{"id":31783,"date":"2012-03-09T03:38:14","date_gmt":"2012-03-09T01:38:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=31783"},"modified":"2016-12-18T14:34:21","modified_gmt":"2016-12-18T13:34:21","slug":"palermo-teatro-massimo-bruno-bartoletti-dirige-barber-britten-e-r-strauss","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/palermo-teatro-massimo-bruno-bartoletti-dirige-barber-britten-e-r-strauss\/","title":{"rendered":"Palermo, Teatro Massimo: Bruno Bartoletti dirige Barber, Britten e R. Strauss"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Palermo, Teatro Massimo, Stagione Sinfonica 2012<br \/>\n<\/em><strong>Bruno Bartoletti dirige Barber, Britten e R. Strauss<br \/>\n<\/strong>Orchestra del Teatro Massimo<br \/>\nDirettore <strong>Bruno Bartoletti <\/strong><br \/>\nTenore <strong>John Marc Ainsley <\/strong><br \/>\nCorno <strong>Radovan Vlatvovic <\/strong><br \/>\nSoprano <strong>Kristin Lewis<\/strong><br \/>\n<em>Samuel Barber: <\/em>Adagio per archi op. 11<strong><br \/>\n<\/strong><em>Benjamin Britten: <\/em>Serenata per tenore, corno e archi op. 31 &#8211; <em>Prologue<\/em><strong><em>; <\/em><\/strong><em>Pastoral; <\/em><em>Nocturne<\/em><strong><em>; <\/em><\/strong><em>Elegy; <\/em><em>Dirge; <\/em><em>Hymn<\/em><strong><em>; <\/em><\/strong><em>Sonnet; <\/em><em>Epilogue<\/em>.<br \/>\n<em>Richard Strauss: <\/em>&#8220;Mondschein&#8221; da <em>Capriccio<\/em> op. 85<br \/>\nVier Letzte Lieder:Fru\u0308hling; September; Beim Schlafengehen;<em> Im Abendrot.<br \/>\nPalermo, 4 marzo 2012 <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Terzo appuntamento della stagione 2012 del Teatro Massimo di Palermo<\/strong>, il concerto del 4 marzo ha visto in programma alcune delle pi\u00f9 belle pagine musicali del Novecento, geograficamente dislocate fra Stati Uniti, Inghilterra e Germania. A compiere questo viaggio, l\u2019orchestra del Teatro Massimo, guidata dalla bacchetta di un veterano del repertorio di ogni epoca e genere quale \u00e8 <strong>Bruno Bartoletti<\/strong>, gi\u00e0 direttore al Massimo de <em>La fanciulla del West<\/em> (nel dicembre 2010) e che a fine febbraio doveva salire sul podio per <em>La traviata<\/em>, ma che in un secondo momento \u00e8 stato sostituito da Carlo Rizzi. Come per le recite dell\u2019opera verdiana, anche in questo caso i musicisti hanno suonato in borghese, ribadendo i motivi dell\u2019abbandono dell\u2019abito istituzionale nel comunicato contro la direzione artistica della fondazione. Comunicato che \u00e8 stato letto alla presenza dei soli archi, protagonisti della prima parte dello spettacolo, incentrata su Samuel Barber e Benjamin Britten. Di Barber \u00e8 stata proposta la composizione sicuramente pi\u00f9 nota, l\u2019<em>Adagio per archi<\/em> op. 8, eseguito per la prima volta a New York nel 1938. Ieratico nei gesti, Bartoletti calibra il flusso sonoro con particolare attenzione, curvo su s\u00e9 stesso e tutto concentrato nel supremo sforzo di catturare la profondit\u00e0 di uno dei brani pi\u00f9 struggenti del \u2018900. L\u2019orchestra, tesa nell\u2019ascolto, ha saputo raccogliere e restituire la medesima atmosfera, attaccando sempre a colpo sicuro e dimostrando ben poche incertezze.<br \/>\nAgli archi si sono poi aggiunti il tenore <strong>John Marc Ainsley<\/strong> e il cornista <strong>Radovan Vlatkovi\u0107<\/strong> interpreti della <em>Serenade<\/em> op. 31 di Benjamin Britten. Il ciclo di <em>songs<\/em> del compositore inglese si distingue per il clima rarefatto e intimamente notturno, che per\u00f2 \u00e8 stato reso in maniera discontinua. Ainsley, profondo conoscitore del pensiero di Britten e fra i suoi pi\u00f9 accreditati interpreti a livello internazionale, ha timbro luminoso e accattivante, e sa certamente come affrontare le difficolt\u00e0 di questi brani. Inspiegabilmente per\u00f2 pecca di intensit\u00e0, sia sul piano della dinamica che su quello dell\u2019espressione; vi sono momenti di maggiore <em>pathos<\/em>, come ad esempio all\u2019inizio di <em>Lyke Wake Dirge<\/em>, di cui Ainsley sa cogliere la dolente inquietudine, ma per il resto l\u2019interpretazione risulta sottotono e in pi\u00f9 occasioni la sua voce coperta dall\u2019orchestra. Di livello superiore la <em>performance<\/em> del corno solista: Vlatkovi\u0107 amplifica ed enfatizza la melodia, sovrapponendovi incisi di carattere fiorito ed elaborando con sicurezza discorsi autonomi. Nel sottile dialogo con l\u2019orchestra emerge una gamma di ricchi colori, condotta in modo spigliato lungo sentieri sicuri. Ma \u00e8 soprattutto in <em>Epilogue<\/em> che si raggiunge il massimo coinvolgimento, nell\u2019effetto straniante del \u201cdietro le quinte\u201d che crea un\u2019atmosfera di lontana nostalgia, mentre in sala le luci si abbassavano progressivamente, fino a spegnersi del tutto.<br \/>\n<strong>Il legame fra prima e seconda parte \u00e8 stato offerto proprio dal corno,<\/strong> che nelle composizioni di Richard Strauss incluse in programma rivestiva una funzione decisamente importante (ricordiamo che il padre di Richard, Franz Strauss, era suonatore di questo strumento). Purtroppo la mancanza di Vlatkovi\u0107 ha fatto la differenza, per lo meno nell\u2019esecuzione di <em>Mondschein<\/em> dall\u2019opera <em>Capriccio<\/em> (1942). In questa raffinatissima musica \u201cal chiaro di luna\u201d \u00e8 appunto il corno a prevalere, evocando con il suo timbro un carattere di dolce malinconia. Sfortunatamente tutto questo non \u00e8 avvenuto e a mala pena potevamo percepire il suono dello strumento, quasi sommerso dal resto della compagine orchestrale. <strong>Ancor pi\u00f9 complesso il discorso per i <em>Vier Letzte Lieder<\/em><\/strong>, senza dubbio fra i capolavori pi\u00f9 alti nella storia della musica occidentale, al di l\u00e0 di ogni classificazione di genere e periodo. In questo caso Bartoletti si rivela abile concertatore, per quanto talvolta scelga dei tempi eccessivamente sostenuti. Nel complesso svolge il suo compito con cognizione e della partitura decide di enfatizzare le caratteristiche pi\u00f9 luminose, come avviene sia in <em>Fr\u00fchling<\/em> che in <em>September<\/em> (bravissimo il primo violino nell\u2019esecuzione dell\u2019assolo di <em>Beim Schlafengehen<\/em>, al quale il direttore ha saputo conferire adeguata enfasi). Invece pi\u00f9 di un dubbio lo si deve esprimere sul soprano statunitense <strong>Kristin Lewis<\/strong> da noi apprezzata a Palermo, tempo fa, ne <em>Il trovatore<\/em>. La cantante, per\u00f2, non si rivela un\u2019interprete straussiana altrettanto ideale e appare ingessata dall\u2019inizio sino alla fine, dando quasi l\u2019impressione di essere l\u00ec per caso, a svolgere un compito controvoglia. Nel registro medio e grave manca poi di volume, e questo influisce in modo determinante sulla resa dei Lieder. Solo negli acuti riesce a dare maggiore corpo alla voce, ottenendo un pi\u00f9 intenso coinvolgimento emotivo. Eppure in <em>Im Abendrot<\/em>, dove tutto questo dovrebbe essere evidente, \u00e8 ancora l\u2019orchestra a condurre il gioco, nell\u2019impalpabile amalgama dei timbri strumentali che costituisce senz\u2019altro uno dei fattori di assoluto fascino di questa raccolta.<\/p>\n<p align=\"right\"><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Palermo, Teatro Massimo, Stagione Sinfonica 2012 Bruno Bartoletti dirige Barber, Britten e R. 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