{"id":40998,"date":"2012-10-14T01:23:12","date_gmt":"2012-10-13T23:23:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=40998"},"modified":"2016-12-10T17:03:41","modified_gmt":"2016-12-10T16:03:41","slug":"matheuz-pasionario-alla-fenice","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/matheuz-pasionario-alla-fenice\/","title":{"rendered":"Venezia, Teatro La Fenice: Diego Matheuz e Leonardo Pierdomenico in concerto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Venezia, Teatro La Fenice, Stagione sinfonica 2012-2013 <\/em><br \/>\n<strong>Matheuz \u201cpasionario\u201d alla Fenice <\/strong><br \/>\nOrchestra del Teatro La Fenice di Venezia.<br \/>\n<em>Direttore<\/em> <strong>Diego Matheuz<\/strong><br \/>\n<em>Pianoforte <\/em><strong>Leonardo Pierdomenico<\/strong> (vincitore del Premio Venezia 2011)<br \/>\n<em>Maurice Ravel<\/em>: &#8220;Pavane pour une infante d\u00e9funte&#8221; per piccola orchestra.<br \/>\n<em>Wolfgang Amadeus Mozart: <\/em>Concerto per pianoforte e orchestra n. 20 in re minore KV 466.<br \/>\n<em>P\u00ebtr Il\u2019ic\u02c7 \u010cajkovskij<\/em>: Sinfonia n. 6 in si minore op. 74 &#8220;Patetica&#8221;<br \/>\n<em>Venezia, 7 ottobre 2012<br \/>\n<\/em>Teatro La Fenice praticamente esaurito per ascoltare il concerto inaugurale della stagione sinfonica 2012\/2013 nella replica di domenica 7 ottobre; sul podio Diego Matheuz, il ventottenne direttore principale dell\u2019orchestra. Si tratta del primo dei cinque concerti, nel corso dei quali il giovane maestro venezuelano diriger\u00e0, tra l\u2019altro, il ciclo completo delle sinfonie di \u010cajkovskij.<br \/>\n<strong>Il programma comprendeva tre titoli di spicco<\/strong>, appartenenti a diverse temperie culturali, eppure accomunati da una pi\u00f9 o meno accentuata e diffusa vena patetica: la versione orchestrale della <em>Pavane pour une infante d\u00e9funte<\/em> di Maurice Ravel (1910)<strong>,<\/strong> il Concerto per pianoforte e orchestra in re minore KV 466 di Wolfgang Amadeus Mozart (1785) e, nella seconda parte, la Sinfonia n. 6 in si minore op. 74, detta appunto <em>Patetica<\/em><em>,<\/em> di P\u00ebtr Il\u2019i\u010d \u010cajkovskij (1893).<br \/>\n<strong>Alla sensibilit\u00e0 <em>fin de si\u00e8cle<\/em>\u00a0 di Chabrier e alla rinata passione dei francesi<\/strong> per la musica ispanica, tramite autori come Albeniz e De Failla, si richiama la <em>Pavane pour une infante d\u00e9funte<\/em> (Pavana per una giovane principessa defunta) del basco Maurice Ravel \u2013 composta per pianoforte a soli 24 anni nel 1899, e poi orchestrata nel 1910 \u2013 il cui esotismo non \u00e8 solo geografico ma anche storico. La composizione\u00a0 raveliana ha una struttura e un\u2019armonia molto semplici. Suddivisa in quattro parti secondo lo schema, dell\u2019antica pavana (ABACA, dove B e C contengono un tema molto simile), le sue armonie sono vuote spesso per la mancanza della terza. Un lavoro giovanile, che nondimeno rivela gi\u00e0 alcuni tratti del Ravel pi\u00f9 maturo: dal raffinato gusto timbrico, all\u2019economia di mezzi, alla linea sinuosa della melodia. Si tratta di un capolavoro di fattura delicatissima, ma a questo riguardo occorre dire che il pur talentuoso Matheuz, insieme ai suoi strumentisti, non \u00e8 riuscito del tutto a rendere la grazia e leggerezza su cui si regge questo brano: il corno nell\u2019esporre il primo tema ha fatto sentire una sonorit\u00e0 poco elegante (il famigerato \u201cpu\u00e0-pu\u00e0-pu\u00e0\u201d, per intendersi), rendendo il tutto davvero goffo. Pesante l\u2019oboe nel secondo tema su una soave trina degli\u00a0 archi.\u00a0 Migliori\u00a0 i passaggi d\u2019insieme, ma la sonorit\u00e0 non era sempre adeguata alla discreta mestizia della composizione.<br \/>\n<strong>Composto in un periodo in cui il grande salisburghese era molto apprezzato a Vienna<\/strong> anche come solista di pianoforte, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 20 in re minore KV 466 \u00e8 da molti considerato un <em>trait d\u2019union<\/em> tra classicismo e romanticismo, un\u2019opera che per certi versi evocherebbe atmosfere da <em>Sturm und Drang<\/em>. In realt\u00e0 si tratta di un esito sublime dell\u2019arte mozartiana, in cui oscure inquietudini e tristi presagi, preannunciati dal minaccioso inciso iniziale, si alternano a momenti pi\u00f9 sereni e giocosi, per culminare nell\u2019impetuoso Allegro assai conclusivo, che costituisce una sorta di catarsi finale. Ebbene, l\u2019esecuzione del giovanissimo <strong>Leonardo Pierdomenico<\/strong>, complice il direttore, ci \u00e8 parsa indulgere poco ad una <em>sensibl\u00e9rie<\/em>, per cos\u00ec dire, preromantica: sicuro negli attacchi, il vincitore del premio Venezia si \u00e8 fatto apprezzare per la brillantezza perlacea del tocco e per una ragguardevole mano sinistra, oltre che per un\u2019impeccabile abilit\u00e0 nello sgranare scalette e volatine veloci. Il che si \u00e8 rivelato senza mezzi termini nelle due cadenze. L\u2019orchestra lo ha sempre assecondato con precisione e concordanza d\u2019intenti espressivi. Entusiastico, dopo la conclusione, il saluto del pubblico, che ha avuto in premio un pregevole bis: il Momento musicale n. 5, op. 16 di Rachmaninov, eseguito con meditata tecnica e misurata espressivit\u00e0.<br \/>\n<strong>Il gesto appassionato e impetuoso, cui ormai ci ha abituato Matheuz, si \u00e8 rivelato pienamente nella Sesta di \u010cajkovskij.<\/strong> Quando intraprese il suo sesto lavoro sinfonico, l\u2019animo del compositore russo era molto probabilmente ossessionato da quegli stessi oscuri presagi di morte, che lo avrebbero assalito subito dopo la prima esecuzione della sinfonia, cui assegn\u00f2 \u2013 accogliendo il suggerimento del fratello Modest \u2013 l\u2019appellativo di \u201cpatetica\u201d, a sottolinearne il carattere intimamente, tristemente autobiografico. Momento culminante della composizione \u00e8 l\u2019Adagio lamentoso-Andante, che il compositore volle porre come ultimo tempo di quello che sarebbe stato il suo il suo testamento spirituale, il suo estremo addio ad un mondo che avvertiva cos\u00ec insopportabilmente ostile. Poi l\u2019acqua contaminata della Neva o, pi\u00f9 probabilmente, un veleno pose fine ai suoi tormenti, lo sottrasse a tanti umilianti giudizi \u2026 L\u2019interpretazione di Diego Matheuz ha certamente risentito dell\u2019indole \u201cpasionaria\u201d del giovane artista. Essa si fondava su una lettura analitica della partitura, che sapeva coglierne i particolari, le sfumature, i contrasti, senza perdere generalmente l\u2019insieme. <strong>Un\u2019interpretazione certamente intensa, scevra da affettazione<\/strong>, ma talora esasperata nelle sonorit\u00e0, eccessivamente poderose e poco amalgamate come si \u00e8 sentito sia nel primo che nel terzo movimento, quest\u2019ultimo eseguito con un ritmo troppo concitato, che sortiva effetti di marcia surreale. Anche nel secondo tempo, aperto da un magnifico amalgama dei violoncelli, l\u2019agogica serrata e il suono troppo deciso hanno disperso l\u2019atmosfera crepuscolare che dovrebbe, a nostro avviso, dominare in questa pagina, con risultati vagamente caricaturali. Il finale si \u00e8 sviluppato partendo da un attacco deciso e, nelle intenzioni del direttore, ha assunto i caratteri di una consapevole, voluta, quasi voluttuosa, sfida di fronte alla Morte, senza indecisioni, senza sdolcinature o vittimismi, evocando un empito titanico, che peraltro, anche in questo caso, andava un po\u2019 sopra le righe. Calorosi applausi hanno suggellato questo concerto inaugurale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venezia, Teatro La Fenice, Stagione sinfonica 2012-2013 Matheuz \u201cpasionario\u201d alla Fenice Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia. 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