{"id":31069,"date":"2012-02-28T00:58:16","date_gmt":"2012-02-27T22:58:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=31069"},"modified":"2015-04-25T11:33:49","modified_gmt":"2015-04-25T09:33:49","slug":"bologna-teatro-comunalela-traviata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/bologna-teatro-comunalela-traviata\/","title":{"rendered":"Bologna, Teatro Comunale:&#8221;La Traviata&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Bologna, Teatro Comunale, Stagione Lirica 2011\/12 <\/em><br \/>\n<strong>\u201cLA TRAVIATA\u201d <\/strong><br \/>\nMelodramma in tre atti. Libretto di Francesco Maria Piave.<br \/>\nMusica di <strong>Giuseppe Verdi <\/strong><br \/>\n<em>Violetta Val\u00e9ry<\/em> YOLANDA AUYANET<br \/>\n<em>Alfredo Germont<\/em> JAVIER TOME&#8217; FERNANDEZ<br \/>\n<em>Giorgio Germont<\/em> STEFANO\u00a0 ANTONUCCI<br \/>\n<em>Flora Bervoix<\/em> GIUSEPPINA BRIDELLI<br \/>\n<em>Annina<\/em> ROBERTA POZZER<br \/>\n<em>Gastone de Letorieres<\/em> VLADIMIR REUTOV<br \/>\n<em>Barone Douphol<\/em> MATTIA OLIVIERI<br \/>\n<em>Marchese d&#8217;Obigny<\/em> CHRISTIAN FARAVELLI<br \/>\n<em>Dr.Grenvil<\/em> MASAHI MORI<br \/>\n<em>Giuseppe<\/em> LUCA VISANI<br \/>\n<em>Un commissionario<\/em> SANDRO PUCCI<br \/>\n<em>Domestico di Flora<\/em> MARCO DANIELI<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna<br \/>\nDirettore <strong>Michele Mariotti <\/strong><br \/>\nMaestro del Coro <strong>Lorenzo Fratini <\/strong><br \/>\nRegia <strong>Alfonso Antoniozzi <\/strong><br \/>\nScene <strong>Paolo Giacchero <\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Claudia Pernigotti <\/strong><br \/>\nLuci <strong>Andrea Oliva <\/strong><br \/>\nAllestimento del Teatro Comunale di Bologna 2010<br \/>\n<em>Bologna, 22 febbraio 2012<br \/>\n<\/em><br \/>\nSe anche non fosse un grande baritono, e se anche se non si fosse mai dedicato all\u2019opera, <strong>Alfonso Antoniozzi <\/strong>sarebbe sempre stato un grande uomo di teatro per natura e il suo debutto alla regia non ha stupito nessuno tra coloro che lo conoscono. La sua valorizzazione come regista va comunque ascritta ai (non molti) meriti della passata gestione del Comunale di Bologna, che gli ha affidato un interessante <em>Don Pasquale<\/em> molto <em>low-budget <\/em>nel 2008 e nel 2010 questa <em>Traviata <\/em>con Mariella Devia, che quest\u2019anno viene ripresa con Yolanda Auyanet.<br \/>\n<strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-31077\" title=\"traviata b\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/traviata-b-290x192.jpg\" alt=\"\" width=\"290\" height=\"192\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/traviata-b-290x192.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/traviata-b-270x179.jpg 270w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/traviata-b.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 290px) 100vw, 290px\" \/>Bisogna chiarire innanzitutto che Antoniozzi ha il bagaglio culturale per capire il libretto e naturalmente la musica di un\u2019opera.<\/strong> Parrebbe un\u2019ovviet\u00e0 ma forse gli spettatori pi\u00f9 ingenui non sanno che la maggior parte dei registi d\u2019opera non sanno leggere la musica e nemmeno distinguere un settenario da un ottonario. Spesso i cantanti possono reputarsi fortunati quando il regista si \u00e8 almeno dato la pena di capire la trama dell\u2019opera. Con Antoniozzi siamo su un altro piano: tante piccole accortezze di cui \u00e8 impossibile dare conto in una recensione dimostrano che la drammaturgia musicale di Verdi \u00e8 stata compresa profondamente e che l\u2019attenzione principale \u00e8 sempre sull\u2019attore, sul canto e sulla psicologia dei personaggi (non, ad esempio, su macchinari costosi, colonne corinzie, geometrie astratte\u2026). Nel dettaglio, questa <em>Traviata<\/em> \u00e8 quindi sempre perfettamente fruibile. Pur tuttavia, nella concezione generale non posso fare a meno di rilevare diverse incoerenze che non rendono questo spettacolo pienamente riuscito.<br \/>\n<strong>Ad un primo livello bisogner\u00e0 interrogarsi sulla trasposizione della vicenda agli anni \u201960 della \u201cdolce vita\u201d.<\/strong> Pensata da Dumas figlio e da Verdi per essere assolutamente attuale, per motivi di censura, dal momento che l\u2019abito contemporaneo era giudicato troppo scandaloso, <em>La traviata<\/em> \u00e8 nata gi\u00e0 dalla prima del 1853 in una \u201ctrasposizione\u201d in abiti settecenteschi (secolo di disdicevoli volterriani nemici del santissimo governo), tradizione sopravvissuta fino a Novecento inoltrato. A livello di possibilit\u00e0, questa vicenda sarebbe potuta accadere nel 1753 come nel 1853, come anche nel 2012 (magari pensando non ad una Violetta escort, che rischierebbe di finire in parlamento, ma piuttosto ad una Violetta transessuale).<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-31073\" title=\"Traviata_I_cast_006_ph.Rocco_Casaluci\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Traviata_I_cast_006_ph.Rocco_Casaluci-133x200.jpg\" alt=\"\" width=\"133\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Traviata_I_cast_006_ph.Rocco_Casaluci-133x200.jpg 133w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Traviata_I_cast_006_ph.Rocco_Casaluci-512x768.jpg 512w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Traviata_I_cast_006_ph.Rocco_Casaluci-270x404.jpg 270w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Traviata_I_cast_006_ph.Rocco_Casaluci.jpg 854w\" sizes=\"auto, (max-width: 133px) 100vw, 133px\" \/> <strong>Ma questa vicenda ci dice molto sui valori fondanti della borghesia ottocentesca,<\/strong> che determinano l\u2019azione. E che cosa ci dice invece degli anni \u201960 del Novecento, che agli occhi di noi posteri sono anni di grande cambiamento sociale anche per la condizione femminile? Non molto. Posto che l\u2019amore ha sempre reso ciechi uomini e donne, una Violetta che incarnasse gli anni \u201960 avrebbe almeno dovuto avere un\u2019amica femminista che provasse a farle capire che i Germont, padre e figlio, sono una tipica espressione del maschio oppressore, forse in grado di adorare ma non di comprendere la donna. Fortunatamente non c\u2019\u00e8 spazio per simili considerazioni in quest\u2019opera. La trasposizione \u00e8 plausibile, ma fine a s\u00e9 stessa. (Senza contare che negli anni \u201960 non si sarebbe suonato un valzer a casa di Violetta, ma un disco di Adriano Celentano, il che avrebbe causato non pochi problemi al duetto del primo atto\u2026).<br \/>\n<strong>Anche in assenza di Celentano, il primo atto, impostato su un tono (neo)realista e cinematografico,<\/strong> \u00e8 senz\u2019altro il migliore di questo allestimento: il coro si muove in maniera naturale e divertente e l\u2019idea di una festa nel giardino interno di una villa urbana (razionalista) \u00e8 infinitamente poetica perch\u00e9 ci permette di situare la scoperta dell\u2019amore, come descritto dal libretto, sotto il cielo stellato di una notte che sta per finire e che infine cede ad una stanca aurora che porta con s\u00e9 amare riflessioni (\u201cAh, forse \u00e8 lui\u2026 Sempre libera\u201d). Purtroppo le luci di <strong>Andrea Oliva<\/strong> non sono all\u2019altezza del difficile compito: le stelle brillano in un modo decisamente isterico e il chiarore dell\u2019alba \u00e8 proprio finto.<br \/>\n<strong>Lo stile si mantiene realista e dimesso fino alla fine del primo quadro del secondo atto<\/strong>, quando Violetta viene avvolta da una strana luce bianca santificante durante il famoso \u201cAmami, Alfredo!\u201d. Antoniozzi rompe allora il patto mantenuto fin l\u00ec con gli spettatori per concedersi alcune \u201cidee registiche\u201d. La festa a casa di Flora \u00e8 stranamente immobile e un tantino didascalica (Violetta \u00e8 costantemente in un altro spazio e con altre luci rispetto agli altri personaggi). Il coro delle zingarelle, una di quelle occasioni nella quale il regista potrebbe forse concedere qualcosa allo spettacolo o magari &#8211; meglio &#8211; raccontare qualcosa di rilevante per la sua interpretazione del dramma, \u00e8 risolto come uno statico recital corale. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-31078\" title=\"traviata a\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/traviata-a-290x193.jpg\" alt=\"\" width=\"290\" height=\"193\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/traviata-a-290x193.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/traviata-a-270x180.jpg 270w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/traviata-a.jpg 960w\" sizes=\"auto, (max-width: 290px) 100vw, 290px\" \/>Gli spettatori del 22 febbraio hanno potuto per\u00f2 godere di un surreale momento Lynch quando il proiettore portato in scena per commentare la narrazione dei mattadori (con un filmato che occhieggiava a \u201cSangue e arena\u201d, mi hanno detto) non ha dato nessun segno di vita, lasciando il coro a fissare un muro bianco.<br \/>\n<strong>Ma \u00e8 stato l\u2019ultimo atto a destare maggiori perplessit\u00e0.<\/strong> Secondo Antoniozzi i due Germont non giungono al capezzale di Violetta se non quando \u00e8 gi\u00e0 spirata e quello che si vede e si sente nell\u2019ultimo atto \u00e8 solo una fantasia autoconsolatoria della tapina, che in realt\u00e0 muore sola (e senza un letto). Questo sa chi ha speso 14 euro per comprare il programma di sala e ha letto le \u201cnote di regia\u201d. Gli altri si saranno chiesti come mai nessuno sembra far caso al cadavere di un sosia della protagonista sdraiato sul pavimento. Si direbbe piuttosto che \u201cquella vera\u201d \u00e8 quella che canta mentre \u201cil cadavere\u201d potrebbe essere, non so, una parte di lei che \u00e8 morta (la speranza? la pazienza?). Nessuno indovinerebbe mai che quello che si vede, cos\u00ec cupo e squallido, sia una visione consolatoria. Se illusoria consolazione doveva essere, allora ci sarebbero voluti rose e fiori, luci soffuse e <em>volemose bene<\/em>, magari in grottesco contrasto con la violenta realt\u00e0 dei fatti. Sarebbe stata un\u2019idea (anche se non l\u2019idea espressa dalla musica di Verdi). Il terzo atto di questo allestimento, invece, \u00e8 solo confuso. In realt\u00e0, rimosso l\u2019ingombro concettuale della figurante sul pavimento, si tratta di un tradizionalissimo buon terzo atto di Traviata. Peraltro, come pensata da Dumas, Piave e Verdi, quest\u2019ultima visita dei Germont, che hanno calcolato con impeccabile precisione il momento del peggioramento fatale per mostrarsi pentiti e contriti senza rischiare sgradevoli discussioni circa un matrimonio impossibile, a me pare molto pi\u00f9 terribile di qualsiasi morte in solitudine.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-31074\" title=\"Traviata_I_cast_048_ph.Rocco_Casaluci\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Traviata_I_cast_048_ph.Rocco_Casaluci-133x200.jpg\" alt=\"\" width=\"133\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Traviata_I_cast_048_ph.Rocco_Casaluci-133x200.jpg 133w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Traviata_I_cast_048_ph.Rocco_Casaluci-512x768.jpg 512w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Traviata_I_cast_048_ph.Rocco_Casaluci-270x404.jpg 270w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Traviata_I_cast_048_ph.Rocco_Casaluci.jpg 854w\" sizes=\"auto, (max-width: 133px) 100vw, 133px\" \/>Nel ruolo di Alfredo l\u2019indisposto Giuseppe Gipali \u00e8 stato sostituito per questa prima dal secondo cast, lo spagnolo <strong>Javier Tom\u00e9 Fernandez<\/strong>. La voce \u00e8 bella e sonora, ma la tecnica \u00e8 carente. In sostanza, come molti cantanti di oggi, non \u00e8 in grado di cantare piano sopra al passaggio e, volendo preservare giustamente un suono timbrato, \u00e8 costretto ad esempio a spezzare la linea di \u201cParigi, o cara\u201d, cominciato con un bellissimo piano, con improvvisi passaggio al fortissimo quando la melodia sale. Un po\u2019 il contrario del suo padre di scena, <strong>Stefano Antonucci<\/strong>, baritono dalla voce non proprio torrenziale, ma dall\u2019ottima dizione, che cerca di rispettare il dettaglio della scrittura verdiana con tante mezze voci e tantissime belle idee musicali, cui non sempre l\u2019organo vocale si dimostra all\u2019altezza. Ho provato pi\u00f9 ammirazione intellettuale che piacere fisico nell\u2019ascolto di questo artista e non ho avuto grandi rimpianti per il taglio tradizionale della cabaletta \u201cNo, non udrai rimproveri\u201d.<br \/>\nSuperlativa la prova del <strong>coro preparato da Lorenzo Fratini<\/strong> e molto buoni i comprimari, provenienti dal coro o dalla defunta \u201cScuola dell\u2019Opera\u201d (ma bisogna notare che Gastone &#8211; bella voce, per il resto &#8211; si \u00e8 dimenticato di comunicare il risultato della partita a carte nel II atto). <strong>Michele Mariotti<\/strong> ha diretto un\u2019orchestra in forma smagliante con grande poesia, alternando con sensibilit\u00e0 rubato e rigore ritmico, permettendosi qualche interessante sottolineatura senza perdere mai di vista il sostegno al canto.\u00a0 Grande trionfatrice della serata \u00e8 stata <strong>Yolanda Auyanet<\/strong>, anche in assenza di quel Mi bemolle sovracuto di tradizione alla fine del primo atto, considerato da alcuni ornamento essenziale al personaggio. Dizione dolce e chiara, voce morbida, simpatica, duttile nelle agilit\u00e0 e disponibile ai luminosi pianissimi di \u201cAlfredo, Alfredo\u2026\u201d (concertato II atto) o dell\u2019\u201cAddio del passato\u201d cos\u00ec come alle aperture di \u201cAmami, Alfredo\u201d, sonora e timbrata in tutta la sua gamma fino ad una sensuale voce di petto\u2026 A ci\u00f2 si aggiunga una bella presenza (non molto valorizzata dai costumi di Claudia Pernigotti, belli ma purtroppo non molto generosi con la protagonista) e si potr\u00e0 ben concludere che la Auyanet \u00e8 semplicemente una Violetta da sogno.\u00a0 Pubblico entusiasta. P.V.Montanari<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bologna, Teatro Comunale, Stagione Lirica 2011\/12 \u201cLA TRAVIATA\u201d Melodramma in tre atti. Libretto di Francesco Maria Piave. 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