{"id":47064,"date":"2013-01-27T17:18:11","date_gmt":"2013-01-27T15:18:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=47064"},"modified":"2016-12-18T19:23:03","modified_gmt":"2016-12-18T18:23:03","slug":"palermodas-rheingold","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/palermodas-rheingold\/","title":{"rendered":"Palermo, Teatro Massimo:&#8221;Das Rheingold&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Palermo, Teatro Massimo, Stagione Lirica 2013<br \/>\n<\/em><strong>&#8220;DAS RHEINGOLD&#8221; (L&#8217;oro del Reno)<br \/>\n<\/strong>Prologo della sagra scenica <em>Der Ring des Nibelungen<\/em>, in quattro scene<br \/>\nLibretto e musica di <strong>Richard Wagner <\/strong><br \/>\n<em>Wotan<\/em> FRANZ HAWLATA<br \/>\n<em>Donner<\/em> ERIC GREENE<br \/>\n<em>Froh<\/em> ALEX WAWILOFF<br \/>\n<em>Loge<\/em> WILL HARTMANN<br \/>\n<em>Alberich<\/em> SERGEI LEIFERKUS<br \/>\n<em>Mime<\/em> ROBERT BRUBAKER<br \/>\n<em>Fasolt<\/em> KEEL WATSON<br \/>\n<em>Fafner<\/em> CHRISTIAN H\u00dcBNER<br \/>\n<em>Fricka<\/em> ANNA MARIA CHIURI<br \/>\n<em>Freia<\/em> STEPHANIE CORLEY<br \/>\n<em>Erda<\/em> CERI WILLIAMS<br \/>\n<em>Die Rheint\u00f6chter, Woglinde<\/em> ANA PUCHE ROSADO<br \/>\n<em>Wellgunde <\/em>CHRISTINE\u00a0 KNORREN<br \/>\n<em>Flosshilde<\/em> LIEN HAEGEMAN<br \/>\nOrchestra del Teatro Massimo<br \/>\nDirettore<strong> Pietari Inkinen <\/strong><br \/>\nRegia <strong>Graham Vick <\/strong><br \/>\nScene e costumi <strong>Richard Hudson <\/strong><br \/>\nMovimenti mimici <strong>Ron Howell <\/strong><br \/>\nLuci <strong>Giuseppe Di Iorio<br \/>\n<\/strong>Nuovo allestimento del Teatro Massimo<strong><br \/>\n<\/strong><em>Palermo, 22 gennaio 2013<br \/>\n<\/em><strong>A poco pi\u00f9 di un mese dall\u2019apertura scaligera con Lohengrin, un altro teatro ha voluto inaugurare la propria stagione con un\u2019opera wagneriana, <\/strong>schierandosi cos\u00ec dalla parte del compositore tedesco rispetto a Verdi. Ma se Milano ha subito rimediato con <em>Falstaff<\/em> e <em>Nabucco<\/em>, a Palermo ci\u00f2 non avviene, per lo meno in questa prima fase del cartellone 2013. Qui, per\u00f2, la presenza di un titolo wagneriano come opera inaugurale desta senz\u2019altro meno scalpore, essendo Palermo una delle citt\u00e0 italiane pi\u00f9 votate a Wagner, sia per vicende che per storia della ricezione, sebbene questo trovi raro riscontro nelle stagioni operistiche. Il progetto del Massimo \u00e8 inoltre ambizioso: in occasione del bicentenario, la citt\u00e0 siciliana ha infatti deciso di mettere in scena l\u2019intera tetralogia <em>Der Ring des Nibelungen<\/em> di cui a gennaio \u00e8 stata eseguito il \u201cPrologo\u201d o \u201cVigilia\u201d Das Rheingold, l\u2019ultima delle quattro opere ad essere stata concepita dal suo autore (Wagner concluse la sua &#8220;sagra scenica&#8221; nel 1874, ma questa verr\u00e0 rappresentata a Bayreuth solo nel 1876)<strong>.<\/strong> Il nuovo allestimento della tetralogia \u2013 per la prima volta interamente ideato dal teatro palermitano \u2013 costituisce il cuore del \u201cProgetto Wagner\u201d con l\u2019intento primario di riportare a Palermo il capolavoro wagneriano dopo pi\u00f9 di quarant\u2019anni, avvalendosi di nomi di grande richiamo, come <strong>Pietari Inkinen<\/strong> alla direzione d\u2019orchestra e soprattutto <strong>Graham Vick<\/strong> alla regia.<br \/>\n<strong>Con <em>Das Rheingold<\/em> Vick ha voluto rendere subito chiara la propria concezione dell\u2019intero ciclo<\/strong> che egli, ribadisce, ha pensato specificamente per la citt\u00e0 siciliana, rifiutando categoricamente qualsiasi tipo di coproduzione. Al centro del pensiero del regista inglese vi \u00e8 innanzitutto il monumentale palcoscenico del Massimo, che all\u2019inizio del <em>Rheingold<\/em> accoglie gli spettatori in modo diretto, senza filtri n\u00e9 sipario, con un progressivo accumularsi di figure che man mano entrano e si accomodano su sedie trasparenti, ancor prima che la musica abbia inizio. <strong>Per quasi tutta l\u2019opera il palcoscenico rimane nudo e privo di quinte, vertiginosamente profondo ma come scarnificato,<\/strong> ridotto ad un grado zero che \u00e8 poi quello da cui parte la musica del Preludio e la ricreazione mitica del <em>Ring<\/em>. Inkinen dosa con impeto il proprio respiro, cercando una fisionomia prettamente wagneriana, ma scontrandosi fin dalle prime note con le sonorit\u00e0 non propriamente massicce dell\u2019organico orchestrale. <strong>Nelle vesti di apprendista stregone, il direttore ha cercato di domare le energie musicali<\/strong> provenienti dalle diverse sezioni, costruendo un flusso essenzialmente chiaro e leitmotivamente pregnante, supportato dai timbri terreni dei legni, dalle peculiarit\u00e0 fluide degli archi, ma privo del fuoco degli ottoni e dell\u2019ariosit\u00e0 delle arpe (previste in numero di sette, ridotte a tre nell\u2019orchestra del Massimo).<br \/>\nMinigonne e shorts per le tre figlie del Reno, in perpetua mobilit\u00e0, la cui gestualit\u00e0 eccessivamente sguaiata \u00e8 sembrata fuori luogo, seppur coinvolgente e dinamica. Bravissime le tre cantanti (<strong>Ana Puche Rosado<\/strong>, <strong>Christine Knorren<\/strong> e <strong>Lien Haegeman<\/strong>) insidiate da un Alberich goffo e sgraziato, reso con cura da <strong>Sergei Leiferkus<\/strong>, la cui ruvidit\u00e0 del fraseggio ha trovato un contrappasso perfetto nella Woglinde della Rosada, dalla voce cristallina e splendente come i primi bagliori dell\u2019oro del Reno. I flutti del fiume sono stati rappresentati da decine di figuranti in impermeabile trasparente: essi maneggiavano sedie in plexiglas, ora immote in anse placide, ora tumultuose durante il furto dell\u2019oro. Dai bagliori illusori dell\u2019artificio (l\u2019oro) attraverso quelli della natura (i girasoli) si accede al Wallhalla, grandiosa rocca sulle vette montane. Gli dei che lo popolano sono eterogenei, ognuno con la propria individualit\u00e0, ma tutti all\u2019altezza dell\u2019ottimo cast che ha caratterizzato questa produzione.<br \/>\nGiunonica di nome e di fatto, la Fricka di <strong>Anna Maria Chiuri<\/strong> si muove con sensibilit\u00e0 tra accenti vigorosi e frasi delicate; Freia, sua sorella e garante della giovinezza, trova in <strong>Stephanie Corley<\/strong> un\u2019interprete di vocalit\u00e0 eterea, che grazie alla fisionomia sfuggente e candida attira in modo irresistibile gli altri protagonisti del pantheon wagneriano. A partire da Wotan, affidato a <strong>Franz Hawlata<\/strong>, dotato di un bel timbro da basso\/baritono e di interessanti qualit\u00e0 attoriali, ma che alla fine della sua prova (senz\u2019altro estenuante) ha cominciato a mostrare segni di stanchezza. Suoi antagonisti nella ricerca della giovinezza \u2013 e di l\u00ec a poco anche dell\u2019oro e del potere \u2013 sono i giganti Fasolt e Fafner, portentosi nella fisicit\u00e0 e vocalit\u00e0 (in particolare <strong>Keel Watson<\/strong>, inappuntabile sul piano tecnico e eccellente nel rappresentare lo stato di soggiogazione rispetto al fratello, <strong>Christian H\u00fcbner<\/strong>). Froh ha in mano un orsacchiotto, che riflette il canto squillante del tenore <strong>Alex Wawiloff<\/strong>, mentre il martello di Donner viene trasformato in una mazza da polo che uno strepitoso <strong>Eric Greene<\/strong> faceva roteare con dimestichezza, accompagnando i movimenti atletici ad un profilo vocale possente e magnetico. Al di fuori di questo meccanismo, il dio del fuoco Loge (<strong>Will Hartmann<\/strong>) che nella straordinaria vivacit\u00e0 mimica ha riscattato una tenuta vocale non sempre eccelsa, e la dea della terra Erda (<strong>Ceri Williams<\/strong>) che nel breve intervento ha tirato fuori un carattere poco consueto, ma comunque convincente. Nonostante l\u2019assenza dell\u2019intervallo, la musica non riesce a stancare nemmeno per un attimo, poich\u00e9 inarrestabile \u00e8 la sua forza propulsiva, l\u2019energico dinamismo perfettamente esemplificato in un passaggio fra i pi\u00f9 vertiginosi della partitura, la discesa di Wotan e Loge nel Nibelheim (scenicamente rappresentata dal banale utilizzo di un ascensore). <strong>Nella concezione di Vick, il Nibelheim \u00e8 davvero un incubo infernale,<\/strong> ma inteso in senso moderno, popolato cio\u00e8 da agenti di borsa e contabili alienati, cocainomani a tal punto da tenere in mano fazzoletti intrisi del sangue che fuoriesce dalle loro narici. Essi non estraggono oro, ma ne tengono il conto, poich\u00e9 nella societ\u00e0 contemporanea \u00e8 il controllo astratto (e non il lavoro fisico) ci\u00f2 che garantisce il possesso delle ricchezze. Su tutti tiranneggia Alberich, interamente ripulito e padrone di rinnovate energie vocali. La sua trasformazione in drago \u2013 come nel caso del Reno \u2013 \u00e8 rappresentata dal \u201ccoro\u201d dei figuranti (nelle ultime due scene anche Nibelunghi) che con efficaci movimenti ideati da <strong>Ron Howell<\/strong> repentinamente cominciano a strisciare e attorcigliarsi in spire inquietanti. Nella terza scena viene anche introdotto il Mime di <strong>Robert Brubaker<\/strong>, perfetto nella sua ambiguit\u00e0 e insinuante nel tipo di canto che ci offre. Nonostante la cattura, Alberich non perde quella sicurezza che ormai ha guadagnato e il trionfo degli dei assume i tratti di un solenne epitaffio, nonostante gli sforzi di Froh e Donner. Sullo sfondo le figlie del Reno piangono la perdita dell\u2019oro. Loge, ancora una volta, scende gi\u00f9 dal palcoscenico e si aggira nella platea, sottolineando quel coinvolgimento degli spettatori che vorrebbe essere ottenuto anche dal coro, ma il cui effetto viene raggiunto solo in parte. Eppure, nei suoi interventi, Loge tocca gli stipiti del teatro, mentre le luci in sala si accendono: \u00e8 il Massimo la rappresentazione del Walhalla e noi stessi i suoi abitanti, che con gli dei condividiamo vizi e virt\u00f9, paure e debolezze, e soprattutto il desiderio sfrenato del lusso e del potere che presto porter\u00e0 all\u2019epilogo del <em>G\u00f6tterd\u00e4mmerung<\/em>.<em><br \/>\nFoto Franco Lannino\/Studio Camera<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><em><br \/>\n<\/em><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Palermo, Teatro Massimo, Stagione Lirica 2013 &#8220;DAS RHEINGOLD&#8221; (L&#8217;oro del Reno) Prologo della sagra scenica Der Ring des [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":54,"featured_media":47067,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[7052,7057,420,7056,7054,7058,1672,7051,1058,7061,1267,7053,7059,145,6409,1835,173,1526,7060,5689,7055,3247,2057],"class_list":["post-47064","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-alex-wawiloff","tag-ana-puche-rosado","tag-anna-maria-chiuri","tag-ceri-williams","tag-christian-hubner","tag-christine-knorren","tag-das-rheingold","tag-eric-greene","tag-franz-hawlata","tag-giuseppe-di-iorio","tag-graham-vick","tag-keel-watson","tag-lien-haegeman","tag-opera-lirica","tag-pietari-inkinen","tag-richard-hudson","tag-richard-wagner","tag-robert-brubaker","tag-ron-howell","tag-sergei-leiferkus","tag-stephanie-corley","tag-teatro-massimo-di-palermo","tag-will-hartmann"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/47064","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/54"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=47064"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/47064\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/47067"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=47064"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=47064"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=47064"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}