{"id":44100,"date":"2012-12-01T17:17:40","date_gmt":"2012-12-01T15:17:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=44100"},"modified":"2016-12-10T16:57:30","modified_gmt":"2016-12-10T15:57:30","slug":"magia-del-filtro-magia-di-chung","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/magia-del-filtro-magia-di-chung\/","title":{"rendered":"Venezia, Teatro La Fenice: &#8220;Tristan und Isolde&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Venezia, Teatro La Fenice, Stagione Lirica 2012\/2013<br \/>\n<\/em><strong>&#8220;TRISTAN UND ISOLDE&#8221; <\/strong>(Tristano e Isotta)<br \/>\nAzione in tre atti, libretto e musica di <strong>Richard Wagner<\/strong><br \/>\ndal romanzo in versi Tristan di Gottfried von Stra\u00dfburg<br \/>\n<em>Tristan<\/em>\u00a0 IAN STOREY<br \/>\n<em>Koenig Marke<\/em>\u00a0 ATTILA JUN<br \/>\n<em>Isolde <\/em>BRIGITTE PINTER<br \/>\n<em>Kurwenal<\/em>\u00a0 RICHARD PAUL FINK<br \/>\n<em>Melot<\/em>\u00a0 MARCELLO NARDIS<br \/>\n<em>Brangaene<\/em>\u00a0 TUIJA KNIHTILA<br \/>\n<em>Un pastore<\/em>\u00a0 MIRKO GUADAGNINI<br \/>\n<em>Voce del giovane marinaio<\/em>\u00a0 GIAN LUCA PASOLINI<br \/>\n<em>Un pilota<\/em> ARMANDO GABBA<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro La Fenice<br \/>\nDirettore <strong>Myung-Whun Chung<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro <strong>Claudio Marino Moretti<\/strong><br \/>\nRegia<strong> Paul Curran<\/strong><br \/>\nScene e costumi <strong>Robert Innes Hopkins<\/strong><br \/>\nLuci <strong>David Jacques <\/strong><br \/>\nNuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice nel bicentenario della nascita di Richard Wagner<br \/>\ncon il sostegno del Freundeskreis des Teatro La Fenice<br \/>\n<em>Venezia, 29 novembre 2012\u00a0<\/em><br \/>\n<strong>Il titolo inaugurale dell&#8217;attuale stagione lirica del Teatro La Fenice \u2013 alternato a quello di <em>Otello<\/em> \u2013\u00a0 \u00e8 <em>Tristan und Isolde<\/em><\/strong>, il capolavoro wagneriano che non tornava in laguna dal 2002, quando fu eseguito in forma di concerto al Teatro Malibran, mentre alla Fenice non si vedeva dal 1993. Dramma dell&#8217;Amore e della Morte,<em>Tristan<\/em> <em>und Isolde <\/em>non \u00e8 soltanto la pi\u00f9 perfetta realizzazione artistica di un fondamentale <em>topos<\/em> romantico, quello dell&#8217;impossibilit\u00e0 di un legame amoroso assoluto, perch\u00e9 vi si oppongono le convenzioni sociali, il conformismo, la politica; \u00e8 molto di pi\u00f9. \u00c8 una riflessione, intrisa del pensiero di Schopenhauer, sull&#8217;essenza della realt\u00e0 e del desiderio, che la parola da sola non \u00e8 in grado di svelare se non riempita di significato dalla musica, la quale\u00a0 \u2013 sempre secondo il filosofo tedesco \u2013 \u00e8, tra le arti, la sola in grado di squarciare il Velo di Maia, sotto cui si cela l&#8217;<em>In s\u00e9<\/em> del mondo ovvero la Volont\u00e0. La realt\u00e0 fenomenica \u00e8 illusione come illusoria \u00e8 la felicit\u00e0 che ci promette attraverso l&#8217;inarrestabile circolo vizioso del desiderio. <strong>Nell&#8217;<em>Ha<\/em>ndlung\u00a0 (Azione) wagneriana l&#8217;ingannevole rappresentazione di tale realt\u00e0 \u00e8 simboleggiata dal giorno,<\/strong> mentre la notte corrisponde all&#8217;oblio, alla dissoluzione della volont\u00e0, in altre parole, alla morte, che eterna l&#8217;amore altrimenti destinato a rimanere inappagato proprio a causa della sua inesausta tensione verso l&#8217;assoluto. Ma un&#8217;altro aspetto rende l&#8217;opera wagneriana un esempio impareggiabile di perfetta, profonda fusione tra la musica e il dramma, con conseguenze, per cos\u00ec dire, metamusicali. Il prevalere nella partitura di dissonanze e cromatismi, di una continua transizione armonica senza mai arrivare ad una risoluzione non solo esprime analogicamente i presupposti filosofici cui si \u00e8 fatto cenno, ma coincide anche con un reiterato indagare sulla natura della musica tonale, di cui si mette in valore \u2013 come risulter\u00e0 pi\u00f9 tardi dalla lucida analisi schoenberghiana \u2013 la naturale tensione verso la dissonanza, la dissoluzione della tonalit\u00e0, che qui assurgono forse per la prima volta al ruolo di elementi fondanti una nuova estetica musicale. <strong>Come si vede siamo ben oltre il mito, classico o romantico che dir si voglia, dell&#8217;amore contrastato,<\/strong> della storia lacrimevole di due amanti infelici; come tutte le opere d&#8217;arte assolute, anche il <em>Tristan<\/em> esprime concetti e valori universali e per questo parla una lingua altrettanto universale, che \u00e8 sintesi sublime del passato e, nello stesso tempo, il suo superamento verso il nuovo, verso il futuro.<br \/>\n<strong>Di questa grande ricchezza di significati, di questa nuova espressivit\u00e0 si \u00e8 fatto carico il direttore\u00a0\u00a0 Myung-Whun Chung.<\/strong> La sua lettura \u00e8 lucida e sorvegliata, senza tuttavia perdere minimamente in efficacia espressiva, assecondando con intelligenza il divenire armonico \u2013 che, come si \u00e8 detto, costituisce la cifra peculiare di questa partitura \u2013 senza alcuna presa di posizione preconcetta n\u00e9 troppo rivoluzionaria n\u00e9 tantomeno smaccatamente conservatrice.<strong> Si \u00e8 potuta apprezzare una vera e propria magia del suono, ottenuta traendo dall&#8217;imponente orchestra prevista dal compositore di Lipsia<\/strong> un impasto sonoro coeso ed equilibrato, ma pur sempre incredibilmente nitido e smagliante, con l&#8217;effetto di farne apprezzare ogni particolare. Il tutto senza mai prevaricare le voci. <strong>Assolutamente stupenda l&#8217;interpretazione del preludio<\/strong>, che Chung affronta scegliendo dei tempi opportunamente &#8216;riposati&#8217;, in modo da offrire una lettura analitica di questa pagina, che \u00e8 una mirabile sintesi dei fondamentali <em>leimotive<\/em> dell&#8217;opera: cos\u00ec fin dall&#8217;<em>incipit<\/em>, costituito dal motivo del dolore, un trattenuto lamento che si spegne verso il grave e dal successivo ascendente motivo del desiderio, legati tra loro dall&#8217;accordo dissonante per antonomasia, il celeberrimo <em>Tristanakkord<\/em>, la musica ha svelato tutta la sua struggente forza simbolico-evocativa, la sua pregnanza di significati eminentemente psicologici, che \u00e8 poi dell&#8217;intera\u00a0 opera, in cui il dramma \u00e8 tutto interiore.<br \/>\nQuanto al cast, non si poteva pretendere nulla di meglio. In particolare i due protagonisti hanno affrontato i rispettivi ruoli, a dir poco impegnativi anche sul piano &#8216;atletico&#8217;, dimostrandosi perfettamente all&#8217;altezza sia per quanto riguarda la tecnica vocale sia sotto il profilo interpretativo. Il tenore scozzese\u00a0 <strong>Ian Storey<\/strong> ci ha offerto un\u00a0 Tristan dalla voce estesa ed uniforme, potente e duttile, pur con qualche vibrazione talora eccessiva, a delineare un eroe saggio, allucinato, nobile, vibrante a seconda dei momenti della vicenda. Assolutamente irresistibile l&#8217;interpretazione da lui resa nel terzo atto con espressionistica tensione mai eccessiva, esteriore, ma generata dal profondo come la sua ferita.<br \/>\nGli ha corrisposto un&#8217;Isolde (interpretata da <strong>Brigitte Pinter<\/strong>, per la prima volta nei panni della principessa irlandese), che ha sfoggiato una vocalit\u00e0 corposa e brillante, in grado di affrontare con disinvoltura\u00a0 le asperit\u00e0 della sua parte, che prevede una tessitura piuttosto estesa, sapendo essere maga insinuante e misteriosa, nonch\u00e9 fanciulla inizialmente sdegnata e altezzosa e poi completamente sottomessa alla <em>Minne<\/em>. L&#8217;ha sorretta egregiamente<strong> Tuija Knihtil\u00e4<\/strong>, una, una\u00a0 Brangaene, affettuosa e materna, forse dal timbro un po&#8217; troppo giovanile.<br \/>\nAppassionato il Kurwenal di <strong>Richard Paul Fink<\/strong>, che diventa vagamente macchiettistico mentre dileggia Isolde nel primo atto, ma si riscatta nel terzo, dove vibra all&#8217;unisono con i tormenti e poi con l&#8217;incontenibile gioia dell&#8217;amico morente. Autorevole e dotato di una voce nobilmente timbrata <strong>Attila Jun<\/strong> come Koenig Marke, ad esprimere profondo rammarico e strazio per l&#8217;onta subita pur con la pacatezza con cui Wagner ha voluto connotare il personaggio. Tagliente la vocalit\u00e0, seppur troppo vibrata, del perfido Melot, interpretato da\u00a0<strong> Marcello Nardis<\/strong>. Ottimo Gian Luca Pasolini, che ha intonato con precisione ed efficacia i versi della sua canzone. Altrettanto si pu\u00f2 dire di <strong>Mirko Guadagnini<\/strong> (Un pastore) e <strong>Armando Gabba<\/strong> (Un pilota). Preciso e duttile anche il coro istruito da\u00a0 <strong>Claudio Marino Moretti<\/strong>. Unico neo sul piano dell&#8217;esecuzione musicale l&#8217;impossibilit\u00e0 di sentire le trombe fuori scena che dovrebbero chiudere festosamente il primo atto. Ovviamente i due protagonisti hanno dato il meglio di s\u00e9 nel duetto del secondo atto, sorretti ancora una volta dal gesto chiaro e\u00a0 autorevole di Chung. Entrambe le voci svettavano sulla nutrita sonorit\u00e0 delll&#8217;orchestra con omogeneit\u00e0 timbrica, fraseggio nitido ed espressivo, giusta accentuazione psicologica fino al <em>climax<\/em> finale.<br \/>\n<strong>Ma occupiamoci degli aspetti visivi.<\/strong> Ancora una volta ci \u00e8 parso che la ricerca del nuovo, dell&#8217;originale non abbia prodotto esiti apprezzabili e, quel che \u00e8 peggio, abbia finito per non servire adeguatamente il testo e la musica. Probabilmente le intenzioni del regista <strong>Paul Curran<\/strong> e dello scenografo\u00a0 <strong>Robert Innes Hopkins <\/strong>erano buone, cio\u00e8 finalizzate a ridurre all&#8217;essenziale gli aspetti esteriori di un dramma che era gi\u00e0 scritto nell&#8217;inconscio dei personaggi e che il filtro non fa altro che portare alla luce. A questo scopo le scene sono assolutamente stilizzate e geometrizzanti, mentre la gestualit\u00e0 \u00e8 estremamente contenuta. Tutto bene in linea di principio, solo che <strong>i risultati estetici, a nostro avviso, sono tutt&#8217;altro che esaltanti,<\/strong> anzi a dire il vero piuttosto sciatti e monotoni: dalla stilizzata stiva di poppa, nel primo atto, entro cui \u00e8 posta una sorta di gabbia in cui si vedono Tristan e Kurwenal giocare a carte, incuranti del tormento di Isolde; all&#8217;albero fossilizzato, che campeggia nell&#8217;atto successivo, di fronte a due grigiastri edifici dalla superficie convessa, sotto cui i due amanti vivono la loro estasi erotica senza quasi toccarsi; ai costumi di uno smorto eclettismo atemporale. Oltre tutto la coerenza rispetto a questa impostazione salta in modo alquanto evidente nell&#8217;ultimo atto quando Tristan alzandosi dalla poltrona in cui giaceva lascia vedere su di essa estese chiazze di sangue; una bassa macelleria di cui avremmo fatto volentieri a meno. Ciononostante il trionfo finale giustamente non \u00e8 mancato sia\u00a0 per i cantanti, sia in particolare per il maestro Chung, che si \u00e8 confermato uno dei beniamini del pubblico della Fenice.\u00a0 <em>Foto Michele Crosera<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venezia, Teatro La Fenice, Stagione Lirica 2012\/2013 &#8220;TRISTAN UND ISOLDE&#8221; (Tristano e Isotta) Azione in tre atti, libretto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":44102,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[5629,4363,6742,4108,1259,2427,5874,145,3886,3564,173,6744,1305,328,6743],"class_list":["post-44100","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-armando-gabba","tag-attila-jun","tag-brigitte-pinter","tag-gian-luca-pasolini","tag-ian-storey","tag-marcello-nardis","tag-myung-whun-chung","tag-opera-lirica","tag-paul-curran","tag-richard-paul-fink","tag-richard-wagner","tag-robert-innes-hopkins","tag-teatro-la-fenice","tag-tristan-und-isolde","tag-tuija-knihtila"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/44100","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=44100"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/44100\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87500,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/44100\/revisions\/87500"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/44102"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=44100"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=44100"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=44100"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}