{"id":21789,"date":"2011-09-20T08:55:15","date_gmt":"2011-09-20T06:55:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=21789"},"modified":"2016-12-18T05:00:43","modified_gmt":"2016-12-18T04:00:43","slug":"palermo-teatro-massimotosca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/palermo-teatro-massimotosca\/","title":{"rendered":"Palermo, Teatro Massimo:&#8221;Tosca&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Palermo, Teatro Massimo \u2013 Stagione Lirica 2011<\/em><br \/>\n<strong>\u201cTOSCA\u201d<\/strong><br \/>\nMelodramma in tre atti su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica,<br \/>\ndal dramma omonimo di Victorien Sardou.<br \/>\nMusica di <strong>Giacomo Puccini<br \/>\n<\/strong><em>Tosca <\/em>NORMA FANTINI<br \/>\n<em>Mario Cavaradossi<\/em> JORGE DE LEON<br \/>\n<em>Il Barone Scarpia <\/em>GIORGIO SURIAN<br \/>\n<em>Cesare Angelotti <\/em>ALESSANDRO SVAB<br \/>\n<em>Spoletta<\/em> CARLO BOSI<br \/>\n<em>Il Sagrestano <\/em>ROBERTO ABBONDANZA<br \/>\n<em>Sciarrone <\/em>FRANCESCO VULTAGGIO<br \/>\n<em>Un Carceriere <\/em>VINCENZO RASO<br \/>\n<em>Il pastorello <\/em>RAFFAELLA GANDOLFO<br \/>\nOrchestra, Coro e Coro di voci bianchedel Teatro Massimo di Palermo<br \/>\nDirettore <strong>Omer Meir Wellber<\/strong><br \/>\nMaestro del coro <strong>Andrea Faidutti<\/strong><br \/>\nVoci bianche dirette da<strong> Salvatore Puntaro<br \/>\n<\/strong>Regia<strong> Joseph Franconi Lee<\/strong><br \/>\nScene e Costumi <strong>William Orlandi<\/strong><br \/>\nLuci <strong>Roberto Venturi<\/strong><br \/>\n<em>Palermo, 18 settembre 2011<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la parentesi estiva affidata a <em>Turandot<\/em>, la stagione 2011 del Teatro Massimo prosegue ancora all\u2019insegna di Giacomo Puccini. Torna infatti una delle opere pi\u00f9 amate del maestro toscano, rappresentata sempre con grande successo e a Palermo interpretata dai grandi nomi della lirica, lungo tutto il Novecento (da Beniamino Gigli a Renata Tebaldi, da Mario Del Monaco a Raina Kabaivanska). L\u2019indiscusso fascino di <em>Tosca<\/em> si rinnovella ad ogni appuntamento, ad ogni recita, e conserva intatta la propria forza di coinvolgimento, la capacit\u00e0 di ipnotizzare il pubblico attraverso una musica ed un\u2019azione travolgenti. Per quanto distante nel tempo (quasi quindici anni sono passati dal lontano 1997), l\u2019allestimento riproposto \u00e8 ben presente nella mente di chi scrive, e colp\u00ec allora per la sua efficacia, cos\u00ec come riesce a colpire ancora oggi. Innanzitutto si segnalano le scenografie di <strong>William Orlandi<\/strong>, che rileggono la tradizione in nuova chiave, costruendo uno spazio tutto dominato da gigantesche statue in \u201cmovimento\u201d (la Vergine del primo Atto, l\u2019arcangelo Michele del terzo) e soprattutto dalle tele di matrice caravaggesca, all\u2019uopo trasformate in piano di calpestio dei personaggi (\u00e8 il caso del dipinto della Maddalena, che tanto ci ricorda l\u2019omonimo quadro di Andrea Vaccaro).<br \/>\nIl sottile gioco dei chiaroscuri offerto dai dipinti si riflette poi nell\u2019impostazione delle luci, qui affidate a <strong>Roberto Venturi<\/strong>. Conformemente alla cupezza che caratterizza il dramma, predominano con decisione le ombre, mentre di fatto le poche luci sono quasi sempre bagliori di morte, di sconcertante violenza: valga come esempio la soluzione del secondo Atto, che lascia intravedere un fascio luminoso, dalla porta sulla destra, a rappresentare icasticamente le torture che in quel momento Mario Cavaradossi sta subendo. A sua volta la regia di <strong>Joseph Franconi Lee<\/strong> \u2013 da un\u2019idea di <strong>Alberto Fassini<\/strong> \u2013 calibra perfettamente i movimenti dei vari personaggi, evitandone i momenti statici e trasformandoli in figure inquiete, senza pace e in continuo tormento. Mobilit\u00e0 visiva che viene rispecchiata nella mobilit\u00e0 musicale della partitura, attentamente filtrata dalla bacchetta del direttore israeliano <strong>Omer Meir Wellber<\/strong>. Il giovane direttore ha dalla sua la capacit\u00e0 di isolare e mettere in risalto i \u201ctemi ricorrenti\u201d, anche quelli pi\u00f9 nascosti, assecondato in questo dall\u2019ottima sintonia con l\u2019orchestra del Teatro Massimo. D\u2019altra parte, per\u00f2, in alcune occasioni egli conferisce scarso rilievo a certe sospensioni, certe pause, offrendoci di fatto una <em>Tosca<\/em> eccessivamente accelerata, ma autenticamente inquieta, in questo rispondente al disegno del regista.<br \/>\nTale lettura viene supportata da buoni interpreti, sia principali che secondari. Fortemente inquieta, a tratti isterica, \u00e8 la Tosca di <strong>Norma Fantini<\/strong> che riesce a caricare di pura inquietudine anche il proprio canto, con effetti aderenti alle infinite sfumature del personaggio (questo ad ulteriore riprova dell\u2019assoluta padronanza del ruolo, indubbiamente fra i cavalli di battaglia della cantante piemontese). Nel primo Atto il soprano risulta estremamente attento ai minimi dettagli \u2013 la spasmodica ricerca della presunta rivale, il gesto della mano per simulare il fruscio delle vesti \u2013 ed arriva a esprimere sia passione che gelosia, attraverso una vocalit\u00e0 ricca di colori. Nel secondo Atto, pur avvertendo lievi forzature negli acuti pi\u00f9 impervi, il risultato complessivo \u00e8 emotivamente coinvolgente e in \u201cVissi d\u2019arte\u201d la Fantini regala profondi accenti di commozione, anche sulla scorta dell\u2019omaggio a Vincenzo La Scola e Salvatore Licitra, i due tenori recentemente scomparsi ai quali il soprano ha voluto dedicare la sua prova.<br \/>\nNell\u2019interpretazione dell\u2019aria, Norma Fantini ha inoltre ricevuto il giusto supporto dell\u2019orchestra, che ne ha seguito con estrema attenzione il profilo canoro, creando al contempo l\u2019attesa necessaria per il dispiegarsi del celebre brano. Accanto alla Fantini, nel ruolo di Mario Cavaradossi, il tenore spagnolo <strong>Jorge De Le\u00f3n<\/strong> convince per temperamento e doti vocali, esibiti con maestria, per quanto ancora in fase di affinamento. La salita sugli acuti appare quasi sempre piuttosto sicura e rischiara alcune zone timbricamente cupe, evidenti soprattutto nella parte centrale del registro. Forse anche per il piglio giovanile, il suo Cavaradossi ci \u00e8 sembrato pi\u00f9 uno bimbo spaurito, pronto a rifugiarsi tra le braccia della volitiva Floria, piuttosto che un uomo sicuro e maturo: interpretazione a nostro parere pienamente adeguata al personaggio, e che tuttavia ne penalizza la componente passionale, qui soggiogata dalla prepotente femminilit\u00e0 della protagonista. Tale passione viene per\u00f2 recuperata sul piano vocale, nei non infrequenti slanci canori di cui De Le\u00f3n d\u00e0 prova in pi\u00f9 occasioni. Soprattutto in \u201cRecondita armonia\u201d, il tenore espande la propria vena melodica ed allo stesso tempo si mostra pronto a sottolineare con raffinatezza i passaggi pi\u00f9 importanti di testo e musica (colpisce in particolare la resa della frase \u201cl\u2019ardente amante mia\u201d che il tenore cesella con inaspettata delicatezza).<br \/>\nQualche perplessit\u00e0 l\u2019ha invece suscitata <strong>Giorgio Surian<\/strong>, uno Scarpia sempre corretto nel fraseggio e nel dosaggio delle qualit\u00e0 vocali, che per\u00f2 sul livello interpretativo crea un barone del tutto privo di cattiveria, di quella lacerazione interiore che ne fa una delle figure pi\u00f9 affascinanti del repertorio operistico. Complice anche una certa assenza di volume, nel secondo Atto (che pure \u00e8 l\u2019Atto in cui dovrebbe dominare) Surian non riesce ad imporsi, n\u00e9 scenicamente n\u00e9 vocalmente, ed il suo canto risulta privo di potenza, come spesso di sfumature. Anche nel \u201cTe Deum\u201d (indubbiamente il culmine emotivo dell\u2019intera opera) l\u2019effetto generale \u00e8 deludente: in questo caso nemmeno il coro viene in aiuto, segnalandosi per un apporto poco incisivo e che rimane in secondo piano, mentre in teoria dovrebbe rubare la scena al crudele capo della polizia pontificia. Se il palcoscenico sembra gremito sul piano visivo, non lo \u00e8 affatto su quello vocale. E se il Finale riesce ugualmente a sortire il suo effetto, lo fa esclusivamente in virt\u00f9 della musica e delle soluzioni registiche.<br \/>\nPure l\u2019entrata in scena di Scarpia, altro <em>coup de th\u00e9\u00e2tre <\/em>di magistrale fattura, non convince: con un gesto vocale di assoluta potenza, il barone dovrebbe far tremare tutti i personaggi, come l\u2019intero pubblico. Invece Surian sfrutta pi\u00f9 che altro l\u2019effetto dell\u2019orchestra e fa risaltare il momento precedente, la scomposta frenesia che invade il palcoscenico alla notizia della sconfitta di Napoleone Bonaparte, rappresentata con allegro turbinio (sia vocale che coloristico) dall\u2019ottimo coro di voci bianche del Teatro Massimo. Ad enfatizzare la buona riuscita di questo passaggio, l\u2019essenziale apporto di <strong>Roberto Abbondanza<\/strong>, un Sagrestano davvero efficace, mestierante di razza, energico e pulito nelle inflessioni vocali, senza mai scadere nella macchietta fine a se stessa. Giudizi lusinghieri anche per l\u2019Angelotti di <strong>Alessandro Svab<\/strong> (tragico al punto giusto) e per il pastorello della giovanissima <strong>Raffaella Gandolfo<\/strong>, che fuori scena riesce ad incantare per la morbidezza del suo breve intervento. Meno significativi, ma comunque buoni, lo Sciarrone di <strong>Francesco Vultaggio<\/strong>, lo Spoletta di <strong>Carlo Bosi<\/strong> ed il carceriere di <strong>Vincenzo Raso<\/strong>. Il pubblico ha dimostrato caldo entusiasmo, tributando a tutti gli interpreti (e in particolare alla Fantini) applausi e riconoscimenti.<br \/>\n<em>Foto Franco Lannino \u2013 Teatro Massimo di Palermo<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Palermo, Teatro Massimo \u2013 Stagione Lirica 2011 \u201cTOSCA\u201d Melodramma in tre atti su libretto di Giuseppe Giacosa e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":54,"featured_media":21794,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[2377,3248,584,3161,3160,3249,676,3158,145,2103,3247,110,2376],"class_list":["post-21789","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-andrea-faidutti","tag-carlo-bosi","tag-puccini","tag-giorgio-surian","tag-jorge-de-leon","tag-joseph-franconi-lee","tag-norma-fantini","tag-omer-meir-wellber","tag-opera-lirica","tag-roberto-abbondanza","tag-teatro-massimo-di-palermo","tag-tosca","tag-william-orlandi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21789","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/54"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=21789"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21789\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87943,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21789\/revisions\/87943"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/21794"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=21789"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=21789"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=21789"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}