{"id":38723,"date":"2012-08-12T03:01:37","date_gmt":"2012-08-12T01:01:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=38723"},"modified":"2016-12-08T17:21:10","modified_gmt":"2016-12-08T16:21:10","slug":"choregies-dorangeturandot","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/choregies-dorangeturandot\/","title":{"rendered":"Chor\u00e9gies d&#8217;Orange:&#8221;Turandot&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Chor\u00e9iges d&#8217;Orange, Festival Lirico 2012<\/em><br \/>\n<strong>\u201cTURANDOT\u201d<\/strong><br \/>\nDramma lirico in tre atti e cinque quadri. Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni dalla fiaba teatrale di Carlo Gozzi<br \/>\nMusica di <strong>Giacomo Puccini<\/strong><br \/>\n<em>Turandot <\/em>LISE LINDSTROM<br \/>\n<em>Calaf\u00a0 <\/em>ROBERTO ALAGNA<br \/>\n<em>Li\u00f9 <\/em>MARIA LUIGIA BORSI<br \/>\n<em>Timur <\/em>MARCO SPOTTI<br \/>\n<em>Ping <\/em>MARC BARRARD<br \/>\n<em>Pong <\/em>JEAN-FRANCOIS BORRAS<br \/>\n<em>Pang <\/em>FLORIAN LACONI<br \/>\n<em>Altoum <\/em>CHRIS MERRITT<br \/>\n<em>Un Mandarino<\/em> LUC- BERTIN-HUGAULT<br \/>\nOrchestre National de France<br \/>\nCh\u0153urs de l\u2019Op\u00e9ra-Th\u00e9\u00e2tre d\u2019Avignon, de l\u2019Op\u00e9ra de Nice, de l\u2019Op\u00e9ra de Toulon Provence-M\u00e9diterran\u00e9e,<br \/>\nde l\u2019Op\u00e9ra de Tours et de l\u2019Ensemble Vocal des Chor\u00e9gies d\u2019Orange, Ma\u00eetrise des Bouches-du-Rh\u00f4ne<br \/>\nDirettore <strong>Michel Plasson<\/strong><br \/>\nRegia <strong><strong>Charles Roubaud <\/strong><\/strong><br \/>\nScene <strong><strong>Dominique Lebourges<\/strong><\/strong><br \/>\nCostumi <strong><strong>Katia Duflot<\/strong><\/strong><br \/>\nLuci <strong><strong>Avi Yona Bueno<\/strong><\/strong><br \/>\n<em>Orange, 28 luglio 2012<br \/>\n<\/em>E&#8217; nella magnifica cornice del Teatro Antico di Orange, esaurito fino all&#8217;ultimo gradino, che \u00e8 andata in scena la nuova produzione di\u00a0<em> Turandot<\/em>. L&#8217;immensa scena del Teatro \u00e8 un luogo ideale per questa partitura e\u00a0 il regista <strong>Charles Roubaud<\/strong>, che ben conosce questi spazi, li ha saputo valorizzare al massimo, creando uno spettacolo grandioso, ma non stucchevole, retorico e scontato. Una qualit\u00e0 non da poco! Il gran numero di comparse a coristi presenti in scena sono stati ben coordinati dal regista riuscendo a non arrecare disturbo all&#8217;esecuzione musicale. Una regia ariosa, chiara, nella quale ogni personaggio ha una precisa collocazione. E&#8217; una Cina cupa, quella che ci mostra Roubaud, in lutto come Turandot che ha rifiutato l&#8217;amore, traumatizzata dal rapimento della sua lontana ava.<br \/>\nLa scena \u00e8\u00a0 fissa e ci presenta\u00a0 l&#8217;esterno del palazzo di Altoum imperatore della Cina e della figlia Turandot. Grazie a\u00a0 un sapiente gioco di luci e proiezioni si trasforma in una vasta sala bilioteca. Il palcoscenico \u00e8 utilizzato su due piani\u00a0 sia orizzontalmente che verticalmente. Alla sommit\u00e0 un grande gong che nasconde la grande statua dell&#8217;imperatore di Augusto che questa volta non \u00e8 stata invitata a partecipare allo spettacolo. Questo gong, variamente illuminato, si trasforma nella luna o nel sole. Al primo piano l&#8217;imperatore appare cinto da un&#8217;aureola di luce, sul piano pi\u00f9 elevato appare Turandot scortata dalla corte tutta vestita di nero. Le luci di <strong><strong>Avi Yona Bueno<\/strong><\/strong>\u00a0 giocano un ruolo importante nel dare un ulteriore spessore psicologico ai personaggi, cos\u00ec come\u00a0 i costumi sobri,ma ricercati di Katia Duflot, perfettamente integrati con la linea registica. Ottimo, nel complesso, \u00a0il cast vocale. Il Mandarino di<strong> Luc Bertin-Hugault<\/strong> che dopo un inizio un po&#8217; incerto, nei successivi interventi acquisisce una maggiore sicurezza e omogeneit\u00e0 d&#8217;emissione. Ritroviamo <strong>Marco Spotti:<\/strong>\u00a0rispetto al Colline di <em>Boh\u00e8me, <\/em>in Timur ha mostrato una maggiore statura interpretativa e rilievo vocale. <strong>Chris Merrit<\/strong> \u00e8 stato veramente un interprete degno del ruolo che interpretava. Un Altoum finalemte non dalla voce esangue, ma\u00a0 ampia e sonora. Lo ricordiamo come interprete de <em>La fille du regiment, <\/em>qui a Orange e ancora oggi la sua vocalit\u00e0 si espande timbratissima nei vasti spazi del Teatro Antico.<br \/>\nI tre ministri Ping, Pong e Pang, rispettivamante <strong>Marc Barrard, Jean-Francois Borras <\/strong>e <strong>Florian Laconi,\u00a0<\/strong>hanno composto un trio omogeneo, corretto vocalmente e scenicamente, divertendo senza eccedere con un gioco teatrale volto a non rallentare la tensione che regna durante tutta l&#8217;opera.<br \/>\n<strong>Maria Luigia Borsi<\/strong> \u00e8\u00a0 stata una Li\u00f9 commovente: all&#8217;inizio la sua voce si presenta con vibrato un p\u00f2 largo, ma nel corso dell&#8217;opera acquista ampiezza conferendo spessore sempre maggiore al personaggio. Il registro acuto \u00e8\u00a0 felice, con prese di suono eleganti e delicate e un ventaglio di colori nelle dinamiche che\u00a0 le hanno fatto ottenere un particolare plauso da parte del pubblico. C&#8217;era molta attesa per il Calaf di\u00a0<strong> Roberto Alagna<\/strong>. Sicuramente il tenore non ha tradito le aspettative. Il suo \u00e8 stato un personaggio impetuoso e passionale. La vocalit\u00e0 &#8220;italiana&#8221; \u00e8 presente, forte e e calda. Anche il registro grave risuona grazie al sapiente uso dei piani da parte dell&#8217;orchestra. La scena con Li\u00f9 nell&#8217;atto primo \u00e8 stata ricco di espressione, ma anche successivamente il suo Calaf\u00a0 spicca per presenza e credibilit\u00e0.<br \/>\nCi giunge come un fulmine a ciel sereno\u00a0 l&#8217;annuncio dopo l&#8217;intervallo, di una improvvisa difficolt\u00e0 da parte del tenore\u00a0 causata da una micosi laringea. Nonostante ci\u00f2 il cantante avrebbe portato a termine lo spettacolo.\u00a0 Arrivati al celebre &#8220;Nessun dorma&#8221; la voce lo abbandona al secondo &#8220;vincer\u00f2&#8221;. L&#8217;orchestra lo sostiene e il pubblico lo applaude con calore. Qualcuno protesta, ma ci sembra ingiusto: un&#8217;artista che si esibisce dal vivo pu\u00f2 avere un cedimento senza per questo compromettere il successo di un&#8217;opera!<br \/>\nCoraggiosamente Alagna riprende in mano la situazione continua e porta a termine la\u00a0 recita con un duetto finale carico di fervore e impeto. <strong>Lise Lindstrom<\/strong> \u00e8 una Turandot bella, altera e maestosa, la sua presenza scenica trasmette\u00a0 fierezza e orgoglio. La voce si presenta po&#8217; metallica e tagliente, con un vibrato &#8220;stretto&#8221; non particolarmente gradevole. Senza dubbio il registro grave non \u00e8 particolarmente\u00a0 ampio, ma gli acuti sono potenti e sicuri, si \u00e8 dimostrata in grado di attaccare acuti in piano per poi rinforzarli, sfoggiare una buona gamma di colori nonch\u00e8 di una dizione abbastanza accurata. Il vasto Coro \u00e8 stato qualitativamente all&#8217;altezza. Gli interventi precisi ed intonati sempre &#8220;a tempo&#8221;, anche nei difficili passaggi dell&#8217;Invocazione alla luna. Prova posivitva anche per le voci bianche, ben preparate e intonate. L&#8217;Orchestra National de France sotto la guida di <strong>Michel Plasson<\/strong> sosteneva i cantanti con belle sonorit\u00e0 nella sezione degli archi. Bene anche le parti soliste. Plasson ha saputo evidenziare i vari colori dell&#8217;orchestrazione pucciniana. Una serata coronata da un successo pieno e convinto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chor\u00e9iges d&#8217;Orange, Festival Lirico 2012 \u201cTURANDOT\u201d Dramma lirico in tre atti e cinque quadri. 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