{"id":40477,"date":"2012-10-04T20:37:04","date_gmt":"2012-10-04T18:37:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=40477"},"modified":"2017-01-02T00:18:58","modified_gmt":"2017-01-01T23:18:58","slug":"zurich-opernhaus-jenufa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/zurich-opernhaus-jenufa\/","title":{"rendered":"Z\u00fcrich, Opernhaus: &#8220;Jen\u016ffa&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Z\u00fcrich, Opernhaus, Stagione lirica 2012\/2013<\/em><br \/>\n<strong>&#8220;JEN\u016eFA&#8221;<\/strong><br \/>\nOpera in tre atti. Libretto proprio, dal dramma <em>La sua figliastra<\/em> di Gabriela Preissovadi.<br \/>\nMusica di <strong>Leo\u0161 Jan\u00e1\u010dek<\/strong>.<br \/>\n<em>Jen\u016ffa<\/em> KRISTINE OPOLAIS<br \/>\n<em>La sagrestana (Kostelni\u010dka)<\/em> MICHAELA MARTENS<br \/>\n<em>La vecchia Buryja<\/em> HANNA SCHWARZ<br \/>\n<em>Laca Klemen<\/em> CHRISTOPHER VENTRIS<br \/>\n<em>\u0160teva Buryja<\/em> PAVOL BRESLIK<br \/>\n<em>Il caposquadra (St\u00e1rek)<\/em> CHEYNE DAVIDSON<br \/>\n<em>Il giudice del villaggio<\/em> PAVEL DANILUK<br \/>\n<em>La moglie del giudice<\/em> IR\u00c8NE FRIEDLI<br \/>\n<em>Karolka<\/em> IVANA RUSKO<br \/>\n<em>Barena<\/em> HERDIS JONASDOTTIR<br \/>\n<em>Jana<\/em> SUSANNE GROSSTEINER<br \/>\nOrchestra Filarmonica di Zurigo<br \/>\nCoro dell\u2019Opera di Zurigo<br \/>\nDirettore <strong>Fabio Luisi<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro <strong>Ernst Raffelsberger<\/strong><br \/>\nRegia e Scene <strong>Dmitri Tcherniakov<\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Elena Zaytseva<\/strong><br \/>\nLuci <strong>Gleb Filshtinsky<\/strong><br \/>\nDrammaturgia <strong>Beate Breidenbach<\/strong><br \/>\n<em>Z\u00fcrich, 30 settembre 2012<br \/>\n<\/em><strong>Meraviglioso spettacolo inaugurale all\u2019Opernhaus di Zurigo<\/strong>, il nuovo allestimento di <strong>\u201cJen\u016ffa\u201d di Leo\u0161 Jan\u00e1\u010dek<\/strong>. Grandissimo e in diversi tratti sconvolgente l\u2019approccio registico di <strong>Dmitri Tcherniakov<\/strong>. Il giovane regista russo desta sempre una grande attenzione nel mondo musicale contemporaneo e in genere viene \u201camato\u201d o \u201codiato\u201d dal pubblico e dalla critica per le sue destrutturazioni dei capolavori musicali. In questo caso trova un terreno fertile nella modernissima opera (1904) di Jan\u00e1\u010dek: il compositore ceco \u00e8 un vero grande innovatore del melodramma novecentesco, lui che pure, per ragioni anagrafiche (nato nel 1854) appartiene al secolo precedente, ha creato dei drammi universali ed atemporali che dimostrano ancora oggi la loro perfetta contemporaneit\u00e0.<br \/>\n<strong>Il dramma di \u201cJen\u016ffa o la sua figliastra\u201d tratto dalla novella di Gabriela Preissov\u00e1, \u00e8 un dramma borghese<\/strong> di una famiglia con relazioni di parentela molto complicate che \u00e8 necessario conoscere per comprendere l\u2019evoluzione della storia. Anzitutto la nonna Buryja, la capostipite: \u00e8 da lei che originano quasi tutti i personaggi. Ha due figli, di cui non si conosce il nome, il maggiore sposa la vedova di Klemen, madre di Laca e da cui ha \u0160teva (quindi Laca e \u0160teva sono fratellastri); il minore, che in prime nozze, ha avuto Jen\u016ffa e, rimasto vedovo sposa la Sagrestana (Kostelni\u010dka), quindi matrigna della ragazza. Jen\u016ffa e \u0160teva sono dunque primi cugini mentre nessuna parentela c\u2019e con Laca. Premesso tutto ci\u00f2 su questo innesto\u00a0 quasi contemporaneo di \u201cfamiglia allargata\u201d (dove tutti aspettano l\u2019eredit\u00e0 della vecchia nonna!), Tcherniakov ha costruito un impianto quasi pi\u00f9 credibile attualmente di quello prospettato dallo stesso Jan\u00e1\u010dek.<br \/>\n<strong>L\u2019ambientazione, una scena unica, presenta una bellissima casa moderna<\/strong>, disposta su tre piani (ma il terzo si vede solo successivamente) con arredamento di stile, un divano bianco al centro su cui i protagonisti fanno perno, la camera di Jen\u016ffa al secondo piano\u00a0 e la tremenda soffitta del terzo. E una scala laterale di legno di \u201chitckockiana\u201d memoria che la Sagrestana percorre pi\u00f9 volte come in un vero thriller (e quanta aderenza con il testo troviamo nelle due rapide discese quando viene chiamata a colloquio separatamente \u00a0con i \u201cnipoti\u201d \u0160teva e Laca). Nella visione del personaggio della Sagrestana, che pure \u00e8 centrale nel dramma e nell\u2019opera, Tcherniakov ha colto il maggiore punto di novit\u00e0 rispetto a precedenti versioni: per il regista la Sagrestana non \u00e8 una vecchia bigotta, una megera, come solitamente viene presentata. Nell\u2019ottica del regista la Sagrestana \u00e8 una donna ancora giovane, probabilmente sui 45-50 anni, appesantita dai dolori, ma per questo molto pi\u00f9 umana, pi\u00f9 fragile. Se non fosse per il terribile infanticidio che commette ci farebbe quasi umana compassione questa donna che non ha potuto avere figli ed \u00e8 stata umiliata dal marito, tra l\u2019altro zio dello \u0160teva che rifiuta il matrimonio con Jen\u016ffa, la sua figliastra, della quale appare pi\u00f9 una sorella maggiore che non la matrigna.<strong> Tutto lo spettacolo meriterebbe citazioni quale esempio di recitazione moderna e attuale<\/strong> ma due punti in particolare hanno veramente suscitato profonde emozioni nel pubblico, collegati da un tremendo filo conduttore: nel secondo atto \u0160teva rimprovera alla zia Sagrestana di non poter pi\u00f9 sposare Jen\u016ffa in quanto ella si \u00e8 trasformata, non solo fisicamente per la ferita alla guancia infertale da Laca ma perch\u00e9 pi\u00f9 profondamente si \u00e8 ingrigita, non \u00e8 pi\u00f9 allegra, \u00e8 diventata simile alla sua matrigna. E questo profeticamente si avvera quando nel finale, diversamente dal solito, Jen\u016ffa \u00e8 ormai uguale alla sua madre adottiva, perbenista in pubblico, la perdona e la invita a rialzarsi ma poi invita tutti ad uscire da questa claustrofobica casa, tranne la demente nonna, e compreso Laca che pure ritiene \u201cil migliore uomo che abbia mai conosciuto!\u201d. E, ormai come un clone della matrigna, Jen\u016ffa colpisce la donna colpevole di un orrore indescrivibile e la getta a terra. Probabilmente se Jan\u00e1\u010dek fosse vissuto nel nostro secolo questa sarebbe stata la conclusione pi\u00f9 giusta di un dramma in cui una donna non potr\u00e0 mai perdonare chi le ha ucciso il figlio. Simile realizzazione scenica non avrebbe avuto il giusto risalto se non fosse stata eccezionale anche la direzione d\u2019orchestra e l\u2019apporto dei cantanti.<br \/>\n<strong>Fabio Luisi<\/strong>, alla sua prima esperienza con il teatro di Jan\u00e1\u010dek ha dimostrato in pieno di conoscere la lezione di Charles Mackerras, il primo grande interprete di questo repertorio. Il Direttore genovese ha suscitato nell\u2019orchestra un caleidoscopio di colori, dal bellissimo ostinato iniziale dello xilofono, che dovrebbe ricordare le ruote di un mulino ma che pi\u00f9 logicamente introduce l\u2019ansia di Jen\u016ffa e che ricompare pi\u00f9 volte quando la ragazza \u00e8 in preda delle sue paure; quindi evocando armonie talora dissonanti presenti nella partitura ci ha offerto una interpretazione ricca \u00a0\u00a0di momenti brillanti nella effimera felicit\u00e0 del primo atto come di grandi espansioni melodiche e di profonda commozione nelle sospensioni\u00a0 previste dall\u2019autore negli atti successivi dove la musica sembra fermarsi per l\u2019angoscia. Magnifico il rapporto buca palcoscenico dove l\u2019equilibrio tra le voci e l\u2019orchestra \u00e8 stato praticamente perfetto. I cantanti hanno poi dato il meglio delle loro prestazioni in questa raffinatezza interpretativa dove tutti sono parsi a proprio agio.<br \/>\nLa protagonista, <strong>Kristine Opolais<\/strong>, bellissima, una giovane ventenne nel primo atto, si trasforma progressivamente in una donna fragile ma sempre pi\u00f9 forte e cos\u00ec l\u2019emissione vocale pi\u00f9 frivola nella prima parte dove ci trasmette una grande gioia di vivere si irrobustisce nel secondo e terzo atto, culmine una preghiera alla Vergine (Salve Regina) di profonda commozione e poesia ed un finale dell\u2019opera da brivido dove la cantante lettone ha riversato tutto il suo carisma di interprete.<br \/>\nGrande rivelazione la Sagrestana di <strong>Michaela Martens<\/strong>, giovane nell\u2019aspetto e nella voce ha donato una interpretazione appassionata del personaggio con una vocalit\u00e0 piena, con facile salita all\u2019acuto e finalmente senza quegli obbrobri stilistici che tante cantanti in passato hanno riversato in questo ruolo. Molto bravo e giustamente molto applaudito <strong>Christopher Ventris<\/strong> nel ruolo di Laca Klemen, che ha creato un personaggio molto virile, appassionato, dotato di salda emissione vocale e notevole facilit\u00e0 nel registro pi\u00f9 acuto. <strong>Hanna Schwarz<\/strong>, nei panni della nonna Buryja \u00e8 stata l\u2019altra grande protagonista, voluta da Tcherniakov molto pi\u00f9 presente sulla scena, ha cantato egregiamente e ha partecipato in maniera attiva con la recitazione creando una vecchia signora ricca e costantemente in lotta contro il tempo e contro le rughe. Geniale, tra l\u2019altro, l\u2019idea del regista di farle scoprire il cadavere del bambino in soffitta per poi non si sa quanto dimenticarsene (in fondo era una vecchia demente). Efficace anche il belloccio \u0160teva interpretato con grande rilievo da <strong>Pavol Breslik<\/strong>. Tutti bravi infine gli interpreti minori con una particolare menzione per la Jana di <strong>Susanne Grosssteiner<\/strong>. Uno spettacolo che merita sicuramente (e si spera che l\u2019avr\u00e0 presto) la pubblicazione in DVD.<br \/>\n<em>Foto Monika Rittershaus \u00a9 Opernhaus Z\u00fcrich<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Z\u00fcrich, Opernhaus, Stagione lirica 2012\/2013 &#8220;JEN\u016eFA&#8221; Opera in tre atti. 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