{"id":24513,"date":"2011-10-29T17:42:57","date_gmt":"2011-10-29T15:42:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=24513"},"modified":"2016-12-18T05:02:39","modified_gmt":"2016-12-18T04:02:39","slug":"palermo-teatro-massimoil-trovatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/palermo-teatro-massimoil-trovatore\/","title":{"rendered":"Palermo, Teatro Massimo:&#8221;Il Trovatore&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Palermo, Teatro Massimo, Stagione Lirica 2011<br \/>\n<\/em><strong>\u201cIL TROVATORE\u201d<\/strong><br \/>\nDramma in quattro atti e otto quadri, su libretto di Salvatore Cammarano, tratto dalla tragedia <em>El Trovador<\/em> di Antonio Garc\u00eda Guti\u00e9rrez<br \/>\nMusica di <strong>Giuseppe Verdi<\/strong><br \/>\n<em>Il conte di Luna<\/em> ROBERTO FRONTALI<br \/>\n<em>Leonora<\/em> AMARILLI NIZZA<br \/>\n<em>Azucena<\/em> MARIANA PENTCHEVA<br \/>\n<em>Manrico<\/em> MARCELLO GIORDANI<br \/>\n<em>Ferrando<\/em> GIOVANNI BATTISTA PARODI<br \/>\n<em>Ines<\/em> SABRINA TESTA<br \/>\n<em>Ruiz<\/em> ROBERTO JACHINI VIRGILI<br \/>\n<em>Un vecchio zingaro<\/em> VINCENZO RASO<br \/>\n<em>Un messo<\/em> DOMENICO GHEGGHI<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro Massimo di Palermo<br \/>\nDirettore <strong>Renato Palumbo<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro <strong>Andrea Faidutti<br \/>\n<\/strong>Regia <strong>Paul Curran<\/strong> ripresa da<strong> Oscar Cecchi<\/strong><br \/>\nScene e costumi <strong>Kevin Knight<\/strong><br \/>\nLuci <strong>Bruno Poet<\/strong><br \/>\n<em>Allestimento del Teatro Comunale di Bologna<br \/>\nin coproduzione col Teatro delle Muse di Ancona<br \/>\ne col Coliseu do Porto<\/em><br \/>\n<em>Palermo, 18 ottobre 2011<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Il trovatore<\/em> andato in scena presso il Teatro Massimo di Palermo \u2013<\/strong> allestimento del Teatro Comunale di Bologna, in coproduzione con il Teatro delle Muse di Ancona e con il Coliseu do Porto \u2013 si \u00e8 aperto all\u2019insegna di una precisa immagine, quella della luna, che risaltava a sipario chiuso, dipinta sul telone, ad accogliere il pubblico che entrava in sala. Pur collocandosi a debita distanza dalla trasfigurante visione della prima aria di Leonora (non mostrava certo un viso argenteo, n\u00e9 lieto n\u00e9 pieno, ricordando pi\u00f9 un oggetto astronomico da telescopio) questo elemento ha subito evidenziato la componente notturna dell\u2019opera verdiana, solo raramente rischiarata da luci consolatorie (come appunto nel caso della luna) o da fiamme inquietanti. Tale componente era bene espressa dalle scelte del <em>lighting designer<\/em> <strong>Bruno Poet<\/strong>, che per\u00f2 sono passate quasi inosservate all\u2019interno di uno spettacolo poco convincente. L\u2019ambientazione dell\u2019opera in epoca risorgimentale \u2013 un chiaro omaggio all\u2019Italia unita, in occasione del suo 150\u00b0 anniversario \u2013 poteva rivelarsi di un certo interesse se condotta con cura ed attenzione; invece ci \u00e8 sembrata un\u2019occasione persa, fine a se stessa e limitata alla scelta dei costumi, in questo caso ideati dall\u2019inglese <strong>Kevin Knight<\/strong>. A Knight \u00e8 stata affidata anche la scenografia, un complesso gioco di strutture semoventi, blocchi trapezoidali ed alte scalinate, abbastanza funzionali ai cambi di scena, ma poco incisive ai fini della caratterizzazione delle situazioni.<br \/>\nNumerosi i punti deboli della regia di <strong>Paul Curran<\/strong>, ripresa per l\u2019occasione da <strong>Oscar Cecchi<\/strong>. In alcuni casi si \u00e8 trattato di vere e proprie incongruenze, se non addirittura di grossolanit\u00e0: la decisione di far uscire Ines durante la prima cabaletta di Leonora, per poi farla rientrare pochissimo dopo, a cantare i versi finali; i membri del coro che avanzano scomposti ai lati della scalinata nella terza scena del secondo atto (\u201cAh!&#8230; se l\u2019error t\u2019ingombra\u201d), scena che dovrebbe risaltare per immobile ieraticit\u00e0; la totale assenza della \u201cvampa\u201d, spunto concreto della prima aria di Azucena; i fermo immagine sui duelli, in particolare sullo scontro tra il Conte e Manrico, che si conclude con la frettolosa uscita, quasi amichevole, dei due rivali; l\u2019opposizione tra il contenuto del testo e determinati movimenti dei personaggi, evidente soprattutto alla fine del primo atto; l\u2019episodio all\u2019inizio della terza parte, in cui l\u2019anziana zingara tende le corde e travolge gli aguzzini che la trattengono, rivelando una forza degna di Sansone. Tutti elementi che forse, presi singolarmente, non avrebbero inficiato la buona riuscita della rappresentazione, ma che messi insieme hanno inciso negativamente, risultando senz\u2019altro di un certo fastidio.<br \/>\nA dispetto delle apparenze, la partitura de <em>Il trovatore<\/em> \u00e8 inoltre ricca di momenti complessi, resi insidiosi da ritmi incalzanti e da cambiamenti di tempo non sempre facili da gestire. In generale la bacchetta di <strong>Renato Palumbo<\/strong> si \u00e8 dimostrata all\u2019altezza, offrendo cantabili assai distesi e cabalette di condotta agitata. Il capolavoro verdiano vive anche di un particolare rapporto fra testo verbale e scrittura vocale: quest\u2019ultima tende ad oscurare le parole, ad annullarle, mentre esse sono importantissime \u2013 in quest\u2019opera pi\u00f9 che in altre \u2013 per capire appieno lo sviluppo della vicenda (certamente fra le pi\u00f9 intricate del repertorio operistico). Uno degli elementi che bisogna considerare nella scelta del cast riguarda dunque la dizione, la corretta resa della componente testuale. Riguardo a questo aspetto, non tutti i cantanti hanno dimostrato doti adeguate. Il primo ad entrare in scena \u00e8 <strong>Giovanni Battista Parodi<\/strong> nel ruolo di Ferrando, che proprio nella dizione ha evidenziato alcune debolezze, accentuate da un fraseggio non sempre sicuro e da opacit\u00e0 nella resa vocale.<br \/>\nSubito dopo l\u2019intervento di Ines (qui interpretata da una <strong>Sabrina Testa<\/strong> abbastanza incolore) ascoltiamo la voce della protagonista, <strong>Amarilli Nizza<\/strong>, interprete di Leonora. Il soprano milanese ha vocalit\u00e0 poco verdiana e prettamente verista, nel complesso inadatta a questo repertorio. Gi\u00e0 nel dialogo con la dama di compagnia vengono alla luce alcune difficolt\u00e0, senz\u2019altro acuite nell\u2019aria successiva (\u201cTacea la notte placida\u201d). Qui la Nizza manifesta incertezze nella messa a fuoco del personaggio e nel dominio delle pur interessanti qualit\u00e0 vocali: di rado i suoi suoni risultano pieni, a causa anche di un timbro privo di rotondit\u00e0, spesso disturbato da inflessioni stridenti, decisamente pi\u00f9 consone ad un <em>Trittico<\/em> pucciniano piuttosto che al Verdi di met\u00e0 Ottocento. Nella sua lettura di Leonora, la cantante manca della giusta dose di maturit\u00e0 dolente, conferendo all\u2019interpretazione un tocco di isteria che a nostro parere risulta estranea alla vera natura della protagonista. La situazione migliora nelle cabalette e nei duetti, dove il soprano riesce ad esprimere un\u2019ansia tesa ma al contempo misurata, in particolare nella seconda scena del quarto atto (\u201cMira, di acerbe lacrime\u201d).<br \/>\nAutenticamente verdiano \u00e8 invece <strong>Roberto Frontali<\/strong>, Conte di Luna cattivo al punto giusto e perfettamente calato nella parte. Colpisce in particolare la sua interpretazione, assai efficace nell\u2019affrontare le sfumature contraddittorie di un personaggio che sembra vivere un dissidio inconciliabile \u2013 per quanto sfuggente \u2013 tra amore e odio, integrit\u00e0 e crudelt\u00e0. Frontali piega la propria vocalit\u00e0 a questo nucleo, alternando momenti di estrema morbidezza (\u201cIl balen del suo sorriso\u201d) a manifestazioni di grande passione (soprattutto nel duetto con Leonora) che spesso si sovrappongono, confondendosi, ad improvvise esplosioni di ira (\u201cDi geloso amor sprezzato\u201d). Il volume si \u00e8 dimostrato sempre adeguato, di comune accordo con l\u2019orchestra, cos\u00ec come il lavoro sulle differenti zone del registro che solo di rado, in qualche passaggio, hanno rivelato lievi sbavature nell\u2019intonazione e chiusure nell\u2019emissione sonora.<br \/>\nSpaccata a met\u00e0 la prova di <strong>Marcello Giordani<\/strong>: sicuro e squillante nella prima parte \u2013 dove risaltava nel confronto con Azucena e nello slancio di \u201cMal reggendo all\u2019aspro assalto\u201d \u2013 nella seconda il suo Manrico ha subito un deciso calo nelle prestazioni vocali, risultando a tratti corto di fiato e quasi sull\u2019orlo del precipizio, come se fosse l\u00ec per l\u00ec a non poter sostenere le difficolt\u00e0 del ruolo. Fortunatamente ci\u00f2 non \u00e8 accaduto e nel celeberrimo assolo del terzo atto (\u201cDi quella pira\u201d) Giordani \u00e8 riuscito a dosare le proprie risorse \u2013 complice anche il taglio del <em>da capo<\/em> \u2013 regalandoci acuti enfatici e di tutto rispetto. Lodevole il suo intervento sul livello verbale, che scolpisce le varie situazioni, dando risalto al testo ed alla parola, sia durante le oasi di espansione lirica, sia nei recitativi o in altri momenti chiave dello sviluppo drammaturgico (la lettura della lettera nella parte centrale del secondo atto).<br \/>\nLa Azucena di <strong>Mariana Pentcheva<\/strong> ha suscitato numerose perplessit\u00e0. Il colore scuro della sua voce ci \u00e8 sembrato subito adeguato al ruolo della zingara, ma sia nell\u2019intonazione che nel passaggio di registro si sono notate molte incertezze, soprattutto nell\u2019emissione delle note pi\u00f9 acute. In \u201cStride la vampa\u201d la Pentcheva raggiungeva a stento i suoni pi\u00f9 alti, calando di tono in modo evidente, cosa che non \u00e8 passata inosservata e che ha suscitato immediati dissensi da parte del pubblico. D\u2019altro lato, nella zona grave, il mezzosoprano \u00e8 riuscito ad offrire intensi momenti di coinvolgimento drammatico, enfatizzati dai tempi lenti talvolta adottati \u2013 e in modo efficace \u2013 dal direttore d\u2019orchestra. Un po\u2019 meglio in \u201cCondotta ell\u2019era in ceppi\u201d, dove la recitazione \u00e8 riuscita a sopperire alle pecche vocali, e nel finale con Manrico (\u201cAi nostri monti ritorneremo\u201d), sostenuta in entrambi i casi dall\u2019ottima intesa con Giordani.<br \/>\nIl coro, all\u2019inizio incerto, nel corso dell\u2019opera ha acquistato in sicurezza, raggiungendo buoni risultati nella nota scena ad apertura del secondo atto (\u201cVedi le fosche notturne spoglie\u201d) interpretata in modo compatto e coinvolgente. Privi di nota i comprimari, da <strong>Roberto Jachini Virgili<\/strong> nel ruolo di Ruiz, a <strong>Domenico Ghegghi<\/strong> nel ruolo del messo, a <strong>Vincenzo Raso<\/strong> vecchio zingaro. Accoglienza tiepida da parte del pubblico, che ha apprezzato soprattutto le prove degli interpreti maschili, riservando applausi calorosi a Roberto Frontali.<br \/>\n<em>Foto Franco Lannino &#8211; Teatro Massimo di Palermo<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Palermo, Teatro Massimo, Stagione Lirica 2011 \u201cIL TROVATORE\u201d Dramma in quattro atti e otto quadri, su libretto di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":54,"featured_media":24507,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[1265,2383,153,264,9055,1236,145,3886,1272,1124,1193],"class_list":["post-24513","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-amarilli-nizza","tag-giovanni-battista-parodi","tag-giuseppe-verdi","tag-il-trovatore","tag-marcello-giordani-it","tag-mariana-pentcheva","tag-opera-lirica","tag-paul-curran","tag-renato-palumbo","tag-roberto-frontali","tag-teatro-massimo-palermo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24513","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/54"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24513"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24513\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87944,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24513\/revisions\/87944"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/24507"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24513"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24513"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24513"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}