{"id":16903,"date":"2011-05-10T18:55:41","date_gmt":"2011-05-10T16:55:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=16903"},"modified":"2016-12-29T01:33:24","modified_gmt":"2016-12-29T00:33:24","slug":"torino-teatro-regiorigoletto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/torino-teatro-regiorigoletto\/","title":{"rendered":"Torino, Teatro Regio:&#8221;Rigoletto&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Torino, Teatro Regio, Stagione Lirica 2010 \/ 2011<\/em><strong><br \/>\n&#8220;RIGOLETTO&#8221;<\/strong><br \/>\nMelodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave<br \/>\nMusica di <strong>Giuseppe Verdi <\/strong><br \/>\n<em>Rigoletto<\/em> FRANCO VASSALLO<br \/>\n<em>Gilda<\/em> IRINA LUNGU<br \/>\n<em>Il duca di Mantova<\/em> GIANLUCA TERRANOVA<br \/>\n<em>Sparafucile<\/em> ANDREA PAPI<br \/>\n<em>Maddalena<\/em> LAURA BRIOLI<br \/>\n<em>Giovanna<\/em> LETIZIA DEL MAGRO<br \/>\n<em>Il conte di Monterone<\/em> ZIYAN ATFEH<br \/>\n<em>Marullo<\/em> MARCO CAMASTRA<br \/>\n<em>Matteo Borsa<\/em> ANTONIO FELTRACCO<br \/>\n<em>Il conte di Ceprano<\/em> FRANCESCO MUSINU<br \/>\n<em>La contessa di Ceprano<\/em> IVANA CRAVERO<br \/>\n<em>Un usciere<\/em> RICCARDO MATTIOTTO<br \/>\n<em>Il paggio della duchessa<\/em> SABRINA AM\u00c8<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro Regio<br \/>\nDirettore <strong>Patrick Fournillier <\/strong><br \/>\nMaestro del Coro <strong>Claudio Fenoglio <\/strong><br \/>\nRegia e luci <strong>Fabio Banfo <\/strong><br \/>\nScene <strong>Luca Ghiradossi <\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Valentina Caspani <\/strong><br \/>\n<em>Nuovo allestimento del Teatro Regio di Torino<br \/>\nTorino, 27 aprile 2011<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per caratterizzare la stagione dei 150 anni dell\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia, il Regio di Torino ha scelto di lasciare, proprio nei mesi focali delle celebrazioni, grande spazio ai titoli verdiani,<\/strong> presenti, al di l\u00e0 dei <em>Vespri siciliani<\/em> di marzo, con la ripresa della <em>Traviata <\/em>che inaugur\u00f2 la stagione 2009-2010 e con questo nuovo allestimento del <em>Rigoletto<\/em>; tralascio il <em>Nabucco<\/em> in formato ridotto per le scuole, dato che non ritengo che semplificare un capolavoro sia un\u2019operazione dignitosa n\u00e9 efficace per attirare nuovo pubblico all\u2019opera. L\u2019idea del concentrato di \u00absempreVerdi\u00bb (per citare il motto che il teatro, ispirandosi al critico Alberto Mattioli, ha associato alla stagione in corso) \u00a0ha buona ragion d\u2019essere, dato che Verdi, al di l\u00e0 del \u201cpatriottismo\u201d per lo pi\u00f9 attribuito a posteriori a tanti suoi titoli, fu indubbiamente il musicista pi\u00f9 rappresentativo degli anni del Risorgimento. Tuttavia, perch\u00e9 l\u2019operazione abbia davvero senso, sarebbe auspicabile caratterizzare ogni produzione con almeno un elemento di unicit\u00e0 che la ponga al centro dell\u2019attenzione nazionale e internazionale, e non solo dell\u2019interesse dei melomani torinesi (i quali, occorre dirlo, non si sono tirati indietro, decretando il tutto esaurito a tappeto); e, se <em>I Vespri<\/em> hanno saputo, nel bene e nel male, calamitare su di s\u00e9 molta attenzione, altrettanto non sembra potersi dire dei due titoli della \u201ctrilogia popolare\u201d.<br \/>\n<strong>La novit\u00e0 di questo <em>Rigoletto <\/em>\u00e8 stato il metodo d\u2019assegnazione della regia<\/strong>: \u00e8 stato bandito un concorso aperto a tutti per presentare un progetto registico, e, tra le 165 proposte pervenute, una commissione ha scelto il vincitore. Alla proclamazione del progetto vincente ha fatto seguito, come da buona regola nei concorsi italiani, uno strascico di polemiche da parte degli sconfitti circa la trasparenza delle procedure di valutazione, alimentato dalla decisione del teatro di non rendere pubblica la graduatoria dei progetti. Alla prova dei fatti, l\u2019allestimento funziona, con le sue scenografie semplici e i suoi costumi tradizionali, ed assolve alla funzione d\u2019essere uno spettacolo popolare, facilmente intellegibile, economico e comodamente trasportabile (verr\u00e0 riproposto nei teatri piemontesi e su palcoscenici estivi all\u2019aperto). Peccato per alcuni dettagli, come la sostituzione del sacco in cui dev\u2019essere chiusa Gilda, cui Verdi teneva moltissimo, con una cassapanca; o l\u2019<em>horror vacui<\/em> che spinge il regista a mettere in scena uno stupro durante il preludio, che andrebbe ascoltato a sipario chiuso per creare contrasto con l\u2019allegra luminosit\u00e0 della festa; o la scelta insensata di fare un solo intervallo. Altri dettagli per fortuna sfuggono a chi non abbia letto le note di regia, come i vestiti in lana anzich\u00e9 in velluto e raso per \u00abevocare il freddo che &#8230; spira in un luogo di morte\u00bb, che hanno il solo effetto di scatenare l\u2019ilarit\u00e0 degli spettatori che se ne accorgono. Insomma, l\u2019allestimento premiato funziona, ma resta il dubbio che le maestranze interne del teatro, o un qualsiasi workshop universitario, potessero fare anche meglio.<br \/>\nProtagonista vocale \u00e8 stato il baritono <strong>Franco Vassallo<\/strong>, il cui stile di canto, spremuto e tormentato, incanta alcuni e delude altri. A mio parere il personaggio di Rigoletto, non certo campione di limpidezza e nobili sentimenti, ne risulta dipinto in maniera compiuta: la chiusa del II atto, con quel \u201csapr\u00e0\u201d rauco e sgraziato, \u00e8 vera interpretazione del personaggio deforme assalito dalla smania di vendetta; di quel personaggio deforme che era gi\u00e0 emerso quando ha sostituito la messa di voce sul \u00abVoi congiuraste\u00bb con una inattesa virata timbrica. Il soprano <strong>Irina Lungu<\/strong> si \u00e8 fin troppo calata, nel I atto, nella figura ingenua della giovane Gilda, cui ha dato corpo con la piccola voce e poca scaltrezza nel canto di coloratura, che \u00e8 risultato un po\u2019 fine a se stesso; decisamente pi\u00f9 drammaturgicamente efficace \u00e8 stata nei restanti due atti la raffigurazione della maturazione psicologica della figlia di Rigoletto, fino a giungere ad un finale nel quale l\u2019emozione \u00e8 stata palpabile. Una maturazione di natura interpretativa si \u00e8 invece riscontrata paragonando l\u2019approccio che il tenore <strong>Gianluca Terranova<\/strong> ha avuto al ruolo del Duca alla prova generale del 9 aprile con quello della recita del 27: alla generale, tentando di scurire la propria voce \u201calla Domingo\u201d, Terranova rovinava i colori generando un effetto monocromo e sforzato. Alla recita, invece, il tenore ha esibito il proprio naturale timbro donizettiano, ed il personaggio ne \u00e8 risultato sbalzato con realismo psicologico nel suo contrasto tra fugace infatuazione (l\u2019aria del II atto, in cui sono state elargite morbidezza e rotondit\u00e0) e disprezzo per le donne (\u00abLa donna \u00e8 mobile\u00bb, letta con una spigliatezza quasi sfacciata). Tra le voci gravi, si \u00e8 distinto <strong>Ziyan Atfeh<\/strong> nella parte di Monterone, cui ha conferito quella terribile potenza che il pur breve ruolo del padre ferito nell\u2019onore ma capace di segnare il destino di tutti deve avere. Il basso <strong>Andrea Papi<\/strong>, come Sparafucile, \u00e8 parso al confronto un po\u2019 logoro, anche se in grado di raggiungere e tenere le note pi\u00f9 profonde del registro. <strong>Laura Brioli<\/strong> non \u00e8 un mezzosoprano adatto al ruolo di Maddalena, che, per quanto sinistra sia, deve pur sempre sfoggiare un timbro seducente e non una voce da maliarda. Ci\u00f2 tuttavia che ha impedito che si percepisse la sensazione di uno spettacolo riuscito \u00e8 stata la mancanza di una direzione carismatica: <strong>Patrick Fournillier<\/strong> si \u00e8 decisamente comportato da routinier. I tempi erano talvolta troppo accelerati (si pensi al \u00abculto, famiglia, patria\u00bb spedito come se fosse una marcetta); e spesso si \u00e8 avuta l\u2019impressione che, proprio in un\u2019opera come <em>Rigoletto<\/em> (nella quale Verdi scioglie la rigidit\u00e0 dei numeri chiusi in funzione della drammaturgia, dando pari dignit\u00e0 drammaturgica a cantabili e dialoghi minuti), i momenti di transizione siano stati trascurati: per fare un esempio, il duettino tra Sparafucile e Rigoletto, nodo focale della vicenda, \u00e8 stato trattato alla pari di un recitativo insignificante. Questo vuol dire non saper mettere in luce la novit\u00e0 drammaturgica del <em>Rigoletto<\/em>.<br \/>\n<strong>Buone notizie della seconda compagnia, ascoltata in occasione della sua prova generale aperta, il 10 aprile<\/strong>. <strong>Damiano Salerno<\/strong>, nel ruolo del protagonista, ha forse una voce un po\u2019 acuta, da tenore brunito pi\u00f9 che da baritono, ma ci\u00f2 non lo danneggia nella capacit\u00e0 di esprimere l\u2019intensit\u00e0 del sentimento paterno che prepotentemente emerge nelle ultime frasi di \u00abCortigiani\u00bb, sorretto com\u2019\u00e8 da uno strumento stabile e una solida tecnica, apprezzata fin dalle magistrali messe di voce sul \u00abVoi congiuraste\u00bb nella prima scena. <strong>Barbara Bargnesi<\/strong> ha una voce calda e corposa, che conferisce luminosit\u00e0 alle colorature di Gilda; <strong>Ivan Magr\u00ec<\/strong> non cerca di scurire la propria voce naturale di tenore leggero, conferendo al Duca una leggerezza psicologica a lui appropriata ed un aspetto, per nulla fuori luogo, di tenore antagonista rossiniano. La Maddalena di <strong>Claudia Marchi<\/strong> \u00e8 umbratile ma sciolta e non cavernosa, credibile nel suo ruolo di abbindolatrice. E il direttore <strong>Ramon Tebar<\/strong> dirige con un\u2019attenzione che gli avrebbe certamente meritato il ruolo di direttore musicale dell\u2019intera produzione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torino, Teatro Regio, Stagione Lirica 2010 \/ 2011 &#8220;RIGOLETTO&#8221; Melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":56,"featured_media":16904,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[1985,1987,1041,1986,1145,1504,673,991,145,1003,1988,102,919,703],"class_list":["post-16903","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-andrea-papi","tag-barbara-bargnesi","tag-damiano-salerno","tag-fabio-banfo","tag-franco-vassallo","tag-gianluca-terranova","tag-irina-lungu","tag-ivan-magri","tag-opera-lirica","tag-patrick-fournillier","tag-ramon-tebar","tag-rigoletto","tag-teatro-regio-di-torino","tag-verdi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16903","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/56"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16903"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16903\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":88219,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16903\/revisions\/88219"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16904"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16903"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16903"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16903"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}