{"id":32628,"date":"2012-03-27T15:49:04","date_gmt":"2012-03-27T13:49:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=32628"},"modified":"2016-12-18T16:50:54","modified_gmt":"2016-12-18T15:50:55","slug":"boris-godunov-al-teatro-massimo-di-palermo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/boris-godunov-al-teatro-massimo-di-palermo\/","title":{"rendered":"&#8220;Boris Godunov&#8221; al Teatro Massimo di Palermo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Palermo, Teatro Massimo, stagione lirica 2012<\/em><br \/>\n<strong>\u201cBORIS GODUNOV\u201d <\/strong><br \/>\nDramma musicale popolare in un prologo e quattro atti. Libretto di Modest Musorgskij dalla omonima tragedia di Aleksandr Pu\u0161kin e dalla <em>Storia dello Stato russo<\/em> di Nikolaj Karamzin.<br \/>\nSeconda versione originale (1872)<br \/>\nMusica di <strong>Modest Musorgskij <\/strong><br \/>\n<em>Boris Godunov<\/em> FERRUCCIO FURLANETTO<br \/>\n<em>F\u00ebdor<\/em> LUCIA CIRILLO<br \/>\n<em>Ksenija<\/em> ANNA KRAYNIKOVA<br \/>\n<em>La nutrice di Ksenija<\/em> KREMENA DILCHEVA<br \/>\n<em>Vasilij Ivanovic \u0160ujskij<\/em> JAN VACIK<br \/>\n<em>Andrej \u0160celkalov \/ Rangoni<\/em> IGOR GOLAVATENKO<br \/>\n<em>L\u2019Impostore sotto il nome di Grigorij (il falso Dimitrij)<\/em> MIKHAIL GUBSKY<br \/>\n<em>Marina Mni\u0161ek<\/em> ANNA VICTOROVA<br \/>\n<em>Varlaam<\/em> F\u00cbDOR KUZNETSOV<br \/>\n<em>Misail<\/em> PABLO ORTEZ ROMERO<br \/>\n<em>L\u2019ostessa<\/em> CHIARA FRACASSO<br \/>\n<em>Il Folle in Cristo (L\u2019Innocente)<\/em> DMITRY VOROPAEV<br \/>\n<em>Nikiti\u010d<\/em> ALEXEY YAKIMOV<br \/>\n<em>Mitjucha<\/em> GIANFRANCO GIORDANO<br \/>\n<em>Un boiardo di corte \/ Il boiardo Chru\u0161c\u00ebv<\/em> SAVERIO BAMBI<br \/>\n<em>Lavickij<\/em> ALESSANDRO CALAMAI<br \/>\n<em>Cernikovskij<\/em> CARLO DI CRISTOFARO<br \/>\nOrchestra, Coro, Corpo di ballo e Coro di voci bianche del Teatro Massimo<br \/>\nCario Radiofonico di Cracovia<br \/>\nDirettore <strong>George Pehlivanian <\/strong><br \/>\nMaestro del Coro<strong> Andrea Faidutti <\/strong><br \/>\nMaestro del Coro di voci bianche<strong> Salvatore Punturo <\/strong><br \/>\nRegia, scene, costumi e luci <strong>Hugo De Ana <\/strong><br \/>\nCoreografia <strong>Lino Privitera <\/strong><br \/>\nRegista assistente <strong>Nicola Zorzi <\/strong><br \/>\nCollaboratore alle luci <strong>Jacopo Pantani<\/strong><br \/>\nNuovo allestimento in coproduzione con il Teatro Municipal de Santiago<br \/>\n<em>Palermo, 23 marzo 2012 <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno spettacolo sontuoso, popolato da personaggi che si protendono verso l\u2019alto: non potremmo trovare definizione migliore per questo allestimento del <em>Boris Godunov<\/em>, capolavoro di Musorgskij che a Palermo mancava da 25 anni e in particolare al Teatro Massimo dal gennaio del 1964. Anelavano al cielo le braccia del popolo russo, alla spasmodica ricerca di un Dio ancor prima che di un sovrano, come quelle dell\u2019ambizioso Grigorij, nella veemente smania di potere, fino a Boris, consumato da un\u2019ansia che lo portava ad innalzarsi di continuo, per poi ricadere senza forza. Gli elementi scenografici concorrevano a riflettere questa tensione verticale, che ritrovavamo nella gestualit\u00e0 ampia del direttore d\u2019orchestra, <strong>George Pehlivanian<\/strong>. E vogliamo partire proprio da qui, dalla concertazione attenta del direttore che si \u00e8 avvalsa della valida collaborazione dei professori d\u2019orchestra \u2013 ancora in protesta contro la direzione artistica \u2013 e di una partitura che riesce a incantare ad ogni passaggio. Rapisce dunque l\u2019opera di Musorgskij, qui presentata nella seconda versione del 1872 ed esaltata da Pehlivanian, il cui corpo palpitava con l\u2019orchestra, espandendosi in movimenti di intensa vibrazione, simili a quelli che mesi fa avevamo ravvisato nello stile di Valery Gergiev (senza dubbio il principale artefice della riscoperta delle versioni originali del <em>Boris<\/em>). Nel quadro di una lettura accurata dispiacciono dunque certe leggerezze, come i tagli di alcune parti dell\u2019opera (del tutto fuori luogo \u201cl\u2019ululato\u201d di Rangoni che sostituiva la frase finale del III atto) e l\u2019inopportuna presenza di cupi rintocchi durante i cambi a scena aperta.<br \/>\nOrmai una garanzia l\u2019apporto registico di <strong>Hugo de Ana<\/strong> che per questa nuova produzione del Teatro Massimo \u2013 in collaborazione con il Teatro Municipal di Santiago \u2013 ha anche firmato le scenografie, i costumi e le luci. Un artista al quale siamo particolarmente affezionati e di cui ricordiamo il raffinato allestimento di <em>Senso<\/em>, agli inizi del 2011, ma soprattutto il meraviglioso <em>Lohengrin<\/em> del gennaio 2010, uno spettacolo che difficilmente potremo cancellare dalla nostra memoria. E il regista argentino non si smentisce nemmeno stavolta, nell\u2019affrontare un\u2019opera alla quale dichiara di essere profondamente legato. Questo vincolo si intravede ad ogni livello, a partire dalla gestione dei movimenti del Prologo, dove risulta estremamente difficile equilibrare le masse corali. De Ana ci riesce, facendo aprire le figure dal centro verso i lati e conferendo una mobilit\u00e0 che non infastidisce, calibrata in rapporto agli altri personaggi. Emerge il canto teso di Nikiti\u010d, interpretato con energia da <strong>Alexey Yakimov<\/strong>, al quale faceva da contraltare la solenne espressivit\u00e0 di \u0160\u010delkalov, il baritono <strong>Igor Golovatenko<\/strong> (impegnato pure nel ruolo del gesuita Rangoni). Il coro, formato dalle maestranze del Teatro Massimo e dai membri del Coro Radiofonico di Cracovia, ci \u00e8 sembrato disorganizzato e poco incisivo, con tempi eccessivamente lenti, forse imputabili al direttore (si auspica che nelle recite successive vengano aggiustate le difficolt\u00e0 d\u2019entrata e qualche problema di intonazione).<br \/>\nDobbiamo attendere il secondo quadro per l\u2019entrata in scena del protagonista. In un tripudio di icone ortodosse, gi\u00e0 esse stesse produttrici di bagliori, la scenografia mobile fa da sfondo all\u2019incoronazione di Boris, d\u2019impianto visivo straordinariamente efficace, solenne e feroce. Le luci colpiscono i pannelli in rilievo, in modo tale da metterne in risalto i riflessi, moltiplicandoli all\u2019infinito nei ricchi costumi intessuti d\u2019oro. Sin dall\u2019entrata <strong>Ferruccio Furlanetto<\/strong> conferma la fama di massimo interprete del ruolo. All\u2019inizio la sua voce sembra leggermente esitante e non scorre in modo fluido: effetto intenzionale o messa a fuoco poco riuscita, questa scelta (o casualit\u00e0) si \u00e8 rivelata vincente, rivelando le fragilit\u00e0 di un personaggio veramente unico nella storia del teatro musicale. Il sospetto che si trattasse di qualcosa di voluto \u00e8 ricomparso nel secondo Atto, vero e proprio capolavoro di interpretazione da parte di Furlanetto. Nei lunghi monologhi il basso friulano ha tirato fuori il tormento vocale di Boris, rivestendolo di un\u2019opacit\u00e0 che non lasciava trapelare il bench\u00e9 minimo raggio di luce. Nel confronto con \u0160uiskij (interpretato da un valido <strong>Jan Vacik<\/strong>, gi\u00e0 apprezzato nel ruolo di Yannak\u00f2s in <em>The Greek Passion<\/em>) spiccava invece la forza imperiosa del timbro e lo spessore del fraseggio. Punto culminante, la meravigliosa scena delle allucinazioni che nella rotazione dei pannelli e nel raffinato dosaggio delle sfumature blu ha colpito nel segno, creando \u201cuna specie di grande \u2018carillon\u2019, un orologio che allude all\u2019ossessione che incombe sul protagonista\u201d (De Ana).<br \/>\nSe al vertice della triangolazione del dramma sta Boris, alla base si collocano l\u2019impostore Grigorij (<strong>Mikhail Gubsky<\/strong>) e la principessa polacca Marina Mni\u0161ek (<strong>Anna Victorova<\/strong>). Entrambi i cantanti hanno dato prova di una maturit\u00e0 interpretativa davvero compiuta, che nel caso del tenore si \u00e8 sviluppata nel primo Atto, durante la scena nel monastero, quando nel dialogo con Pimen \u2013 il basso <strong>Marco Spotti<\/strong>, in grado di rendere lo stile declamato che \u00e8 proprio della musica di Musorgskij \u2013 ha dimostrato un timbro squillante e di grande nitidezza, che ha convinto ed entusiasmato. Lo stesso livello \u00e8 riuscito a mantenere nella scena dell\u2019osteria, accanto ad artisti quali <strong>Pablo Ortiz Romero<\/strong> nel ruolo di Misail e soprattutto il bravissimo <strong>F\u00ebdor Kuznetsov<\/strong> nel ruolo di Varlaam, mentre l\u2019ostessa di <strong>Chiara Fracasso<\/strong> \u00e8 risultata poco coinvolgente, con imprecisioni che si sono avvertite nella canzone dell\u2019anatra. Gubsky ha proseguito nel lavoro di resa vocale del personaggio, ponendo attenzione ad ogni singola nota, ma con momenti di <em>impasse<\/em> nel terzo atto (\u201cl\u2019atto polacco\u201d), dominato dalla figura di Marina. Il timbro del mezzosoprano russo non ci ha esaltato, ma la sua tecnica \u00e8 sicura, il canto articolato con bravura e l\u2019interpretazione di spessore drammatico. Le impurit\u00e0 della voce erano peraltro adeguate al tipo di ruolo, un miscuglio di crudelt\u00e0 e sensualit\u00e0 che la Victorova ha messo in mostra in ogni momento, nella parte iniziale e nel duetto con Grigorij, come anche nella scena della festa, quando erano gli sfarzosi costumi della sartoria Tirelli a risaltare e a distogliere dagli impacci del corpo di ballo.<br \/>\nNel quarto Atto Furlanetto ha dato ulteriore sfoggio delle proprie abilit\u00e0, regalandoci un Boris monumentale e delirante, estremamente curato nella mimica facciale e nei contorcimenti di un corpo che non trovava pace, soprattutto a contatto con il trono. Il canto si \u00e8 poi caricato di accenti teneri e dolorosi nel confronto con il figlio F\u00ebdor (il mezzosoprano <strong>Lucia Cirillo<\/strong>), mentre intorno si dipanavano i complotti dei boiardi. Il quadro conclusivo ci ha invece riportato all\u2019atmosfera del Prologo, con l\u2019introduzione della figura del Folle in Cristo (<strong>Dmitry Voropaev<\/strong>) che ridisegna in chiave mistica il significato dell\u2019opera. Assai valido il Coro di voci bianche del Teatro Massimo, preparato con la consueta attenzione da <strong>Salvatore Punturo<\/strong>, che offre momenti di alta professionalit\u00e0. Completavano il cast <strong>Saverio Bambi<\/strong> nel doppio ruolo di Chru\u0161\u010d\u00ebv e di un boiardo di corte, <strong>Gianfranco Giordano<\/strong> nel ruolo di Mitjucha, <strong>Alessandro Calamai<\/strong> nel ruolo di Lavickij e <strong>Carlo Di Cristofaro<\/strong> nel ruolo di Cernikovskij. Fisicamente incantevole la Ksenija di <strong>Anna Kraynikova<\/strong> \u2013 la brevit\u00e0 degli interventi non ci ha permesso di valutarne con altrettanta precisione le qualit\u00e0 vocali, comunque interessanti \u2013 e nota di merito per la nutrice <strong>Kremena Dilcheva<\/strong>, perfettamente a suo agio nel canto delle filastrocche all\u2019inizio del secondo Atto. Applausi calorosi, rivolti a tutti e in particolare a Furlanetto, da parte di un pubblico non numeroso, ma comunque attento ed entusiasta. <em>Foto Franco Lannino &#8211; Teatro Massimo Palermo<\/em><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Palermo, Teatro Massimo, stagione lirica 2012 \u201cBORIS GODUNOV\u201d Dramma musicale popolare in un prologo e quattro atti. Libretto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":54,"featured_media":32629,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[5222,5216,5224,2853,107,5225,5219,5221,913,5214,5215,4902,5217,5223,4967,1731,2854,2811,145,5218],"class_list":["post-32628","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-alessandro-calamai","tag-alexey-yakimov","tag-anna-kraynikova","tag-anna-victorova","tag-boris-godunov","tag-carlo-di-cristofaro","tag-chiara-fracasso","tag-dmitry-voropaev","tag-ferruccio-furlanetto","tag-george-pehlivanian","tag-hugo-de-ana","tag-igor-golovatenko","tag-jan-vacik","tag-kremena-dilcheva","tag-lucia-cirillo","tag-marco-spotti","tag-mikhail-gubsky","tag-modest-musorgskij","tag-opera-lirica","tag-pablo-ortiz-romero"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32628","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/54"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=32628"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32628\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87951,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32628\/revisions\/87951"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/32629"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=32628"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=32628"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=32628"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}