{"id":35378,"date":"2012-05-22T00:00:35","date_gmt":"2012-05-21T22:00:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=35378"},"modified":"2019-04-11T01:33:36","modified_gmt":"2019-04-10T23:33:36","slug":"der-konig-kandaules-al-teatro-massimo-di-palermo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/der-konig-kandaules-al-teatro-massimo-di-palermo\/","title":{"rendered":"&#8220;Der K\u00f6nig Kandaules&#8221; al Teatro Massimo di Palermo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Palermo, Teatro Massimo, stagione lirica 2012<\/em><br \/>\n<strong>\u201cDER K\u00d6NIG KANDAULES\u201d <\/strong><br \/>\nOpera in tre atti, libretto di Alexander Zemlinsky dal dramma <em>Le Roi Candaule<\/em> di Andr\u00e9 Gide nella traduzione tedesca di Franz Blei. Ricostruzione e completamento della strumentazione di Antony Beaumont. Edizioni G. Ricordi &amp; Co. M\u00fcnchen. Rappresentante per l\u2019Italia Universal Musical Publishing Ricordi srl Milano<br \/>\nMusica di <strong>Alexander Zemlinsky <\/strong><br \/>\n<em>K\u00f6nig Kandaules<\/em> PETER SVENSSON<br \/>\n<em>Gyges<\/em> KAY STIEFERMANN<br \/>\n<em>Phedros<\/em> NICOL\u00d2 CERIANI<br \/>\n<em>Syphax<\/em> CRISTIANO OLIVIERI<br \/>\n<em>Nicomedes<\/em> PAOLO ORECCHIA<br \/>\n<em>Pharnaces<\/em> JEREMY MILNER<br \/>\n<em>Philebos<\/em> MATHIAS TOSI<br \/>\n<em>Simias<\/em> ALEX WAWILOFF<br \/>\n<em>Sebas<\/em> GIULIO PELLIGRA<br \/>\n<em>Archelaos<\/em> ALEXEY BIRKUS<br \/>\n<em>Der Koch<\/em> VENTSESLAV ANASTASOV<br \/>\n<em>Nyssia<\/em> NICOLA BELLER CARBONE<br \/>\nOrchestra del Teatro Massimo<br \/>\nDirettore <strong>Asher Fisch <\/strong><br \/>\nRegia <strong>Manfred Schweigkofler <\/strong><br \/>\nScene <strong>Manfred Schweigkofler <\/strong>e <strong>Angelo Canu <\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Mateja Benedetti <\/strong><br \/>\nLuci <strong>Claudio Schmid <\/strong><br \/>\nNuovo allestimento<br \/>\nPrima rappresentazione in Italia<br \/>\n<em>Palermo, 16 maggio 2012<br \/>\n<\/em><br \/>\nDopo <em>Die Gezeichneten<\/em> di Schreker e <em>The Greek Passion<\/em> di Martin\u016f, andate in scena rispettivamente nel 2010 e 2011, un\u2019altra importante prima nazionale ha impreziosito quest\u2019anno il cartellone del Teatro Massimo di Palermo: <em>Der K\u00f6nig Kandaules<\/em>, ultima opera di Alexander Zemlinsky, ideata a partire dal 1935, ma accantonata e rimasta incompiuta per la situazione storica e per le condizioni di salute del compositore, che morir\u00e0 a Larchmont nel 1942. Il pensiero \u00e8 andato subito a <em>The Greek Passion<\/em>, non solo per la comune sorte di opere in prima italiana, ma anche per il ritorno del direttore d\u2019orchestra <strong>Asher Fisch<\/strong> \u2013 segnalatosi negli ultimi anni quale raffinato interprete wagneriano \u2013 che, come nel caso di Martin\u016f, anche per Zemlinsky ha saputo valorizzare la partitura nel migliore dei modi, regalandoci un\u2019esecuzione estremamente partecipe e consapevole dello stile musicale. Rispetto ad altri suoi contemporanei, Zemlinsky infatti scelse di operare all\u2019interno della tradizione, rifiutando la dodecafonia di Sch\u00f6nberg (suo amico, allievo e cognato) ma creando comunque un\u2019opera \u201cultramoderna\u201d (tale la defin\u00ec lo stesso compositore) che deve molto a Mahler, ma che guarda anche ai membri della Seconda Scuola di Vienna (in particolare alla <em>Lulu<\/em> di Berg). In <em>Der K\u00f6nig Kandaules<\/em> non mancano cos\u00ec i passaggi di intenso lirismo, spesso affidati ai legni, cos\u00ec come i cromatismi estenuati e le zone dissonanti, il tutto all\u2019interno di un <em>c\u00f4t\u00e9<\/em> timbrico oscuro e omogeneo, che Zemlinsky riesce a caricare di bagliori continui. Nonostante poi l\u2019imponente organico, Fisch ha mantenuto una trasparenza invidiabile, funzionale alla performance dei cantanti, accanto a momenti di violenza sonora, come alla fine del primo atto o all\u2019interno del terzo.<br \/>\nIl collegamento con l\u2019opera di Martin\u016f si intravedeva anche nella natura prettamente maschile della parte vocale \u2013 contrastata da tre voci femminili nel primo caso, in Zemlinsky dalla sola Nyssia \u2013 e pure nel tipo di scenografia, un caratteristico piano rialzato, qui creato da <strong>Manfred Schweigkofler<\/strong> e <strong>Angelo Canu<\/strong>. Ma se in <em>The Greek Passion<\/em> l\u2019assetto scenico arrivava ad assumere un preciso significato alla luce della vicenda, della musica e della concezione registica, non possiamo dire lo stesso di questo allestimento. In generale la regia di Schweigkofler ci \u00e8 sembrata povera e fine a s\u00e9 stessa, come lo erano in molte occasioni i movimenti dei protagonisti, soprattutto di Nyssia nel primo atto. La scenografia si \u00e8 poi mantenuta pressoch\u00e9 uguale nel corso dei tre atti, con pareti oblique e scomposte nella zona superiore, una lunga scala verso il cielo (poi cambiata di posizione), sagome impalpabili che popolavano il palcoscenico, spostate di frequente ma apparentemente senza motivo. Pure i costumi di <strong>Mateja Benedetti <\/strong>ci hanno deluso: la scelta di adoperare colori primari, acidi e smaltati \u2013 con il predominio del rosso e di sfumature oro\/argento \u2013 poteva risultare efficace se associata ad abiti pi\u00f9 adeguati al ruolo dei personaggi. Invece mancava persino la differenziazione regale di Kandaules, escludendo il buffo copricapo intessuto di strass che il tenore indossava. Decisamente meglio le luci di <strong>Claudio Schmid<\/strong>, calibrate fra i toni del blu e del rosso, che accendevano di sensualit\u00e0 e inquietudine i momenti <em>clou<\/em> dello spettacolo.<br \/>\nIl gioco di collegamenti con <em>The Greek Passion<\/em> si ferma quindi a questi tre aspetti, poich\u00e9 diverso \u00e8 l\u2019orizzonte estetico dell\u2019opera di Zemlinsky, intrisa di simboli, di un clima decadente e insieme progressista, di implicazioni oniriche e freudiane, perfettamente in linea con l\u2019ambiente culturale della Vienna del primo Novecento. Tutto questo si sviluppa attraverso una vicenda apparentemente distante, la storia di Kandaules e della moglie Nyssia che ad un certo punto il sovrano decide di offrire nella splendida nudit\u00e0 allo sguardo del pescatore Gyges, grazie al potere di un anello magico che rende invisibile chiunque lo indossi. Dopo una notte d\u2019amore fra la regina e l\u2019ex-pescatore, Nyssia (scoperto il tradimento) costringe Gyges a uccidere Kandaules e a prendere il suo posto sul trono di Lidia. Al centro vi \u00e8 dunque il tema della felicit\u00e0 e di come questa vada intesa e vissuta, secondo quanto ci rivela Gyges all\u2019inizio dell\u2019opera (\u201cchi possiede la felicit\u00e0 deve nascondersi per bene\u201d) in un incipit musicalmente bruciante, che ci immette subito <em>in medias res<\/em>. Piuttosto lunga la serie di autori che nel corso dei secoli si sono occupati della vicenda, partendo da Erodoto e Platone, attraverso Friedrich Hebbel e Th\u00e9ophile Gautier, sino a <em>Le Roi Candaule<\/em>, dramma di Andr\u00e9 Gide dal quale Zemlinsky prese spunto per il suo libretto. Al tema della felicit\u00e0 si sovrappone quello della visione, di ci\u00f2 che deve rimanere celato, della punizione che nasce dall\u2019eccesso di conoscenza\/visione, tema assai caro alla cultura greca (si pensi ad esempio al mito di Atteone) intersecandosi spesso con quello della disobbedienza d\u2019amore.<br \/>\nRiguardo dunque a tali tematiche, si \u00e8 avvertita la netta separazione fra due mondi radicalmente diversi, rappresentati da Kandaules sul versante della esibizione\/visione, da Gyges e Nyssia sul lato opposto. La separazione drammaturgica ha trovato inoltre un curioso e perfetto rispecchiamento sul piano vocale. Un po\u2019 al di sotto delle aspettative <strong>Peter Svensson<\/strong> nel ruolo di Kandaules, all\u2019inizio titubante e poco fluido, solo successivamente ha saputo ammorbidire il proprio timbro, acquistando in precisione e duttilit\u00e0. Di certo il tenore austriaco non \u00e8 stato favorito dalla natura impervia della scrittura vocale, incentrata su tessiture molto alte e caratterizzata da linee canore sempre tormentate e ritorte su s\u00e9 stesse. In molte occasioni \u2013 come nel monologo del primo atto (\u201cVerzheit, Nyssia! Ach Schmerz&#8230;\u201d), vero e proprio manifesto del protagonista \u2013 Svensson ha cantato con energica convinzione, rivelando un buon controllo delle qualit\u00e0 vocali, ma difettando di interpretazione e mancando dell\u2019imperiosit\u00e0 tipica del sovrano, pure nella scoperta fragilit\u00e0.<br \/>\nDi livello superiore le prove di <strong>Kay Stiefermann<\/strong> nel ruolo di Gyges e di <strong>Nicola Beller Carbone<\/strong> in quello di Nyssia. Il baritono tedesco ha subito manifestato un volume adeguato e un fraseggio possente, ben pi\u00f9 regale di quello del contorto Kandaules, mostrandosi sicuro anche nelle scene di maggiore violenza (soprattutto durante la brutale uccisione della moglie Trydo). Estremamente disinvolta la Beller Carbone, con una presenza scenica di grande carisma che le ha permesso di esibire il nudo integrale del secondo atto, principale motivo della mancata rappresentazione dell\u2019opera al Metropolitan nel 1938. Di estenuata sensualit\u00e0 il duetto del secondo atto, dove il soprano ha opposto al canto parossistico di Kandaules una linea vocale morbida e invitante, rinforzata dagli interventi dell\u2019orchestra. Da fredda creatura del primo atto, nel corso dell\u2019opera Nyssia si trasforma in donna di debordante prepotenza e sensualit\u00e0 vocale, giocata sulle zone pi\u00f9 acute del registro, che la cantante riusciva a raggiungere senza alcuna difficolt\u00e0.<br \/>\nInteramente maschile il resto della compagnia, omogenea nei diversi ruoli e vocalmente compatta: robusti il Phedros di <strong>Nicol\u00f2 Ceriani<\/strong> e il Pharnaces di <strong>Jeremy Milner<\/strong> (entrambi gi\u00e0 ascoltati in <em>The Greek Passion<\/em>); buoni i contributi di <strong>Cristiano Olivieri<\/strong> nel ruolo di Syphax e di <strong>Giulio Pelligra<\/strong> in quello di Sebas. Ad essi si aggiungevano il Nicomedes di <strong>Paolo Orecchia<\/strong>, il Simias di <strong>Alex Wawiloff<\/strong>, l\u2019Archelaos di <strong>Alexey Birkus<\/strong>, fino al versatile <strong>Ventseslav<\/strong> <strong>Anastasov<\/strong> nel ruolo del cuoco e al corposo <strong>Mathias Tosi<\/strong>, di spessore vocale e di mobilit\u00e0 scenica non indifferente. Accoglienza calda da parte del pubblico, nonostante la rarit\u00e0 d\u2019ascolto dell\u2019opera, e lunghi applausi riservati soprattutto al soprano e al baritono. Repliche sino al 22 maggio.<em><br \/>\nFoto Corrado Lannino<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Palermo, Teatro Massimo, stagione lirica 2012 \u201cDER K\u00d6NIG KANDAULES\u201d Opera in tre atti, libretto di Alexander Zemlinsky dal [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":54,"featured_media":35380,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[2613,1947,4213,5636,5465,1952,5633,4209,5634,1211,5635,145,5632],"class_list":["post-35378","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-angelo-canu","tag-asher-fisch","tag-claudio-schmid","tag-cristiano-olivieri","tag-der-konig-kandaules","tag-jeremy-milner","tag-kay-stiefermann","tag-manfred-schweigkofler","tag-mateja-benedetti","tag-nicola-beller-carbone","tag-nicolo-ceriani","tag-opera-lirica","tag-peter-svensson"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35378","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/54"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=35378"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35378\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87957,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35378\/revisions\/87957"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/35380"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=35378"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=35378"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=35378"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}