{"id":37246,"date":"2012-06-29T23:26:03","date_gmt":"2012-06-29T21:26:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=37246"},"modified":"2016-12-10T13:38:58","modified_gmt":"2016-12-10T12:38:58","slug":"venezia-teatro-la-fenicecarmen","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/venezia-teatro-la-fenicecarmen\/","title":{"rendered":"Venezia, Teatro La Fenice:&#8221;Carmen&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Venezia, Teatro La Fenice, Stagione Lirica 2012<br \/>\n<\/em><strong>&#8220;CARMEN&#8221; <\/strong><br \/>\nOp\u00e9ra-comique in quattro atti, libretto<em> di <\/em>Henri Meilhac <em>e <\/em>Ludovic Hal\u00e9vy dalla novella omonima di Prosper M\u00e9rim\u00e9e<br \/>\nMusica di <strong>Georges Bizet <\/strong><br \/>\n<em>Don Jos\u00e9 <\/em>STEFANO SECCO<br \/>\n<em>Escamillo <\/em>ALEXANDER VINOGRADOV<br \/>\n<em>Le Danca\u00efre <\/em>FRANCIS\u00a0 DUDZIAK<br \/>\n<em>Le Remendado <\/em>RODOLPHE BRIAND<br \/>\n<em>Moral\u00e8s <\/em>DARIO CIOTOLI<br \/>\n<em>Zuniga <\/em>MATTEO FERRARA<br \/>\n<em>Lillas Pastia <\/em>CESARE BARONI<br \/>\n<em>Carmen <\/em>BEATRICE\u00a0 URIA MONZON<br \/>\n<em>Mica\u00ebla <\/em>EKATERINA BAKANOVA<br \/>\n<em>Frasquita <\/em>SONIA\u00a0 CIANI<br \/>\n<em>Merc\u00e9d\u00e8s <\/em>CHIARA\u00a0 FRACASSO<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro La Fenice<br \/>\nPiccoli Cantori Veneziani<br \/>\nDirettore <strong>Omer Meir Wellber<br \/>\n<\/strong>Maestro del Coro <strong>Claudio Marino Moretti<br \/>\n<\/strong>Voci bianche diretta da <strong>Diana D&#8217;Alessio<br \/>\n<\/strong>Regia <strong>Calixto Bieito <\/strong><br \/>\nScene <strong>Alfons Flores<\/strong><br \/>\nCostumi\u00a0<strong> Merc\u00e8 Paloma <\/strong><br \/>\nLuci<strong> Alberto Rodriguez Vega <\/strong><br \/>\nNuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice in coproduzione con Gran Teatre del Liceu di Barcellona, Fondazione Teatro Massimo di Palermo e Fondazione Teatro Regio di Torino<br \/>\n<em>Venezia, 26 giugno 2012\u00a0\u00a0 <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finalmente, dopo 14 anni di assenza, \u00e8 tornata alla Fenice <em>Carmen<\/em>, un capolavoro assoluto del teatro musicale d&#8217;ogni tempo, creato dal genio di Georges Bizet, il quale ha musicato da par suo il bel libretto che Henri Meilhac e Ludovic Hal\u00e9vy \u2013 la coppia di autori che dominava la scena lirica francese nel secondo Ottocento \u2013 trassero dalla scabrosa (almeno a quei tempi) novella di Prosper M\u00e9rim\u00e9e. Lo spettacolo,\u00a0 in francese e con i dialoghi parlati secondo i canoni dell&#8217;<em>op\u00e9ra-comique<\/em>, era particolarmente atteso per l&#8217;originale allestimento ideato dal regista spagnolo <strong>Calixto Bieito<\/strong> con la collaborazione di <strong>Alfons Flores<\/strong> per le scene, di<strong> Merc\u00e8 Paloma<\/strong> per i costumi e di <strong>Alberto Rodriguez Vega<\/strong> per le luci. Tale allestimento, infatti,\u00a0 dopo la prima assoluta a Barcellona nel settembre 2010, si \u00e8 aggiudicato a Palermo, lo scorso novembre, il Premio della critica musicale italiana \u201cFranco Abbiati\u201d in quanto, come si legge nella motivazione:\u00a0<em> ambientata in una malfamata terra di confine tra Spagna e Africa, la Carmen messa in scena da Bieito (&#8230;) restituisce al capolavoro di Bizet la sua teatralit\u00e0 ruvida, svelata da istantanee vitali e a volte scioccanti che si susseguono in sintonia con i momenti cruciali della partitura componendo uno strepitoso racconto. <\/em><br \/>\n<strong>In effetti l\u2019azione si svolge, intorno alla met\u00e0 degli anni Ottanta del Novecento, nel territorio di Ceuta, una citt\u00e0 autonoma in Marocco<\/strong>, la cui <em>hispanidad<\/em> \u00e8 simboleggiata di volta in volta da qualche sparuto elemento, quale la bandiera a bande rosse e gialle o una smisurata sagoma taurina, che viene fragorosamente scaraventata a terra all&#8217;inizio del quarto atto, presagio della catastrofe incombente, proprio mentre comincia l&#8217;animazione per la corrida con l&#8217;arrivo della quadriglia annunciato da festose fanfare. In una piazza di questa localit\u00e0, che viene presentata come periferica e inospitale, una Carmencita con addosso, al pari delle altre delle c<em>igari\u00e8res<\/em>, un grembiule grigio-verde ampiamente aperto per lasciar vedere la sottoveste nera, comincia la sua opera di seduzione nei confronti del casto e disciplinato Don Jos\u00e9, intonando la famosa <em>habanera<\/em> tra ammiccamenti e movenze, che ci sono sembrate un po&#8217; troppo esplicite per non dire scontate. Ora, non si pretende qui di sminuire una tanto paludata e apprezzata messinscena, ci permettiamo soltanto qualche riflessione sul personaggio eponimo dell&#8217;opera. <strong>La bella gitana non \u00e8 soltanto una donna sensuale tra le tante<\/strong>, \u00e8 ben di pi\u00f9: \u00e8 un mito, una figura, per cos\u00ec dire, allegorica che rappresenta, come Don Giovanni, lo sforzo titanico di difendere a qualsiasi prezzo la propria libert\u00e0 da parte di un mortale, spinto da un impulso irrefrenabile di affermazione di se stesso, della propria sessualit\u00e0, del proprio &#8216;esserci&#8217; di fronte a un mondo che vorrebbe reprimerlo e contro cui si ribella sfidando il destino e affrontando da vero eroe la morte. Certamente <strong>il trasferimento della vicenda in uno squallido territorio di confine la rende pi\u00f9 cruda, ne esaspera i tratti violenti, accentua il degrado sociale<\/strong> in cui sono immersi la protagonista e il suo <em>entourage<\/em> di contrabbandieri che vivono dentro Mercedes pi\u00f9 o meno malandate di dubbia provenienza. Nondimeno aver reso un po&#8217; tutto pi\u00f9 prosaico, aver fatto di Carmen una sottoproletaria che, al pari di Frasquita o di altre zingare, seduce in sottoveste o in abitino fantasia accennando ridicole movenze da discoteca, fa perdere molto del fascino che dovrebbe emanare da questa <em>femme fatale<\/em>, da questa <em>sorci\u00e8re<\/em> dell&#8217;amore e della morte, che non ha bisogno di mezzi esteriori, o peggio volgari, poich\u00e9 la sua seduzione \u00e8 sottile, misteriosa, ancestrale, per quanto suscitata dal suo corpo, come quella di Salome o di Dalila \u2026 Ma c&#8217;\u00e8 dell&#8217;altro, la musica, fin dal preludio dell&#8217;atto primo, esprime con raffinatezza di mezzi e icastica immediatezza la solarit\u00e0 mediterranea, il calore, il colore di una terra, di un&#8217;etnia; ebbene il sipario si \u00e8 aperto su una piazza immersa nella nebbia, mentre i costumi mostravano in generale tinte abbastanza fredde: dai grembiuli delle sigaraie alle divise (anch&#8217;esse grigio-verdi) della soldataglia. Oltre tutto la direzione di <strong>Omar Meir Wellber<\/strong> era, quando occorreva, assai dinamica, serrata, travolgente, esplodendo abbastanza spesso in sonorit\u00e0 perfino eccessive che, se esasperavano la potenza drammatica della vicenda, nel contempo evocavano un ambiente solare, brillante, colorato, vitale \u2026 Pi\u00f9 di qualche volta per\u00f2 \u2013 lo ribadiamo \u2013 clamorosamente smentito dalla scena. E questo ci sembra proprio che\u00a0 non vada nella direzione giusta. <strong>L&#8217;interpretazione del giovane direttore israeliano si \u00e8 imposta per questo suo impeto,<\/strong> che talora andava a scapito di una lettura pi\u00f9 analitica e attenta alle <em>nuances<\/em> come richiede una partitura composta da Bizet con estrema raffinatezza facendo leva su un&#8217;orchestrazione e soluzioni armonico-contrappuntistiche assolutamente mai di maniera, per nobilitare artisticamente, attraverso uno stile composto e sublime, una vicenda, che (per l&#8217;appunto!) avrebbe potuto facilmente\u00a0 scadere nella prosaicit\u00e0, nel verismo pi\u00f9 deteriore.<br \/>\nLa protagonista, <strong>Beatrice Uria-Monzon,<\/strong> certamente, nell&#8217;insieme, \u00e8 apparsa convincente, ma la sua interpretazione era a volte penalizzata da una voce senza il peso adeguato soprattutto quando si avventurava nel registro grave. Il che le sottraeva quella misteriosa, fatale sensualit\u00e0 cui prima si \u00e8 fatto cenno. Il suo fraseggio era abbastanza credibile soprattutto nelle parti recitate. <strong>Stefano Secco<\/strong>, al debutto nel ruolo di Don Jos\u00e9, ha fatto sentire un bel timbro omogeneo e brunito, oltre ad un accettabile legato come nella scena insieme a Mica\u00ebla nel primo atto e, naturalmente, nella romanza del fiore: morbido nei passaggi lirici e nelle mezze voci, appassionato negli slanci drammatici (ad esempio anche nel duetto finale). L\u2019Escamillo di <strong>Alexander Vinogradov \u2013 <\/strong>che si presenta in completo grigio e prima della tauromachia si aggira completamente nudo (ma pare fosse una tradizione dei toreri) <strong>\u2013<\/strong> si \u00e8 rivelato a proprio agio nelle note gravi grazie ad una voce scura, per quanto eccessivamente timbrata. E forse anche per questo aspetto ridondante della sua vocalit\u00e0, per cui sfumava a volte nella caricatura, non ha saputo dare al personaggio tutta la virile autorevolezza che dovrebbe connotarlo. <strong>Ekaterina Bakanova \u2013<\/strong> in linea con l&#8217;impostazione registica decisamente anticonvenzionale \u2013\u00a0 ha tratteggiato una Micaela tutt&#8217;altro che timida e bempensante, bens\u00ec decisa a farsi valere di fronte alla sua temibile antagonista. La sua voce di soprano leggero si apriva un po&#8217; troppo negli acuti; comunque nel primo e nel terzo atto ha saputo dar voce e corpo ad una fanciulla piena d&#8217;amore senza mai essere sdolcinata.<br \/>\nTutti all&#8217;altezza della situazione, almeno vocalmente parlando, gli altri componenti del cast. Piena di <em>verve<\/em> l&#8217;interpretazione di <strong>Sonia Ciani<\/strong>, (Frasquita) e di <strong>Chiara Fracasso <\/strong>(Merc\u00e9d\u00e8s)\u00a0 che \u2013 dotate entrambe di una voce piuttosto agile e duttile \u2013 si sono scatenate, insieme alla protagonista, nel parossistico <em>accelerando<\/em> della <em>Chanson boh\u00e8me<\/em> e, nell&#8217;ultimo atto, hanno contribuito a creare l&#8217;atmosfera al tempo stesso festosa e trepida che sta intorno al millenario rito della corrida.\u00a0 <strong>Francis Dudziak e Rodolphe Briand <\/strong>sono riusciti a caratterizzare con garbo e senso della misura i loro ruoli, rispettivamente Le Danca\u00efre e Le Remendado. Lo stesso si pu\u00f2 dire riguardo allo Zuniga di <strong>Matteo Ferrara <\/strong>e al Moral\u00e8s di <strong>Dario Ciotoli<\/strong>, nonostante qualche asprezza timbrica. Encomiabile la prestazione del coro, che ha una parte anche scenicamente importante, sotto la guida di <strong>Claudio Marino Moretti, <\/strong>oltre a quella dei Piccoli Cantori Veneziani, istruiti da <strong>Diana D\u2019Alessio<\/strong>. Successo pieno di pubblico, con reiterate calorosissime chiamate per Wellber e gli altri protagonisti della serata.<br \/>\n<em>Foto\u00a0 Michele Crosera \u00a9\u00a0 Teatro La Fenice di Venezia<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venezia, Teatro La Fenice, Stagione Lirica 2012 &#8220;CARMEN&#8221; Op\u00e9ra-comique in quattro atti, libretto di Henri Meilhac e Ludovic [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":37247,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[346,155,5815,133,5219,5816,247,145,4037,1274,1305],"class_list":["post-37246","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-alexander-vinogradov","tag-arena-di-verona","tag-beatrice-uria-monzon","tag-carmen","tag-chiara-fracasso","tag-ekaterina-bakanova","tag-georges-bizet","tag-opera-lirica","tag-sonia-ciani","tag-stefano-secco","tag-teatro-la-fenice"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37246","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=37246"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37246\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87496,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37246\/revisions\/87496"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/37247"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=37246"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=37246"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=37246"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}