{"id":22939,"date":"2011-10-15T14:48:46","date_gmt":"2011-10-15T12:48:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=22939"},"modified":"2016-11-27T22:30:02","modified_gmt":"2016-11-27T21:30:02","slug":"vita-e-antisemitismo-a-cleveland","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/vita-e-antisemitismo-a-cleveland\/","title":{"rendered":"Beverly Sills &#8211; Vita e antisemitismo a Cleveland"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Metter su casa a Cleveland, adattarsi alle figlie di Peter, incontrare la loro madre, aiutare il New York City Opera a rimanere in piedi,<\/strong> il cambio di agente &#8211; i primi tre mesi del 1957 furono un gioco da ragazzi per Beverly Sills al confronto di ci\u00f2 che l\u2019aspettava.<br \/>\nTanto per cominciare, non sarebbe andata a New York per cantare nella stagione primaverile del NYCO. Morton Baum, l\u2019amministratore finanziario della compagnia, pochi giorni prima delle dimissioni Rosenstock dal ruolo di direttore generale, aveva annunciato la cancellazione della stagione primaverile del 1957.<br \/>\n<strong>Julius Rudel rassicur\u00f2 Beverly che la cancellazione era stata decisa per dare ai contabili della compagnia<\/strong> tutto il tempo necessario per riorganizzare la struttura finanziaria della compagnia. Rudel le disse di non preoccuparsi perch\u00e9 la stagione autunnale non era in discussione. In fondo, la cosa non era poi un gran guaio per Beverly poich\u00e9 le dava la possibilit\u00e0 di familiarizzare con Cleveland e di prendere realmente possesso della casa di famiglia.<br \/>\n<strong>In realt\u00e0, la signora Greenough non faceva chiss\u00e0 che in termini di lavori domestici,<\/strong> anche perch\u00e9 non le era permesso. Peter Greenough era ormai abituato ad avere tre collaboratrici domestiche e un\u2019addetta alla lavanderia e quest\u2019ultime si erano ormai abituate ad avere un posto in cui vivere. Durante il giorno, queste signore vestivano uniformi rosa o verde, mentre a sera indossavano le classiche uniformi bianche e nere. Il suo compito pi\u00f9 arduo come padrona di casa era trovar cose da far fare loro. La casa era enorme e non ancora del tutto arredata e per la velocit\u00e0 alla quale la stavano arredando, ogni signora aveva una camera a testa di cui occuparsi. Due di loro avevano apertamente fatto capire che speravano in un ritorno della ex moglie di Peter e non si erano preoccupate di non far intendere a Beverly che non si sarebbero dispiaciute se lei si fosse tolta dai piedi una volta per sempre. Beverly non le tenne a servizio per molto tempo.<br \/>\n<strong>La reazione che si ha ad un nuovo ambiente in cui ci si trova a vivere e che comunemente si definisce <em>shock culturale<\/em><\/strong> descrive solo in parte la sensazione che Beverly prov\u00f2 nel lasciare un bilocale di Manhattan per una magione da venticinque camere nella periferia di Cleveland. Per non parlare della solitudine: si sentiva davvero sola! Dopo che le bimbe erano andate a scuola al mattino, Beverly si chiudeva nella sua sala da musica a suonare il piano per ore e ore.<br \/>\n<strong>Anche la vita sociale non era esattamente esaltante: a parte le cene per pochi intimi<\/strong>, le partite di baseball e i concerti, la vita sociale dei coniugi Greenough era ristretta nel vero senso della parola. Vedevano i parenti di Peter solo nelle feste di famiglia. In pi\u00f9, durante questo periodo molti amici di Peter divennero ex amici. Beverli pensava che fosse incredibilmente crudele punirlo in questo modo per averla sposata. Prese tutte queste defezioni sul personale, ma non avrebbe dovuto. Queste persone non ce l\u2019avevano con Peter aveva sposato <em>lei<\/em>; ce l\u2019avevano con Peter perch\u00e9 aveva sposato un\u2019<em>ebrea<\/em>.<br \/>\n<strong>Beverly era ingenua e certo non avrebbe mai pensato ad un concetto odioso come <em>antisemitismo<\/em>.<\/strong> Era certa che sarebbe stata vista con sospetto per il suo essere ebrea, ma era altrettanto certa che una volta che l\u2019avessero conosciuta sarebbero divenuti amici. Non le era mai balenata in mente l\u2019idea che non si sarebbero concessi di approfondire la sua conoscenza. Il problema non era lei, Beverly: era il suo essere ebrea. Niente di personale, quindi.<br \/>\nBen presto, Beverly cominci\u00f2 a rimpiangere New York e la cosa la faceva sentire anche peggio. Il lavoro di suo marito era a Cleveland e Beverly non se la sentiva di fargli pressione per trasferirsi solo perch\u00e9 lei non si divertiva. Non le restava che abituarsi a Cleveland.<br \/>\n<strong>Intanto aveva cominciato a rivalutare l\u2019idea se voleva davvero o meno una carriera di cantante d\u2019opera.<\/strong> Decise che non la voleva. Ci aveva provato per molto tempo e sapeva che non c\u2019erano molti posti in cui cantare e che non era approdata a nulla. Era quasi decisa a limitare la sua attivit\u00e0 di cantante alle brevi stagioni del NYCO e alle apparizioni estive al Musicarnival di Cleveland. Dopotutto, aveva ormai ventotto anni e desiderava diventare madre. Se e quando fosse diventata madre, non avrebbe voluto affidare l\u2019educazione dei suoi figli ad una serie di tate quando si fosse allontanata per qualche mese ogni tanto &#8211; e forse non si sarebbe mai nemmeno trovata di fronte ad un simile dilemma. Non aveva ancora rivoluzionato il mondo dell\u2019opera e questo obiettivo non le sembrava pi\u00f9 molto importante. Si guard\u00f2 nel cuore e non ci vide pi\u00f9 ambizione.<br \/>\n<strong>Quell\u2019estate, Jean Morel, un simpatico francese che l\u2019aveva diretta in <em>Mignon<\/em><\/strong>, sarebbe apparso come direttore d\u2019orchestra per il Metropolitan Opera durante la consueta mini tourn\u00e9e di una settimana a Cleveland. Beverly era entusiasta all\u2019idea di rivederlo e decise di organizzare un ricevimento in suo onore. Svolse il suo compito di padrona di casa e organizzatrice come si conviene &#8211; sped\u00ec inviti formali, ingaggi\u00f2 un servizio catering, fioristi e musicisti: solo il meglio per il suo amico Jean. Nonostante molti avessero accettato l\u2019invito, solo dei cugini si presentarono e pi\u00f9 nessun altro. Nessuno.<br \/>\n<strong>Beverly aveva dovuto affrontare momenti duri da quando era arrivata a Cleveland, ma questo era il peggiore. <\/strong>Non era una questione di emozioni come rabbia, furia o ira. Dopo quella sera, e per tutte le sere in cui visse a Cleveland, Beverly divenne una donna amareggiata. Si sentiva letteralmente in trappola. Non c\u2019\u00e8 bisogno di dire che non vedeva l\u2019ora di passare il mese di aprile del 1958 lontano da Cleveland, grazie agli impegni col NYCO.<br \/>\n<strong>La compagnia era ancora nei guai dal punto di vista finanziario e Morton Baum dovette farsi un giro di diverse fondazioni<\/strong> per trovare dei sovvenzionamenti. Baum fece una buona impressione alla Ford Foundation che decise di elargire dei fondi alla compagnia, ma ad una condizione: la compagnia doveva sottoporre un progetto che la fondazione doveva approvare prima di stanziare i fondi. Baum propose l\u2019idea di di due stagioni dedicate interamente ad opere americane. Julius Rudel era preoccupato della risposta del pubblico al botteghino, ma Baum e la Ford Foundation ebbero la meglio. La fondazione elarg\u00ec centomila dollari da spendere nella stagione primaverile tutta americana del 1958.<br \/>\n<strong>Uno dei titoli di maggior richiamo di quella stagione sarebbe stato\u00a0<em>The Ballad of Baby Doe<\/em>, un lavoro meraviglioso di Douglas Moore<\/strong>, al suo debutto newyorchese. Chi l\u2019aveva vista ne parlava in termini di un capolavoro moderno.<br \/>\n<strong><em>The Ballad of Baby Doe<\/em> debutt\u00f2 il 3 aprile 1958, a meno di due mesi dal ventinovesimo compleanno della Sills. <\/strong>Beverly Sills aveva ritrovato fiducia in s\u00e9 stessa e nel suo sogno di diventare una star della lirica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Metter su casa a Cleveland, adattarsi alle figlie di Peter, incontrare la loro madre, aiutare il New York [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":34,"featured_media":22940,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15],"tags":[14671,14674,3457,2607,3456,3028,2608,3458],"class_list":["post-22939","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","tag-approfondimenti","tag-beverly-sills","tag-douglas-moore","tag-julius-rudel","tag-morton-baum","tag-new-york-city-opera","tag-peter-greenough","tag-the-ballad-of-baby-doe"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22939","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/34"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22939"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22939\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87003,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22939\/revisions\/87003"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/22940"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22939"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22939"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22939"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}