{"id":2281,"date":"2009-07-04T15:31:00","date_gmt":"2009-07-04T13:31:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=2281"},"modified":"2014-06-30T12:07:47","modified_gmt":"2014-06-30T10:07:47","slug":"la-norma-a-catania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/la-norma-a-catania\/","title":{"rendered":"La &#8220;Norma&#8221; a Catania"},"content":{"rendered":"<p>Siamo nel marzo del 1950 a Catania , dove Maria torner\u00e0 anche l&#8217;anno seguente, nel marzo 1951 come astro fulgente delle celebrazioni per i 150 anni della nascita di Bellini, interpretando Norma e Elvira dei Puritani. La Simionato ha sempre ricordato che, rientrando con lei in albergo dopo il trionfo tributato dal pubblico catanese, la Callas le chiese: <em>&#8220;Come giustifichi questo successo, perch\u00e9 vanno in delirio? Io non lo capisco. Se dovessi spendere duecento lire per andare ad ascoltarmi, non le pagherei!&#8221;<\/em>. All&#8217;epoca, l&#8217;ingresso al loggione della Scala costava seicento lire, dunque la sfiducia in s\u00e9 di questa grande artista, era profonda.<br \/>\nNelle immagini che vedrete potrete riconoscere tra i colleghi <strong>Mirto Picchi <\/strong>nella parte di Pollione, <strong>Jolanda Gardino<\/strong> in quella di Adalgisa e <strong>Marco Stefanoni <\/strong>nel ruolo di Oroveso. <strong>Purtroppo di quelle recite non ho al momento alcuna recensione da poter allegare alle immagini,<\/strong> la prima che ho in mio possesso e che riproduco di seguito quella che <strong>Teodoro Celli <\/strong>scrisse all&#8217;indomani delle recite di <em>Norma<\/em> nel teatro scaligero.<br \/>\n<strong>GIUDITTA PASTA VINSE IL TERREMOTO.<br \/>\n<em>LA CANTANTE MARIA<\/em><\/strong><em><strong> CALLAS HA DATO UNA MAGISTRALE INTERPRETAZIONE DI &#8220;NORMA&#8221; CRONACA MUSICALE DI TEODORO CELLI<br \/>\n<\/strong><\/em>Tratto dalla rivista &#8220;OGGI&#8221;del 31 gennaio 1952<br \/>\n<strong>Da qualche anno, ormai, il soprano Maria Callas Meneghini passava per i teatri lirici italiani <\/strong>riscuotendo nelle pi\u00f9 diverse opere di repertorio calorosi successi; ma alla Scala ancora non s&#8217;era presentata. Per la verit\u00e0: era comparsa in una ripresa di Aida, due anni fa, in occasione d&#8217;una &#8220;serata di gala&#8221; per l&#8217;inaugurazione della Fiera campionaria, tuttavia non aveva entusiasmato n\u00e9 persuaso. <strong>Quest&#8217;anno tuttavia la sovrintendenza scaligera s&#8217;\u00e8 decisa a presentare Maria Callas come elemento di primissimo piano: le ha affidato la parte della protagonista nei <em>Vespri siciliani,<\/em><\/strong> opera inaugurale della stagione, e <strong>quindi l&#8217;ha &#8220;provata&#8221; in una delle parti pi\u00f9 impegnative del repertorio ottocentesco, quella della Norma di Bellini. <\/strong>Nei <em>Vespri<\/em> la Callas s&#8217;\u00e8 fatta ammirare; pur tuttavia nell&#8217;animo degli ascoltatori permaneva una certa diffidenza, poich\u00e9 si trattava d&#8217;un&#8217;opera poco nota, a proposito della quale non era possibile stabilire paragoni con altri interpreti del passato<strong>. <\/strong>Ma con <em>Norma<\/em> la Callas ha vinto, crediamo definitivamente, la ritrosia e la diffidenza del pubblico ambrosiano. Ha riportato una vittoria nettissima quanto pi\u00f9 impervia e impegnativa \u00e8 la realizzazione del personaggio belliniano<strong><strong>. Si sapeva che Norma, era uno dei cavalli di battaglia della Callas; non si voleva credere per\u00f2 che questo soprano potesse cos\u00ec intelligentemente e con tale musicalit\u00e0 disegnare il difficile personaggio. <\/strong><\/strong>Ora i dubbi sono stati fugati dall&#8217;impeto degli applausi.Non che la sua voce &#8211; sia ben chiaro &#8211; abbia caratteristiche &#8220;naturali&#8221; di particolare bellezza, anzi, ci\u00f2 che a tutta prima induce in diffidenza chi ascolta questa cantante \u00e8 il timbro piuttosto stridulo di alcune note e la discontinuit\u00e0 della gamma<strong><strong>. La Callas non ha una voce egualmente vellutata e limpida in tutti i registri, le<\/strong> <\/strong>note basse sono di scarsa intensit\u00e0 e il &#8220;ponte&#8221; fra il registro medio e quello acuto \u00e8 per lei spesso pericoloso da varcare.<\/p>\n<p>Potremmo dire, insomma che ella \u00e8 paragonabile a un concertista di piano o di violino che usufruisca di un cattivo strumento, intonatissimo, certo, ma dal suono noncompletamente gradevole. Sennonch\u00e9 la Callas, per naturale intelligenza affinata da lunghi e fruttuosi studi, sa &#8220;suonare&#8221; stupendamente l&#8217;imperfetto strumento avuto in dono dalla sorte; conoscendone i naturali difetti e avendo meditato il modo di sopperirvi, ella e&#8217; capace di compiervi le pi\u00f9 audaci acrobazie vocali, che appunto cos\u00ec spesso s&#8217;impongono a chi affronti la monumentale parte dell&#8217;eroina del capolavoro di Bellini<strong><strong>. E, ci\u00f2 che pi\u00f9 conta, la Callas impegna la propria &#8220;scuola&#8221; vocale, la propria bravura di &#8220;concertista&#8221; del canto, <\/strong><\/strong><strong>Norma la Callas ha vinto, crediamo definitivamente, la ritrosia e la diffidenza del pubblico ambrosiano; ha riportato una vittoria nettissima che ha tanto maggior valore quanto pi\u00f9 impervia<strong><strong>per interpretare il personaggio: si dedica, insomma, alla ricerca dell&#8217;a&#8221;accento&#8221; pi\u00f9 intenso, che sia quello<\/strong><\/strong> <\/strong>artisticamente vero, rivelatore delle passioni del personaggio di Norma.<\/p>\n<p>E qui \u00e8 bene ricordare agli idolatri del &#8220;bel suono&#8221;, del canto inteso unicamente come piacevole vellicamento del timpano, della melodia come mera soddisfazione edonistica, quanto Bellini stesso, in una sua famosissima lettera rivelava circa il proprio modo di comporre<strong><strong><strong>.<\/strong><\/strong><\/strong><em>&#8220;Io studio attentamente&#8221;<\/em>, scriveva il catanese, <em>&#8220;il carattere dei personaggi, le passioni che li predominano e i sentimenti; poi invaso dagli effetti di ciascun di loro immagino esser divenuto quel desso che <\/em>parla; e chiuso quindi nella mia stanza comincio a declamare la parte del personaggio del dramma con tutto il calore della passione, e osservo intanto le inflessioni della mia voce, l&#8217;affrettamento e il languore della pronuncia in questa circostanza, l&#8217;accento insomma e il tuono dell&#8217;espressione che d\u00e0 natura all&#8217;uomo in balia delle passioni, e vi trovo i motivi e i tempi musicali adatti a dimostrarle&#8221;<strong><strong><strong>.<\/strong><\/strong><\/strong>Dunque anche il &#8220;lirico puro&#8221;Bellini mirava al dramma e cercava di realizzarlo mediantel&#8217;accento musicale pi\u00f9 proprio.<strong><strong><strong> Il merito dell&#8217;interpretazione di Maria Callas \u00e8 consistito proprio nella quasi constante e felice realizzazione dei diversi &#8220;accenti&#8221; belliniani.<\/strong><\/strong><\/strong> Fra i tanti momenti grandemente efficaci citeremo quello dell&#8217;ultimo atto, per l&#8217;intensit\u00e0 con cui questa interprete, pur sfornita d&#8217;un registro basso sufficientemente voluminoso, ha saputo attaccare la disperata e aggressiva frase &#8220;In mia mano al fin tu sei&#8230;&#8221;. Fino a quel momento la Callas aveva costretto gli ascoltatori scaligeri all&#8217;ammirazione: di l\u00ec in poi li ha spinti all&#8217;entusiasmo. Certo, vi sono nella Norma parecchi momenti in cui l'&#8221;accento&#8221; belliniano \u00e8 talmente pacato, attenuato, puramente sereno, che la melodia si snoda illuminata da un chiarore estatico ed immobile. Sono i momenti in cui la Callas, come e&#8217; intuibile, persuade meno. E&#8217; il grande momento di &#8220;Casta diva&#8221;, per il quale occorrerebbe davvero una voce quanto mai levigata, eguale e pura<strong><strong><strong>. <\/strong><\/strong><\/strong>Una voce capace di compiere miracoli, come sembra ne compisse quella della prima Norma, Giuditta Pasta, a stare almeno a quanto racconta il Monaldi: &#8220;La sera del 2 dicembre 1834 Giuditta Pasta cantava Norma al Comunale di Bologna. Una folla immensa era accorsa a teatro per ascoltare le divine melodie belliniane. Giuditta Pasta aveva appena cominciato a innalzare il canto sublime alla &#8220;Casta diva&#8221; allorch\u00e9 una forte scossa di terremoto preceduta da un lugubre rombo fece tremare spaventosamente il teatro<strong><strong><strong>. <\/strong><\/strong><\/strong>Il terrore fu immenso; per\u00f2 non uno spettatore, nonostante la paura, abbandon\u00f2 il proprio posto. Cessato il fenomeno, trascorsi brevissimo intervalli, Giuditta Pasta riprese il dolce canto, e dieci minuti dopo, nell&#8217;onda della musica di Bellini, nessuno ramment\u00f2 quasi pi\u00f9 l&#8217;ansia provata poco prima&#8221;. La voce della Callas non saprebbe compiere, crediamo, simili miracoli. Ma, considerando ci\u00f2 che questa interprete sa complessivamente dare nel corso dei quattro atti, e contando anche sulla scarsa frequenza dei terremoti, possiamo egualmente dichiararci soddisfatti.<\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-2281 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/la-norma-a-catania\/dscn4129\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"70\" height=\"70\" src=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/dscn4129-70x70.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/la-norma-a-catania\/dscn4127\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"70\" height=\"70\" 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