{"id":22531,"date":"2011-10-09T22:16:32","date_gmt":"2011-10-09T20:16:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=22531"},"modified":"2017-01-10T00:38:25","modified_gmt":"2017-01-09T23:38:25","slug":"manrico-gli-amici-e-la-claustrofobia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/manrico-gli-amici-e-la-claustrofobia\/","title":{"rendered":"Salerno, Teatro Verdi: &#8220;Il Trovatore&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Salerno, Teatro Verdi, Stagione Lirica 2011<\/em><br \/>\n<strong>&#8220;IL TROVATORE&#8221;<\/strong><br \/>\nDramma in quattro atti e otto quadri, su libretto di Salvatore Cammarano, tratto dalla tragedia El Trovador di Antonio Garc\u00eda Guti\u00e9rrez.<br \/>\nMusica di <strong>Giuseppe Verdi<\/strong><br \/>\n<em>Il Conte di Luna<\/em> PAOLO GAVANELLI<br \/>\n<em>Leonora <\/em>MARIA AGRESTA<br \/>\n<em>Azucena <\/em>DOLORA ZAJICK<br \/>\n<em>Manrico <\/em>MARCELLO GIORDANI<br \/>\n<em>Ferrando <\/em>CARLO STRIULI<br \/>\n<em>Ines <\/em>STEFANNA KYBALOVA<br \/>\n<em>Ruiz <\/em>ENZO PERONI<br \/>\n<em>Un vecchio zingaro <\/em>ANGELO NARDINOCCHI<br \/>\n<em>Un messo<\/em> FRANCESCO PITTARI<br \/>\nOrchestra Filarmonica Salernitana &#8220;Giuseppe Verdi&#8221;<br \/>\nCoro del Teatro dell&#8217;Opera di Salerno<br \/>\nDirettore <strong>Daniel Oren<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro <strong>Luigi Petrozziello<\/strong><br \/>\nRegia e luci <strong>Renzo Giacchieri<\/strong><br \/>\n<em>Salerno, 5 ottobre 2011<\/em><br \/>\nChi scrive non si \u00a0imbatteva nel <em>Trovatore<\/em> dall\u2019estate 2010, occasione della ripresa veronese dell\u2019allestimento targato Zeffirelli nelle lande areniane. E riconosco che ritrovare a distanza di un anno Manrico con la \u201cmamma\u201d, Leonora e tutti gli altri nei \u201cristretti\u201d spazi del teatro lirico salernitano fa uno strano effetto: da un lato conferma che il titolo non sia un autentico capolavoro (specie se confrontato con il fratello minore e la sorella maggiore della trilogia) dall\u2019altro ci obbliga ad abituare in fretta l\u2019occhio all\u2019asciutta essenzialit\u00e0 con cui <strong>Renzo Giacchieri<\/strong> guida la narrazione della vicenda. Nei piccoli spazi del \u201cVerdi\u201d infatti il diaframma della compartecipazione fra artisti e pubblico si stringe a vantaggio della dimensione intima del dramma. Cos\u00ec, degli spazi areniani restano solo tre nomi: quello di<strong> Daniel Oren<\/strong> (\u201caidologo\u201d fra i pi\u00f9 raffinati), Dolora Zajick (\u201calter-ego\u201d di Azucena e Amneris) e Marcello Giordani (\u201cturandottico e butterfliano\u201d sagace).<br \/>\nIl primo, a dispetto del \u201cminuscolo spazio vitale\u201d della buca, pare abbia a che fare con un\u2019orchestra di organico cospicuo\u2026 e questo non tanto per la risaputa partecipazione nella direzione (salta sul podio come un giovanotto e accompagna con il labiale e gesti ampi il canto) quanto soprattutto per i risultati ottenuti in termini di volume e dinamica. Oren conosce Verdi e conosce ogni recondito angolo della partitura di un\u2019opera che scava e approfondisce, che vive come dramma crudo e cupo d\u2019affetti contrastanti e contrastati, che filtra nell\u2019ottica del teatro, rifuggendo l\u2019effetto fine a se stesso. <strong>Ne deriva una lettura delle tinte quanto mai fosche e notturne (come le \u00abspoglie\u00bb degli zingari): lo si nota fin dalle battute iniziali del breve preludio (con l\u2019impasto di timbri fra viole e violoncelli),<\/strong> cos\u00ec come alla fine della prima scena e in molti altri momenti cruciali e secondari del dramma (come il sinuoso colore che accompagna il \u00abChe avvenne?\u00bb di Ines prima della cavatina di Leonora). Oren \u00e8 poi scrupolosamente attento al testo, al libretto, al senso e all\u2019emozione della parola \u201cscenica e non\u201d; la asseconda e la esalta, in modo particolare nei duetti (lodevoli i risultati in quello finale fra Manrico e Azucena) e nei cori (che presa quello staccato martellante degli armigeri \u00abSarebbe tempo presso la madre \/ All\u2019inferno spedirla\u00bb). Di fronte ad una prestazione tanto maiuscola sorvoleremo sul taglio del da capo nella cabaletta della cavatina di Leonora e nella \u00abpira\u00bb di Manrico (anche se, per lo meno in uno spazio chiuso, ci piacerebbe sentirle eseguite integralmente); loderemo ancora invece le indubbie qualit\u00e0 del concertatore che accompagna i cantanti con mano esperta raggiungendo\u00a0 una perfetta fusione fra buca e palcoscenico, mentre l\u2019orchestra dal canto suo risponde ad ogni sollecitazione (spesso anche verbale) con attenzione e precisione.<br \/>\n<strong>Dolora Zajick <\/strong>colma i risaputi problemi di dizione con un canto generoso, partecipe, torvo nei colori in cui la parola \u00e8 assoggettata alle regole della ritmica. In questo modo la sua \u201cvampa\u201d stride in maniera accattivante per i contrasti nei colori e il duetto con Manrico diventa una grande pagina di canto in cui la componente verbale e musicale si compenetrano con equilibrio. Si inserisce su questa linea anche il lavorio sulla martellante incisivit\u00e0 di acciaccature e trilli, su alcune frasi cruciali del dramma che nelle sue corde mutano in espressioni autentiche di sofferenze da scolpire nella mente e nel cuore del pubblico (mi riferiscono in particolare al \u00abMi vendica!\u00bb e a \u00abNo, soffrirlo non poss\u2019io \/ io tuo sangue \u00e8 sangue mio\u00bb). Insomma, la Zajick \u00e8 Azucena memorabile per la profondit\u00e0 della cavata, il fascino del timbro e l\u2019intensit\u00e0 della compartecipazione emotiva.<br \/>\n<strong>Marcello Giordani<\/strong> dipinge un Manrico dal canto luminoso, schietto e sincero che non manca l\u2019appuntamento con la grande romanza (che cesella con smorzature pregevoli),\u00a0 ma nel complesso non convince pienamente. La costante presenza in grandi teatri e ai festival estivi e non ultima la frequentazione con un repertorio di stampo smaccatamente verista hanno viziato il suo organo al canto di fibra e di spinta. Cos\u00ec, anche negli angusti spazi del \u201cVerdi\u201d, gli acuti sono spesso risolti con il ricorso all\u2019effetto e il registro di passaggio rivela alcune zone d\u2019ombra. Una prestazione alla quale oltretutto mancano anche quell\u2019eroicit\u00e0 di timbro e accento richieste dalla scrittura verdiana.<br \/>\nLa Leonora di <strong>Maria\u00a0 Agresta <\/strong>non avr\u00e0 forse un volume \u201careniano\u201d e un timbro particolarmente accattivante, e non avr\u00e0 forse neppure tutto il peso drammatico utile al personaggio, ma al \u201cVerdi\u201d si lascia ascoltare con grande interesse. Il soprano salernitano possiede una buona musicalit\u00e0 (che raggiunge l\u2019eccellenza nel recitativo che precede la grande aria del IV atto) e un fraseggio scrupolosamente orientato alla \u201cparola scenica\u201d. L\u2019attrice pu\u00f2 migliorare \u00e8 vero, e il registro acuto \u00e8 forse leggermente sbiancato, ma lo studio e l\u2019approfondimento della tecnica (che comunque ha dimostrato saldamente di possedere) lasciano luminosi margini di miglioramento.<br \/>\nRimane da riferire del Conte di Luna di <strong>Paolo Gavanelli,<\/strong> per il quale si pu\u00f2 parafrasare un\u2019espressione usata in altri contesti da Roberto Mori: \u201cil volenteroso mulinare\u201d d\u2019ugola \u201cdi un ex grande\u201d cantante. Spiace davvero dover stigmatizzare cos\u00ec una prestazione, ma il canto di Gavanelli ha ormai da tempo perso musicalit\u00e0 e elasticit\u00e0, scivolando in una sorta di fastidioso \u201cdeclamato\u201d. L\u2019organo \u00e8 affaticato e stanco, in pi\u00f9 punti sfibrato, scomposto e affetto da rilevanti problemi di intonazione, in modo particolare nel terzetto del I atto, nel \u00abBalen\u00bb (dove si inerpica per i tortuosi e sgradevoli sentieri della mezza voce) e nella successiva cabaletta.\u00a0 Inutile coprire a dismisura o \u201cingolare\u201d i suoni nel tentativo di mascherare i difetti di una voce logorata, anche da alcune scelte artistiche.<br \/>\nUna volta osservato che il Ferrando <strong>Carlo Striuli<\/strong> \u201centra tardi in partita\u201d ma lo fa con un canto molto elegante e dalle intriganti risonanze, e una volta lodata l\u2019eccellenza dei comprimari (l\u2019Ines di <strong>Stefania Kybalova<\/strong>, il Ruiz <strong>Vincenzo Peroni<\/strong>, il vecchio zingaro di <strong>Angelo Nardinocchi<\/strong> e il messo <strong>Francesco Pittari)<\/strong> resta da riferire dell\u2019allestimento. <strong>Le scene e i costumi provenivano da un allestimento storico e, anche se in alcuni momenti le rughe gli anni lasciavano piccoli segni<\/strong>, nella maggior parte dell\u2019opera, complici le suggestive luci curate dallo stesso regista, esaltavano il carattere notturno del dramma verdiano. In queste ambientazioni nobilmente oleografiche, la regia di Giacchieri segue senza stravolgimenti la narrazione della vicenda e si concentra sul rapporto fra Manrico e Azucena; un rapporto basato fin dall\u2019inizio sul tatto e sul contatto fisico, dapprima della madre verso il figlio e poi, nel finale, con l\u2019incedere del dramma, del figlio verso la madre. Nel successo vibrante arriso alla produzione vanno a pieno titolo inseriti l\u2019orchestra Filarmonica salernitana e il coro del Teatro, eccellentemente preparato <strong>Luigi Petrozziello<\/strong>.<br \/>\n<em>Foto Pasquale Stanzione<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Salerno, Teatro Verdi, Stagione Lirica 2011 &#8220;IL TROVATORE&#8221; Dramma in quattro atti e otto quadri, su libretto di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":68,"featured_media":22532,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[6278,4343,2351,1998,5671,153,264,9055,568,145,3374,2862,17801,3327,17802],"class_list":["post-22531","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-angelo-nardinocchi","tag-carlo-striuli","tag-daniel-oren","tag-dolora-zaijck","tag-francesco-pittari","tag-giuseppe-verdi","tag-il-trovatore","tag-marcello-giordani-it","tag-maria-agresta","tag-opera-lirica","tag-paolo-gavanelli","tag-renzo-giacchieri","tag-stefania-kybalova","tag-teatro-verdi-di-salerno","tag-vincenzo-peroni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22531","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/68"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22531"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22531\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":88252,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22531\/revisions\/88252"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/22532"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22531"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22531"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22531"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}