{"id":33047,"date":"2012-04-06T02:15:21","date_gmt":"2012-04-06T00:15:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=33047"},"modified":"2016-12-30T14:00:57","modified_gmt":"2016-12-30T13:00:57","slug":"laltra-faccia-della-lunai-masnadieri-alteatro-di-san-carlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/laltra-faccia-della-lunai-masnadieri-alteatro-di-san-carlo\/","title":{"rendered":"&#8220;I Masnadieri&#8221; al Teatro di San Carlo di Napoli"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Napoli, Teatro San Carlo, Stagione Lirica 2011\/2012<br \/>\n<\/em><strong>&#8220;I MASNADIERI&#8221;<br \/>\n<\/strong>Melodramma in quattro parti su libretto di Andrea Maffei, dalla tragedia\u00a0 <em>Die Rauber<\/em> di Friedrich Schiller<br \/>\nMusica di <strong>Giuseppe Verdi<br \/>\n<\/strong><em>Massimiliano Moor <\/em>GIACOMO PRESTIA<br \/>\n<em>Carlo <\/em>AQUILES MACHADO<br \/>\n<em>Francesco <\/em>VLADIMIR STOYANOV<br \/>\n<em>Amalia <\/em>LUCRECIA GARCIA<br \/>\n<em>Arminio <\/em>WALTER OMAGGIO<br \/>\n<em>Moser <\/em>DARIO RUSSO<br \/>\n<em>Rolla <\/em>MASSIMILIANO CHIAROLLA<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro di San Carlo<br \/>\nDirettore<strong> Nicola Luisotti<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro <strong>Salvatore Caputo<\/strong><br \/>\nRegia<strong> Gabriele Lavia<\/strong><br \/>\nScene <strong>Alessandro Camera<br \/>\n<\/strong>Costumi <strong>Andrea Viotti<br \/>\n<\/strong>Nuovo allestimento del Teatro di San Carlo in coproduzione con il\u00a0Teatro La Fenice di Venezia<em><br \/>\nNapoli, 29 marzo 2012<br \/>\n<\/em>P<strong>arliamoci chiaro. Al di l\u00e0 dei volenterosi sforzi, il libretto che Maffei aveva creato per i <em>Masnadieri<\/em> non \u00e8 certo da antologia della letteratura per musica<\/strong>\u2026 e la musica di Verdi \u00e8 in generale lontano dai fasti dell\u2019<em>Attila<\/em> (assai pi\u00f9 accattivante sul piano della drammaturgia) e da quelli dell\u2019imminente approdo al lido shakespeariano. <strong>Eppure quest\u2019opera, oggi dimenticata, all\u2019epoca (e parliamo del 1847) riscosse un successo incredibile al punto da essere definita, al fianco dell\u2019<em>Ernani<\/em>, l\u2019opera pi\u00f9 popolare del Maestro.<\/strong> Oggi conserva qualche punto di interesse, da ricercarsi non tanto nelle arie quanto piuttosto sia nel meraviglioso preludio di apertura con l\u2019assolo di violoncello, che nella scrittura corale, animata s\u00ec da un piglio guerriero (e risorgimentale) assai pi\u00f9 vispo di quello dell\u2019<em>Attila<\/em>, ma comunque raffinata e di sicuro effetto. Per il resto, la vicenda dei due fratelli, bello e fortunato l\u2019uno (Carlo), assai meno l\u2019altro (Francesco) scorre fra convenzioni e qualche sparuta assurdit\u00e0, non ultima la riapparizione di Massimiliano e l\u2019omicidio di Amalia nel finale.<br \/>\n<strong>Insomma, per renderla credibile in teatro occorrono due ingredienti fondamentali: una bacchetta ispirata e un allestimento accurato<\/strong> in grado di convertire le oasi deboli del tessuto drammatico in punti di forza. La produzione del Teatro di San Carlo (con \u201cLa Fenice\u201d di Venezia), pu\u00f2 dirsi riuscita per met\u00e0. <strong>Nicola Luisotti,<\/strong> di fresco nominato direttore musicale della Fondazione napoletana, dopo l\u2019illuminata prova scaligera con l\u2019<em>Attila<\/em>, si conferma musicista di prima categoria, e nello specifico verdiano ispirato. Consapevole della posizione occupata dai <em>Masnadieri <\/em>nella produzione verdiana, li legge in controluce lasciando intravedere da un lato gli echi del <em>Nabucco<\/em> (visibili fin dal preludio) e dall\u2019altro il peso dei grandi capolavori successivi. Luisotti divide poi la partitura in due emisferi musicali, quasi come a marcare quella coesistenza sulla scena di due sfere, quella privata e quella pubblica. Nella prima di queste, che corrisponde ai drammi dei personaggi, l\u2019orchestra si distende in una cantabilit\u00e0 trasognata, intrisa ora di sofferenza ora di speranza, prediligendo i colori, piegando le esigenze del tempo musicale a quelle del sentimento e della parola (superbi i rallentando e rubati). La sfera pubblica \u00e8 invece quella dello scontro con la massa rozza e irruenta dei masnadieri, dei briganti, massa della quale lo stesso protagonista \u00e8 combattuto <em>primus inter pares<\/em>. Qui Luisotti sceglie felicemente la via del contrasto, spesso ricorrendo a tempi raddoppiati, governando le masse sancarliane con gesto di esemplare chiarezza. Due i momenti pi\u00f9 coinvolgenti sotto questo aspetto: il coro che chiude il II atto \u00ab<em>Su fratelli corriamo alla pugna\u00bb<\/em> e quello del III \u00ab<em>Le rube, gli stupri, gl\u2019incendi, le morti\u00bb.<\/em> Se nel primo caso il piglio e la risorgimentale baldanza della pagina verdiana sono filtrate da una certa eleganza, nel secondo, il raddoppio di tempo, oltre che rivelarsi drammaticamente efficacissimo e coinvolgente, \u00e8 irruento e vigoroso. Meriti da condividersi con il coro del teatro, che vive una felicissima stagione raggiungendo qui vertici di perfezione. Ad istruirlo, Salvatore Caputo che cura assai bene rapporti e colori fra le sezioni e con l\u2019orchestra, ad eccezione della sola pagina a cappella \u00ab<em>Godiam ch\u00e9 fugaci\u00bb<\/em>, dove la polifonia risulta schiacciata, la parola troppo sacrificata e il piglio guerriero latitante.<br \/>\n<strong>La seconda met\u00e0 della produzione funziona assai meno, poich\u00e8 l\u2019allestimento Gabriele Lavia \u00e8 inadeguato al cimento di Luisotti.<\/strong> Con la complicit\u00e0 <strong>Alessandro Camera<\/strong> per le (brutte) scene e di <strong>Andra Viotti<\/strong> per i (brutti) costumi, ambienta la vicenda (citiamo dalle note di regia) \u00ab<em>in un vecchio palcoscenico, un tetto sfondato, terra sparsa, foglie secche\u00bb<\/em>, degno della peggiore parte del Bronks e assai adatto solo alla bernsteiniana <em>West Side Story<\/em>. Questa landa desolata diventa luogo d\u2019incontro del disagio, della protesta e della rabbia dei masnadieri, una rabbia che si manifesta anche nei coloratissimi murales che \u201cdecorano\u201d le pareti: su quella di sfondo campeggia un grande teschio con ai lati la scritta <em>\u201clibert\u00e0 o morte<\/em>\u201d. Ad \u201cornare\u201d questa cornice, riflettori e luci di varia natura, che seppur non scevri da sporadici effetti intriganti, in linea di massima non elevano certo la gradevolezza del quadro.<strong> Una sola l\u2019entrata in scena, al centro, in corrispondenza del teschio, un grande portone:<\/strong> da l\u00ec, fra l\u2019altro, entrano ed escono tutti, compresi i masnadieri e Massimiliano (a proposito, caro Lavia, \u00e8 ridicolo che sia nascosto nello stesso covo da cui escono i briganti!). Tutta l\u2019opera, ad ogni modo, si svolge qui, riconducendo l\u2019azione ad un\u2019unit\u00e0 di luogo non richiesta dal compositore e che disturba molti momenti dell\u2019opera, uno su tutti la grande scena di Francesco nell\u2019atto Atto IV.<br \/>\n<strong>Una volta segnalato un timido lavoro sui personaggi (ad esclusione della grande scena di cui sopra), occorre tracciare un bilancio:<\/strong> al terzo cimento verdiano, dopo i graziosi esiti della <em>Giovanna D\u2019Arco<\/em> al Festival Verdi, quelli dubbiosi dell\u2019<em>Attila<\/em> scaligero, Lavia getta la spugna e svolge qui un lavoro complessivamente sommario. Perfino i due protagonisti maschili sono tratteggiati secondo usi della pi\u00f9 bieca convenzione: Carlo \u00e8 bello, aitante e prestante, Francesco malato, gobbo, paralizzato ad un braccio (forse a seguito di un conflitto a fuoco), non \u00abmeno fortunato\u00bb (come lo vuole Verdi) ma \u201csfigato\u201d! Nella mente di Lavia, Francesco diventa quindi un diverso, un reietto, un redivivo Rigoletto, con buona pace del significato che una simile figura ha nella drammaturgia verdiana. Peccato, perch\u00e9 Vladimir Stoyanov si impegna davvero al massimo per ridare dignit\u00e0 al personaggio di Francesco, con voce certo non immensa in termini di volume ma verdiana nell\u2019animo e nelle intenzioni, dotata grande eleganza nella cantabilit\u00e0 (commovente l\u2019intonazione di \u00abVuoi piangere in eterno?\u00bb), nobile nell\u2019accento, attenta alla causa della parola.<br \/>\nAl suo fianco, il Carlo <strong>Aquiles Machado<\/strong>, che da principio stupisce sia per l\u2019acquisito <em>phisique du r\u00f4le<\/em> sia per l\u2019effetto che ottiene all\u2019attacco del recitativo <em>\u00abQuando leggo Plutarco\u00bb.<\/em> Da qui le prime considerazioni, sulle quali l\u2019emozione gioca un ruolo fondamentale: la voce \u00e8 maturata molto, si \u00e8 fatta maschia, compatta e robusta specie nel registro centrale. Con il senno di poi per\u00f2 si scopre schiettamente lirica preziosa nel timbro e nella linea (e lo vedi ad esempio in \u00ab<em>Di ladroni attorniato\u00bb<\/em>) ma prestata al repertorio verdiano, senza cio\u00e8 avere tutte le carte in regola per affrontarlo. Carlo non \u00e8 il Duca di Mantova e a lungo andare l\u2019organo del tenore patisce alcune disomogeneit\u00e0 timbriche (vedi <em>\u00abO mio castel paterno<\/em>\u00bb), una ricerca dell\u2019effetto con la tendenza ad un canto piuttosto aperto. Tutto questo lo porta a forzare anche il registro acuto: accade per esempio fin dalla Cabaletta I atto <em>\u00abNell\u2019argilla maledetta\u00bb<\/em>, sicch\u00e8 l\u2019appuntamento con <em>\u00abCaduto \u00e8 il reprobo\u00bb<\/em> nel IV atto risulta disatteso per affaticamento. Su<strong> Lucrecia Garcia,<\/strong> quanto osservato in occasione della recente <em>Norma <\/em>salernitana si conferma solo in parte. Permane quella tendenza alla mera meccanicit\u00e0 nei cantabili che, se in Bellini veniva bilanciata dalla distensione dell\u2019arcata melodica, in Verdi \u00e8 assai pi\u00f9 evidente, anche per via quel distacco (forse dovuto all\u2019ostacolo della lingua) fra l\u2019interprete e la cantante, che deficita nella compartecipazione emotiva alla causa del personaggio. Di contro, al fianco di un volume davvero ragguardevole (e gli spazi del San Caro non sono quelli ridotti del Verdi), la voce ha acquistato una notevole eleganza nel canto virtuoso (lo vedi fin dalla cavatina), nel legato e nel glissando, con punte di eccellenza nel duetto con Machado del II atto. Il resto del cast \u00e8 in larga parte assai valido: dall\u2019eccellente contributo di <strong>Giacomo Prestia<\/strong> alla causa di Massimiliano a quello di <strong>Dario Russo<\/strong> come Moser, che a dispetto della giovine et\u00e0 \u00e8 voce di basso di rango superiore e di qualit\u00e0 sopraffina (con un repertorio selezionato, fra qualche anno potr\u00e0 giustamente aspirare a pieno titolo a grandi ruoli verdiani). L\u2019Arminio <strong>Walter Omaggio<\/strong> e il Rolla <strong>Massimiliano Chiarolla<\/strong>, sono piuttosto timidi e deboli. Al termine successo vivissimo per tutto il cast, anche se Nicola Luisotti meritava un ulteriore sforzo di generosit\u00e0: infondo, senza il suo fondamentale contributo, questi Masnadieri si sarebbero lasciati dimenticare troppo presto!<br \/>\n<em>Foto Francesco Squeglia &#8211; Teatro San Carlo<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Napoli, Teatro San Carlo, Stagione Lirica 2011\/2012 &#8220;I MASNADIERI&#8221; Melodramma in quattro parti su libretto di Andrea Maffei, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":68,"featured_media":33055,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[5313,1310,2323,1529,1478,153,5143,2527,5720,1069,145,3435,1311,17805],"class_list":["post-33047","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-andrea-viotti","tag-aquiles-machado","tag-dario-russo","tag-gabriele-lavia","tag-giacomo-prestia","tag-giuseppe-verdi","tag-i-masnadieri","tag-lucrecia-garcia","tag-massimiliano-chiarolla","tag-nicola-luisotti","tag-opera-lirica","tag-teatro-di-san-carlo-di-napoli","tag-vladimir-stoyanov","tag-walter-omaggio"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33047","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/68"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=33047"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33047\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":88260,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33047\/revisions\/88260"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/33055"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=33047"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=33047"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=33047"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}