{"id":29093,"date":"2012-01-23T22:46:25","date_gmt":"2012-01-23T20:46:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=29093"},"modified":"2016-12-01T16:26:35","modified_gmt":"2016-12-01T15:26:35","slug":"bologna-teatro-comunale-turandot","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/bologna-teatro-comunale-turandot\/","title":{"rendered":"Bologna, Teatro Comunale: &#8220;Turandot&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Bologna, Teatro Comunale, Stagione Lirica 2011\/2012<\/em><br \/>\n<strong>\u201cTURANDOT\u201d<\/strong><br \/>\nDramma lirico in tre atti e cinque quadri. Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni dalla fiaba teatrale di Carlo Gozzi<br \/>\nMusica di <strong>Giacomo Puccini<\/strong><br \/>\n<em>Turandot <\/em>TAMARA MANCINI<br \/>\n<em>Calaf\u00a0 <\/em>YONGHOON LEE<br \/>\n<em>Li\u00f9 <\/em>KARAH SON<br \/>\n<em>Timur <\/em>ALESSANDRO GUERZONI<br \/>\n<em>Ping <\/em>MARCELLO ROSIELLO<br \/>\n<em>Pong <\/em>STEFANO PISANI<br \/>\n<em>Pang <\/em>MARIO ALVES<br \/>\n<em>Altoum <\/em>STEFANO CONSOLINI<br \/>\n<em>Un Mandarino<\/em> NICOL\u00d2 CERIANI<br \/>\n<em>Il principe di Persia <\/em>ANDREA TABOGA<br \/>\n<em>Ancelle <\/em>SILVIA CALZAVARA \/ ROSA GUARRACINO<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna<br \/>\nCoro di Voci Bianche del Teatro Comunale di Bologna<br \/>\nDirettore <strong>Fabio Mastrangelo<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro <strong>Lorenzo Fratini<\/strong><br \/>\nPreparatore Coro Voci Bianche <strong>Alhambra Superchi<\/strong><br \/>\nRegia <strong>Roberto De Simone<\/strong><br \/>\nScene <strong>Nicola Rubertelli<\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Odette Nicoletti<\/strong><br \/>\nLuci <strong>Daniele Naldi<\/strong><br \/>\nAllestimento Fondazione Petruzzelli di Bari<br \/>\n<em>Bologna, 22 gennaio 2012<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Resta pur sempre vero e imprescindibile che uno spettacolo vada giudicato esclusivamente in teatro, ma ci aveva destato un po\u2019 di sorpresa e, perch\u00e9 no, perplessit\u00e0 il proposito espresso da parte del Teatro Comunale di Bologna di voler inaugurare la propria stagione lirica con il discusso allestimento di <em>Turandot<\/em> a firma Mariusz Treli\u0144ski proveniente da Varsavia (considerati poi gli esiti piuttosto deludenti dell\u2019inaugurazione della stagione trascorsa col <em>Tannh\u00e4user<\/em> curato da Guy Montavon). Problemi legati a noleggio e trasporto hanno fatto optare per altro: la scelta \u00e8 caduta sulla <em>Turandot<\/em> di <strong>Roberto De Simone<\/strong> che sulla scena del Teatro Petruzzelli di Bari vide protagonisti Martina Serafin e Fabio Armiliato. Un allestimento complessivamente gradevole, godibile e funzionale bench\u00e9 non privo di momenti ripetitivi e prevedibili, in cui <em>grandeur<\/em> diventa sinonimo di staticit\u00e0 (troppe comparse e alcune scene pantomimiche finiscono inevitabilmente per rallentare il ritmo narrativo). Visivamente, l\u2019aspetto peculiare dell\u2019allestimento rimane il richiamo allo sfarzo dei dinasti orientali: il coro, vestito come il celebre \u201cesercito di terracotta\u201d dell\u2019imperatore Qin Shi Huang, \u00e8 posto quasi a guardia dell\u2019imponente scena ideata da <strong>Nicola Rubertelli<\/strong> che riproduce una scalinata alla cui sommit\u00e0 faranno il loro ingresso Turandot e l\u2019imperatore Altoum successivamente. Quadri secondari vengono ricavati dal calare di un velario, dietro o davanti al quale viene ambientata la scena: cos\u00ec il padiglione dei tre dignitari, lontano dal fasto della corte imperiale, \u00e8 ambientato al proscenio restituendo ottimamente l\u2019immediatezza, il brio e al contempo la malinconia del numero. Dietro il velo invece, simili ad apparizioni oniriche, trovano la loro collocazione scene solo accennate, come la morte dei pretendenti di Turandot, e di sapore magico e fiabesco come l\u2019apparizione delle ancelle della principessa di gelo. In tutto ci\u00f2, fondamentali si rivelano le luci di <strong>Daniele Naldi<\/strong> ora sfacciate nel rosso della morte ora sfumate nelle tonalit\u00e0 pastello del sogno. Bellissimi i costumi creati da <strong>Odette Nicoletti<\/strong>: sfarzosi negli sbalzi cromatici e impressionanti per cura nel dettaglio, soprattutto per quanto riguarda quelli del coro. Come per le recite baresi, anche in quest\u2019occasione la rappresentazione si \u00e8 conclusa con le poche battute che seguono la morte di Li\u00f9: Roberto De Simone, autore di un finale del capolavoro incompiuto di Puccini, non ha potuto proporre il proprio lavoro a causa di problemi legati al diritto d\u2019autore.<br \/>\nAlta e dalla figura imponente, la Turandot di <strong>Tamara Mancini<\/strong> farebbe subito sperare il meglio\u2026 invece\u2026 Il giovane soprano americano, vincitrice di alcuni importanti e prestigiosi concorsi, gode di una voce lirica, con un centro sonoro e abbastanza corposo, con tutta probabilit\u00e0 pi\u00f9 adatta a dar vita a Li\u00f9. La zona acuta \u00e8 invece completamente slegata dal resto, suonando secca e spinta. Il problema principale quindi non starebbe in una \u201cvisione lirica\u201d dell\u2019algida principessa, ma in una questione puramente tecnica. La deuteragonista, la schiava Li\u00f9 qui interpretata da <strong>Karah Son<\/strong>, presenta il problema opposto: una voce dal centro di consistenza limitata che acquista maggior corpo in zona acuta. Paradossalmente, nonostante venga spintonata da una parte all\u2019altra della scena, portata a braccio e issata da mimi a mo\u2019 di diva del <em>burlesque<\/em>, le riesce meglio la seconda aria grazie ad un\u2019emissione pi\u00f9 a fuoco e centrata. Dal punto di vista attoriale \u00e8 perfetta: minuta e timidissima si muove con piccoli gesti e fare molto garbato. <strong>Yonghoon Lee<\/strong>, nei panni del principe Calaf, conosce come unica dinamica il forte offrendo una prestazione monocorde e avara di accenti: come prevedibile, punta costantemente sul registro medio, anche a scapito della dizione (le \u201co\u201d suonano come \u201ce\u201d) a tratti davvero incomprensibile. Delle maschere emerge il Ping di <strong>Marcello Rosiello<\/strong>, mentre apprezzabili sono il Pong <strong>Stefano Pisani<\/strong> e il Pang di <strong>Mario Alves<\/strong>. Corretto e nulla pi\u00f9 il Timur di <strong>Alessandro Guerzoni<\/strong>. <strong>Fabio Mastrangelo<\/strong>, a capo di un&#8217;Orchestra particolarmente fiacca, fa spesso coincidere teatralit\u00e0 con frastuono e lirismo con lassezza, mancando cos\u00ec di una visione unitaria dell\u2019opera. Buono l\u2019apporto del Coro e del Coro di Voci Bianche del Teatro Comunale di Bologna. Teatro pressoch\u00e9 esaurito e caloroso successo per tutti con qualche contestazione isolata nei confronti del direttore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Foto Rocco Casaluci.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bologna, Teatro Comunale, Stagione Lirica 2011\/2012 \u201cTURANDOT\u201d Dramma lirico in tre atti e cinque quadri. 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