{"id":36673,"date":"2012-06-18T09:24:17","date_gmt":"2012-06-18T07:24:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=36673"},"modified":"2016-11-28T02:17:57","modified_gmt":"2016-11-28T01:17:57","slug":"manon-sphinx-etonnant-la-manon-di-jules-massenet-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/manon-sphinx-etonnant-la-manon-di-jules-massenet-prima-parte\/","title":{"rendered":"&#8220;Manon! Sphinx \u00e9tonnant&#8221;. La &#8220;Manon&#8221; di Jules Massenet (prima parte)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La genesi e la prima\u00a0 <\/strong><br \/>\nNell\u2019autunno del 1881, nonostante il successo ottenuto con <em>Le roi de Lahore<\/em> e la prossima messa in scena di <em>H\u00e8rodiade<\/em> che sarebbe stata rappresentata al Th\u00e9\u00e2tre Royal de la Monnaie di Bruxelles il 19 dicembre dello stesso anno con esito trionfale, Massenet era inquieto e desideroso di mettersi subito al lavoro. Il libretto <em>Phoeb\u00e9 <\/em>di Henri Meilhac, che Carvalho gli aveva consegnato una mattina d\u2019autunno del 1881, non lo aveva, tuttavia, per nulla soddisfatto;\u00a0questo soggetto non aveva, infatti, toccato le corde pi\u00f9 intime della sua ispirazione al punto che non era riuscito a comporre una sola nota. Cos\u00ec una mattina Massenet si rec\u00f2 da Meilhac per comunicargli la sua intenzione di non scrivere la musica per <em>Phoeb\u00e9<\/em>, come egli stesso ricord\u00f2 nel capitolo XV della sua romanzata e, per certi aspetti, poco attendibile autobiografia <em>Mes souvenirs<\/em>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Una certa mattina d\u2019autunno del 1881, ero abbastanza agitato, anche ansioso. Carvalho<a title=\"\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>, allora direttore dell\u2019Op\u00e9ra-Comique, mi aveva affidato tre atti: la Phoeb\u00e9 di Henri Meilhac<a title=\"\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>. Li avevo letti, riletti, niente mi aveva sedotto; cozzavo contro il lavoro da fare; ne ero snervato, spazientito! <\/em><br \/>\n<em>Riempito di un bel coraggio, mi presentati da Meilhac\u2026 Il fortunato autore di tante opere incantevoli, di tanti successi, Meilhac, era nella sua biblioteca, in mezzo ai suoi libri rarissimi dalle rilegature meravigliose, una vera fortuna ammonticchiata in una parte dell\u2019ammezzato nel quale egli abitava al numero 30 di rue Drouot. <\/em><br \/>\n<em>Lo vedo ancora, mentre scrive su un piccolo gu\u00e9ridon, accanto a un\u2019altra grande tavola del pi\u00f9 puro stile Luigi XIV. Appena egli mi ebbe visto, sorridente amichevolmente e lietissimo, credendo che gli portassi delle notizie sul nostro Phoeb\u00e9: &#8221; \u00c8 finito?&#8221; &#8211;\u00a0 Mi disse. A questo saluto, risposi illico, con un tono meno rassicurante: &#8220;S\u00ec, \u00e8 finito; non ne parleremo mai pi\u00f9!&#8221; <\/em><br \/>\n<em>Un leone messo in gabbia non sarebbe stato pi\u00f9 mortificato. La mia perplessit\u00e0 era estrema, vedevo il vuoto, il nulla, attorno a me, il titolo di un\u2019opera mi colp\u00ec come una rivelazione. &#8211;\u00a0\u00a0 &#8220;Manon! &#8220;Gridai proprio io, mostrando col dito il libro a Meilhac. &#8221; Manon Lescaut&#8221;, \u00e8 Manon Lescaut che lei vuole?&#8221; &#8211;\u00a0\u00a0 No! Manon, Manon e basta; Manon, \u00e8 Manon!<a title=\"\" href=\"#_ftn3\"><strong>[3]<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nacque cos\u00ec l\u2019idea di <em>Manon<\/em><\/strong> il cui soggetto suscit\u00f2 non solo gli entusiasmi del compositore, ma anche del librettista Henri Meilhac che aveva da poco stretto un nuovo e importante sodalizio artistico con Philippe Gille tanto che il libretto, scritto a quattro mani dai due poeti francesi, fu pronto in brevissimo tempo, secondo quanto riferito da Massenet:<\/p>\n<p><em>&#8220;Venga a pranzare da Vachette&#8221;, mi disse Meilhac, le racconter\u00f2 cosa avr\u00f2 fatto\u2026 Recandomi a quell\u2019invito, si pu\u00f2 indovinare se avevo nel cuore pi\u00f9 curiosit\u00e0\u00a0 emotiva che appetito nello stomaco. Andai dunque da Vachette, e, l\u00e0, sorpresa inenarrabile e del tutto adorabile, trovai, cosa? Sotto il mio tovagliolo\u2026 i due primi atti di Manon! Gli altri tre atti dovevano seguire, pochi giorni dopo. L\u2019idea di fare quest\u2019opera mi assillava da molto tempo. Era il sogno realizzato. Bench\u00e9 molto impegnato dalle prove di H\u00e9rodiade e molto provato dai miei frequenti viaggi a Bruxelles, lavoravo gi\u00e0 a Manon nel corso dell\u2019estate 1881<a title=\"\" href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>Quanto affermato da Massenet, come spesso accade in <em>Mes souvenirs<\/em>,<\/strong> <strong>non \u00e8 del tutto attendibile;<\/strong> appare impossibile, infatti, che il compositore francese abbia lavorato alla sua opera nell\u2019estate del 1881 prima che fosse stato scelto il soggetto nell\u2019autunno dello stesso anno. Nonostante le date non siano corrette, appare plausibile, invece, la descrizione delle modalit\u00e0 con le quali si svolse questa collaborazione:<\/p>\n<p><em>Durante quella stessa estate, Meilhac era andato ad abitare nel pavillon Henri IV, a Saint-Germain. Andavo l\u00ec a sorprenderlo, di solito verso le cinque della sera, quando sapevo che la sua giornata di lavoro era terminata. Allora, mentre passeggiavamo insieme, combinavamo dei nuovi aggiustamenti nel testo poetico. Fu l\u00e0 che stabilimmo l\u2019atto del seminario e che per ottenere, all\u2019uscita da questo, un contrasto pi\u00f9 grande, richiesi l\u2019atto del Transilvanie. Come mi piaceva questa collaborazione, questo lavoro nel quale ci scambiavamo le nostre idee senza mai offenderci, nel comune desiderio di arrivare, se possibile, alla perfezione! Philippe Gille veniva a prendere parte a questa utile collaborazione di tanto in tanto all\u2019ora di cena e la sua presenza mi era tanto cara!\u00a0 Che teneri e dolci ricordi ho conservato da quel periodo, a Saint-Germain, nella sua magnifica terrazza, nel lussureggiante fogliame della sua bella foresta!<\/em><a title=\"\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Senza seguire in modo troppo dettagliato i ricordi, per la verit\u00e0, un po\u2019 sbiaditi di Massenet<\/strong>, si pu\u00f2 affermare con certezza che i primi schizzi dell\u2019opera furono messi sul pentagramma tra l\u2019autunno del 1881 e gli inizi del 1882, quando il compositore, una volta libero dall\u2019impegno al Th\u00e9\u00e2tre Royal de la Monnaie di Bruxelles per <em>H\u00e9rodiade<\/em>, pot\u00e9 dedicarsi con una certa assiduit\u00e0 alla sua eroina. Per quella data, inoltre, la stesura del libretto, che, secondo Massenet, sarebbe stato scritto in brevissimo tempo, non era stata ancora completata o necessitava di alcuni ritocchi; ci\u00f2 \u00e8 possibile affermarlo con certezza analizzando una lettera del 7 maggio 1882 indirizzata a Meilhac, nella quale si legge:<br \/>\n<em>Sono estasiato al ricevere una nuova prova del lavoro assiduo del mio carissimo collaboratore<\/em><a title=\"\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>.<br \/>\n<strong>Il 7 gennaio 1882 il libretto non era, quindi, ancora pronto<\/strong> mentre la composizione della musica occup\u00f2 Massenet fino all\u2019autunno dello stesso anno. Nella versione per canto e pianoforte <em>Manon<\/em> fu completata, infatti, il 19 ottobre 1882 alle nove del mattino, come si evince da una lettera indirizzata alla moglie:<br \/>\n<em>Ti scrivo ancora con le vertigini per il lavoro di due notti [\u2026] Ho terminato Manon stamattina, un attimo fa! Sentirai <\/em><a title=\"\" href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>,<br \/>\nmentre <strong>l\u2019orchestrazione, iniziata il 5 febbraio 1883, fu completata il 15 luglio dello stesso anno<\/strong> alle 7 del mattino. A differenza di altre opere di Massenet e, in particolar modo, del <em>Werther<\/em>, <em>Manon<\/em> suscit\u00f2 subito gli entusiasmi del direttore dell\u2019Op\u00e9ra-Comique, L\u00e9on Carvalho, e della moglie Marie Caroline Miolan-Carvalho in occasione dell\u2019audizione preliminare. Lo stesso Massenet ricord\u00f2 l\u2019episodio:<br \/>\n<em>Eravamo nella primavera del 1883. Ero rientrato a Parigi e, terminata l\u2019opera, fu fissato l\u2019incontro da Carvalho, al 54 della rue de Prony. Vi trovai, con il nostro direttore, la signora Miolan-Carvalho, Meilhac e Philippe Gille. Manon fu lodata dalle nove di sera a mezzanotte. I mie amici si mostrarono affascinati. La signora Carvalho mi abbracci\u00f2 con gioia, non cessando di ripetermi:&#8221; Avessi vent\u2019anni di meno!<a title=\"\" href=\"#_ftn1\">&#8220;[1]<\/a> Feci del mio meglio per consolare la grande artista. Volli che il suo nome fosse sulla partitura, e gliela dedica<\/em>i<a title=\"\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Adesso si trattava solo di scegliere il cast per la prima rappresentazione e, se per le parti maschili la ricerca non fu difficile in quanto Talazac<a title=\"\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>, Taskin<a title=\"\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a> e Cobalet, come affermato dallo stesso compositore, <em>formavano uno stupendo cast<a title=\"\" href=\"#_ftn3\"><strong>[3]<\/strong><\/a><\/em>, per il ruolo della protagonista si presentarono parecchie difficolt\u00e0. Massenet stesso scrisse sempre in <em>Mes souvenirs<\/em>:<br \/>\n<em><br \/>\nPer la Manon, ci fu una certa indecisione nella scelta. Molte, certamente, avevano del talento, anche una grande reputazione, ma non sentivo una sola artista che rispondesse a questo ruolo, come lo volevo, e che avrebbe potuto rendere la perfida e cara Manon con tutto il cuore che io vi avevo messo.\u00a0 Tuttavia avevo trovato in una giovane artista, la signora Vaillant-Couturier, delle qualit\u00e0 di seduzione vocale che mi avevano spinto ad affidarle la copia di molti passaggi della partitura. La facevo lavorare dal mio editore. Lei fu, infatti, la mia prima Manon.<br \/>\nIn quel periodo, si rappresentava, alle Nouveaut\u00e9s, uno dei grandi successi di Charles Lecocq. Il mio grande amico, il marchese di La Valette, un Parigino di Parigi, mi ci aveva trascinato una sera. La signorina Vaillant \u2013 pi\u00f9 tardi la signora Vaillant-Couturier \u2013 l\u2019affascinante artista di cui ho appena parlato, vi occupava adorabilmente il ruolo di prima donna. M\u2019interess\u00f2 molto; aveva anche, ai miei occhi, una rassomiglianza stupefacente con una giovane fiorista del boulevard des Capucines. Senza mai aver parlato (provavo vergogna!) a questa deliziosa ragazza, la sua vista mi aveva ossessionato, il suo ricordo mi aveva accompagnato: era proprio la Manon che avevo visto, che io vedevo senza sosta davanti a me lavorando!<a title=\"\" href=\"#_ftn4\">[4]<\/a><\/em><br \/>\n<strong>Masssenet dovette, per\u00f2, rinunciare al progetto inizial<\/strong>e di dare la parte di Manon alla Vaillant-Couturier, stella del Th\u00e9\u00e2tre des Nouveaut\u00e9s, al quale era legata contrattualmente e il cui direttore non le concesse di esibirsi in un teatro diverso.\u00a0 Proprio al Th\u00e9\u00e2tre des Nouveaut\u00e9s Massenet incontr\u00f2 la sua futura Manon:<\/p>\n<div>\n<p><em>Durante questo dialogo, avevo notato che l\u2019eccellente marchese di La Valette era molto occupato da un grazioso cappello grigio tutto fiorito di rose, che, senza sosta, passava e ripassava nel foyer del teatro. In un momento, vidi questo grazioso cappello dirigersi verso di me. <\/em><br \/>\n<em>&#8221; Un debuttante dunque non riconosceva pi\u00f9 una debuttante?&#8221; &#8211; &#8220;Heilbronn&#8221;<\/em><a title=\"\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>! <em>Gridai<\/em>. &#8211; <em>&#8220;In persona!&#8221;&#8230; Heilbronn mi aveva appena ricordato la dedica scritta sulla prima opera che avevo fatto e nella quale era apparsa per la prima volta sulla scena. <\/em>&#8220;Canta ancora?&#8221; &#8211; No! Sono ricca<a title=\"\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>, e, eppure, glielo dir\u00f2? Il teatro mi manca; ne sono ossessionata. Ah! se trovassi un bel ruolo! &#8211;<em> &#8220;Ne ho uno: Manon!&#8221; &#8211; <\/em>&#8220;<em>Manon Lescaut<\/em>?&#8221; &#8211;<em> &#8220;No: Manon\u2026 e basta&#8221;. &#8211;\u00a0 &#8220;Posso sentire la musica?&#8221; &#8211;<\/em> <em>&#8220;Quando vorr\u00e0&#8221;. <\/em>&#8211; <em>&#8220;Questa sera? <\/em>&#8211;\u00a0 <em>Impossibile! \u00c8 mezzanotte<\/em>\u2026&#8221; &#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>&#8220;Come? Non posso aspettare fino a domani. Sento che c\u2019\u00e8 qualche cosa. Cerchi la partitura. Mi trover\u00e0 nel mio appartamento (l\u2019artista abitava allora agli Champs-Elys\u00e9es), il pianoforte sar\u00e0 aperto, il lampadario acceso&#8221;\u2026\u00a0 Detto fatto. Rientrai a casa per prendere la partitura. Le quattro e mezza suonavano quando cantai le ultime battute della morte di Manon.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In realt\u00e0 questo incontro, che, secondo quanto ricordato da Massenet<\/strong>, appare del tutto casuale, fu favorito dall\u2019editore Hartmann. Il 19 gennaio 1884 Manon and\u00f2 in scena all\u2019Op\u00e9ra-Comique diretta da Jules Danb\u00e9 e fu un trionfo tale da essere replicata per circa 80 serate consecutive. Alla fine dello stesso anno Manon fu rappresentata all\u2019Her Majesty\u2019s Theatre di Londra con Marie Roze protagonista, mentre Marie Heilbronn riport\u00f2 l\u2019opera a Parigi nell\u2019autunno del 1885. Dopo questa data, per alcuni anni, Manon non calc\u00f2 pi\u00f9 le scene, essendo morta la Heilbronn, prima Manon, il 31 marzo 1886. Dopo 10 anni di silenzio a causa dell\u2019incendio che distrusse l\u2019Op\u00e9ra-Comique, Manon fu ripresa alla riapertura del teatro da Sibyl Sanderson con la quale raggiunse la duecentesima replica, mentre per la cinquecentesima serata si esib\u00ec Marguerite Carr\u00e9. Non tutti i giornali apprezzarono questa nuova opera e, se Moreno dalle pagine dell\u2019autorevole rivista <em>\u00abLe Menstrel\u00bb<\/em>concluse il suo articolo, affermando:<br \/>\n<em><br \/>\nEcco dunque ancora un\u2019opera che viene a fare il pi\u00f9 grande onore alla nostra arte nazionale, per la quale l\u2019anno sar\u00e0 particolarmente felice: Lakm\u00e9, Henry VIII, Sigurd e Manon, senza dimenticare il grazioso balletto di Dubois<\/em> <em>La Fa-randole<a title=\"\" href=\"#_ftn1\"><strong>[1]<\/strong><\/a><\/em>,<br \/>\nironico e, per molti aspetti, discutibile in quanto poco attento ai reali pregi dell\u2019opera, fu il commento di Henry Maret su \u00abLe Radical\u00bb il 23 gennaio 1884:<br \/>\nPovera Manon! Chi ti avrebbe predetto che un giorno saresti stata circondata da tutto questo baccano! Tu, graziosa fanciulla di quel secolo elegante e leg-gero, dei piccoli versi di piccole case, eccoti, con musica saccente, eguagliata alle Walkiries e alle eroine dei Nibelunghi!&#8230; non so se, come si \u00e8 detto, il si-gnor Massenet ha letto, per caso, <em>Manon Lescaut<\/em>. Ma non ne dubiteremmo molto dal sentire il suo dramma lirico. Di quel pastello semplice e grazioso, egli ha fatto un affresco spaventoso. Che baccano, buon Dio! Pur concedendo che egli non abbia compreso una parola del libretto che doveva mettere in musica, studiamo la sua partitura al di fuori di ogni preoccupazione di colore locale<a title=\"\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>.<br \/>\n(fine prima parte).<br \/>\n<strong>La &#8220;Manon&#8221; di Jules Massenet \u00e8 in scena al Teatro alla Scala di Milano dal 19 giugno al 7 luglio 2012. Dirige Fabio Luisi, regia di Laurent Pelly.<\/strong><\/p>\n<div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> H. Moreno, <em>Manon<\/em>, in \u00abLe M\u00e9nestrel\u00bb, ann. 50, n. 9, 27 gennaio 1884, p. 68.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> L\u2019articolo, apparso sul giornale \u00abLe Radical\u00bb del 23 gennaio 1884, \u00e8 citato in L. Schnei-der, <em>Massenet. L\u2019homme \u2013 Le musicien<\/em>, Eug\u00e9ne Fasquelle Editeur, Paris, p 92.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> L\u00e9on Carvalho (Port-Louis 1825 &#8211; Parigi 1897), baritono e impresario teatrale, nel 1876 divenne direttore dell\u2019Op\u00e9ra-Comique. Ritenuto responsabile dell\u2019incendio che nel 1887 distrusse la Salle Favart causando 131 vittime, fu assolto in appello e reintegrato nelle sue funzioni nel 1891.<\/p>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Henri Meilhac (Parigi 1831-1897), librettista francese, ha firmato insieme ad Hal\u00e9vy alcuni libretti per Offenbach tra cui la <em>Belle H\u00e9l\u00e8ne<\/em> e <em>La vie parisienne<\/em>, oltre al libretto della <em>Carmen<\/em> di Bizet.<a title=\"\" href=\"#_ftnref3\"><br \/>\n[3]<\/a> J. Massenet, <em>Mes souvenirs<\/em>, \u00c9ditions du Sandre, Parigi 2009, p. 100. La traduzione \u00e8 mia.<a title=\"\" href=\"#_ftnref4\"><br \/>\n[4]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 101<\/p>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> <em>Ibid<\/em>.<a title=\"\" href=\"#_ftnref2\"><br \/>\n[2]<\/a> La lettera \u00e8 citata in M. Modugno, <em>Guida all\u2019ascolto di Massenet<\/em>, Mursia, Milano, 1994, p. 73.<a title=\"\" href=\"#_ftnref3\"><br \/>\n[3]<\/a> <em>Ibid<\/em>.<\/p>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> All\u2019epoca Miolan-Carvalho aveva 57 anni ed era ormai prossima al ritiro dalle scene che sarebbe avvenuto due anni dopo.<a title=\"\" href=\"#_ftnref2\"><br \/>\n[2]<\/a> J. Massenet, <em>Mes souvenirs<\/em>, cit., p. 103.<\/p>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Jean-Alexandre Talazac (Bordeaux 1851 \u2013 Parigi\u00a0 1896) tenore francese, fu il primo interprete di Des Grieux.<a title=\"\" href=\"#_ftnref2\"><br \/>\n[2]<\/a> Emile-Alexandre Taskin (Parigi 1853 \u2013 1897), baritono francese primo interprete di Lescaut.<a title=\"\" href=\"#_ftnref3\"><br \/>\n[3]<\/a> <em>Ibid<\/em>.<a title=\"\" href=\"#_ftnref4\"><br \/>\n[4]<\/a> <em>Ibid.<\/em><\/p>\n<div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a title=\"\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Marie Heilbronn aveva debuttato ad appena 17 anni nella <em>Grand\u2019 Tante<\/em>, l\u2019opera con la quale Massenet aveva debuttato sulla scena lirica.<br \/>\n<a title=\"\" href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a>Dopo una breve e intensa carriera Marie Heilbronn si era ritirata dalle scene nel 1880 non ancora trentenne in seguito al matrimonio con il visconte de la Panouse. Era da poco ritornata sul palcoscenico nel 1883 a Montecarlo. Heilbronn, durante questa audizione, era stata commossa fino alle lacrime. Tra le sue lacrime, la sentivo sospirare: \u00ab\u00c8 la mia vita\u2026 ma \u00e8 la mia vita, questa!&#8230;\u00bb<a title=\"\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> <em>Ivi<\/em>, pp. 104-105.<br \/>\n[1] H. Moreno, <em>Manon<\/em>, in \u00abLe M\u00e9nestrel\u00bb, ann. 50, n. 9, 27 gennaio 1884, p. 68.<br \/>\n[1] L\u2019articolo, apparso sul giornale \u00abLe Radical\u00bb del 23 gennaio 1884, \u00e8 citato in L. Schnei-der, <em>Massenet. L\u2019homme \u2013 Le musicien<\/em>, Eug\u00e9ne Fasquelle Editeur, Paris, p 92.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La genesi e la prima\u00a0 Nell\u2019autunno del 1881, nonostante il successo ottenuto con Le roi de Lahore e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":66106,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15],"tags":[14671,334,546],"class_list":["post-36673","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","tag-approfondimenti","tag-jules-massenet","tag-manon"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36673","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/48"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=36673"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36673\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87011,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36673\/revisions\/87011"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/66106"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=36673"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=36673"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=36673"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}