{"id":22635,"date":"2011-10-12T19:57:39","date_gmt":"2011-10-12T17:57:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=22635"},"modified":"2017-01-10T00:34:52","modified_gmt":"2017-01-09T23:34:52","slug":"parigi-opera-bastille-tannhauser","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/parigi-opera-bastille-tannhauser\/","title":{"rendered":"Parigi, Op\u00e9ra Bastille: &#8220;Tannh\u00e4user&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Parigi, Op\u00e9ra Bastille, Stagione Lirica 2011\/12<\/em><strong><br \/>\n&#8220;TANNH\u00c4USER&#8221; <\/strong><br \/>\nGrande opera romantica in tre atti (versione di Parigi del 1861).<br \/>\nLibretto e musica di <strong>Richard Wagner\u00a0<\/strong><br \/>\n<em>Hermann <\/em>CHRISTOF FISCHESSER<br \/>\n<em>Tannh\u00e4user <\/em>CHRISTOPHER VENTRIS<br \/>\n<em>Wolfram von Eschenbach <\/em>ST\u00c9PHANE DEGOUT<br \/>\n<em>Walther von der Vogelweide <\/em>STANISLAS DE BARBEYRAC<br \/>\n<em>Biterolf <\/em>TOMASZ KONIECZNY<br \/>\n<em>Heinrich der Schreiber <\/em>ERIC HUCHET<br \/>\n<em>Reinmar von Zweter <\/em>WOJTEK SMILEK<br \/>\n<em>Elisabeth <\/em>NINA STEMME<br \/>\n<em>Venus <\/em>SOPHIE KOCH<br \/>\nParis Opera Orchestra and Chorus<br \/>\nMa\u00eetrise des Hauts-de-Seine\/Paris Opera Children&#8217;S Chorus<br \/>\nDirettore <strong>Sir Mark Elder<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro <strong>Patrick Marie Aubert<\/strong><br \/>\nRegia <strong>Robert Carsen<\/strong><br \/>\nScene <strong>Paul Steinberg<\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Constance Hoffman<\/strong><br \/>\nLuci <strong>Robert Carsen<\/strong>, <strong>Peter Van Praet<\/strong><br \/>\nCoreografie <strong>Philippe Giraudeau<\/strong><br \/>\nCooproduzine Op\u00e9ra National de Paris, Gran Teatre del Liceu di Barcellona, Tokyo Opera Nomori.<br \/>\n<em>Parigi, 6 ottobre 2011<br \/>\n<\/em><strong>In questa impressionante produzione di <em>Tannh\u00e4user<\/em>, un cantore del XIV secolo che anela all\u2019ispirazione, al perdono e all\u2019accettazione, <\/strong>viene compiuto un balzo prodigioso nel mondo dell\u2019arte moderna. Il direttore d\u2019orchestra Sir Mark Elder e il regista Robert Carsen hanno affrontato questo <em>tour de force<\/em> come un team perfetto. Mentre uno tiene vivo l\u2019appassionato romanticismo musicale, l\u2019altro va alla ricerca dell\u2019importante contemporaneit\u00e0 di Wagner. Insieme hanno riformulato le pi\u00f9 grandi preoccupazioni vissute dal compositore: l\u2019arte come religione, la societ\u00e0 contro i reietti, l\u2019amore puro contrapposto all\u2019istinto sessuale e l\u2019apollineo e il dionisiaco insiti nella creativit\u00e0 artistica, con una naturalezza che stupisce. Quando il tema religioso ed edificante dell\u2019ouverture attacca, si \u00e8 inizialmente scioccati, poi intrigati dall\u2019azione in scena: un nudo voluttuoso viene colto da pi\u00f9 punti di vista, da una scuola di artisti in uno studio che ricorda un bordello. Ci sono dipinti ovunque, bench\u00e9 sia possibile solo intravederli: sono tutti rivolti verso il muro, rivelando solo le croci della loro struttura lignea e macchie rosse dove mani e pennelli\u00a0 sono stati ripuliti. Robert Carsen usa questi oggetti macchiati come <em>leitmotiv <\/em>simbolici, facendoli riapparire poi come croci di pellegrini, scudi di cavalieri, finch\u00e9 uno di essi, nella sua ultima trasformazione, \u00e8 appeso come l\u2019opera pi\u00f9 importante di Tannh\u00e4user in un museo moderno dedicato ad altre opere d\u2019arte storicamente controverse.<br \/>\n<strong>Bench\u00e9 l\u2019idea di Carsen sia del tutto originale, non toglie assolutamente nulla e non contrasta con la seriet\u00e0 del proposito di Wagner<\/strong>, e nemmeno toglie nulla alla bellezza della sua musica. Infatti, pu\u00f2 finanche aiutare ad isolare Tannh\u00e4user da certi <em>clich\u00e9<\/em> che ancora accompagnano l\u2019opera riguardanti la sua natura incompiuta, portandone la discussione ad un ulteriore livello. Wagner stesso rimaneggi\u00f2 il lavoro in diverse occasioni fino al punto di ammettere poco prima della sua morte di esserne debitore verso il mondo. Questa produzione \u00e8 comunque visivamente molto bella. La scenografia imponente monolitica ma intercambiabile di <strong>Paul Steinberg<\/strong> si sposta nel primo atto dal Venusberg alla Wartburg nello spazio di un cambio luci e riesce a essere evocativa e\u00a0 moderno allo stesso tempo.<br \/>\nIl cast \u00e8 straordinario. <strong>Sophie Koch <\/strong>(Venus) e <strong>Nina Stemme<\/strong> (Elisabeth) nei panni dei due poli della femminilit\u00e0, apportano entrambe un\u2019immensa gamma di colori e toni ai loro ruoli. Sophie Koch apre col languore che segue il rapporto sessuale, ma quando rimprovera Tannh\u00e4user per il desiderio di lasciare il Venusberg,\u00a0 trasforma la sua voce in una vera e propria arma.<br \/>\n<strong>L\u2019entrata di Nina Stemme attraverso il teatro con \u201c<em>Dich, teure Halle<\/em>\u201d \u00e8 brillante.<\/strong> Arrivando come uno spettatore in ritardo, si muove da sinistra verso destra nel suo meraviglioso abito bianco. La sua voce si espande pienamente raggiungendo ogni angolo della Bastille, come raramente ci \u00e8 capitato di ascoltare. La sua voce ha via via dipinto tutta la fragilit\u00e0 della difficile situazione psicologica\u00a0 di Elisabeth fino alla sua sua aria conclusiva, cantata su un materasso adagiato sul palco cesellata con grande sensibilit\u00e0 musicale.<br \/>\nIl tenore inglese <strong>Christopher Ventris <\/strong>(Tannh\u00e4user) \u00e8 ammirevole nella complessit\u00e0 del proprio ruolo. Ventris ha\u00a0 connotato il personaggio con tratti introversi, quasi misteriosi.\u00a0 Segnaliamo la bellissima linea di canto del\u00a0 suo duetto con la Stemme, che ha luogo su due rampe poste ad entrambi i lati del palco, sopra la buca dell\u2019orchestra e, nel finale dell&#8217;opera, il lungo, quasi prolisso, racconto della mancata assoluzione da parte del Papa, condotto da Ventris in modo sempre elegante, controllato e toccante.<br \/>\nIl baritono francese<strong> St\u00e9phane Degout<\/strong> (Wolfram von Eschenbach) \u00e8 stato una piacevolissima scoperta e la sua aria, \u201c<em>O du, mein holder Abendstern<\/em>\u201d, una dimostrazione dell\u2019arte del fraseggiare col <em>rubato<\/em>. Una vocalit\u00e0 morbida che scorre come oro colato. Anche se si tratta di un dettaglio trascurabile,\u00a0 Carsen ha caratterizzato questo personaggio con il gesto di togliersi\u00a0 gli occhiali ogni volta che si rapportava ad Elisabeth. Un&#8217;idea molto bella che dava un carattere di trasognata timidezza a Wolfram.<br \/>\nIl basso-baritono <strong>Christof Fischesser<\/strong> (il Langravio) canta con gran classe e una linea di canto elegantemente fraseggiata. <strong>Stanislas de Barbeyrac<\/strong> (Walther von der Vogelweide), <strong>Tomasz Konieczny<\/strong> (Biterolf),<strong> Eric Huchet<\/strong> (Heinrich der Schreiber) e <strong>Wojtek Smilek<\/strong> (Reinmar von Zweter) meritano tutti una menzione per il loro stile impeccabile. <strong>Laura Muller<\/strong>, il Pastorello, \u00e8 stata un tocco d&#8217;aria fresca della Wartburg, dopo l\u2019intenso scontro verbale tra Tannh\u00e4user e Venere.<br \/>\nLe brillanti sonorit\u00e0 delle trombe, strategicamente poste\u00a0 nelle zone alte della della sala hanno caratterizzato nel secondo atto, la grande marcia e\u00a0 l&#8217;imponente\u00a0 ingresso del Coro dell\u2019Op\u00e9ra, con l&#8217;apporto de la Ma\u00eetrise des Hauts-de-Seine e delle voci bianche. Il contributo musicale e teatrale di questi complessi al\u00a0 successo di questa produzione \u00e8 stato considerevole perch\u00e8 Carsen ha gestito le masse con grande abilit\u00e0: nella seconda scena del primo atto, quando il regista canadese pone i sette coristi al centro della scena, l\u2019effetto della loro armonizzazione \u00e8 trascinante o ancora quando fa ricorso al centro del palco\u00a0 quando Tannh\u00e4user viene respinto dopo la sua illecita rappresentazione della quintessenza dell\u2019amore: i solisti e i coristi girano intorno a lui con aria minacciosa, quasi sull&#8217;orlo\u00a0 della fossa dell\u2019orchestra.<br \/>\nIl pubblico ha risposto con applausi scroscianti&#8230; anche se non \u00e8 mancato qualche dissenso.\u00a0 Le perplessit\u00e0\u00a0 sono ovviamente legate alla trasposizione ad opera di Carsen delle vicende di un cantore del XIV secolo in un museo moderno, forse quegli stessi parigini che, dimenticando che il Louvre \u00e8 stato un continuo work-in-progress dall\u2019XI secolo, inizialmente snobbarono la piramide di vetro di Pei del 1989 come anacronistica. Questa produzione \u00e8 decisamente un&#8221; must&#8221; per gli amanti dell\u2019opera che progettano di visitare Parigi quest\u2019anno.<br \/>\n<em>Foto Elisa Haberer &#8211; Op\u00e9ra National de Paris<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parigi, Op\u00e9ra Bastille, Stagione Lirica 2011\/12 &#8220;TANNH\u00c4USER&#8221; Grande opera romantica in tre atti (versione di Parigi del 1861). 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