{"id":19676,"date":"2011-07-25T16:33:22","date_gmt":"2011-07-25T14:33:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=19676"},"modified":"2016-12-13T04:43:08","modified_gmt":"2016-12-13T03:43:08","slug":"intervista-a-massimo-gasparon","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/intervista-a-massimo-gasparon\/","title":{"rendered":"Intervista a Massimo Gasparon"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante una &#8220;prima&#8221; dfficoltasa a causa del maltempo, \u00e8 andata in scena lo scorso sabato, all\u2019arena Sferisterio di Macerata, la\u00a0 seconda opera in cartellone dopo il <em>Ballo in maschera<\/em>, il <em>Rigoletto<\/em> nel nuovo allestimento interamente firmato da <strong>Massimo Gasparon<\/strong>, che qui ci racconta la sua visione dell&#8217;opera verdiana.<br \/>\n<strong>Gentile Maestro Gasparon, prima di tutto, pu\u00f2 brevemente delinearci\u00a0 i tratti pi\u00f9 rilevanti del suo Rigoletto qui all\u2019Arena Sferisterio? <\/strong><br \/>\nQuesto Rigoletto segue una mia precedente esperienza di titolo a Lima: il debutto mondiale del notissimo Juan Diego Florez nel ruolo del Duca ed in concomitanza del suo matrimonio (ho persino, per quell\u2019occasione, curato l\u2019abito da sposa della Signora). Un ruolo che ha interpretato benissimo, ma che poi ha abbondato probabilmente perch\u00e9 ha ritenuto la sua vocalit\u00e0 ancora lontana dalla partitura verdiana. <strong>La\u00a0 produzione dello Sferisterio \u00e8 in assoluto\u00a0 un\u2019esperienza appagante,<\/strong> anche perch\u00e9 ho ritrovato un cast molto omogeneo con degli\u00a0 interpreti che incarnano il mio immaginario: un Duca molto giovane, qui il tenore Ismael Jordi, una Gilda assolutamente deliziosa il soprano Desir\u00e9e Rancatore ed un Rigoletto come Giovanni Meoni che non ha, diciamo, neanche\u00a0 visivamente delle caratteristiche melodrammatiche tali da rendere il personaggio artificioso ed uguale a se stesso rischiando di trasformarlo in una caricatura stereotipata.<br \/>\n<strong>Rigoletto,<\/strong><strong> a mio avviso, deve giocare sempre sul filo della bipolarit\u00e0<\/strong>: il lato privato, intimo e quello pubblico pi\u00f9 sfrontato. In fin dei conti, questi due aspetti li ritroviamo nel privato di Verdi stesso che, nonostante per esempio convivesse e che quindi avesse scelto nel privato regole sociali lontane da quelle pi\u00f9 comunemente condivise, ricercava\u00a0 sempre un riconoscimento sociale pubblico che lo appagasse e lo facesse sentire pienamente integrato. Cos\u00ec Rigoletto, sebbene\u00a0 per altri aspetti sia un emarginato, \u00e8 anche un uomo che tenta di costruirsi una dimensione\u00a0 borghese, di dignit\u00e0 domestica che \u00e8 quella che poi imbastir\u00e0 intorno alla figura della figlia.<br \/>\n<strong>In merito poi alla maledizione come incombente peso<\/strong> sullo sviluppo del personaggio di Rigoletto, io voglio pi\u00f9 credere alla \u201cfatalit\u00e0\u201d ed all\u2019\u201dorgoglio\u201d che in fin dei conti uccide la figlia e porta alla deriva anche il suo spirito. Invece di fuggire e salvare la figlia, Rigoletto cade nell\u2019amor proprio perdendo cos\u00ec definitivamente la possibilit\u00e0 di salvarsi. Perde il senso della realt\u00e0 e preferisce punire il Duca. E cos\u00ec come accade nella realt\u00e0 il potente rimane impunito e scevro da ogni danno ed ecco che il misero rimane altres\u00ec dannato e beffato. Ritengo che questa sia una grande lezione che Verdi d\u00e0 sulla vita. La sua non \u00e8 a mio avviso una concezione tragica, quanto pi\u00f9 che mai realistica ed \u00e8 per questo che definirei quest\u2019opera assolutamente moderna ed attuale e decifrabile dal pubblico di ogni tempo.<em><br \/>\n<\/em><strong>Parlando di fatalit\u00e0, appunto, ci inseriamo pienamente in quello che \u00e8 il tema di questa stagione dello Sferisterio di Macerata, intitolata \u201dLibert\u00e0 e Destino\u201d\u2026 <\/strong><br \/>\nIo credo che noi tutti abbiamo un \u201cdestino\u201d, un cammino che ci \u00e8 suggerito, ma allo stesso tempo abbiamo anche la libert\u00e0 di poter percorrere o rifiutare ed ogni decisione porta inevitabilmente delle conseguenze. Se non si riconosce il proprio destino o ci si illude di averne un altro o, peggio ancora, si rifiuta il proprio imponendosi un destino artefatto questa libert\u00e0 viene poi pagata a caro prezzo. A questo punto si insinuerebbe anche il \u201ccapriccio\u201d, ma rischieremmo di entrare in altri campi assolutamente complessi. Io credo che a parte quella divina, vi sia una giustizia nell\u2019ordine dell\u2019energia delle cose. Essere onesti verso se stessi e verso la propria vita necessariamente porta energie positive. Inevitabilmente quando ci si concentra in pensieri negativi, distruttivi, automaticamente ci si compromette\u00a0 e porta a vivere negativit\u00e0.<br \/>\n<strong>Tutto questo ha senso quando si ha una forte consapevolezza di se stessi e su quelle che sono le nostre interazioni nei confronti del mondo in cui interagiamo\u2026 non \u00e8 poi cos\u00ec scontato\u2026 <\/strong><br \/>\nCerto! Io credo che ognuno di noi debba trascorrere con tutta onest\u00e0 un periodo di riflessione con s\u00e9 stesso, ma condivido il fatto che non ci sia nulla di scontato in questo. Conoscersi, avere un contatto intimo con il proprio sentire \u00e8 quanto di pi\u00f9 raro oggi e nella mia vita conosco moltissimi che non hanno mai percorso questa strada e che non vengono nemmeno sfiorati dalla preoccupazione di farlo\u2026 e probabilmente vivono una vita pi\u00f9 serena di tanti.<br \/>\n<strong>Questo suo sentire le cose\u00a0 mi fa venire in mente, e non credo a caso trovandoci nelle Marche, echi leopardiani\u2026 gli uomini primitivi, gli umili, il fanciullino e gli antichi sono felici perch\u00e8 pi\u00f9 vicini alla natura, quindi ignorano il loro reale stato\u2026 <\/strong><br \/>\nUn poeta che ho amato\u00a0 moltissimo e che continuo ad amare. Io non posso che per\u00f2 rifuggire dall\u2019inconsapevolezza del sapere:\u00a0 devo conoscere, anche a scapito di una vita serena, perch\u00e9 lo ritengo un dovere dell\u2019essere umano. Io aggiungerei che mi\u00a0 ritrovo molto nel\u00a0 pudore dei propri pensieri che non \u00e8 essere asociali, ma \u00e8 un pudore che da una grande spiritualit\u00e0 che va protetta e che quindi non va necessariamente\u2026<br \/>\n<strong>Mercificata\u2026(e mi viene in mente subito Kavafis \u201cper quanto sta in te: non sciuparla (la vita) nel troppo commercio con la gente con troppe parole in un viavai frenetico\u2026.\u201d)<\/strong><br \/>\nAssolutamente!<br \/>\n<strong>Nel suo processo creativo, \u00e8 stato mai influenzato dall\u2019idea di creare qualcosa di riconoscibile al suo stile? In poche parole, \u00e8 mai rimasto intrappolato dall\u2019idea artistica che lo spettatore \u00e8 abituato a riconoscerle? <\/strong><br \/>\nFarei una doverosa premessa: io in teatro non ho mai fatto pesare un ruolo o un\u2019opportunit\u00e0. Vivo in maniera sempre molto paritetica con tutti i miei collaboratori la creazione di uno spettacolo. Per questo ho sempre pensato che le mie idee debbano emergere dai miei lavori e che non sia obbligatorio stupire la gente con artifici macchinosi o scelte forti. Se si hanno delle idee queste poi pagano sempre ed il mio lavoro e la mia figura pubblica non hanno mai avuto bisogno di scelte visivamente forzate. Trovo che le mie idee abbiano un valore oggettivo che esprimo in termini di normalit\u00e0. Io ho sempre fatto comunque delle scelte consapevoli e sono una persona che esige sempre molto da se stesso. <strong>Sono il critico pi\u00f9 feroce del proprio lavoro <\/strong>e per questo motivo, nel tempo, ho imparato a non dare troppo peso alle recensioni, soprattutto a quelle che non hanno nessun intento, se non quello di distruggere un personaggio o uno spettacolo attraverso esso. In verit\u00e0 ad oggi sono stato una persona molto fortunata, non ho avuto mai un fiasco o contestazioni di genere. Alcuni miei colleghi cercano in verit\u00e0 appositamente di superare i limiti perch\u00e9 nella contestazione ricercano quella visibilit\u00e0 che in altro modo non otterrebbero. Vede, io amo molto il mio lavoro, amo quello che faccio ed ogni cosa che faccio lo faccio, oltre che per il rispetto che porto per il pubblico, anche per il rispetto che porto verso me stesso. Per questo motivo io seguo sempre umilmente la mia strada e, se alle volte non sono corrispondente con quello che il pubblico si aspetta da me, trovo spunto in questo per riflettere e crescere sotto tutti i punti di vista.<br \/>\nIo accetto le critiche quando sono articolate, costruttive e provenienti da persone che stimo. Le confesso che gi\u00e0 dopo la prima trovo sempre tantissime cose da cambiare, da integrare quindi mi rendo conto che \u00e8 assai difficile valutare quello che ho realizzato.<strong><br \/>\nDa dove prende ispirazione\u00a0 per i suoi nuovi allestimenti? <\/strong><br \/>\nIo mi sono avvicinato alla lirica dopo lo studio in Conservatorio (come tenore) ed ho coniugato il canto e l\u2019opera in genere con la mia fortissima passione per la storia dell\u2019arte, l\u2019architettura. Io sono nato e vissuto a Venezia ed ho avuto quindi l\u2019opportunit\u00e0 di vivere in una delle citt\u00e0 artisticamente pi\u00f9 belle al mondo. Sono sensibile a quella bellezza che a mio avviso ancora rimane assai attuale: prendo spunto dalla storia, dall\u2019arte e da \u00a0tutto quello che fa parte del mio patrimonio culturale. Ho sempre costruito i miei spettacoli in maniera trasparente. <strong>Il teatro deve essere chiaro, solare, logico e razionale<\/strong>, senza alcun tipo di elucubrazione recondita. Ci si deve sempre rapportare con rispetto a questa forma di espressione. Una deferenza che, anche nel passato, \u00e8 venuta a mancare e\u00a0 ha lentamente portato allo svilimento di questo genere.<br \/>\n<strong>Adesso non \u00e8 pi\u00f9 tempo di artifici volgari,<\/strong> bisogna, come dice il maestro Pizzi, perseguire l\u2019idea di un Teatro \u201cetico\u201d che abbia una connotazione di\u00a0 responsabilit\u00e0 civile superando quello che per cinquant\u2019anni \u00e8 stato esclusivamente un teatro politico. Dobbiamo perseguire un teatro formato da una forza di talenti e magari anche giovani e capaci e non solo di raccomandati o segnalati politicamente per determinati ruoli. I giovani sono la forza di questo cambiamento e bisogna anche non temere di formare all\u2019interno delle Accademie questa nuova generazione. Io ho personalmente avuto studenti che da soli hanno da poco intrapreso un loro percorso artistico anche in Teatri e realt\u00e0 artistiche importanti\u00a0 e ne parlo con profondo vanto e grandissima soddisfazione. Non bisogna temere di condividere. Noi per primi poi siamo responsabili dei fondi che ci vengono dati per fare teatro e questo vuol dire concepire e creare spettacoli che durino nel tempo, che possano girare e che non muoiano in sterili autocelebrazioni alla ricerca di disperate originalit\u00e0 o stranezze di forma.<br \/>\n<strong>Come si riconoscono una bella scenografia e una bella regia? Esistono per lei dei parametri oggettivi? <\/strong><br \/>\nChiaramente si. Mi viene in mente Bernini che, nella sua figura di architetto e decoratore, urbanista, etc., fu a tutto tondo un vero e proprio \u201c\u1f00\u03c1\u03c7\u03b9\u03c4\u03ad\u03ba\u03c4\u03c9\u03bd\u201d nel senso etimologico della parola appunto e cio\u00e8 \u201cprimo artefice\u201d, primo tra gli operai. Colui che coordina, che vigila, che immagina e progetta. In quest\u2019ottica, quando la coordinazione \u00e8 assente in una scenografia ed in una regia, quando \u00e8 male eseguita, mal progettata, quando non \u00e8 illuminata e non funzionale\u00a0 e quando non \u00e8 fortemente caratterizzata e potenzialmente presa ed applicata a qualsiasi altra opera, allora \u00e8 per me oggettivamente una regia ed una scenografia poco interessante. Io su questo ho una visione molto classicista dell\u2019opera e dell\u2019architettura .<br \/>\n<strong>Molti ricercano la novit\u00e0 di un nuovo linguaggio, per questo motivo spesso risulta incomprensibile. <\/strong>Io non credo in questa esigenza. Il nostro \u00e8 un linguaggio figurativo che \u00e8 nato e si \u00e8 formato grazie a dei geni assoluti e non trovo la necessit\u00e0 di concepirne di nuovi ed incomprensibili. Il nostro compito \u00e8 solo quello di recuperare e \u201cspolverare\u201d in maniera non tanto moderna quanto contemporanea un linguaggio che pu\u00f2 aiutare a fare un teatro comprensibile. Si pu\u00f2 trattare sempre uno stesso tema registico, ma sempre con un accento diverso. Questa la genialit\u00e0 ed il talento di un buon architetto del teatro.<br \/>\n<strong>Chi \u00e8 nel 2011 il maggior fruitore dell\u2019Opera Lirica in Italia secondo lei? <\/strong><br \/>\nIo credo il ceto borghese dai cinquanta ai sessant\u2019anni. Io mi batto spesso per svecchiare l\u2019opera ma il problema \u00e8 che dovrebbe essere lasciata in mano ai giovani invece \u00e8 in mano ancora a persone che rappresentano una generazione passata e che non conosce\u00a0 e non vive l\u2019attualit\u00e0. Io cerco nel linguaggio che conosco di rendere sempre i miei allestimenti attuali, ma senza mai trasfiguarli all\u2019eccesso. Bisogna conoscere e vivere questa generazione per poi poter portare in scena ci\u00f2 che accade nel mondo. Io faccio opera perch\u00e9 sono nel mondo, non per estraniarmene.<br \/>\n<strong>Quando si spengono le luci del palcoscenico,\u00a0 chi \u00e8 Massimo Gasparon? <\/strong><br \/>\nIo sono una persona normalissima e fortunatamente vivo la mia notoriet\u00e0 in maniera molto ironica e non mi prendo mai troppo seriamente. Nel tempo poi ho avuto modo di bilanciare il mio lato privato da quello pubblico ed ho imparato a dare del mio lavoro il giusto peso. Noi che lavoriamo nella lirica siamo poi meno visibili rispetto agli attori del cinema o della televisione, per cui riesco pi\u00f9 facilmente a \u201cmimetizzarmi\u201d nella vita di ogni giorno.<br \/>\n<strong>Ho posto la stessa domanda al Maestro Pizzi e vorrei porla anche a lei Maestro. Se potesse avere come per magia la possibilit\u00e0 di passeggiare con se stesso, ma da bambino, mano per la mano, cosa gli racconterebbe del futuro che dovr\u00e0 affrontare? <\/strong><br \/>\nMa io direi che probabilmente avevo gi\u00e0 intuito tante cose, ma avevo dubitato della mia intenzione, ascoltando troppo forse gli spunti che il mondo intorno a me mi dava. Se potessi dirmi qualcosa, beh direi di perseguire il proprio sogno, di non dubitare e di fidarsi di pi\u00f9 del proprio sentire. Io sono stato sin da piccolo abbastanza consapevole di me stesso e delle mie potenzialit\u00e0, per\u00f2 mi suggerirei di perseguire il cammino che gi\u00e0 sentivo nel profondo. Questo \u00e8 quello che mi permetterei di dire a tutti coloro che desiderano fare questo lavoro. Per il resto, non ho rimpianti e se potessi tornare indietro farei tutto quello che ho fatto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nonostante una &#8220;prima&#8221; dfficoltasa a causa del maltempo, \u00e8 andata in scena lo scorso sabato, all\u2019arena Sferisterio di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":19,"featured_media":19677,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[14667,550,102,2722,703],"class_list":["post-19676","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interviste","tag-interviste","tag-massimo-gasparon","tag-rigoletto","tag-sferisterio-opera-festvial","tag-verdi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19676","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/19"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19676"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19676\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87647,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19676\/revisions\/87647"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/19677"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19676"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19676"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19676"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}