grandi serate alla Scala;<\/strong> e allora \u00e8 brava come prima e anzi pi\u00f9 di prima, non \u00e8 mai stata cos\u00ec grande. Il resto dello spettacolo. Si diceva, \u00e8 a un livello abbastanza provinciale. La regia \u00e8 banale, e per di pi\u00f9 con parecchi errori: i movimenti delle masse in palcoscenico sono quasi sempre sbagliati, paiono ordinati da un sordo, perch\u00e9 non tengono conto di ci\u00f2 che sta facendo l&#8217;orchestra nello stesso momento. E anche i cori sono disuguali: fanno bene il grande coro all&#8217;inizio dell&#8217;ultimo atto, ma il loro &#8220;guerra guerra&#8221; invece di suonare scatenato e selvaggio pare piuttosto un &#8220;zitti zitti piano paiano&#8221;.<br \/>\n<strong>Gli altri cantanti sono un po&#8217; guitti. Adalgisa volenterosa, e basta. Il tenore, <\/strong>un disastro da vedere, non proprio male di voce, ma con un portamento cos\u00ec assurdo &#8211; manine sui fianchi tipo &#8220;Baruffe Chiozzotte&#8221;, occhi roteanti in maniera insensata, sbuffar d&#8217;impazienza e tamburellar di nocche come aspettando il treno in ritardo &#8211; che ne viene falsata del tutto l&#8217;impostazione dell&#8217;opera. Come ognuno sa, la grandiosit\u00e0 del rifiuto e del sacrificio di Norma si basa sul presupposto di trovarsi di fronte a un antagonista che almeno verso la fine deve tenter di levarsi a una pari dimensione tragica. Altrimenti, con uno che apparentemente al momento pi\u00f9 tremendo, quello del rogo, le sta cantando &#8220;Funesta ca lucive&#8221; all&#8217;orecchio, come se si fosse tutti al ristorante col nostro prosciutto e melone davanti, non sta pi\u00f9 in piedi niente. E dopo tutto, il rogo stesso, qui era una faccenda ben modesta: quattro fascine, due paletti, e basta.<br \/>\n<strong>Per\u00f2 naturalmente, c&#8217;\u00e8 il teatro di Epidauro; e soprattutto c&#8217;\u00e8 lei. <\/strong>Nel terzo atto dove riappare il rosso-Medea, tutte le ombre sono scomparse, e lei \u00e8 in ogni momento grandissima. I cedimenti di coscienza del personaggio sono resi con lo strazio pi\u00f9 maestoso; nel secondo duetto con Adalgisa ha pudori e tenerezze da adolescente, delicatissimi. Nel finale, poi, trova accenti di una fierezza da spaccare il cuore. Il crescendo del furore \u00e8 di una terribilit\u00e0 indimenticabile. La cosa pi\u00f9 grande del mondo \u00e8 quel suo pianto per l&#8217;amar disperazione di morire sola, incompresa, non amata: \u00e8 all&#8217;altezza, come momento, solo dell&#8217;addio di Melibea a suo padre, dall&#8217;alto della torre, alla fine della &#8220;Celestina&#8221;; e lei, definitivamente, \u00e8 pi\u00f9 brava di prima.<\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-1685 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/la-norma-di-epidauro\/norma-12\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"70\" height=\"70\" src=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/norma-12-70x70.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/la-norma-di-epidauro\/norma-11\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"70\" height=\"70\" src=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/norma-11-70x70.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/la-norma-di-epidauro\/norma-10\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"70\" height=\"70\" src=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/norma-10-70x70.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/la-norma-di-epidauro\/norma-9\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"70\" height=\"70\" src=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/norma-9-70x70.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-1699\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<figcaption class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-1699'>\n\t\t\t\tF.Mazzoli (Oroveso), M.Callas, T.Serafin, M.Picchi (Pollione)\n\t\t\t\t<\/figcaption><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/la-norma-di-epidauro\/norma-8\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"70\" height=\"70\" src=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/norma-8-70x70.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/la-norma-di-epidauro\/norma-7\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"70\" height=\"70\" src=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/norma-7-70x70.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/la-norma-di-epidauro\/norma-6\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"70\" height=\"70\" src=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/norma-6-70x70.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/la-norma-di-epidauro\/norma-5\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"70\" height=\"70\" src=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/norma-5-70x70.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/la-norma-di-epidauro\/norma-4\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"70\" height=\"70\" src=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/norma-4-70x70.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/la-norma-di-epidauro\/norma-3\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"70\" height=\"70\" src=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/norma-3-70x70.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/la-norma-di-epidauro\/norma-2\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"70\" height=\"70\" src=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/norma-2-70x70.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/la-norma-di-epidauro\/norma-1\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"70\" height=\"70\" src=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/norma-1-70x70.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tempo fa ho acquistato una serie di articoli originali dell&#8217;anno 1960, molti di questi dedicati all&#8217;inaugurazione della Scala [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1687,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[9427,9428,14669,223,224],"class_list":["post-1685","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-maria-callas","tag-alberto-arbasino","tag-epidauro","tag-maria-callas","tag-norma","tag-vincenzo-bellini"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1685","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1685"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1685\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1687"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1685"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1685"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1685"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}