{"id":26757,"date":"2011-12-06T00:34:37","date_gmt":"2011-12-05T22:34:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=26757"},"modified":"2016-12-30T13:46:05","modified_gmt":"2016-12-30T12:46:05","slug":"luca-la-regina-e-il-castigo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/luca-la-regina-e-il-castigo\/","title":{"rendered":"Napoli, Teatro di San Carlo: &#8220;Semiramide&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Napoli, Teatro di San Carlo, Stagione Lirica 2011\/2012<br \/>\n<\/em><strong>&#8220;SEMIRAMIDE&#8221;<br \/>\n<\/strong>Melodramma tragico in due atti, libretto di Gaetano Rossi, dalla <em>Trag\u00e9die de S\u00e9miramis <\/em>di Voltaire<br \/>\nMusica di <strong>Gioachino Rossini<br \/>\n<\/strong><em>Semiramide<\/em>\u00a0 MARIA PIA PISCITELLI<br \/>\n<em>Arsace<\/em> CARMEN TOPCIU<br \/>\n<em>Assur<\/em> SIMONE ALBERGHINI<br \/>\n<em>Idreno<\/em> BARRY BANKS<br \/>\n<em>Oroe<\/em> FEDERICO\u00a0 SACCHI<br \/>\n<em>Azema<\/em>\u00a0ANNIKA\u00a0 KASCHENZ<br \/>\n<em>Mitrane<\/em> DAVID FERRI DURA&#8217;<br \/>\n<em>L&#8217;ombra di Nino<\/em> GIANVITO RIBBA<br \/>\nCoro e orchestra del Teatro di San Carlo di Napoli<br \/>\n<em>Direttore <\/em><strong>Gabriele Ferro<\/strong><br \/>\n<em>Maestro del Coro <\/em><strong>Salvatore Caputo<br \/>\n<\/strong><em>Regia<\/em> <strong>Luca Ronconi<\/strong><br \/>\n<em>Scene<\/em> <strong>Tiziano Santi<\/strong><br \/>\n<em>costumi<\/em> <strong>Emanuel Ungaro<\/strong><br \/>\n<em>Luci<\/em> <strong>A. J. Weissbard<br \/>\n<\/strong><em>Napoli, 27 novembre 2011<br \/>\n<\/em><strong>Luca Ronconi ritorna al San Carlo per inaugurare la stagione lirica a due anni dalla sua ultima apparizione sulla platea partenopea.<\/strong> Con lui ritorna anche Gabriele Ferro sul podio dopo un\u2019assenza pi\u00f9 lunga\u2026 sette anni! Ma l\u2019assenza pi\u00f9 lunga la vanta lei, la regina di babilonia, che ritorna in palcoscenico dopo 25 anni. Regista e direttore muovono da una comune intuizione: Semiramide \u00e8 una donna-guerriera! Il primo lo dichiara nell\u2019intervista contenuta nel programma di sala (ma lo dimentica presto) il secondo lo lascia trasparire dal lavoro sulla materia musicale, sapientemente alternando fragori e colori forti alla serafica calma dell\u2019estasi amorosa.<br \/>\n<strong>Un percorso in cui Ferro tiene le orecchie puntate verso il <em>Mo\u00efse<\/em> scaligero diretto da Riccardo Muti con cui certo il titolo veneziano condivide grandiosit\u00e0 e solennit\u00e0,<\/strong> ma non certo la cifra oratoriale, sebbene rimanga ancorato, per la maggior parte, ai rigidi canoni delle forme musicali solistiche. Semiramide \u00e8 guerriera, si diceva! Ferro prova ad imporgli una bellicosa spinta fin dall\u2019<em>ouverture<\/em> iniziale, dove per\u00f2 dimentica di fare i conti con la forma non ottimale della compagine orchestrale sancarliana, molto spesso imprecisa nella sezione dei legni quanto molto attenta alle sollecitazioni in quella degli ottoni. Di contro in alcuni momenti tutto \u00e8 ricondotto ad una eccessiva quadratura metronomica, vedi il coro \u00ab<em>Di plausi qual clamor\/ Ah! Ti vediamo anco<\/em>r\u00bb o la cabaletta di Arsace; in altri ancora si raggiungono eccellenti esiti: \u00ab<em>Alle pi\u00f9 care immagini\u00bb, i<\/em> due finali o i grandi concertati di stupore. In sintesi una direzione alterna ma governata dal pensiero di una teatralit\u00e0 viva e partecipata.<br \/>\n<strong>A farla drasticamente soccombere, ci ha pensato la regia di Luca Ronconi,<\/strong> autore di uno spettacolo che se non brutto (poich\u00e9 non scevro da una sommaria eleganza) \u00e8 di certo \u201cpigro\u201d, non solo in ragione della sonnolenza che suscita, quanto in ragione della fiacchezza delle idee poste in gioco. <strong>Coadiuvato da Tiziano Santi (scene), Ronconi ambienta Semiramide in un\u2019angusta viscera marmorea e severa,<\/strong> all\u2019interno della quale tutto (personaggi compresi) arriva e scorre. Esulano da questa struttura due blocchi cubici semoventi, anch\u2019essi marmorei, sui quali tutti i personaggi cantano le loro arie, spostati verso il boccascena, con gli occhi puntati sul direttore, e sottratti ad ogni logica di azione. L\u2019operazione mirava ad un duplice intento: da un lato, disegnare protagonisti passivamente guidati da un arcano fato verso azioni spesso efferate; dall\u2019altro, esaltare la monoliticit\u00e0 delle forme rossiniane. L\u2019opera cos\u00ec corre il rischio di diventare ci\u00f2 che non \u00e8 (un oratorio) e di perdere la sua naturale vocazione all\u2019azione. E nel vedere lo spettacolo ritorna alla mente proprio ci\u00f2 che Ferro teneva a riferimento: il <em>Mo\u00efse<\/em> scaligero, a cui evidentemente il regista provava erroneamente a rifarsi. Rispetto a quell\u2019occasione, dove gi\u00e0 certo l\u2019azione era ben lontana dal palcoscenico,<strong> Ronconi forza ancor pi\u00f9 la mano: relega il coro nella fossa orchestrale, convinto, a suo dire, che abbia la stessa funzione che ha nella tragedia greca,<\/strong> una funzione non drammatica ma di commento all\u2019azione. Al di l\u00e0 dell\u2019inesattezza di tale postulato, il coro nella <em>Semiramide<\/em> una funzione drammatica ce l\u2019ha, eccome! Esso da un lato crea l\u2019attesa dei potenti, li osanna, li incensa, dall\u2019altro li giudica nella maniera pi\u00f9 violenta e spietata possibile.<br \/>\n<strong>Con il coro castigato in buca, molte scene perdono senso drammatico<\/strong> mentre musicalmente si dissipa buona parte della forza teatrale dell\u2019opera, con buona pace di Ferro che si agita per gonfiare oltremodo i volumi. Ronconi per di pi\u00f9 elimina anche l\u2019ombra, porgendo i migliori saluti agli studi musicologici (anche recentissimi) sul tema, e fa calare dall\u2019alto una improbabile tomba in plexiglass contenete la salma di Nino. Una salma che non spaventa i personaggi, figurarsi il pubblico. In questo contesto si muove una regia di plastica e soporifera staticit\u00e0 con alcuni momenti inclini al ridicolo; uno su tutti, il duetto fra Assur e Arsace in cui davanti ad Azema placidamente dormiente, i due cantano a squarciagola il loro amore per lei, la accarezzano, le sussurrano nell\u2019orecchio dolci parole, senza che il sonno della suddetta ne risenta in alcuna maniera.<br \/>\nA peggiorare ulteriormente la resa dello spettacolo ci pensano non tanto le luci di A. J. Weissbard (invero nel II atto quasi gradevoli), quanto <strong>i brutti costumi di Emanuel Ungaro con corazze di gomma che aderiscono ai busti degli interpreti dando l\u2019impressione della nudit\u00e0<\/strong>. In sintesi, un allestimento che sembra parto di menti stanche del e dal teatro. Veniamo alle voci.<br \/>\n<strong>Maria Pia Pisticelli<\/strong> \u00e8 un soprano di fibra verdiana prestato a Rossini e alla regina di Babilonia\u2026 con tutto quel che questo comporta. Canta con attenzione e scrupolo sia le parti liriche che quelle virtuose (lo si vede fin dalla stretta della terza scena). Di contro non si pu\u00f2 non segnalare un metallo poco confacente alla scrittura rossiniana, una certa durezza negli attacchi (uno su tutti quello del \u00ab<em>Bel raggio lusinghier<\/em>\u00bb) e una leggera velatura che percorre la voce in tutti i registri. Il momento migliore della sua prestazione rimane sicuramente \u00ab<em>Giorno d\u2019orrore<\/em>!&#8230; E di contento\u00bb,\u00a0 dove la precisione nel canto vocalizzato si piega con grande intelligenza alle regole della dinamica e dell\u2019espressivit\u00e0.<br \/>\nQui la Pisticelli ha veramente rivaleggiato in bravura con <strong>Carmen Topciu<\/strong> che a sua volta ha disegnato un Arsace di pregevolissima fattura fin dalle prime battute del recitativo \u00ab<em>Eccomi alfine in Babilonia\u00bb<\/em>. La voce non \u00e8 immensa in termini di volume, ma \u00e8 di musicalit\u00e0 sopraffina, governata con l\u2019intelligenza dello studio e la sagacia della vocalista esperta. Il canto virtuoso scorre fluido e spontaneo laddove la scrittura del ruolo lo esige e una volta colmato qualche sporadico divario timbrico nelle note gravi della tessitura la metabolizzazione del ruolo potr\u00e0 dirsi davvero completa. Che <strong>Simone Alberghini (<\/strong>Assur) sia il migliore del cast lo si vede fin dal suo ingresso nell\u2019insieme \u00ab<em>A quei detti, a quell\u2019aspetto\u00bb<\/em>. La voce ormai \u00e8 davvero autorevole per volume risonanze e colori. Il basso bolognese, che il recente passato ci ha abituato ad ascoltare in ruoli decisamente pi\u00f9 buffi, ha una linea di canto pervasa di nobilt\u00e0 e morbidezza (utilissima nell\u2019aria del II atto, denigrata della regia), uno stile fluido e spontaneo, la grazia di un legato esemplare. Se a questo si aggiungono la precisione, la minuzia, la variet\u00e0 e l\u2019espressivit\u00e0 con cui snocciola tutte le agilit\u00e0 della scrittura (splendide quelle staccate su \u00ab<em>V\u00e0, superbo: in quella reggia<\/em>\u00bb e quelle del duetto con Semiramide all\u2019apertura del II atto), rimangono due conclusioni: la prima \u00e8 che\u00a0 preferiamo l\u2019Alberghini \u201cdrammatico\u201d a quello \u201cbuffo\u201d poich\u00e9 il timbro risponde meglio alle esigenze del dramma che del riso; la seconda \u00e8 che l\u2019artista possiede ormai tutte le carte in regola per godere del \u201cgrado eletto\u201d di rossiniano D.O.C. Unitamente ai nostri complimenti, la speranza che la ragione dell\u2019uomo governi con sapienza la generosit\u00e0 del cantante di modo da non svendere alla causa del repertorio una voce preziosa.<br \/>\n<strong>Barry Banks<\/strong> \u00e8 noto agli amatori per le sue incisioni (in larga parte rossiniane) con OperaRara. Appartiene a quella categoria di tenori contraltini anglofoni dal timbro ingrato e dalle nasalit\u00e0 insistenti, ma non gli si pu\u00f2 certo negare di avere tutte le carte (leggi \u201cle note\u201d) in regola per l\u2019impervio ruolo di Idreno, che affronta con impegno, partecipazione, acuti e sovracuti (non sempre emessi con la stessa spontaneit\u00e0). Certo il nostro orecchio italico \u00e8 abituato ad uno stile maggiormente raffinato (specie in \u00ab<em>Ah dov\u2019\u00e8 il cimento\u00bb<\/em>)\u00a0 ma infondo\u2026 basta accontentarsi!<br \/>\nQuanto all\u2019Oroe stentoreo di <strong>Federico Sacchi,<\/strong> il solo incipit dell\u2019opera basta per segnalare una prestazione opaca e in grande misura fuori registro. Timbricamente ingrata l\u2019Azema di <strong>Annika Kaschenz<\/strong>; bene il Mitrane di <strong>David Ferri Dur<\/strong> e <strong>Gianvito Ribba<\/strong> negli interventi fuori scena dell\u2019Ombra di Nino. Alla fine dello spettacolo, la maleducazione della platea del San Carlo, gi\u00e0 in altre circostanze segnalata, \u00e8 tornata prepotentemente alla ribalta: sipario chiuso\u2026 e fuga di massa verso guardaroba e taxi, con buona pace per gli artisti che, indipendentemente dagli esiti, dopo aver cantato per quasi quattro ore, avrebbero gradito una meritata ricompensa ai loro sforzi. Civilt\u00e0 ed educazione a volte passano anche attraverso un applauso: ricordiamo agli abbonati che queste non sono comprese nel prezzo del biglietto\u2026<br \/>\n<em>Foto Luciano Romano &#8211; Teatro San Carlo di Napoli<\/em><\/p>\n<p align=\"right\"><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Napoli, Teatro di San Carlo, Stagione Lirica 2011\/2012 &#8220;SEMIRAMIDE&#8221; Melodramma tragico in due atti, libretto di Gaetano Rossi, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":68,"featured_media":26764,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[4322,4321,4323,1692,143,1865,3959,145,4320,254,3435,3520],"class_list":["post-26757","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-barry-banks","tag-carmen-topciu","tag-emanuel-ungaro","tag-gabriele-ferro","tag-gioachino-rossini","tag-luca-ronconi","tag-maria-pia-piscitelli","tag-opera-lirica","tag-semiramide","tag-simone-alberghini","tag-teatro-di-san-carlo-di-napoli","tag-tiziano-santi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26757","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/68"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=26757"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26757\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":88258,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26757\/revisions\/88258"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/26764"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=26757"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=26757"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=26757"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}