{"id":45958,"date":"2013-01-13T15:58:03","date_gmt":"2013-01-13T13:58:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=45958"},"modified":"2016-11-27T05:39:54","modified_gmt":"2016-11-27T04:39:54","slug":"intervista-a-renato-bruson","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/intervista-a-renato-bruson\/","title":{"rendered":"Interviste d&#8217;annata: Renato Bruson"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>13 gennaio 2013<\/strong>. In occasione del 77esimo compleanno del grande cantante veneto, pubblichiamo questa intervista-ritratto che traccia alcuni dei momenti pi\u00f9 importanti della sua grande carriera artistica.<br \/>\nHo conosciuto il baritono <strong>Renato Bruson<\/strong> mercoled\u00ec 2 gennaio 1974 al Comunale di Bologna: prova generale di <em>Favorita<\/em>. Era una buona produzione con Bruna Baglioni e Luciano Pavarotti diretti da Francesco Molinari Pradelli. Diciamo che stavano tutti in buona salute e gi\u00e0 dalla generale si poteva presagire il successo che non manc\u00f2 nelle recite successive. Nell\u2019intervallo sono salito nel suo camerino e mi sono messo in fila per l\u2019autografo. Lui, ancora in costume, era in piedi davanti a un tavolo e, attingendo da una scatola di fotografie, ripeteva automaticamente \u201cIl suo nome\u201d e firmava. Arrivato il mio turno, mentre allungava la mano per prendere una foto, lo ho anticipato dicendo \u201cIo la fotografia ce l\u2019ho gi\u00e0\u201d e gli ho messo davanti una foto famosa fatta a Parma il 20 gennaio 1971 in occasione di un <em>Trovatore<\/em> piuttosto tormentato, quando fu immortalato con la spada sguainata mentre cala un fendente, fortunatamente andato a vuoto, a Giovanni Ferraguti, il fotografo della Gazzetta di Parma. Ebbe un piccolo trasalimento che in realt\u00e0 controll\u00f2 molto bene, come avrebbe fatto Alfonso di Castiglia. N\u00e9 lo trad\u00ec la voce che, sibilante e imperiosa disse, indicandomi il salottino, \u201cSi metta l\u00ec\u201d. Lo guardavo mentre continuava a distribuire autografi. Lo vedevo tutto, di spalle e davanti nello specchio. Aveva un fascino particolare, emanava un senso di rispetto veramente regale. Insomma se invece di Renato Bruson avesse firmato Alfonso XI di Castiglia, non si sarebbe meravigliato nessuno. Accontentati i cacciatori di autografi, ha posato il pennarello e si \u00e8 voltato verso di me, sempre serio, sempre \u201cregale\u201d.<br \/>\n<em>\u00abCome fa lei ad avere questa foto?\u00bb<\/em> \u2013 \u201cMe l\u2019ha data Ferraguti raccomandandomi di non fargliela vedere, ma io gli ho detto che gliel\u2019avrei fatta autografare. Mi disse che ero matto e che avrei rischiato di farla arrabbiare\u201d. Bruson mi ha guardato severo poi, improvvisamente, il suo viso si \u00e8 illuminato di un sorriso insperato e abbiamo cominciato a parlare. Di l\u00ec \u00e8 nata un\u2019amicizia che dura ancora oggi.<br \/>\nRenato mi ha raccontato tutto della sua vita, delle sue origini contadine, mai rinnegate, di cui andava fiero. Sapeva molte cose dei campi, delle colture e degli animali. Tra un\u2019opera e l\u2019altra, nei rari momenti di pausa, andavamo in giro nelle campagne della bassa padana. Questo negli anni della sua attivit\u00e0 al Regio di Parma, dove ha lasciato ricordi incancellabili. Ho seguito Bruson in Italia e all\u2019estero, come fanno i suoi fans stranieri, tant\u2019\u00e8 vero che ormai ci conosciamo tutti. Ogni volta riceviamo preziosissimi regali di \u201ccultura artistica\u201d che Renato elargisce senza parsimonia. \u00c8 diventato quasi normale, per non dire scontato, l\u2019esito delle sue interpretazioni. Col tempo non sbiadiscono, perch\u00e9 sono indimenticabili: sono modelli, paradigmi.<br \/>\n<strong>Quando hai cominciato a pensare di diventare un cantante lirico?\u00a0 <\/strong><br \/>\n\u00abPer la verit\u00e0 io non ho mai sognato di fare il cantante lirico. \u00c8 stato per caso che ho iniziato a studiare canto. Ero disoccupato e ogni tanto mi assumevano nei cantieri come manovale. Eravamo negli anni dell\u2019immediato dopoguerra. A quel tempo c\u2019erano poche strade asfaltate, erano quasi tutte sterrate. E il mio compito era proprio quello di riempire di sabbia le buche che si creavano sulle strade. Ricordo che la paga era di cinquecento lire al giorno. Quindi, a tutto potevo pensare tranne che a diventare un cantante\u00bb.<br \/>\n<strong> Quando hai scoperto di amare la lirica?<\/strong><br \/>\n\u00abTardi. Fino a 15 anni non sapevo neppure che cosa fosse, quindi non mi piaceva affatto. In casa non avevamo la radio e io, appassionato di sport e soprattutto di ciclismo, andavo dagli amici che l\u2019avevano solo per ascoltare gli arrivi delle tappe del Giro d\u2019Italia e per sentire le canzonette del Festival di San Remo. Le conoscevo tutte. Ma non sapevo riconoscere nessuna aria di Verdi. Era un genere che non mi piaceva\u00bb.<br \/>\n<strong>Allora com\u2019\u00e8 avvenuta la svolta?\u00a0 <\/strong><br \/>\n\u00abNel 1950 arriv\u00f2 nel mio paese un parroco nuovo, don Sergio, che era appassionato di lirica. Fu lui a farmi scoprire l\u2019opera. Aveva una grande collezione di spartiti e un giorno mi disse di andare da lui per ascoltare la lirica alla radio. Era il 1951, l\u2019anno del cinquantesimo anniversario della morte di Verdi. Quella sera trasmettevano il <em>Nabucco<\/em>. Ascoltai l\u2019opera, seguendola sullo spartito e mi appassionai. Continuai ad ascoltare le opere alla radio. L\u2019anno dopo, quel prete mi port\u00f2 per la prima volta all\u2019Arena di Verona. Ricordo che viaggiammo sulla sua moto, percorrendo tutte stradine sterrate secondarie da Granze a Verona, un centinaio di chilometri circa. Quando arrivammo, la sua tonaca non era pi\u00f9 nera ma quasi bianca dalla polvere. Vedemmo la <em>Gioconda<\/em>, diretta dal maestro Votto, con Maria Callas. Da quel momento la lirica mi entr\u00f2 nel cuore\u00bb.<br \/>\n<strong>Qual \u00e8 stata l\u2019evoluzione che ti ha fatto entrare nella lirica? <\/strong><br \/>\n\u00abDopo quella <em>Gioconda<\/em> in Arena ho cominciato a prendere in considerazione la possibilit\u00e0. A Padova c\u2019erano delle audizioni per il teatro e gli amici mi convinsero a partecipare. Mio cugino mi prest\u00f2 la giacca, un paio di pantaloni e anche le duecento lire necessarie per l\u2019iscrizione. L\u2019audizione la tenne il maestro Pedrollo e devo dire che and\u00f2 bene. Mi fecero chiamare e mi chiesero che intenzioni avessi, se volevo cio\u00e8 studiare canto. Dissi con franchezza che avevo partecipato a quella audizione solo per curiosit\u00e0 e che non avevo i mezzi economici per studiare. Tutto sembr\u00f2 finire l\u00ec. Passarono tre mesi e, poco prima di Natale, la commissione del teatro mi fece chiamare. Avevano deciso di assegnarmi una specie di borsa di studio perch\u00e9 potessi studiare al Conservatorio di Padova. Mi avrebbero pagato il viaggio da Granze a Padova, le tasse e anche il vitto per quei giorni in cui dovevo restare in Conservatorio. Mi lasciai convincere e cominciai. Ma fin dall\u2019inizio non miravo a nulla. Per natura io sono un pessimista e a quel tempo lo ero molto di pi\u00f9. La vita non mi aveva dato altro che difficolt\u00e0 e avevo sempre dovuto lottare coi denti per qualsiasi cosa. Gli insegnanti parevano davvero convinti che io potessi fare qualcosa di buono nel mondo della lirica, ma io non ci credevo. Mi mettevo a litigare spesso con loro perch\u00e9 credevo che mi prendessero in giro. Non avevo la minima fiducia nelle mie possibilit\u00e0. A casa poi, non avevo alcun appoggio. Anzi, mi erano tutti contro. Il periodo era quello del dopoguerra, la mentalit\u00e0 del paese era ristretta, la mia famiglia era povera. Io, con il mio studio del canto, passavo per quello che non ha voglia di fare nulla. I miei parenti dicevano che non avevo voglia di lavorare e di farmi una posizione ed erano scandalizzati che mio padre continuasse a lasciarmi andare a Padova a studiare. Ad un certo momento anche mio padre mi si mise contro e per poter continuare gli studi, dovetti lasciare il paese, andare in esilio. In pratica fino a quando non arriv\u00f2 il primo grande successo, nel 1967 a Parma, non pensai mai di poter mantenermi facendo il cantante\u00bb.<br \/>\n<object width=\"420\" height=\"315\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/iGkB9zkfHEQ?version=3&amp;hl=it_IT\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"420\" height=\"315\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/iGkB9zkfHEQ?version=3&amp;hl=it_IT\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" \/><\/object><br \/>\n<strong>Per\u00f2 gi\u00e0 nel 1961 avevi vinto il concorso di Spoleto. <\/strong><br \/>\n\u00abS\u00ec, e avevo debuttato con successo in teatro. Ma poi seguirono altri anni di tremende difficolt\u00e0 che non facevano sperare niente di buono\u00bb.<br \/>\n<strong>E dopo Spoleto le traversie si sono un po\u2019 attenuate o no?\u00a0 <\/strong><br \/>\n\u00abMica tanto. In quel periodo ero bersagliato dalla sfortuna. Nel 1962 mi stabilii a Roma, perch\u00e9 nella capitale potevano nascere le occasioni di lavoro. Potei studiare con vari maestri del Teatro dell\u2019Opera e sostenere delle piccole parti in teatro, ma niente di pi\u00f9. L\u2019attesa, durissima, continu\u00f2 per cinque anni. Finalmente nel 1967 fui chiamato dal Regio di Parma. L\u2019opera era la <em>Forza del destino<\/em>, con Franco Corelli. C\u2019era moltissima attesa e fu per me un battesimo straordinario, che segn\u00f2 il vero inizio della mia carriera. In sala c\u2019era Roberto Bauer, incaricato dal Metropolitan di cercare voci nuove. Venne a congratularsi e mi fiss\u00f2 un appuntamento con il sovrintendente del Metropolitan, Rudolf Bing. L\u2019anno successivo andai a New York e debuttai al Met. Bing voleva che restassi l\u00e0, pagato mensilmente. Io rifiutai perch\u00e9 non mi piaceva l\u2019America. Lui si risent\u00ec e finch\u00e9 rimase direttore io non ho pi\u00f9 messo piede al Met\u00bb.<br \/>\n<strong>Quali sono state le altre tappe importanti all\u2019inizio di carriera?\u00a0 <\/strong><br \/>\n\u00abDopo il debutto al Metropolitan nel 1968, considero una tappa importante il debutto al San Carlo di Napoli con il <em>Lohengrin<\/em>, in italiano, nel 1969. Opera difficile, ma grande esperienza per me. Poi il debutto alla Scala nel 1972, con <em>Linda di Chamounix<\/em> e il debutto all\u2019Arena di Verona nel 1975. Fu il commendator Cappelli, sovrintendente, ad insistere perch\u00e9 andassi a cantare in Arena. Erano tre anni che mi faceva proposte, ma io avevo sempre detto di no perch\u00e9 le opere che mi voleva far cantare non erano del mio repertorio. Alla fine, il quarto anno, mi offr\u00ec <em>La forza del destino<\/em>, l\u2019opera con la quale avevo debuttato a Parma e che mi aveva sempre portato fortuna. Solo allora accettai e fu un successo. Da allora la mia carriera non ebbe tregua\u00bb.<br \/>\n<strong>Nella carriera di ogni artista ci sono serate magiche che non si possono dimenticare. Ne puoi citare qualcuna?\u00a0 <\/strong><br \/>\n\u00abParma, sicuramente, con il mio vero debutto nel 1967. Il debutto non si pu\u00f2 dimenticare. Parma era allora considerata una piazza davvero molto difficile: il pubblico era esigente e competente. In quella citt\u00e0 o si ottenevano grandi successi o fischi. Se andava bene, voleva dire che avevi proprio cantato bene. Ricordo che tra i cantanti la tensione si respirava addirittura settimane prima. Parma metteva davvero paura. Corelli era pallido come un cadavere. Immagina come mi sentivo io. Ma and\u00f2 benissimo e il ricordo \u00e8 indimenticabile. Fra le tante altre serate rimaste indelebili nei miei pensieri, quella che forse mi ha dato la pi\u00f9 viva emozione artistica, l\u2019ho vissuta a Vienna nel 1984. L\u2019opera era il <em>Simon Boccanegra<\/em>, una produzione della Scala con la regia di Giorgio Strehler. Come ho detto pi\u00f9 volte, il <em>Simon Boccanegra<\/em> \u00e8 un\u2019opera che io adoro. Il finale mi ha sempre commosso, al punto che fin dalle prime volte che l\u2019ho cantato, ho dovuto imparare a controllarmi per non incrinare la voce a causa della commozione. A Vienna quella sera fu un\u2019apoteosi. Nel 1984 avevo gi\u00e0 fatto circa cento recite del <em>Simon Boccanegra<\/em>. Lo avevo assimilato bene. Era entrato dentro di me al punto che quando lo interpretavo riuscivo veramente a immedesimarmi. Quella sera a Vienna, con Claudio Abbado sul podio, ho dato veramente il meglio di me stesso. Alla fine dell\u2019opera, si chiuse il sipario e fu silenzio. Il pubblico era cos\u00ec preso, cos\u00ec coinvolto, che non applaud\u00ec. Niente. Silenzio assoluto. Furono attimi da infarto, non per la paura che l\u2019opera non fosse piaciuta, ma perch\u00e9 sentivi che perfino l\u2019aria era elettrizzata dall\u2019emozione che coinvolgeva tutti. Naturalmente dopo alcuni attimi si \u00e8 scatenato il finimondo di entusiasmo con applausi interminabili. Ma furono proprio quegli attimi di silenzio a decretare il successo della recita. In seguito ho ricevuto anche delle lettere da persone presenti allo spettacolo. Mi scrivevano dicendo che, dopo aver assistito a quella recita, la loro vita era cambiata. Questo per me \u00e8 stato il massimo di soddisfazione che un artista possa avere dal suo lavoro\u00bb.<br \/>\n<object width=\"420\" height=\"315\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/kKyUEM-R14o?version=3&amp;hl=it_IT\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"420\" height=\"315\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/kKyUEM-R14o?version=3&amp;hl=it_IT\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" \/><\/object><br \/>\n<strong>Cosa pensi di certi registi moderni che vogliono stravolgere le indicazioni del compositore?\u00a0 <\/strong><br \/>\n\u00abLa maggior parte si preoccupa solo del quadretto che sta allestendo. Il resto non conta: peccato che il resto sia l\u2019opera. Penso che, oggi, molti registi cerchino solo di sfogare nelle scenografie i loro istinti repressi. Cambiano tutto, anche lo stile stesso dell\u2019opera. Non si interessano all\u2019interpretazione dei personaggi. Cos\u00ec manipolano i giovani cantanti, i quali si trovano sul palco in un contesto moderno, quindi strano, sentendosi a disagio e non sapendo per niente cosa devono fare. Questo perch\u00e9 il regista non dice loro nulla. \u00c8 chiaro che poi l\u2019opera va male. Ma questo non \u00e8 un guaio per loro. Oggi l\u2019importante \u00e8 far parlare e i registi allora cercano di fare cose sempre pi\u00f9 strane, proprio perch\u00e9 se ne parli. L\u2019assurdo \u00e8 che poi pretendono anche di spiegarti l\u2019iter psicologico che li ha portati a quella scelta. Per esempio, al Teatro Sperimentale di Spoleto hanno allestito, anni fa, una <em>Tosca<\/em> dove, nella scena del \u201cTe Deum\u201d, al posto dei chierichetti c\u2019erano delle ragazze a seno nudo. Ma ti pare possibile? Io pi\u00f9 di una volta ho litigato con registi di questo tipo e sono stato costretto ad andarmene. Mi ricordo di una recita di <em>Otello<\/em> a Macerata. Invece del costume di Iago, il regista voleva che indossassi un vestito bianco, tenessi un gatto in mano e portassi il monocolo. Siccome Iago \u00e8 un cattivo, il regista voleva che fossi vestito come il cattivo dei film di 007. \u201cIo voglio fare Iago come lo avevano in mente Verdi e Boito\u201d, ho protestato. \u201cO il costume \u00e8 come dico io o vi trovate un altro interprete\u201d. Alla fine io ho indossato il costume classico, ma ero l\u2019unico in quell\u2019allestimento\u00bb.<br \/>\n<strong>Quante opere hai in repertorio?\u00a0 <\/strong><br \/>\n\u00abUna settantina. Ma mi riferisco alle opere interpretate in teatro, sulla scena, con i costumi. Perch\u00e9 poi ce ne sono tante altre che ho fatto solo in forma di concerto oppure che ho cantato per un\u2019incisione discografica. Se teniamo conto anche di queste, il repertorio sale a circa 110 opere\u00bb.<br \/>\n<strong>I tuoi cavalli di battaglia?<\/strong><br \/>\n\u00abIn testa c\u2019\u00e8 <em>Macbeth<\/em>, poi <em>Simon Boccanegra<\/em>, <em>Rigoletto<\/em>, <em>Traviata<\/em>. Ho fatto tante recite anche di <em>Don Carlos<\/em>. Insomma, come vedi, opere di Verdi\u00bb.<br \/>\n<strong>Hai legato molti dei tuoi successi al Teatro Regio di Parma dove sei andato per molte stagioni: evidentemente ti sei trovatoi bene.\u00a0 <\/strong><br \/>\n\u00abMi sono sempre trovato bene anche perch\u00e9 ho avuto sempre successi. La prima volta sono venuto nel dicembre 1968 con <em>La forza del destino<\/em>. Poi sono ritornato con il famoso <em>Trovatore <\/em>e molte altri titoli\u00bb.<br \/>\n<strong>Chi va a teatro soltanto da un anno vorrebbe sapere: famoso perch\u00e9?\u00a0 <\/strong><br \/>\n\u00abCi sono stati quelli che hanno contestato me e io ho contestato loro. Poi son venuto l\u2019anno scorso con la <em>Miller <\/em>e <em>Tosca<\/em> e quest\u2019anno col <em>Simon Boccanegra<\/em>, finalmente un\u2019opera dove potevo dare un\u2019interpretazione mia, personale\u00bb.<br \/>\n<strong>Allora ti piace molto il <em>Simone<\/em>. \u00c8 forse l\u2019opera che preferisci?\u00a0 <\/strong><br \/>\n\u00abS\u00ec, insieme a <em>Macbeth<\/em>,<em> Otello<\/em>, Jago ovviamente, perch\u00e9 sono personaggi dove si pu\u00f2 tirar fuori qualche cosa. Non \u00e8 come Renato del <em>Ballo in maschera<\/em> che \u00e8 un personaggio un po\u2019 superficiale\u00bb.<br \/>\n<strong>Tu sei ancora convinto di fare Renato perch\u00e9 \u00e8 un caso di omonimia? Io ti ho sentito dal vivo e ho ascoltato le ultime registrazioni e devo dire che sono ottime cose. <\/strong><br \/>\n\u00abS\u00ec, ma preferirei non farlo anche se mi chiamo Renato. \u00c8 un\u2019opera in cui, a parte l\u2019aria \u201cEri tu\u201d, non c\u2019\u00e8 quasi niente per il baritono\u00bb.<br \/>\n<strong>Parliamo di questo <em>Simone<\/em> che \u00e8 stato un successo sotto tutti i punti di vista, non soltanto per l\u2019aspetto vocale ma soprattutto per quello interpretativo, come \u00e8 stato il giudizio unanime della stampa. Cosa trovi in Simone che si lega cos\u00ec bene a te?\u00a0 <\/strong><br \/>\n\u00abCi sono tante cose. Io sento molto il ruolo del padre, questo padre un po\u2019 patetico. Infatti anche l\u2019anno scorso sempre nel padre nella <em>Luisa Miller<\/em>, ho avuto delle critiche buone. Poi mi piace la parte musicale che \u00e8 indiscutibile e poi sono convinto che in certi punti c\u2019\u00e8 proprio l\u2019animo di Verdi\u00bb.<br \/>\n<object width=\"420\" height=\"315\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/wbwfnL1DWqg?hl=it_IT&amp;version=3\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"420\" height=\"315\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/wbwfnL1DWqg?hl=it_IT&amp;version=3\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" \/><\/object><br \/>\n<strong>Insomma lo senti molto. Senti pi\u00f9 Simone o Macbeth? <\/strong><br \/>\n\u00abQuesta \u00e8 una domanda a cui \u00e8 difficile rispondere. Adesso sento molto Simone, ma se tu oggi pomeriggio mi fai sentire una registrazione di Macbeth, sento quello\u00bb.<br \/>\n<strong>Non credo per\u00f2 che basti l\u2019aspetto del padre, forse hai trovato altre cose che ti hanno colpito nella figura di questo doge &#8211; corsaro.\u00a0 <\/strong><br \/>\n\u00abL\u2019ho studiato profondamente e ho cercato nella storia. Mi sono documentato e poi ho avuto gli insegnamenti di Tito Gobbi che su questo personaggio credo\u00a0 sia il pi\u00f9 documentato\u00bb.<br \/>\n<strong>In quali termini l\u2019aiuto di Tito Gobbi \u00e8 stato fondamentale?\u00a0 <\/strong><br \/>\n\u00abMi ha dato dei chiarimenti storici che non avevo. Per esempio quando sono stato a Genova per la <em>Favorita<\/em> mi ero interessato per vedere dov\u2019era stato sepolto, ma non sono riuscito a sapere niente. Attraverso Gobbi sono riuscito a sapere dove si trova la tomba, dove sar\u00e0 trasportata, come \u00e8 morto Simone\u00bb.<br \/>\n<strong>La cosa sorprendente \u00e8 che sembra che tu lo faccia da anni e questo legame con il personaggio \u00e8 proprio il frutto delle ricerche che hai fatto?\u00a0 <\/strong><br \/>\n\u00abS\u00ec, penso proprio di s\u00ec\u00bb.<br \/>\n<strong>Un rilievo che da qualche parte \u00e8 stato fatto. Hanno detto che sei troppo signore per essere stato un corsaro che dopo diventa Doge.\u00a0 <\/strong><br \/>\n\u00abSecondo me \u00e8 un giudizio molto sbagliato, perch\u00e9 era corsaro s\u00ec, ma era un padre. Dopo venticinque anni lo ritroviamo Doge e padre e questo matura l\u2019uomo. Poi, a parte questo, sono passati venticinque anni e anche se \u00e8 stato corsaro, vivendo nel palazzo dogale qualcosa credo che abbia perduto. Una persona intelligente, come si \u00e8 dimostrato Simon Boccanegra, non poteva rimanere corsaro sotto le vesti del Doge. Dipende poi dai punti di vista: se uno nasce bovaro e vuole restare bovaro son fatti suoi. \u00c8 indubbiamente una figura complessa. Lo vediamo nel primo atto dove ritrova la figlia e l\u00ec diventa non solo signore ma anche patetico. Si sente un poco del suo carattere nel secondo atto, quando nel Consiglio inveisce contro i suoi dignitari che cercano di sbranarsi fra loro. Anche l\u00ec se noi guardiamo la partitura, non \u00e8 il corsaro che grida: ci si aspetta l\u2019urlo quando dice \u201cE vo\u2019 gridando pace e vo\u2019 gridando amor\u201d. Verdi ha messo dei p e poi il coro e tutti gli altri artisti dopo quella frase dicono \u201cIl suo commosso accento\u201d. Non \u00e8 un grido che lui fa, non \u00e8 un urlo disumano: il Doge prega questa gente di far pace fra di loro. La parola gridando esprime questo concetto: vi dico continuamente di fare pace. Non pu\u00f2 essere un \u201ccommosso accento\u201d se urla o salta sullo scranno\u00bb.<br \/>\n<strong>Renato ti ringrazio per la cortese pazienza e per la profonda\u00a0 analisi sul <em>Simone<\/em>.\u00a0 <\/strong><br \/>\n\u00abGrazie a te\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>13 gennaio 2013. 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