{"id":37915,"date":"2012-07-23T16:36:09","date_gmt":"2012-07-23T14:36:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=37915"},"modified":"2016-12-22T23:48:58","modified_gmt":"2016-12-22T22:48:58","slug":"xxxviii-festival-della-valle-ditrianur-di-marco-taralli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/xxxviii-festival-della-valle-ditrianur-di-marco-taralli\/","title":{"rendered":"Martina Franca, Festival della Valle d&#8217;Itria 2012:&#8221;N\u00fbr&#8221; di Marco Taralli"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Martina Franca, Teatro Verdi, XXXVIII\u00b0 Festival della Valle d&#8217;Itria<br \/>\n<\/em><strong>&#8220;NUR&#8221;<br \/>\n<\/strong>Opera da camera in un atto, libretto di Vincenzo De Vivo da un&#8217;idea originale di Marco Buticchi.<br \/>\nCommissione del Festival della Valle d&#8217;Itria.<br \/>\nMusica di <strong>Marco Taralli<\/strong><em><br \/>\nLuce <\/em>TIZIANA FABBRICINI<br \/>\n<em>Samith <\/em>DAVID FERRI DURA&#8217;<strong><br \/>\n<\/strong><em>Il Frate <\/em>PAOLO CONI<br \/>\n<em>Il Cavaliere <\/em>DAVIDE SOTGIU<br \/>\n<em>L&#8217;infermiera <\/em>MARTA CALCATERRA<br \/>\n<em>Il primario <\/em>EMANUELE CORDARO<br \/>\nEnsemble dell&#8217;Orchestra Internazionale d&#8217;Italia<br \/>\nEnsemble vocale dell&#8217;Accademia del Belcanto &#8220;R.Celletti&#8221;<br \/>\nDirettore <strong>Jordi Bernacer<br \/>\n<\/strong>Regia <strong>Roberto Recchia<br \/>\n<\/strong>Scene e costumi <strong>Benito Leonori<br \/>\n<\/strong>Prima esecuzione assoluta<br \/>\n<em>Martina Franca, 21 luglio 2012<\/em><strong><br \/>\n<\/strong><em>N<\/em><em>\u00fbr<\/em> s\u2019inserisce nel recente solco tracciato da spettacoli d\u2019opera neo-romantici confezionati secondo un accademismo capace di conquistare il pubblico attraverso reminiscenze pucciniane e allusioni tutt\u2019altro che velate alla tradizione melodrammatica italiana. La musica di <strong>Marco Taralli<\/strong> (classe \u201967, attivo come compositore dal 1992), inverata da un complesso cameristico di legni, ottoni, archi e percussioni, \u00e8 sembrata coeva alle partiture di Zandonai e Mancinelli, per citare solo due dei tanti operisti nostrani, oggi misconosciuti, che seppero declinare l\u2019agonia del mondo tonale con dignitosa abilit\u00e0 compositiva. Innegabili le assonanze col Puccini della <em>Fanciulla del West<\/em> pi\u00f9 che con quello di <em>Tosca<\/em>; numerosi gli sfoggi di contrappuntismi, sapienti ma non sapidi; costante il riferimento a una melodrammaturgia articolata da pezzi chiusi (quasi sempre polivoci) convenzionali; in una parola: formalismo. Nella partitura di Taralli non si ravvisava lo spirito che ha mosso Sciarrino in direzione del recupero del concetto di \u201ctradizione\u201d (<em>Luci mie traditrici <\/em>del 1996), n\u00e9 quello parodistico che affonda le radici nello Stravinskij di <em>Rake\u2019s Progress<\/em> (1951) e nel Bernstein di <em>Candide <\/em>(1956). Ma non c\u2019era lo sperimentalismo sonoro e visivo dei <em>Soldaten<\/em> di Zimmermann (1965), n\u00e9 l\u2019arguto sarcasmo del <em>Naso<\/em> di Shostakovich (1930). Si \u00e8 zigzagato volutamente nei decenni del XX secolo per mostrare quanto essi siano estranei all\u2019ispirazione di Taralli, ben pi\u00f9 a suo agio nella reinvenzione del passato, da Monteverdi a Rossini, a Respighi. Ne sortisce di certo un\u2019opulenza compositiva che, beninteso, \u00e8 ammirevole al pari dell\u2019abilit\u00e0 artigianale di certo Hindemith. Questo giovane compositore generoso e volenteroso si \u00e8 tuttavia dovuto confrontare con un libretto ipertrofico, in grado di sfoggiare una verbosit\u00e0 degna del peggior D\u2019Annunzio, incentivata dalle aberrazioni neogotiche delle storie parallele di Marco Buticchi. A quest\u2019ultimo si deve l\u2019ideazione di un plot che fonde con sprezzatura postmoderna il <em>politically correct <\/em>(il medico volontario vessato da un ottuso primario nell\u2019ospedale allestito a Collemaggio a ridosso del tragico terremoto aquilano non pu\u00f2 che essere arabo, al pari del titolo che in quella lingua significa \u201cluce\u201d), l\u2019ossequio al patrimonio identitario aquilano (Pietro da Morrone\/Celestino V e la basilica di Collemaggio), al delirio paramassonico (il solo capace di spiegare perch\u00e9 una terremotata proletaria, ma privata proprio della prole, dovrebbe conoscere la storia dell\u2019ultimo cavaliere templare), incurante di un senso teatrale che gli ammiccamenti all\u2019opera \u201ca numeri\u201d non hanno potuto salvaguardare. Se a ci\u00f2 si aggiunge una <strong>Tiziana Fabbricini<\/strong> larva di se stessa, con una vocalit\u00e0 davvero fantasmatica, e un cast ancora immaturo (deboli i tenori <strong>David Ferri Dur\u00e0<\/strong> e <strong>David Sotgiu<\/strong>), davvero non si sa dove ricercare un\u2019ombra di autentica bellezza in questo lavoro terribilmente pretenzioso (e interminabile ad onta dei suoi 80 minuti di durata). Forse nei chiaroscuri dell\u2019ancor fascinosa voce di <strong>Paolo Coni<\/strong>? Una sola immagine ha reso imperdibile <em>N<\/em><em>\u00fbr<\/em>, ed \u00e8 stata il frutto isolato dell\u2019intelligenza (questa s\u00ec davvero teatrale) di un regista colto ma umile, profondo ma autoironico, come <strong>Roberto Recchia<\/strong>: nella scena sesta una donna ferita assiste al salvataggio del proprio bambino; Recchia (non il libretto, se tale pu\u00f2 definirsi, di <strong>Vincenzo De Vivo<\/strong>) pensa a una controscena, nel luogo deputato alle apparizioni dei due personaggi storici, in cui un\u2019altra donna ferita non ha la stessa fortuna e tiene tra le braccia il figlio morto nel tentativo di allattarlo: una <em>piet\u00e0<\/em> di eccezionale forza icastica, un\u2019idea semplice e profonda che, unica in tutta l\u2019opera, ricolloca in primo piano la tragedia del terremoto dell\u2019Aquila (indegnamente relegata a sfondo, a cornice, di una fumosa storia sul tema del perdono) esaltandone lo scandalo incomprensibile. Perch\u00e9 un bimbo si salva e un altro muore? Perch\u00e9 quella gente \u00e8 dovuta crepare come i diciotto sepolti sotto la torre di Siloe che non erano pi\u00f9 peccatori di tutti gli altri abitanti di Gerusalemme (Luca 13, vv 4-5)? Questi avrebbero dovuto essere i disperati interrogativi innescati da <em>N<\/em><em>\u00fbr<\/em>; altra avrebbe dovuto essere la musica, pi\u00f9 ricca di pause (oggetti ignoti a Taralli, che per\u00f2 all\u2019Aquila \u00e8 nato e vissuto e che ha patito sulla sua stessa carne quella tragedia) e di sicuro meno patinata; altro soprattutto il libretto per un lavoro ispirato al dramma del 6 aprile 2009 (308 morti, 1600 feriti). <em>Foto Laera <\/em><em>\u00a9 Festival della Valle d&#8217;Itria<\/em><\/p>\n<p><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Martina Franca, Teatro Verdi, XXXVIII\u00b0 Festival della Valle d&#8217;Itria &#8220;NUR&#8221; Opera da camera in un atto, libretto di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":66,"featured_media":37920,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[2809,4945,5909,5911,2799,5912,5906,5910,560,5905,145,5908,431,5907],"class_list":["post-37915","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-benito-leonori","tag-david-ferri-dura","tag-davide-sotgiu","tag-emanuele-cordaro","tag-festival-della-valle-ditria","tag-jordi-bernacer","tag-marco-taralli","tag-marta-calcaterra","tag-martina-franca","tag-nur","tag-opera-lirica","tag-paolo-coni","tag-roberto-recchia","tag-tiziana-fabbricini"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37915","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/66"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=37915"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37915\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":88104,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37915\/revisions\/88104"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/37920"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=37915"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=37915"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=37915"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}