{"id":40421,"date":"2012-10-04T00:14:37","date_gmt":"2012-10-03T22:14:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=40421"},"modified":"2016-12-03T15:44:47","modified_gmt":"2016-12-03T14:44:47","slug":"tutte-le-sinfonie-di-brahms-a-torino-con-i-wiener-philarmoniker","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/tutte-le-sinfonie-di-brahms-a-torino-con-i-wiener-philarmoniker\/","title":{"rendered":"Tutte le sinfonie di Brahms a Torino con i Wiener Philarmoniker"},"content":{"rendered":"<p><em>Torino, Auditorium \u201cGiovanni Agnelli\u201d, I Concerti del Lingotto 2012\/2013<br \/>\n<\/em><strong>Daniele Gatti e i Wiener Philharmoniker interpretano Brahms<br \/>\n<\/strong>Orchestra Wiener Philharmoniker<br \/>\nDirettore, <strong>Daniele Gatti<\/strong><br \/>\n<em>Johannes Brahms<\/em>: Sinfonia n. 1 in do minore op. 68; Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73; Sinfonia n. 3 in fa maggiore op. 90; Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98<br \/>\n<em>Torino, 1 e 2 ottobre 2012<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1876-1885: \u00e8 l\u2019arco cronologico in cui si colloca l\u2019elaborazione sinfonica brahmsiana<\/strong>; appena un decennio, nell\u2019ultimo quarto dell\u2019Ottocento, da quando il compositore ha 43 anni a quando ne ha 52. Eppure, sembra di percorrere un\u2019intera esistenza, di scalare una montagna anche molto ripida prima di giungere in vetta, specie se si ascoltano le quattro sinfonie una dopo l\u2019altra, com\u2019\u00e8 accaduto a Torino con i Wiener Philharmoniker diretti da Daniele Gatti. Per celebrare il 150\u00b0 anniversario dell\u2019inizio della collaborazione tra Brahms e l\u2019orchestra del Musikverein, appunto nel 1862 (nonch\u00e9 il 200\u00b0 anniversario di storia dello stesso Musikverein), i Wiener sono impegnati in una <em>tourn\u00e9e<\/em> autunnale iniziata a Vienna il 22 settembre, proseguita a Madrid, Barcelona, e poi approdata a Torino, per due giorni dedicati al genere sinfonico. La sera del 1. ottobre sono state eseguite la III e la I sinfonia, la sera dopo II e IV. Verona, K\u00f6ln, Bratislava sono le tappe successive, ma Torino \u00e8 stata &#8211; insieme a Madrid, e ovviamente Vienna &#8211; l\u2019unica citt\u00e0 a ospitare due concerti consecutivi della prestigiosa orchestra, con tutte e quattro le sinfonie.<br \/>\n<strong>Anche per un frequentatore assiduo e scaltrito delle sale da concerto, \u00e8 raro vivere due serate cos\u00ec intense<\/strong>, in cui si possa ascoltare in successione quattro capolavori della musica strumentale, ma soprattutto in cui si possa scoprire una bellezza nuova all\u2019interno di pagine tante altre volte ascoltate singolarmente. Non si \u00e8 trattato solo del piacere di risentire Brahms, quanto piuttosto di confrontare momenti celebri, comprendere meglio segmenti solitamente pi\u00f9 appartati, come se i sedici movimenti musicali (i quattro di ciascun\u2019opera) si parlassero a distanza, si richiamassero, offrissero all\u2019ascoltatore segnali per illuminare quelle che in precedenza, e in altro contesto, erano apparse zone d\u2019ombra, o semplici suture di passaggio; insomma l\u2019ascolto ordinato (quasi cronologico: III, I, II, IV) delle quattro sinfonie \u00e8 servito anche a correggere piccoli pregiudizi o a porre in discussione giudizi consolidati a proposito di stili, strutture, colori, ritmi brahmsiani. Tutto questo \u00e8 stato possibile grazie alla prodigiosa omogeneit\u00e0 del suono dei Wiener, unico nell\u2019amalgama degli archi, nella lega sonora di archi e ottoni, riconoscibile e distinto anche rispetto a quello delle altre grandi orchestre europee; ma anche grazie a Gatti, che ha dimostrato una profondit\u00e0 di studio e di lettura delle partiture brahmsiane davvero straordinaria.<br \/>\n<strong>Qual \u00e8 la percezione complessiva di questo Brahms dei Wiener e di Gatti?<\/strong> \u00c8 difficile sintetizzare in poche righe l\u2019abbondanza di emozioni suscitata dalla ricchezza interpretativa delle esecuzioni, ma certamente uno dei caratteri pi\u00f9 evidenti \u00e8 quello ritmico. I tempi staccati dal direttore sono rilassati, in controtendenza rispetto alle smanie di velocit\u00e0 cui i direttori di oggi per lo pi\u00f9 indulgono; e non c\u2019\u00e8 mai, nel singolo movimento, un tempo unico, metronomico: ogni sezione \u00e8 soggetta alle variazioni ritmiche pi\u00f9 opportune, in particolare a un <em>ritenendo<\/em> che estenua il disegno musicale fino a dissolverlo nel silenzio. Ma non si tratta di compiacimenti del direttore; il rallentamento del tempo \u00e8 anzi funzionale all\u2019espressivit\u00e0: a met\u00e0 del <em>Poco allegretto<\/em> della III sinfonia \u00e8 solo il <em>rallentando<\/em> a rendere colma di meraviglia la pausa di silenzio, prima che il corno, con sonorit\u00e0 soffusa, enunci da solo il celebre tema principale (ricordate la colonna sonora del film <em>Aimez-vous Brahms?<\/em> tratto dal romanzo di Fran\u00e7oise Sagan?). <strong>Lo stesso miracolo si \u00e8 ripetuto nel finale della I, allorch\u00e9 Gatti dilata i tempi<\/strong> in prossimit\u00e0 della pausa che precede l\u2019enunciazione del famoso tema beethoveniano, quella sorta di personalissima riscrittura dell\u2019<em>Inno alla gioia<\/em>, che in tal modo risulta pienamente e autenticamente brahmsiano: non citazione n\u00e9 rimando, ma cifra personale. Anche nell\u2019<em>Allegretto grazioso quasi andantino<\/em> della II (il terzo movimento, come gi\u00e0 nella III) Gatti applica quella cura particolare nella distensione dei tempi che culmina in una pausa prima del ritorno al tema principale: l\u2019effetto valorizza un\u2019idea musicale fino a renderla organo centrale dell\u2019intero movimento, come il cuore di un organismo vivente. E ancora: il conosciuto assolo del flauto nel finale della IV ha sub\u00ecto un estenuato rallentamento, a beneficio della trattenuta solennit\u00e0 della ciaccona di origine bachiana che segue subito appresso. Con tanti accorgimenti di tale finezza, che denotano uno studio accuratissimo delle partiture, Gatti sembra insomma aver elaborato una modalit\u00e0 di lettura capace di svelare strutture e ritmi autentici, nascosti nei blocchi apparentemente monolitici delle sinfonie. Egli non \u00e8 analitico nel senso di chi segue un particolare o una struttura all\u2019interno della partitura, per farli risaltare su tutto il resto; al contrario, Gatti riesce a equilibrare le simmetrie e le rispondenze interne in modo che ogni segmento sia percepibile dall\u2019inizio alla fine. Subentra poi l\u2019analisi del particolare, la caratura sotto forma di accentuazione (o attenuazione) del volume sonoro, oppure di discrepanza ritmica: a volte un <em>ritenendo<\/em> \u00e8 applicato al disegno degli archi, ma non a quello dei timpani o degli ottoni, con un effetto di vitalit\u00e0 complessa, capace di andare ben oltre le esigenze metronomiche.<br \/>\n<strong>Altro motivo di riflessione \u00e8 fornito dallo studio dei rapporti di intensit\u00e0 tra le varie sezioni dell\u2019orchestra<\/strong>: l\u2019effetto complessivo che Gatti porge non \u00e8 mai di un Brahms reboante, grandioso; anche quando domina il <em>forte<\/em>, \u00e8 pur sempre conservato un timbro meditativo, e il pubblico percepisce comunque i limiti ben definiti, sobri, del volume sonoro. L\u2019aggettivo che pu\u00f2 meglio rappresentare questo Brahms, in coerenza con l\u2019atteggiamento interpretativo, \u00e8 forse \u201cassorto\u201d, e dunque in linea con le confessioni dello stesso compositore, che si diceva \u00abun uomo profondamente malinconico\u00bb (in una lettera del 1879 al direttore d\u2019orchestra Vincenz Lachner, citata da Giorgio Pestelli, che firma entrambi i programmi di sala). Anche il giudizio sulla diffusa serenit\u00e0 della II sinfonia pu\u00f2 essere in parte modificato dalla resa di Gatti, che evidenzia sia i momenti di slancio (il finale pi\u00f9 squillante e luminoso che mai) sia quelli di ripiegamento nel dolore pi\u00f9 lancinante, in cui la musica pare davvero allusiva a dolorose ferite dell\u2019anima umana. Con analoga intenzione, l\u2019<em>Allegro non troppo<\/em> della IV e quell\u2019impalpabile, difficile accordo d\u2019apertura, sembrano sgorgare dal centro della terra, grazie a un suono immediatamente puro e omogeneo, ma dall\u2019origine flebile e lontana, fortemente elegiaca. Gatti \u00e8 dunque riuscito a trasporre in ogni partizione delle sinfonie di Brahms quella caratteristica fondamentale di ogni essere vivente che \u00e8 il respiro, con le sue intermittenze, i suoi affanni, i suoi soffi di speranza e di gioia momentanea.<br \/>\n<strong>A suggello di entrambe le memorabili serate, un <em>bis<\/em> di forte suggestione coloristica e contenutistica<\/strong>; non poteva certo mancare almeno una <em>Zugabe<\/em>, per chiudere due programmi cos\u00ec fastosi. Forse il pubblico torinese non si aspettava che fosse lo stesso per due sere di seguito; ma la ripetizione ha giovato alla preziosit\u00e0 della scelta. Gatti, insieme ai Wiener, ha infatti selezionato il preludio al III atto dei <em>Meistersinger von N\u00fcrnberg<\/em>: dopo tanto Brahms, quel Wagner di circa dieci anni precedente la I sinfonia, cos\u00ec assertivo, cos\u00ec colmo di saggezza musicale teutonica, \u00e8 risuonato nella sala con una purezza di archi e di ottoni che sembrava levigata da tutte le malinconie e gli struggimenti sinfonici ascoltati in precedenza. Ed \u00e8 stato commovente l\u2019effetto di quella grande musica tedesca, eseguita da un\u2019orchestra austriaca, diretta a sua volta da un direttore italiano: per parlare schiettamente, non ci \u00e8 mai parsa cos\u00ec bella.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torino, Auditorium \u201cGiovanni Agnelli\u201d, I Concerti del Lingotto 2012\/2013 Daniele Gatti e i Wiener Philharmoniker interpretano Brahms Orchestra [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":40468,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[6287,14678,3929,6288,1940,6289],"class_list":["post-40421","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-auditorium-agnelli-torino","tag-concerti","tag-daniele-gatti","tag-i-concerti-del-lingotto","tag-johannes-brahms","tag-wiener-philharmoniler"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40421","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40421"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40421\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87247,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40421\/revisions\/87247"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40468"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40421"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40421"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40421"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}