{"id":48047,"date":"2013-02-18T22:47:26","date_gmt":"2013-02-18T20:47:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=48047"},"modified":"2016-12-01T03:19:34","modified_gmt":"2016-12-01T02:19:34","slug":"laffar-non-puo-andar-meglio-don-giovanni-al-teatro-regio-di-torino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/laffar-non-puo-andar-meglio-don-giovanni-al-teatro-regio-di-torino\/","title":{"rendered":"&#8220;Don Giovanni&#8221; al Teatro Regio di Torino"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Torino, Teatro Regio &#8211; Stagione d\u2019opera 2012-2013<\/em><br \/>\n<strong>\u201cDON GIOVANNI\u201d<\/strong><br \/>\nDramma giocoso in due atti, libretto di Lorenzo Da Ponte<br \/>\nMusica di <strong>Wolfgang Amadeus Mozart <\/strong><br \/>\n<em>Don Giovanni<\/em> CARLOS \u00c1LVAREZ<br \/>\n<em>Donna Anna<\/em> EVA MEI<br \/>\n<em>Donna Elvira<\/em> CARMELA REMIGIO<br \/>\n<em>Don Ottavio<\/em> TOMISLAV MU\u017dEK<br \/>\n<em>Leporello<\/em> CARLO LEPORE<br \/>\n<em>Zerlina<\/em> ROC\u00cdO IGNACIO<br \/>\n<em>Masetto<\/em> FEDERICO LONGHI<br \/>\n<em>Il Commendatore <\/em>JOS\u00c9 ANTONIO GARC\u00cdA<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro Regio<br \/>\nDirettore<strong> Christopher Hogwood<\/strong><br \/>\nMaestro al fortepiano <strong>Carlo Caputo <\/strong><br \/>\nMaestro del coro <strong>Claudio Fenoglio<\/strong><br \/>\nRegia <strong>Michele Placido<\/strong> ripresa da <strong>Vittorio Borrelli <\/strong><br \/>\nScene e costumi <strong>Maurizio Bal\u00f2<\/strong><br \/>\nMovimenti coreografici <strong>Tiziana Tosco <\/strong><br \/>\nLuci <strong>Andrea Anfossi <\/strong><br \/>\nDirettore dell\u2019allestimento <strong>Saverio Santoliquido <\/strong><br \/>\nAllestimento del Teatro Regio di Torino<br \/>\n<em>Torino, 15 febbraio 2013<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Don Giovanni<\/strong><strong> di Mozart torna al Regio di Torino dopo otto anni,<\/strong> nello stesso allestimento che <strong>Michele Placido<\/strong> (allora debuttante come regista d\u2019opera) propose per la stagione 2004-2005. Non una nuova produzione, dunque, ma una ripresa curata dal versatile Vittorio Borrelli, con un direttore d\u2019orchestra e una compagnia vocale interessantissimi. <strong>Christopher Hogwood,<\/strong> celebre clavicembalista e interprete di musica rinascimentale e barocca, debutta sul podio del Regio (con la stessa opera con cui inizi\u00f2 ufficialmente la carriera direttoriale nel 1983, negli Stati Uniti). La sua intensa frequentazione mozartiana (rifluita tra l\u2019altro in un\u2019incisione completa delle sinfonie) si fa sentire sin dalle prime battute dell\u2019<em>ouverture<\/em>; era ovvio attendersi da Hogwood un Mozart dalle sonorit\u00e0 e dai ritmi pi\u00f9 tendenti al modello barocco che non all\u2019impeto romantico; e invece sorpresa c\u2019\u00e8 stata nell\u2019esaltazione della componente sinfonica di tutta la partitura, ma contenuta in volumi sonori che lasciano sempre in primo piano le voci dei cantanti. Quando questi ultimi tacciono, gli strumenti dell\u2019orchestra ne proseguono le vibrazioni, le giocosit\u00e0 cos\u00ec come le malizie, tra galanteria e malinconia, in una <em>summa<\/em> esecutiva di indefinibile eleganza. <strong>Hogwood ha svolto un impeccabile lavoro di concertazione con le voci<\/strong>, e l\u2019intesa tra palcoscenico e orchestra \u00e8 perfetta; mentre dirige sembra sottrarre peso e presenza alle sonorit\u00e0 strumentali, non tanto per alleggerire quanto per svelare la struttura intima della musica mozartiana; che non \u00e8 mai definibile in termini sintetici, tanto pi\u00f9 nel caso davvero eccentrico di <em>Don Giovanni<\/em> e dell\u2019\u00abambiguit\u00e0 radicale del testo e della musica, inseparabilmente, spesso fondata e giustificata sopra una condizione storica e concreta, quale effetto della transizione non indolore, nell\u2019autunno dei lumi, tra un barocco e un romanticismo che si legano in un trascolorante impasto, che sfida qualunque tentativo di esplicazione compatta\u00bb (come scrive Edoardo Sanguineti nel saggio del 2005 per la produzione torinese, ora ristampato nel programma di sala).<br \/>\nNel caso del <em>Don Giovanni<\/em> non \u00e8 neppure ozioso specificare il carattere vocale del protagonista; <strong>Carlos \u00c1lvarez<\/strong> \u00e8 un baritono, e non un basso; da una voce autenticamente baritonale, piena, virile e signorile come la sua ogni battuta del <em>burlador<\/em> risulta perfettamente credibile e adeguata: la zona acuta della tessitura \u00e8 affrontata senza alcun problema, e tutto \u00e8 cantato con emissione bene impostata (dal pezzo di bravura di \u00abFin ch\u2019han dal vino\u00bb al malioso duettino con Zerlina \u00abL\u00e0 ci darem la mano\u00bb alla melliflua canzonetta \u00abDeh vieni alla finestra, o mio tesoro!\u00bb, in cui \u00e8 davvero <em>grand seigneur<\/em>), senza ricorso al parlato, senza difformit\u00e0 nel registro. Ed \u00e8 naturale che l\u2019uniformit\u00e0 vocale si traduca in determinazione e coerenza nella resa del personaggio, ossia in un effetto drammaturgico-musicale di sicura efficacia. D\u2019altra parte, la compagnia di Torino \u00e8 quasi completamente caratterizzata da tale uniformit\u00e0 e correttezza vocali.<strong> Carlo Lepore<\/strong> reca sin dal nome il destino dell\u2019interprete di Leporello: spigliato, abilissimo sia nei momenti di sarcastica ribellione al padrone sia in quelli di terrore nelle due scene finali, il basso si distingue per la ricchezza di armonici della voce e l\u2019eleganza del porgere; forse non riesce a coprire perfettamente tutte le note pi\u00f9 acute, ma raggiunge nel complesso un risultato eccellente, di gran lunga superiore al Don Alfonso di <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em> (interpretato al Regio di Torino nell\u2019aprile 2012). Il tenore tedesco-croato <strong>Tomislav Mu\u017eek<\/strong> ha voce molto bella e aggraziata; canta certamente bene, anche se il primo dei suoi due difficili cimenti (l\u2019aria \u00abDalla sua pace\u00bb del I atto) non \u00e8 esente da qualche piccolo difetto d\u2019intonazione; riesce meglio in quello del II atto (l\u2019aria \u00abIl mio tesoro intanto\u00bb), anche se le fioriture e la cadenza non sono in ogni passaggio felicissime. <strong>Federico Longhi<\/strong> \u00e8 un Masetto dal carattere vocale ben definito, e lo sarebbe ancor pi\u00f9 se non ricorresse sovente a inflessioni parlate. Molto corretto il Commendatore di <strong>Jos\u00e9 Antonio Garc\u00eda<\/strong>, che nella scena del sepolcreto e nel finale II sembra cantare dalle profondit\u00e0 della buca orchestrale.<br \/>\nIl terzetto femminile, come in ogni <em>Don Giovanni<\/em>, merita considerazione a s\u00e9, soprattutto per la particolarissima cura che Mozart profonde nel differenziare i caratteri vocali di Donna Anna, Donna Elvira e Zerlina, e che le interpreti hanno il compito di rispettare. <strong>Eva Mei, Carmela Remigio, Roc\u00edo Ignacio<\/strong> ci riescono molto bene, proprio perch\u00e9 tutte e tre esperte mozartiane (e, le prime due, molto amate dal pubblico torinese): la prima, con la sua voce calda, ricca di armonici, ferma e sempre curata nel fraseggio, rende perfettamente l\u2019aristocratico distacco di Donna Anna (magnifiche, in particolare, aria e cadenza del II atto \u00abNon mi dir bell\u2019idol mio\u00bb; e non importa se alcune note basse non sono sempre sostenute da sufficiente fiato). Anche la seconda fraseggia assai bene, ed \u00e8 molto espressiva nella scomposta passionalit\u00e0 di Donna Elvira (e anche per la Remigio il momento pi\u00f9 intenso e suggestivo \u00e8 nel II atto, con il recitativo e l\u2019aria \u00abMi trad\u00ec quell\u2019alma ingrata\u00bb). La terza ha voce vigorosa e sostenuta, dal colore che assomiglia un po\u2019 a quello della Remigio; ma la Ignacio ha saputo esprimere la maliziosa blandizie di Zerlina con la giusta freschezza, e quindi il contrasto scenico rispetto a Donna Elvira resta sempre netto.<br \/>\n<strong>Come lo stesso Placido ha affermato<\/strong> a proposito dell\u2019ambientazione, \u00abnon si sa se sia pi\u00f9 Sicilia o Spagna\u00bb (\u00abLa Stampa &#8211; Torino Sette\u00bb del 15 II 2013); ma se \u00e8 forte la suggestione visiva di regioni italiane molto solari (\u00abIl nero della pietra lavica, il rosso dell\u2019Etna\u00bb), di cui il regista \u00e8 originario, ancor pi\u00f9 forte \u00e8 la suggestione vocale spagnola di tanti cantanti: Carlos \u00c1lvarez proviene da Malaga, Roc\u00edo Ignacio da Sevilla, e di origini iberiche \u00e8 anche Jos\u00e9 Antonio Garc\u00eda.<br \/>\nPerch\u00e9 sia sempre sottolineata l\u2019atmosfera notturna dell\u2019azione,<strong> la scena \u00e8 caratterizzata da un cromatismo ridotto al minimo:<\/strong> scarsa luminosit\u00e0, pesante sipario-quinta nero, con fregi in oro di gusto barocco; nei momenti concitati una maestosa lanterna torreggia con la sua unica e fioca luce, come se tutto si svolgesse nello spazio di un androne, o in un andito che collega il cortile di un palazzo ai viali di un giardino. Ci sono per\u00f2 due esplosioni di color rosso fuoco, nella scena finale del I atto e nel finale dell\u2019opera, sempre a casa di Don Giovanni, prima nella sala delle danze e poi in quella da pranzo (allusivamente affrescata con soggetti licenziosi a intera parete).<br \/>\nSe le scene di<strong> Maurizio Bal\u00f2<\/strong> sono sempre sontuose (anche negli scorci di murate grigio-scuro, sormontate da monumentali vasi di agavi e piante succose) i suoi costumi sono invece funzionali alla recitazione nella loro sobriet\u00e0 (quasi si direbbe severit\u00e0, soprattutto per le tre maschere del finale I). Nell\u2019impianto registico non c\u2019\u00e8 nulla di troppo, perch\u00e9 Borrelli ama rispettare la sostanza delle indicazioni sceniche: al termine dell\u2019opera il Commendatore non compare, ma \u00e8 sostituito da una maestosa e barocca statua di angelo vendicatore, sul cui basamento Don Giovanni sale per stringere la mano marmorea, e quindi precipitare agli inferi con tutto il blocco; anche qui, appunto, fedelt\u00e0 sostanziale. Siccome oggi non c\u2019\u00e8 allestimento di <em>Don Giovanni<\/em> che non provveda a \u201credimere\u201d e \u201csalvare\u201d il protagonista, al termine dell\u2019\u00abantichissima canzon\u00bb intonata a fini morali, mentre il sipario si chiude, egli riappare, e si produce in una sonora risata davanti al pubblico. Il quale festeggia poi tutti gli artisti con calorosi applausi; soprattutto festeggia il protagonista, che per la sua irrefrenabile simpatia da \u00abdissoluto punito\u00bb (titolo effettivo dell\u2019opera di Mozart) diventa il \u00abdissoluto assolto\u00bb (come suggerisce il titolo di Jos\u00e9 Saramago, recente rielaborazione di un mito che non smette di affascinare e divertire).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torino, Teatro Regio &#8211; Stagione d\u2019opera 2012-2013 \u201cDON GIOVANNI\u201d Dramma giocoso in due atti, libretto di Lorenzo Da [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":48050,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[849,4062,1250,462,200,140,2644,6115,7206,7205,145,2566,7204,253],"class_list":["post-48047","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-carlo-lepore","tag-carlos-alvarez","tag-carmela-remigio","tag-christopher-hogwood","tag-don-giovanni","tag-eva-mei","tag-federico-longhi","tag-jose-antonio-garcia","tag-maurizo-balo","tag-michele-placido","tag-opera-lirica","tag-rocio-ignacio","tag-tomislav-muzek","tag-wolfgang-amadeus-mozart"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48047","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=48047"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48047\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87107,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48047\/revisions\/87107"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/48050"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=48047"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=48047"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=48047"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}