{"id":40588,"date":"2012-10-08T00:19:13","date_gmt":"2012-10-07T22:19:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=40588"},"modified":"2017-01-06T11:19:14","modified_gmt":"2017-01-06T10:19:14","slug":"body-against-body","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/body-against-body\/","title":{"rendered":"Napoli, Teatrino di Corte: Compagnia Bill T.Jones"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Napoli, Teatrino di\u00a0 CorteSan Carlo, Stagione di balletto 2012-2013<br \/>\n<\/em><strong>Bill T. Jones: &#8220;Body against body&#8221;<\/strong><em><br \/>\n<\/em><strong>Compagnia Bill T.Jones<br \/>\n<\/strong>Con: Antonio Brown, Talli Jackson, Shayla-Vie Jenkins, La Michael Leonard, Jr., I-Ling Liu, Erik Montes,\u00a0 Jennifer Nugent, Joseph Poulson, Jenna Riegel.<br \/>\n<strong>\u201cSpent Days Out Yonder\u201d <\/strong>(2000)<br \/>\nCoreografia\u00a0\u00a0\u00a0 <strong>Bill T. Jones <\/strong><br \/>\n<em>Wolfgang Amadeus Mozart<\/em>:\u00a0 Quartetto per archi No. 23 in fa maggiore, K. 590, Andante<br \/>\nMusica dal vivo <strong>Quartetto d\u2019archi del Teatro San Carlo <\/strong>(<em>Violino <\/em>Cecilia Laca, Luigi Buonomo; <em>Viola <\/em>Antonio Bossone; <em>Violoncello <\/em>Luca Signorini)<br \/>\n<strong>\u201cContinuous Replay\u201d <\/strong>(1977)<br \/>\nCoreografia\u00a0 <strong>Bill T. Jones e Arnie Zane <\/strong><br \/>\nMusica <strong>John Oswald<br \/>\n\u201cRavel: Landscape or Portrait?\u201d <\/strong>(2012, prima assoluta)<br \/>\nCoreografia\u00a0 <strong>Bill T. Jones CON Janet Wong e La Compagnia <\/strong><br \/>\nMusica <strong>\u00a0Maurice Ravel<\/strong>, <em>Quartetto per archi in fa maggiore<\/em><br \/>\n<strong style=\"text-align: left;\">Quartetto d&#8217;archi del Teatro San Carlo <\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Liz Prince <\/strong><br \/>\nLuci <strong>Robert Wierzel\u00a0\u00a0 <\/strong><br \/>\n<em>Napoli, 6 ottobre 2012<\/em><br \/>\n<strong>Per la terza edizione del benemerito Festival \u201cOttobredanza\u201d il Teatro San Carlo<\/strong> &#8211; o meglio il Teatrino di Corte di Palazzo Reale, elegantissima ma ridotta sede dei due terzi degli spettacoli previsti per l\u2019occasione \u2013 ospita il poliedrico e pluripremiato coreografo americano Bill T. Jones, che riceve il suo \u201cbattesimo napoletano\u201d portando in scena due lavori gi\u00e0 noti al pubblico, con in pi\u00f9 una <em>Prima assoluta<\/em> pensata per il Massimo napoletano.<br \/>\nDefinito, come molti sapranno, \u00abun insostituibile tesoro della danza\u00bb dal Dance Heritage Coalition nel 2000, Bill T. Jones vanta, tra i numerosi riconoscimenti, il Premio MacArthur \u201cGenius\u201d (1994), il Kennedy Center Honors (2010), il Tony Award 2012 come \u201cMigliore coreografia\u201d per il musical<em> FELA!<\/em>, da lui stesso ideato scritto e diretto. Il titolo di copertina del <em>New York Times<\/em> gli attribuisce \u00abil potere di portare il pubblico al delirio\u00bb, consacrandolo \u00abdivo della post-modern dance\u00bb, una danza contraddistinta dalla forza dirompente della diversit\u00e0, della variegata m\u00e8sse di idee di artista e di uomo impegnato a portare in scena, attraverso i propri lavori, una battaglia sociale e culturale contro i pregiudizi razziali, sessuali e religiosi\u00a0 (che suscita non poche polemiche negli States, dov\u2019\u00e8 peraltro accusato di volersi imporre quale ambasciatore della \u201cvictim art\u201d). L\u2019imponenza della sua figura materializza la musica nella contact-improvisation, ma la sua \u00e8 una danza multietnica che abbraccia culture diverse e, per questo, complementari, e che sa ben fondersi con il teatro e la musica, anche quella pi\u00f9 ricercata, di cui Jones fa uso come testo astratto sul quale ogni movimento \u00e8 pensato e ragionato.<br \/>\nCos\u00ec \u00e8 per il primo dei tre pezzi proposti,\u00a0 \u201c<strong>Spent Days out Yonder\u201d<\/strong>, sul <em>Quartetto per archi No. 23 in fa maggiore, K. 590, Andante <\/em>(1790) di <strong>Wolfgang Amadeus Mozart<\/strong>, con esecuzione dal vivo ben eseguita dal <strong>Quartetto d\u2019archi del Teatro San Carlo <\/strong>(al violino <strong>Cecilia Laca, Luigi Buonomo; <\/strong>alla viola <strong>Antonio Bossone; <\/strong>al violoncello <strong>Luca Signorini<\/strong>), definito un \u00abpura esplorazione musicale\u00bb sul secondo movimento del <em>Quartetto<\/em> mozartiano, in cui la fluidit\u00e0 dei movimenti dei danzatori, il cui stile naturalissimo salta subito all\u2019occhio dello spettatore pi\u00f9 smaliziato, si adegua perfettamente al \u201ccolore\u201d della partitura.<br \/>\nLa seconda coreografia, <strong>\u201cContinuous Replay\u201d<\/strong>, creata originariamente come <em>solo<\/em> nel 1977 dal compagno di una vita, il fotografo Arnie Zane prematuramente scomparso, con il titolo \u201cHand Dance\u201d, poi rimontata nel 1991 da Jones per il corpo di ballo, si basa su 45 gesti che si giustappongono in un circuito spazio-temporale in progressivo ampliamento, quale riflessione sulla inesorabilit\u00e0 del tempo, che rappresenta, a detta dello stesso coreografo, <em>\u00abun flusso continuo, uno spazio aperto dove movimento e respiro ricordano insieme, discutono, riflettono\u00bb.<\/em> Ad enunciare visivamente questo concetto sono i danzatori ammantati unicamente della propria pelle. Ovvero il nudo integrale. E su questo si concentra, inevitabilmente, l\u2019attenzione di una platea composta da anziani e bambini, addetti ai lavori e non, signore spocchiose e allievi delle scuole di ballo. Nel terzo millennio non \u00e8 che la cosa sconvolga\u00a0 pi\u00f9 di tanto; siamo (tristemente) abituati a corpi in bella mostra ovunque e gli stessi giovanissimi non hanno che da avviare un \u201cclic\u201d del loro telefonino\u00a0 ed ecco fatto. Ma il punto non \u00e8 questo. Non si discute, qui, la personale visione di chi crea un qualcosa con un qualsivoglia\u00a0 intento, per cui ognuno avvertir\u00e0 la necessit\u00e0 di utilizzare un determinato mezzo per esprimere un\u2019idea.\u00a0 Tuttavia, alla ricezione, una cos\u00ec ostentata e marcata fisicit\u00e0 esposta &#8211; per utilizzare un termine preso in prestito dalla statuaria, giusto perch\u00e9 il corpo dei danzatori \u00e8, per carit\u00e0, quello pi\u00f9 lontano dalle volgarit\u00e0 e pi\u00f9 vicino alla plastica scultorea \u2013 \u201ca tutto tondo\u201d appare forse fuorviante. E questo si \u00e8 percepito immediatamente in platea: alla prima sospensione musicale ecco l\u2019improvvisa quanto impellente necessit\u00e0 di tossire da parte di molti, cosa che accade spesso in teatro, forse per stemperare un imbarazzo o una tensione, non si sa. L\u2019attenzione si \u00e8 allontanata inevitabilmente dalla coreografia, dall\u2019analisi del gesto, per concentrarsi su particolari, maschili e femminili, resi ancora pi\u00f9 evidenti dalle ridotte dimensioni del teatro \u2013 e con tutto ci\u00f2\u00a0 qualcuno ha estratto addirittura il binocolo! I pochi che sono riusciti a seguire l\u2019intenzione coreografica di <em>climax <\/em>e \u00abpotenza fisica\u00bb (rubo l\u2019espressione ad un\u2019appassionata\u00a0 signora seduta dietro di me) sono stati, come al solito, gli addetti ai lavori avvezzi a questo tipo di \u201cesposizioni\u201d, fermo restando l\u2019amletico dubbio che l\u2019idea di nudo potrebbe anche essere semplicemente e con altrettanta chiarezza espressa, come succede in molti casi, celando le pudende pi\u00f9 fastidiose alla vista e molto scomode per il danzatore.<br \/>\nUltima performance una <em>Prima assoluta,<\/em><strong> \u201cRavel: Landscape or Portarait?\u201d,<\/strong> sul<em> Quartetto per archi in fa maggiore<\/em> di<strong> Maurice Ravel<\/strong> (1904), una nuova creazione di grande spessore coreografico che rende magistralmente alla vista la malinconia e la complicata logica interna della musica. Una delle due variazioni coreografiche del terzo movimento (landscape or portrait) viene scelta a caso prima dello spettacolo. La massa diviene il singolo e il singolo la massa; interazione e solitudine di ogni elemento del corpo di ballo, l\u2019uno cos\u00ec diverso dall\u2019altro in una variet\u00e0 di tipi umani che si soccorrono a vicenda o danzano in disparte, soli.<br \/>\n<strong>Bravi gli artisti della Compagnia, fondata nel 1982<\/strong> dopo 11 anni di collaborazione tra Bill T. Jones e Arnie Zane e attiva in pi\u00f9 di 200 citt\u00e0 e 30 paesi di tutto il mondo, con la loro fluidit\u00e0 di movimento e la sicurezza di una danza ricca di sfumature multiculturali, dovute alla differente origine dei giovani componenti. Una serata ben riuscita e accolta da applausi fragorosi da parte del pubblico, che ha saputo apprezzare il talento ricercato di un artista d\u2019oltreoceano.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><em>\u00a0 <\/em><\/p>\n<p align=\"right\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Napoli, Teatrino di\u00a0 CorteSan Carlo, Stagione di balletto 2012-2013 Bill T. 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