{"id":34576,"date":"2012-05-09T17:01:49","date_gmt":"2012-05-09T15:01:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=34576"},"modified":"2016-12-10T04:49:07","modified_gmt":"2016-12-10T03:49:07","slug":"teatro-la-fenice-concerto-diretto-da-diego-matheuz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/teatro-la-fenice-concerto-diretto-da-diego-matheuz\/","title":{"rendered":"Teatro La Fenice: Concerto diretto da Diego Matheuz"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Venezia, Teatro La Fenice, Stagione sinfonica 2011-2012<br \/>\n<\/em><strong>Diego Matheuz interpreta Webern, Brahms e Beethoven<br \/>\n<\/strong>Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia<br \/>\nDirettore <strong>Diego Matheuz<br \/>\n<\/strong>Violino <strong>Roberto Baraldi<\/strong><br \/>\nVioloncello <strong>Emanuele Silvestri\u00a0 <\/strong><br \/>\n<em>Anton Webern: <\/em>Variazioni per orchestra op. 30<br \/>\n<em>Johannes Brahms: <\/em>Doppio concerto per violino, violoncello e orchestra in la minore op. 102<br \/>\n<em>Ludwig van Beethoven: <\/em>Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92<br \/>\n<em>Venezia, 6 maggio 2012<br \/>\n<\/em><br \/>\n<strong>Questa sera, con la Settima sinfonia di Beethoven, si \u00e8 celebrata alla Fenice l&#8217;apoteosi della danza<\/strong> \u2013 per riprendere la celeberrima definizione che ne diede Wagner \u2013 ma anche l&#8217;apoteosi della giovinezza, grazie alla presenza del ventisettenne maestro Diego Matheuz, vero e proprio fiore all&#8217;occhiello del fertilissimo sistema formativo musicale venezuelano, che da non molto ricopre il ruolo di direttore principale dell&#8217;orchestra del teatro e, nel caso del <em>Doppio concerto<\/em> di Brahms, dei due solisti, entrambi validi strumentisti dell&#8217;orchestra, essi pure ben lontani \u2013 beati loro! \u2013\u00a0 dall&#8217;<em>atra senectus<\/em>.<br \/>\n<strong>La prima parte del concerto era costituita da due titoli<\/strong> accomunati dalla scelta dei rispettivi autori, pur appartenenti ad epoche ben distinte, di avvalersi di mezzi espressivi assolutamente minimali. Mi riferisco all&#8217;ultimo Webern, quello appunto delle Variazioni per orchestra op. 30, e alla tarda maturit\u00e0 di Brahms, in cui vide luce il Doppio concerto per violino, violoncello e orchestra in la minore op. 102. <strong>\u00c8 sempre interessante ascoltare Webern<\/strong>, il compositore che ha portato alle estreme conseguenze il metodo dodecafonico sch\u00f6nberghiano, componendo i primi lavori basati sulla cosiddetta \u201cserialit\u00e0 totale\u201d. \u00c8 il caso di queste <em>Variazioni,<\/em> ultima opera orchestrale dell&#8217;autore, straordinario esempio di <em>pointillisme<\/em> musicale, di minimalismo <em>ante litteram,<\/em> grazie allo sfruttamento di tutte le possibilit\u00e0 combinatorie offerte da una serie dodecafonica primordiale, mettendo in gioco tutti i parametri sonori: dall&#8217;altezza al timbro, al rapporto suono-silenzio, alla strutturazione stessa della serie, e cos\u00ec via. Fin da questo primo intervento, <strong>il giovane direttore si \u00e8 rivelato dominatore assoluto della partitura come dell&#8217;orchestra<\/strong>, grazie ad un gesto sicuro, efficace e, al tempo stesso, misurato nell&#8217;affrontare un pezzo tutt&#8217;altro che facile, caratterizzato dalla tipica essenzialit\u00e0 weberniana, di notevole fascino coloristico e dalla sintassi continuamente spezzata. Solo raramente si \u00e8 colta qualche pesantezza dell&#8217;orchestra o una certa mancanza di \u201cpulizia\u201d negli attacchi: in generale, invece, si \u00e8 registrata una buona prestazione degli strumentisti della Fenice e, in particolare dei fiati, abbastanza spesso impegnati nell&#8217;esecuzione di note sforzate o frullate e, assieme ai legni, di essenziali impasti di colore in vari interventi solistici sul sottofondo complice degli archi, a costruire un&#8217;\u201carmonia di timbri\u201d o derivata da altri parametri musicali.<br \/>\n<strong>Nel <em>Doppio concerto<\/em> la preparazione tecnica necessaria negli attacchi e nei passaggi pi\u00f9 virtuosistici<\/strong> si dimenticava, venendo travolti dal <em>pathos<\/em> ora vigoroso ora dolcemente lirico dell&#8217;esecuzione, mai debordante nell&#8217;effetto fine a se stesso. Impetuoso l&#8217;attacco iniziale dell&#8217;orchestra, che il violoncello di<strong> Emanuele Silvestri<\/strong> ha ripreso in tono lirico con il giusto tocco e sicura padronanza dello strumento. Una magica atmosfera regnava nel successivo dialogo con il violino di <strong>Roberto Baraldi<\/strong>, accompagnato da un&#8217;orchestra sempre affiatata, coesa, precisa, a rendere il ritmo spesso spezzato, i mutamenti d&#8217;accento e certe adorabili screziature timbriche e armoniche, che connotano il sommo maestro di Amburgo segnatamente nella sua fase matura. Nel secondo tema il violoncello si \u00e8 fatto apprezzare per espressivit\u00e0 e intonazione: magnifico, in particolare nei filati. Gli ha corrisposto un violino assolutamente all&#8217;altezza di questa pagina a dir poco sublime. Piglio energico anche nell&#8217;<em>andante,<\/em> grazie al ritmo piuttosto sostenuto, scandito dal direttore, che accentuava \u2013 pi\u00f9 che la vena intensamente lirica di questa pagina, messa in rilievo da altre interpretazioni \u2013\u00a0 l&#8217;anelante onirica inquietudine delle parti solistiche, assecondate da un&#8217;orchestra sensibile e partecipe. <strong>Agilit\u00e0 dei solisti e compostezza dell&#8217;orchestra si sono potute constatare nell&#8217;ultimo movimento<\/strong>, una sorta di <em>rond\u00f2<\/em> tripartito, caratterizzato da marcati contrasti dinamici, oltre che dalle tipiche sfasature ritmiche brahmsiane (ritmo puntato <em>vs<\/em> terzine). Straordinari, ancora, i solisti nel loro dialogare. Travolgente il finale, che sfocia nell&#8217;episodio lirico, con cui si conclude la composizione nel segno di una misurata eleganza. Travolgente del pari il successo tributato dal pubblico, che avuto in premio un succulento <em>bis<\/em>: la Passacaglia in sol minore per clavicembalo di H\u00e4ndel-Halvorsen, in cui i due strumentisti si sono rivelati inequivocabilmente dei validissimi interpreti per agilit\u00e0, precisione, pulizia del suono di fronte a un pezzo di raffinato virtuosismo, facendo letteralmente \u201cvenir gi\u00f9\u201d il teatro.<br \/>\nMa <strong>ovviamente Matheuz ha rivelato tutto il vitalismo dei suoi ventisette anni nella <em>Settima<\/em><\/strong>. Nel primo movimento l&#8217;agogica spesso molto serrata non andava mai a scapito della raffinatezza coloristica e interpretativa, della nitidezza del suono e del ritmo. Giovanilmente energica, dunque, \u00e8 apparsa questa interpretazione, anche grazie a un&#8217;orchestra sicura fin nel sonoro attacco iniziale, che ha saputo assecondare l&#8217;essenziale e preciso gesto direttoriale del maestro venezuelano anche nel successivo scatenarsi del ritmo dattilico (che tanto piaceva a Wagner, divenendo, non a caso, una delle figurazioni portanti della <em>Tetralogia<\/em>). Ne risultava un suono cristallino delle varie sezioni orchestrali e dell&#8217;insieme, in questo primo tempo davvero vigoroso e concitato. Anche in esso si \u00e8 potuta apprezzare una grande compostezza dell&#8217;orchestra, pur in una dinamica ampia e contrastata. Nell&#8217;<em>allegretto<\/em>, che ricorda per certi aspetti la marcia funebre dell&#8217;<em>Eroica<\/em>, eseguito senza soluzione di continuit\u00e0 rispetto al movimento precedente, la calma, delicata mestizia della pagina era, anche qui, espressa senza languori preromantici sotto l&#8217;incalzare di un ritmo piuttosto vivace. Cristallina l&#8217;orchestra nelle variazioni e nel fugato: ci riferiamo, in particolare, al bel suono degli archi e, nel dolcissimo intermezzo in tonalit\u00e0 maggiore, al fascinoso legato dei legni. Un&#8217;orchestra scattante e duttile ha poi intonato l&#8217;apoteosi della danza che anima con particolare <em>verve<\/em> il terzo movimento, ma essa si \u00e8 dimostrata anche capace di rendere adeguatamente l&#8217;aura arcadica che pervade il <em>trio,<\/em> impreziosito dalla sonorit\u00e0 dei corni e dei legni. Travolgente stacco di tempi nel dionisiaco <em>presto<\/em>, dove il gesto di Matheuz indulgeva a qualche movenza acrobatica per suscitare un ritmo serratissimo, seppur di estremo nitore (alla Kleiber, per intenderci), i repentini mutamenti ritmici e dinamici, gli sforzati (straordinari quelli dei corni) e le armonie tese di tutta l&#8217;orchestra. Finale mozzafiato. Accenno di ovazione subito dopo l&#8217;ultima battuta. Prolungati (e meritatissimi) gli applausi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venezia, Teatro La Fenice, Stagione sinfonica 2011-2012 Diego Matheuz interpreta Webern, Brahms e Beethoven Orchestra del Teatro La [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":66332,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[763,5236,14678,1631,5551,5552,319,5550],"class_list":["post-34576","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-beethoven","tag-brahms","tag-concerti","tag-diego-matheuz","tag-emanuele-silvestri","tag-roberto-baraldi","tag-teatro-la-fenice-di-venezia","tag-webern"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34576","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34576"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34576\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/66332"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34576"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34576"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34576"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}