{"id":41823,"date":"2012-10-27T20:48:23","date_gmt":"2012-10-27T18:48:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=41823"},"modified":"2016-12-03T21:03:08","modified_gmt":"2016-12-03T20:03:08","slug":"dal-tribuno-allimperatore-grande-successo-per-albrecht-e-volodin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/dal-tribuno-allimperatore-grande-successo-per-albrecht-e-volodin\/","title":{"rendered":"Dal Tribuno all\u2019Imperatore: grande successo per Albrecht e Volodin"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Torino, Auditorium RAI \u201cArturo Toscanini\u201d, Stagione concertistica\u00a0 2012-2013\u00a0 <\/em><br \/>\n<strong>Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI<\/strong><br \/>\nDirettore <strong>Marc Albrecht <\/strong><br \/>\nPianoforte <strong>Alexei Volodin\u00a0 <\/strong><br \/>\n<em>Richard Wagner<\/em>:<em> Rienzi<\/em>. Ouverture<br \/>\n<em>Ludwig van Beethoven<\/em>: Concerto n. 5 in mi bemolle maggiore per pianoforte e orchestra <em>Imperatore<br \/>\nJohannes Brahms<\/em>: Quartetto n. 1 in sol minore per pianoforte e archi; orchestrazione di <em>Arnold Sch\u00f6nberg\u00a0 <\/em><br \/>\n<em>Torino, 25 ottobre 2012<br \/>\n<\/em><br \/>\n<strong>Non \u00e8 neppure detto che l\u2019ascoltatore se ne accorga, ma spesso l\u2019esperienza musicale di un concerto<\/strong> \u00e8 inevitabilmente condizionata dal brano d\u2019apertura, dalla sua qualit\u00e0, dallo slancio e dalla convinzione con cui gli esecutori lo porgono al pubblico. In occasione del concerto diretto da Marc Albrecht alla RAI di Torino, con la partecipazione del talentuoso pianista trentacinquenne Alexei Volodin, \u00e8 accaduto precisamente questo, e almeno per tutta la prima parte della serata: <strong>l\u2019<em>ouverture<\/em> dell\u2019opera giovanile di Wagner, <em>Rienzi, der Letzte der Tribunen<\/em>, ha galvanizzato l\u2019ascoltatore<\/strong> con un clima di Medioevo militante e trionfante, predisponendolo ad accogliere il Beethoven eroico per eccellenza, quello del quinto concerto per pianoforte e orchestra.<br \/>\n<strong>Se a questo si aggiunge che, dopo l\u2019<em>Imperatore<\/em>, Volodin ha reso omaggio alla platea con due brani chopiniani<\/strong> fuori programma, un notturno e un valzer, allora si completa un quadro che pareva assemblato appositamente per affiancare pi\u00f9 aspetti del grande Romanticismo, in un periodo che coincide con la prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento (dal 1808-1809 del concerto beethoveniano agli Anni Quaranta del <em>grand-op\u00e9ra<\/em> di Wagner e delle ultime composizioni di Chopin). In realt\u00e0, la metamorfosi decadente e sfranta di tale Romanticismo si proiettava anche sulla seconda parte del concerto, grazie all\u2019ombra lunga e alle sonorit\u00e0 cangianti del Quartetto n. 1 di Brahms per archi e pianoforte nell\u2019orchestrazione di Sch\u00f6nberg (un altro spaccato cronologico significativo: dal 1861 della composizione da camera al 1937 del rivestimento sinfonico). E tutto pareva dipendere proprio dal primo brano, da quel <em>Rienzi<\/em> dal sapore cos\u00ec \u201cteutonico\u201d e per certi aspetti cos\u00ec amabilmente <em>pompier<\/em>.<br \/>\n<strong>Della sinfonia melodrammatica Albrecht ha reso molto bene quell\u2019agogica che la apparenta a una tipica <em>ouverture<\/em> italiana<\/strong> (magari dell\u2019ultimo Rossini, come <em>Guillaume Tell<\/em>), caratterizzata da una stretta drammatica in cui l\u2019intreccio tra i due temi fondamentali (in particolare l\u2019inno <em>Santo Spirito Cavaliere<\/em>, tra i <em>Leitmotive<\/em> dell\u2019opera) raggiunge il culmine. Ma, oltre che sul fattore agogico, il direttore ha puntato l\u2019attenzione sulla qualit\u00e0 musicale dell\u2019avvio (con i solitari squilli della tromba: bravissimo Roberto Rossi) e dello sviluppo, e sull\u2019opposizione tra i ritmi concitati della tragedia di Rienzi e la retorica fastosa con cui si celebra l\u2019improbabile rinascita della Res Publica romana. Per questo \u00e8 risultato magnifico il ritmo di marcia della seconda sezione dell\u2019<em>ouverture<\/em>, sostenuto da un tempo adatto alla solennit\u00e0.<br \/>\n<strong>Le formule sicure della scrittura wagneriana hanno quindi ceduto lo spazio agli sperimentalismi beethoveniani<\/strong> del concerto <em>Imperatore<\/em>, con l\u2019ingresso in sala del concertista russo. Direttore e pianista erano in perfetta sintonia alla ricerca di quella \u201cserena grandezza\u201d che \u00e8 la cifra dominante del concerto. Se l\u2019orchestra suona con grande precisione, Volodin applica a Beethoven una tecnica finalizzata a valorizzare il singolo suono, la nota sgranata, staccata dalle altre e dunque sempre nettamente distinguibile. Tale presupposto \u00e8 quanto mai difficile da realizzare in modo coerente, perch\u00e9 l\u2019autonomia del suono di ogni nota rischia di tradursi in tempo rallentato, specie in corrispondenza dei passaggi pi\u00f9 articolati e virtuosistici. In realt\u00e0, Volodin riesce a mantenere la correttezza ritmica e la caratura esecutiva dello staccato in maniera perfettamente convincente, senza mai un cedimento. Nel finale, per esempio, \u00e8 stato molto espressivo l\u2019effetto di contrapposizione tra lo staccato martellante del pianoforte e il legato degli archi, nell\u2019enunciazione e nel dialogo sul tema principale dell\u2019<em>Allegro<\/em>. Il pubblico ha risposto con grandi acclamazioni e applausi, e il pianista non ha esitato a offrire ben due <em>bis<\/em>: prima il Notturno n. 20, e poi il Valzer op. 64 n. 1 di Chopin. Improvvisamente, tutt\u2019altra atmosfera ha avvolto la sala dell\u2019Auditorium \u201cToscanini\u201d, e il pubblico si \u00e8 lasciato incantare dalla metamorfosi della solarit\u00e0 che volgeva in elegia e struggimento, per poi concludersi in un bozzetto divertente e raffinatissimo (il celebre cagnolino che rincorre la propria coda del valzer di Chopin). Ma in particolare il Notturno sembrava richiamare ancora l\u2019ambientazione del <em>Rienzi<\/em>: rovine di un\u2019antica civilt\u00e0, nostalgia di un passato irrecuperabile, Wagner e Chopin che prodigiosamente contemplano insieme la stessa veduta. Gli applausi per Volodin raggiungevano l\u2019apice.<br \/>\n<strong>Dopo l\u2019intervallo Albrecht \u00e8 tornato alla guida dell\u2019OSN RAI per dirigere la riscrittura di Sch\u00f6nberg del Quartetto n. 1<\/strong> <strong>per archi e pianoforte di Brahms<\/strong>. L\u2019inventore della tecnica dodecafonica era solito affermare che questo quartetto rappresentasse la \u201cV Sinfonia di Brahms\u201d; in effetti, la versione sinfonica nell\u2019interpretazione di Albrecht esalta il lavoro compiuto da Sch\u00f6nberg per realizzare un paziente e appassionato inventario di tutte le formule strumentali e timbriche di Brahms, riunite in una sorta di grandiosa rapsodia. \u00c8 come se Albrecht volesse dire agli ascoltatori che i temi sono di Brahms, ma strumentazione e colori sono di qualcuno che &#8211; per sconfinata ammirazione &#8211; ha voluto essere pi\u00f9 brahmsiano dell\u2019autore; ecco perch\u00e9 la partitura \u00e8 stata affrontata con leggerezza, tenue ironia, garbo mondano, anche nei passaggi pi\u00f9 robusti e imponenti. Nel terzo movimento, per esempio, Albrecht accentua i tratti pi\u00f9 ironici della riscrittura sch\u00f6nberghiana, fino a trasformare l\u2019<em>Andante con moto<\/em> in un\u2019allegra fanfara bandistica. Ma il direttore non cerca affatto di edulcorare o di rendere omogenee le difformit\u00e0 interne; anzi, ne approfitta per fare emergere le dissonanze (anche in modo marcato, come nel finale) e i confini tra fattori differenti della nuova strumentazione. Ogni frase \u00e8 scolpita nelle sonorit\u00e0 e nei colori, appunto per rendere conto del caleidoscopio strumentale in cui Sch\u00f6nberg ha trasfigurato l\u2019originario quartetto. L\u2019ultimo movimento (<em>Rond\u00f2 alla zingarese<\/em>) \u00e8 a mezza via tra le <em>Danze Ungheresi<\/em> dello stesso Brahms e le <em>Danze Slave<\/em> di Dvo\u0159\u00e1k: un vortice di gioia musicale che non manca di contagiare e trascinare tutto il pubblico.<br \/>\n<strong>Oltre che con il successo dell\u2019<em>Imperatore<\/em> (pezzo sempre molto amato) Albrecht ha conquistato con la musicalit\u00e0 e con la chiarezza della sua direzione.<\/strong> In particolare perch\u00e9 \u00e8 riuscito a porgere con levit\u00e0 anche una partitura apparentemente cos\u00ec intellettualistica come quella brahmsiano-sch\u00f6nberghiana; essa dovrebbe presupporre il lavoro di origine per essere apprezzata appieno, e invece \u00e8 risuonata al pari di una complessa sinfonia di met\u00e0 Ottocento, tanto ricca di temi, sonorit\u00e0, ritmi, e naturalmente di struggimenti. Da Wagner a Sch\u00f6nberg, attraverso Beethoven, Chopin, Brahms; che altro si potrebbe pretendere di pi\u00f9 bello da un concerto?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torino, Auditorium RAI \u201cArturo Toscanini\u201d, Stagione concertistica\u00a0 2012-2013\u00a0 Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI Direttore Marc Albrecht Pianoforte Alexei [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":41832,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[6482,14678,1940,578,5185,6483,173],"class_list":["post-41823","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-alexei-volodin","tag-concerti","tag-johannes-brahms","tag-ludvig-van-beethoven","tag-marc-albrecht","tag-orchestra-sinfonica-nazionale-della-rai","tag-richard-wagner"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41823","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41823"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41823\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87252,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41823\/revisions\/87252"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/41832"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41823"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41823"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41823"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}