{"id":46661,"date":"2013-01-20T03:00:22","date_gmt":"2013-01-20T01:00:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=46661"},"modified":"2016-12-01T00:34:42","modified_gmt":"2016-11-30T23:34:42","slug":"nobile-semplicita-e-quieta-grandezza-di-semyon-bychkov","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/nobile-semplicita-e-quieta-grandezza-di-semyon-bychkov\/","title":{"rendered":"\u00abNobile semplicit\u00e0 e quieta grandezza\u00bb di Semyon Bychkov"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Torino, Auditorium RAI \u201cArturo Toscanini\u201d, Stagione Concertistica 2012-2013 <\/em><br \/>\n<strong>Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI <\/strong><br \/>\nDirettore<strong> Semyon Bychkov<\/strong><br \/>\nPianoforte<strong> Jean-Yves Thibaudet<\/strong><br \/>\n<em>Wolfgang Amadeus Mozart<\/em>: Sinfonia n. 41 in do maggiore KV 551 <em>Jupiter <\/em><br \/>\n<em>Maurice Ravel<\/em>: Concerto in sol per pianoforte e orchestra<br \/>\n<em>Igor Stravinskij<\/em>: &#8220;L\u2019Oiseau de feu&#8221;, suite dal balletto (versione del 1945)<br \/>\n<em>Torino, 17 gennaio 2013<\/em><br \/>\n<strong>Quando Semyon Bychkov torna a Torino per dirigere l\u2019OSN RAI \u00e8 sempre una festa, sia per gli orchestrali sia per il pubblico<\/strong>; uno dei momenti pi\u00f9 alti della precedente stagione coincise con le quattro sinfonie di Brahms concertate dal direttore russo. Questa volta Bychkov presenta il capolavoro della scuola classica, <strong>la sinfonia <em>Jupiter<\/em> di Mozart<\/strong>, una <em>suite<\/em> dal pi\u00f9 classico dei balletti di <strong>Stravinskij, <em>L\u2019Oiseau de feu<\/em><\/strong>, e accompagna <strong>Jean-Yves Thibaudet<\/strong> nel <strong><em>Concerto in sol<\/em> di Ravel.\u00a0<\/strong><strong>Non appena attacca l\u2019<em>Allegro vivace<\/em> dell\u2019ultima sinfonia di Mozart,<\/strong> il direttore attira l\u2019attenzione sul tempo, metronomico e coraggioso, in quanto solenne, pacato, certamente controtendenza rispetto alla maggior parte degli esecutori di oggi, che trasforma i ritmi mozartiani in galoppate beethoveniane. E soprattutto il tempo \u00e8 unico, omogeneo: come se Bychkov volesse suggerire che la bellezza e la serenit\u00e0 di questa musica non hanno bisogno di stratagemmi, n\u00e9 accelerazioni n\u00e9 rallentamenti. Nell\u2019enunciazione delle singole frasi il direttore sortisce un piccolo virtuosismo orchestrale, perch\u00e9 l\u2019attacco \u00e8 sempre netto, evidenziato dal colpo di timpano, ma poi il volume del suono si alleggerisce nel decorso, sicch\u00e9 ogni segmento musicale parte con vigore e chiude in levit\u00e0; non c\u2019\u00e8 davvero nulla di eccessivo rispetto alla misura di \u201cquieta grandezza\u201d del lavoro. <strong>Il II movimento (<em>Andante cantabile<\/em>)<\/strong> non si presenta dolce, e neppure consolatorio; piuttosto, emerge la drammaticit\u00e0 di alcune zone d\u2019ombra del tessuto musicale, a ricordare le pessime condizioni di vita di Mozart nel periodo di composizione (estate del 1788). L\u2019incrinatura della quiete corrisponde nell\u2019interpretazione di Bychkov a una lieve accelerazione dei ritmi, fortemente contrapposta alla mono-ritmicit\u00e0 del I movimento, che a questo punto acquisisce ancor pi\u00f9 interesse. Alla fine, pi\u00f9 della serenit\u00e0 o seraficit\u00e0, la cifra fondamentale della sinfonia diviene la seriet\u00e0 con cui l\u2019interprete vi si accosta. <strong>Appena pi\u00f9 dilatato del solito il tempo del III movimento (<em>Minuetto. Allegretto-Trio<\/em>)<\/strong> nella sua aerea leggerezza: il trattamento agogico riservato alle frasi richiama di nuovo quello gi\u00e0 sperimentato sul I movimento, mentre il suono omogeneo di tutta l\u2019orchestra \u00e8 di tanto in tanto venato da colorismi di singoli strumenti o da sussulti, peraltro attutiti, del timpano. <strong>Ma i colori e gli accenti pi\u00f9 marcati giungono nel finale (<em>Molto allegro<\/em>),<\/strong> dominato da bellissime sonorit\u00e0 organistiche degli archi, in particolare violoncelli e contrabbassi, a sostanziare la struttura serena della fuga e l\u2019imperturbabilit\u00e0 della melodia. In questo movimento Bychkov raggiunge l\u2019apice espressivo, perch\u00e9 l\u2019apparente mestizia di prima s\u2019infiamma d\u2019una gioia autentica, coincidente con l\u2019impianto polifonico; e nel quadro ogni voce strumentale \u00e8 distintissima.<br \/>\n<strong>Nel concerto di Ravel pianista e direttore concordano nell\u2019esaltare i ritmi delle sezioni concitate,<\/strong> per isolare ancora meglio oasi liriche, in cui il pianoforte o altri strumenti recuperano dal caos informe la melodia. Nei passaggi pi\u00f9 agitati il suono del pianoforte \u00e8 magmatico, come se le note facessero fatica a staccarsi le une dalle altre. Anche per questo motivo<strong> l\u2019effetto di contrasto \u00e8 fortissimo nel II movimento,<\/strong> un <em>Adagio<\/em> <em>assai<\/em> che diventa quasi un ballabile lento, dal ritmo andante; e forse Thibaudet offre il meglio della sua interpretazione appunto nei tocchi leggerissimi della sezione centrale. Il vortice finale (<em>Presto<\/em>), nella sua brevit\u00e0, deve sempre suscitare l\u2019effetto di un caleidoscopio, di una girandola di colori; ed \u00e8 cos\u00ec, anche se le espressioni musicali restano comunque distinte tra loro, e misurate. Forse il pianista, concentrato sulla bellezza delle melodie intermedie, non ha evidenziato a sufficienza quel procedimento caratteristico del <em>Concerto<\/em>, che \u00e8 il \u00abpassaggio da un\u2019immagine sonora all\u2019altra\u00bb, per riprendere le parole di Enzo Restagno (<em>Ravel e l\u2019anima delle cose<\/em>, Milano 2009). Ma Thibaudet \u00e8 comunque molto acclamato dal pubblico, e regala un <em>bis<\/em> raveliano fortemente evocativo come la <em>Pavane pour une infante d\u00e9funte<\/em> (versione originale per pianoforte solo, del 1899).<br \/>\n<strong>A conclusione del programma Bychkov torna protagonista per dirigere <em>L\u2019Oiseau de feu<\/em><\/strong>, il balletto risalente al 1910, da cui Stravinskij trasse tre diverse <em>suites<\/em> orchestrali: la prima nel 1911, la seconda nel 1919 (solitamente la pi\u00f9 eseguita nelle sale da concerto), e l\u2019ultima nel 1945. Proprio dalla terza, la pi\u00f9 estesa, comprendente ben dieci numeri, il direttore ha tratto un\u2019antologia, invero piuttosto esigua, di appena cinque brani (il primo della serie, <em>Introduzione<\/em> e <em>Danza dell\u2019uccello di fuoco<\/em>, e gli ultimi quattro, con l\u2019immancabile <em>Inno finale<\/em>). Poco pi\u00f9 di un assaggio, dunque, durato venti minuti scarsi; il pubblico avrebbe certamente gustato volentieri anche altri numeri della complessa partitura (come le <em>Pantomime<\/em> che caratterizzano la parte centrale). <strong>La selezione di Bychkov &#8211; una scelta plausibile ma molto personale<\/strong> &#8211; ha un senso, in quanto tutta tesa all\u2019<em>Inno finale<\/em>, a cui riserva le esplosioni orchestrali, presentate quale apoteosi del balletto; i colori strumentali trionfano, ma appena pu\u00f2 il direttore &#8211; <em>comme d\u2019habitude<\/em> &#8211; alleggerisce il suono per scoprirne l\u2019intimo segreto nella tenuta, nella delicatezza, nel sussurro. Il tremulo finale degli archi nell\u2019attenuazione del discorso, subito prima della grandiosa coda, \u00e8 il vertice di questa impostazione, capace di regalare, come gi\u00e0 nel finale mozartiano, nuovo empito di gioia agli ascoltatori: \u201cnobile semplicit\u00e0\u201d, appunto, anche tra le fiabesche fantasmagorie dei Ballets Russes.<em> Foto Digital Photo<br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torino, Auditorium RAI \u201cArturo Toscanini\u201d, Stagione Concertistica 2012-2013 Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI Direttore Semyon Bychkov Pianoforte Jean-Yves [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":46663,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[14678,7001,180,6977,1409,376,6483,2041,5057,253],"class_list":["post-46661","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-concerti","tag-concerto-in-sol-per-pianoforte-e-orchestra","tag-igor-stravinskij","tag-jean-yves-thibaudet","tag-loiseau-de-feu","tag-maurice-ravel","tag-orchestra-sinfonica-nazionale-della-rai","tag-semyon-bychkov","tag-sinfonia-n-41-in-do-maggiore-kv-551-jupiter","tag-wolfgang-amadeus-mozart"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/46661","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=46661"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/46661\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/46663"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=46661"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=46661"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=46661"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}