{"id":31656,"date":"2012-03-08T01:19:18","date_gmt":"2012-03-07T23:19:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=31656"},"modified":"2016-12-18T05:13:21","modified_gmt":"2016-12-18T04:13:21","slug":"palermo-teatro-massimola-traviata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/palermo-teatro-massimola-traviata\/","title":{"rendered":"Palermo, Teatro Massimo:&#8221;La Traviata&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Palermo, Stagione Lirica 2012 <\/em><br \/>\n<strong>\u201cLA TRAVIATA\u201d <\/strong><br \/>\nMelodramma in tre atti. Libretto di Francesco Maria Piave.<br \/>\nMusica di <strong>Giuseppe Verdi <\/strong><em><br \/>\nVioletta Val\u00e9ry<\/em> MARIELLA DEVIA<br \/>\n<em>Alfredo Germont<\/em> STEFAN POP<br \/>\n<em>Giorgio Germont<\/em> SIMONE PIAZZOLA<br \/>\n<em>Flora Bervoix<\/em>\u00a0 LAURA CHERICI<br \/>\n<em>Annina<\/em> PATRIZIA GENTILE<br \/>\n<em>Gastone de Letorieres<\/em>\u00a0 BRUNO LAZZARETTI<br \/>\n<em>Barone Douphol<\/em>\u00a0 GIOVANNI BELLAVIA<br \/>\n<em>Marchese d&#8217;Obigny<\/em>\u00a0 ARMANDO CAFORIO<br \/>\n<em>Dr.Grenvil<\/em> MANRICO SIGNORINI<br \/>\n<em>Giuseppe<\/em> MARCO PALMERI<br \/>\n<em>Un commissionario<\/em> \/ <em>Domestico di Flora<\/em>\u00a0 GIANFRANCO GIORDANO<br \/>\nOrchestra, Coro e Corpo di ballo del Teatro Massimo di Palermo<br \/>\nDirettore <strong>Carlo Rizzi <\/strong><br \/>\nMaestro del Coro <strong>Andrea Faidutti <\/strong><br \/>\nRegia\u00a0 <strong>Henning Brockhaus<\/strong><br \/>\nScene\u00a0 <strong>Josef Svoboda<\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Giancarlo Colis <\/strong><br \/>\nCoreografia <strong>Emma Scialfa<br \/>\n<\/strong>Luci <strong><strong>Henning Brockhaus, Fabrizio Gobbi<\/strong> <\/strong><br \/>\nAllestimento del Teatro Sferiterio di Macerata, 1992<br \/>\n<em>Palermo, 29\u00a0 febbraio 2012<br \/>\n<\/em><strong>Si dispiega come un tridimensionale libro animato, <em>La traviata<\/em> che dal 21 al 29 febbraio \u00e8 andata in scena al Teatro Massimo di Palermo.<\/strong> Le due pagine sono costituite dal piano di calpestio e da un gigantesco specchio; quest\u2019ultimo, durante il preludio, viene sollevato e posto in obliquo, rivelando al pubblico il pavimento e offrendo di fatto un punto di vista alternativo (non solo pi\u00f9 ampio) di ci\u00f2 che avviene sul palcoscenico. Si crea cos\u00ec \u201cun\u2019opera di rispecchiamenti\u201d, nell\u2019affascinante definizione di <strong>Henning Brockhaus<\/strong> che di questo allestimento firma la regia. Ma l\u2019impronta autoriale che pi\u00f9 si avverte \u2013 e che costituisce il punto di forza dello spettacolo \u2013 \u00e8 quella di <strong>Josef Svoboda<\/strong>, lo scenografo ceco al quale si deve la concezione dell\u2019opera, gi\u00e0 proposta nel 1992 per lo Sferisterio di Macerata, per la quale era stato insignito del prestigioso Premio \u201cFranco Abbiati\u201d. Sia Svoboda che Brockhaus dimostrano come, anche utilizzando un numero ridotto di oggetti scenici, si possa confezionare uno spettacolo intelligente, raffinato e moderno, che dell\u2019opera di Verdi riesce a offrire un\u2019efficace chiave di lettura, senza tradirne (anzi esaltandone) la drammaturgia.<br \/>\n<strong>Quello che qui pi\u00f9 emerge \u00e8 l\u2019aspetto di denuncia sociale, oltre che morale, della vita parigina<\/strong> (e in questo caso la vicenda \u00e8 spostata agli inizi del Novecento, per mettere in risalto il clima di decadenza e di disfacimento dei costumi). Di questo universo Violetta fa parte, ma allo stesso tempo ne \u00e8 emarginata. Essa vive la propria condizione in estrema solitudine, e pure i bei costumi di <strong>Giancarlo Colis<\/strong> riescono a sottolineare questo aspetto, in particolare l\u2019abito bianco del primo atto che sembra quasi un abito da sposa e che trasforma la protagonista in una pi\u00f9 giovane Miss Havisham, tutta chiusa nel proprio dolore e indifferente a ci\u00f2 che la circonda. Lo specchio, nel momento in cui mostra i teli dipinti che man mano vengono spiegati sul palcoscenico, funge cos\u00ec da fattore di amplificazione di questa solitudine, rivelando gli aspetti pi\u00f9 inquietanti dello scintillante e \u201cpopoloso deserto che appellano Parigi\u201d. E anche quando la superficie riflettente risulta sommersa dalle figure, con effetti tridimensionali di indubbia suggestione \u2013 evidenziati dai bellissimi giochi di luce dello stesso Brockhaus e di <strong>Fabrizio Gobbi<\/strong> \u2013 l\u2019impressione \u00e8 sempre quella di angoscia e smarrimento.<br \/>\n<strong>A partire dal sontuoso sipario che vediamo nel preludio (e che rievoca il Teatro La Fenice<\/strong> dove l\u2019opera venne rappresentata per la prima volta, con insuccesso, nel 1853) si passa cos\u00ec ai motivi erotici durante la festa del primo atto (che solleticano l\u2019impulso voyeuristico dello spettatore), alla fiorita casa di campagna del secondo, ai fregi architettonici rosso\/oro presso la casa di Flora, sino al terzo, dove non vediamo pi\u00f9 nulla, se non qualche oggetto e il letto che accoglier\u00e0 l\u2019agonia di Violetta. Un meccanismo quindi che funziona sempre, ad eccezione dell\u2019inizio del secondo atto, dove la dimora di campagna viene calpestata in tutte le sue parti, creando un effetto abbastanza inverosimile. Invece l\u2019interpretazione del dramma in chiave pittorica rivela pienamente la propria efficacia subito dopo, durante l\u2019incontro tra Violetta e Germont, sullo sfondo di uno splendido prato di margherite, reso mosso dall\u2019arricciamento della tela nella parte inferiore. Le margherite rappresentano la redenzione della protagonista e non a caso appaiono in corrispondenza di \u201cPura siccome un angelo\u201d, ad equiparare la condizione di Violetta a quella della figlia di Germont: entrambe pure, entrambe redente.<br \/>\nEppure la redenzione \u00e8 sottintesa gi\u00e0 all\u2019inizio, come se fosse la malattia stessa a liberare Violetta dai propri peccati. La protagonista \u201cha la morte in seno\u201d, come Leonora ne <em>Il trovatore<\/em>, e noi lo percepiamo con incredibile forza, grazie alla prova di <strong>Mariella Devia<\/strong>. Forte dell\u2019esperienza, il soprano costruisce una Violetta perfetta, dolente e matura, che sa affrontare il dolore con coraggio e che riesce a non perdere mai il controllo, pure nei momenti che sembrerebbero richiederlo (come in \u201cAmami Alfredo\u201d). La voce non ha forse lo smalto di un tempo e ha perso un po\u2019 in volume. E allora? La Devia, con la consueta intelligenza interpretativa, riesce a fare di difetto virt\u00f9, supportata dall\u2019attenta conduzione di <strong>Carlo Rizzi<\/strong>, e ci offre dei <em>pianissimo<\/em> straordinari (\u201cDite alla giovine s\u00ec bella e pura\u201d) risparmiando il fiato per i momenti di maggiore intensit\u00e0 emotiva (soprattutto nella cabaletta del primo atto). Il controllo delle risorse vocali \u00e8 sempre perfetto e l\u2019ascesa verso gli acuti sicura e decisa, sulla base di una tecnica sopraffina, di cui troppo spesso sentiamo difettare le giovani cantanti.<br \/>\n<strong>La direzione di Rizzi risulta anch\u2019essa funzionale alla lettura complessiva di Svoboda e Brockhaus,<\/strong> esprimendosi nella scelta di tempi incalzanti per il primo atto e per la seconda parte del secondo, pi\u00f9 ampi e distesi per il terzo, con adeguata enfasi dei singoli dettagli. I professori d\u2019orchestra hanno suonato in pullover e maniche di camicia, in segno di protesta contro il direttore artistico Lorenzo Mariani, di cui si richiedono a gran voce le dimissioni, esigendo al contempo \u201cpresenza e competenza\u201d, come recitava lo striscione presentato all\u2019inizio dell\u2019opera. Competenza che anche in questo caso i musicisti hanno dimostrato, soprattutto le sezioni degli archi (attentissimi alle indicazioni del direttore e alle sfumature dinamiche della partitura) e le percussioni (incisive e coinvolgenti, in particolare nella seconda parte del secondo atto). Anche il coro ha dato prova delle proprie capacit\u00e0, rivelando come nel repertorio tradizionale sia in grado di esprimere qualit\u00e0 di coesione e di corretta resa musicale, fatta eccezione per qualche incertezza alla fine del primo atto. All\u2019altezza il corpo di ballo del Teatro Massimo e le coreografie di <strong>Emma Scialfa<\/strong>, che hanno reso il senso di vorticosa perdizione, soprattutto durante la canzone di Piquillo.<br \/>\nIl giovane tenore rumeno <strong>Stefan Pop<\/strong>, interprete di Alfredo, ha invece suscitato qualche perplessit\u00e0: il timbro \u00e8 interessante, la voce ricca di potenzialit\u00e0, ma in alcuni casi tende a schiacciare i suoni e talvolta si dimostra approssimativo nel passaggio di registro. Si apprezzano per\u00f2 i meritevoli sforzi di resa psicologica, particolarmente evidenti nella scena VIII del secondo atto, durante la lettura della lettera di Violetta, quando \u00e8 difficile porre attenzione alle sfumature di sentimento del personaggio, cosa che Pop fa egregiamente. Bravissimo il baritono veronese <strong>Simone Piazzola<\/strong>. Nel ruolo di Germont rivela una voce imponente, calda, perfettamente calibrata, che arriva a suscitare immediata simpatia per un personaggio solitamente inviso alla maggior parte del pubblico. Il trucco non riesce a celare la giovanissima et\u00e0, ma Piazzola riesce a recuperare in autorevolezza del timbro e statura scenica. Giustamente strappa l\u2019applauso pi\u00f9 lungo e fragoroso (insieme alla Devia con \u201cAddio del passato\u201d), dopo l\u2019eccellente e sentita interpretazione della romanza \u201cDi Provenza il mar, il suol\u201d e la trascinante cabaletta \u201cNo, non udrai rimproveri\u201d, che fortunatamente non \u00e8 stata tagliata, come invece \u00e8 ancora in uso in molti allestimenti dell\u2019opera. Accanto ai protagonisti, i comprimari hanno pressoch\u00e9 convinto senza particolari eccezioni, con menzione speciale per il Gastone di <strong>Bruno Lazzaretti<\/strong> e <strong>Laura Cherici<\/strong> nel ruolo di Flora (ma anche bravi <strong>Patrizia Gentile<\/strong> interprete di Annina, <strong>Giovanni Bellavia<\/strong> nel ruolo di Douphol, <strong>Marco Signorini<\/strong> dottor Grenvil, insieme a <strong>Pietro Luppina<\/strong>, <strong>Armando Caforio<\/strong>, <strong>Giovanni Lo Re<\/strong>). Alla fine lo specchio viene collocato in posizione verticale e vediamo riflessi, oltre ai protagonisti, noi stessi, il pubblico. Le luci si accendono ed \u00e8 chiaro il messaggio: siamo noi, spettatori voyeuristici, a condividere la colpa di quella morte. Ma soprattutto della protagonista condividiamo la solitudine, lo smarrimento, l\u2019inadeguatezza. La condanna di chi subisce la violenza della rinuncia all\u2019amore e che inevitabilmente \u201cmoribonda e disillusa, resta sola\u201d (Brockhaus).<br \/>\n<em>Foto Corrado Lannino &#8211; Teatro Massimo Palermo<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"right\"><em>Ilaria Grippaudo<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Palermo, Stagione Lirica 2012 \u201cLA TRAVIATA\u201d Melodramma in tre atti. Libretto di Francesco Maria Piave. 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