{"id":40348,"date":"2012-10-03T01:10:55","date_gmt":"2012-10-02T23:10:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=40348"},"modified":"2016-12-18T18:39:51","modified_gmt":"2016-12-18T17:39:51","slug":"palermo-teatro-massimo-omer-meir-wellber-dirige-debussy-paganini-r-strauss-e-ravel-per-la-stagione-concertistica-2012","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/palermo-teatro-massimo-omer-meir-wellber-dirige-debussy-paganini-r-strauss-e-ravel-per-la-stagione-concertistica-2012\/","title":{"rendered":"Palermo, Teatro Massimo: Omer Meir Wellber dirige Debussy, Paganini, R. Strauss e Ravel per la stagione concertistica 2012"},"content":{"rendered":"<p><em>Palermo, Teatro Massimo, Stagione Sinfonica 2012<br \/>\n<\/em><strong><strong>Omer Meir Wellber dirige Debussy, Paganini,R. Strauss e Ravel<br \/>\n<\/strong><\/strong>Orchestra del Teatro Massimo<strong><br \/>\n<\/strong>Direttore <strong>Omer Meir Wellber\u00a0\u00a0 <\/strong><br \/>\nViolino <strong>Sergej Krylov<\/strong><em><br \/>\nClaude Debussy: <\/em>Pr\u00e9lude \u00e0 l\u2019apr\u00e8s-midi d\u2019un faune<br \/>\n<em>Niccol\u00f2 Paganini: <\/em>Concerto n. 1 per violino e orchestra in Mi bemolle maggiore M.S. 21 [Il Concerto viene eseguito nella versione in Re maggiore]<em> &#8211; Allegro maestoso<\/em>; <em>Adagio espressivo<\/em>; <em>Rond\u00f2: Allegretto spiritoso<\/em>.<br \/>\n<em>Richard Strauss: <\/em>Till Eulenspiegels lustige Streiche op. 28<br \/>\n<em>Maurice Ravel: <\/em>Bolero<em><br \/>\nPalermo, 30 settembre 2012 <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la sua terza presenza sul podio del Teatro Massimo di Palermo, esattamente a un anno dal concerto del 2011, il direttore trentunenne <strong>Omer Meir Wellber<\/strong> ha presentato un programma abbastanza inconsueto. Accanto infatti al tradizionale accostamento fra Debussy e Ravel (e fra le due opere che pi\u00f9 li hanno reso celebri nel mondo) l\u2019orchestra si \u00e8 cimentata nell\u2019esecuzione del<em> Concerto n. 1<\/em> di Niccol\u00f2 Paganini, dopo il <em>Pr\u00e9lude \u00e0 l&#8217;apr\u00e8s-midi d&#8217;un faune<\/em> di Debussy, seguito nella seconda parte dal poema sinfonico <em>Till Eulenspiegels\u00a0lustige Streiche<\/em> di Richard Strauss e dal <em>Bolero<\/em> di Ravel. Abbinamenti abbastanza arditi, che sulla carta portavano con s\u00e9 una certa dose di curiosit\u00e0. E in effetti l\u2019ascolto del concerto di Paganini prima di Strauss e immediatamente a ridosso del <em>Pr\u00e9lude<\/em> ha determinato un contrasto talmente forte da risultare quasi liberatorio, in una serata improntata \u2013 intenzionalmente o meno \u2013 a solleticare le pi\u00f9 imprevedibili esperienze sensoriali. Ma sempre all\u2019insegna dello stesso principio, la presenza dell\u2019<em>Ottava Sinfonia<\/em> di \u0160ostakovic, originariamente prevista in programma, si sarebbe forse rivelata pi\u00f9 adatta al gioco di contrasti perseguito dalla vivace bacchetta del direttore israeliano. Tralasciando il giudizio sul <em>Concerto<\/em> di Paganini, \u00e8 interessante notare come Wellber e l\u2019<strong>Orchestra del Teatro Massimo<\/strong> abbiano messo in atto (con maggiore o minore efficacia) meccanismi diversi per ottenere il massimo coinvolgimento del folto pubblico presente in sala.<br \/>\nPartiamo proprio dal <em>Pr\u00e9lude<\/em> che \u2013 dopo un inizio fortemente infastidito dal rumore del condizionatore, reso invero necessario dai surreali autunni palermitani \u2013 ha costituito una sfida impegnativa per un direttore come Wellber, a nostro parere pi\u00f9 portato per esprimere il meglio di s\u00e9 nel repertorio operistico italiano. <strong>La musicalit\u00e0 del direttore \u00e8 stata, per\u00f2, da subito evidente nel modo attento in cui riusciva a sfumare i <em>pianissimo<\/em>, <\/strong>compensandoli con gesti decisi che mimavano vere e proprie ondate e che bene rendevano la componente liquescente del brano debussiano. Di fronte alla veemente passione del maestro, l\u2019Orchestra del Teatro Massimo ha quasi sempre risposto con convinzione, in alcuni casi pi\u00f9 distrattamente, creando talvolta mancanza di dialogo fra sezione dei fiati e sezione degli archi. In generale, per\u00f2, <strong>gli strumentisti sono riusciti a trovare il giusto equilibrio tra fluidit\u00e0 del discorso e carattere episodico<\/strong>, grazie alle intelligenti scelte effettuate da Wellber. Fin dalle prime note \u00e8 affiorato, invece, il carattere \u201coperistico\u201d del <em>Concerto<\/em> di Paganini. La prima donna, in questo caso, coincideva con il violino di <strong>Sergej Krylov<\/strong>: durante il susseguirsi dei tre movimenti, sempre pi\u00f9 si imponeva un tono ironico e a tratti grottesco, contraddetto da una certa freddezza del violinista. Nelle mani di Krylov, lo strumento soffriva, si lamentava, cantava e strideva, sottoposto ad ogni tipo di \u201ctortura\u201d, in particolare nella lunga cadenza dell\u2019<em>Allegro maestoso<\/em> che ha strappato un fragoroso applauso alla fine del primo movimento. In Paganini Wellber si trovava pi\u00f9 a suo agio, esprimendo<strong> un temperamento di gioiosa vitalit\u00e0<\/strong> e mettendolo al servizio dei virtuosismi del solista. Nel terzo movimento la voce del solista \u00e8 riuscita poi a sdoppiarsi e a dare vita a duetti di contrasto, mentre l\u2019orchestra era chiamata ora a rinforzare, ora a commentare, ora a contraddire (nelle vesti di vero e proprio coro) le bizzarre follie del violino.<br \/>\nMovenze saltellanti e coinvolgenti che Wellber ha replicato nel poema sinfonico di Strauss, in parte caratterizzato dalla medesima valenza drammaturgica e quasi simile a musica da film. In questo caso il direttore ha preferito spostare l\u2019attenzione dai singoli strumenti alla trama orchestrale, con una cifra stilistica anche qui improntata al grottesco e al gusto per i contrasti, ma da cui emergono quei profili melodici pi\u00f9 dolenti, intensamente raffinati, che fanno di Strauss uno dei pi\u00f9 affascinanti e complessi compositori del Novecento. Come era giusto, <strong>il direttore israeliano ha trovato il modo di esprimere una sottesa nota di malinconia<\/strong>, sovrapponendola ad una resa gestuale sopra le righe che non infastidiva, ma anzi rivelava la corretta dose di carattere, sottolineando l\u2019apporto degli ottoni e la forza sfrontata delle percussioni. Con lo stesso isolamento timbrico del <em>Pr\u00e9lude<\/em> (ma con esiti notoriamente diversi) inizia il <em>Bolero<\/em> di Ravel. Rispetto a Strauss la modalit\u00e0 interpretativa \u00e8 opposta e Wellber la costruisce attraverso gesti languidi, senza per\u00f2 perdere di vista quella tensione che forma l\u2019impalcatura del brano. Il <em>Bolero<\/em> \u00e8 poi un banco di prova per saggiare la buona qualit\u00e0 di un\u2019orchestra: gli strumentisti del Massimo ne escono fuori abbastanza bene, <strong>con particolare lode per la morbida interpretazione dell\u2019oboe<\/strong> che gi\u00e0 in Debussy si lasciava apprezzare per dolcezza di timbro e qualit\u00e0 espressive. All\u2019interno di una rilettura abbastanza personale, nell\u2019ultimo brano il direttore non realizza un vero e proprio crescendo dinamico, ma un crescendo determinato dalla progressiva entrata delle sezioni che, insieme ad una sensibile accelerazione, ha contribuito a rendere efficace l\u2019effetto complessivo dell\u2019esecuzione. <em>Foto Franco Lannino \u00a9\u00a0 Studio Camera<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Palermo, Teatro Massimo, Stagione Sinfonica 2012 Omer Meir Wellber dirige Debussy, Paganini,R. 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