{"id":48242,"date":"2013-02-22T01:28:17","date_gmt":"2013-02-21T23:28:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=48242"},"modified":"2018-07-24T10:43:51","modified_gmt":"2018-07-24T08:43:51","slug":"chi-parlare-ardisce-ove-nabucco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/chi-parlare-ardisce-ove-nabucco\/","title":{"rendered":"Milano, Teatro alla Scala: &#8220;Nabucco&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Milano, Teatro alla Scala &#8211; Stagione d\u2019Opera e Balletto 2012\/2013<\/em><br \/>\n<strong>\u201cNABUCCO\u201d<\/strong><br \/>\nDramma lirico in quattro parti,libretto di Temistocle Solera<br \/>\nMusica di <strong>Giuseppe Verdi<\/strong><br \/>\n<em>Nabucco<\/em> LEO NUCCI<br \/>\n<em>Ismaele<\/em> ALEKSANDRS ANTONENKO<br \/>\n<em>Zaccaria<\/em> VITALIJ KOWALJOW<br \/>\n<em>Abigaille<\/em> LIUDMYLA MONASTYRSKA<br \/>\n<em>Fenena<\/em> VERONICA SIMEONI<br \/>\n<em>Il Gran Sacerdote<\/em> ERNESTO PANARIELLO<br \/>\n<em>Abdallo<\/em> GIUSEPPE VENEZIANO<br \/>\n<em>Anna<\/em> TATIANA RYAGUZOVA<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro alla Scala<br \/>\nDirettore <strong>Nicola Luisotti<\/strong><br \/>\nMaestro del Coro <strong>Bruno Casoni<\/strong><br \/>\nRegia <strong>Daniele Abbado<\/strong><br \/>\nScene e Costumi <strong>Alison Chitty<\/strong><br \/>\nCollaboratore del regista <strong>Boris Stetka <\/strong><br \/>\nLuci <strong>Alessandro Carletti<\/strong><br \/>\nVideo <strong>Luca Scarzella <\/strong><br \/>\nMovimenti coreografici <strong>Simona Bucci <\/strong><br \/>\nIn coproduzione con Royal Opera House, Covent Garden, Londra; Lyric Opera of Chicago; Grand Teatre del Liceu, Barcellona<br \/>\n<em>Milano, 20 febbraio 2013<br \/>\n<\/em><br \/>\n<strong>Il 9 marzo 1842 andava in scena al Teatro alla Scala la prima rappresentazione di <em>Nabucodonosor<\/em>, l\u2019opera con cui Verdi s\u2019impose all\u2019attenzione e all\u2019apprezzamento del pubblico italiano<\/strong>: basta ricordare che in quel solo anno, dopo le prime otto, seguirono altre cinquantasette recite in Milano, per render conto della sua immediata fortuna. Nella percezione collettiva <em>Nabucco<\/em> (riduzione onomastica del titolo originario) \u00e8 l\u2019opera iniziale di Verdi, \u00e8 il titolo melodrammatico-risorgimentale per eccellenza, \u00e8 il coro del \u00abVa, pensiero, sull\u2019ali dorate\u00bb, \u00e8 la trasposizione della Bibbia nel teatro italiano sulla scia del <em>Mos\u00e8<\/em> di Rossini, \u00e8 un momento innegabile &#8211; pi\u00f9 che d\u2019identit\u00e0 nazionale &#8211; di aspirazione all\u2019identit\u00e0. Ma <em>Nabucco<\/em> \u00e8 soprattutto musica di un compositore giovane e combattivo, che in una partitura tutto sommato contenuta nell\u2019estensione mantiene sempre altissima la tensione drammatica.<br \/>\nPer tutti questi motivi (e per altri ancora) <strong><em>Nabucco<\/em> induce suggestioni e aspettative non comuni nel pubblico italiano; se poi si aggiunge che il 2013 \u00e8 anno verdiano, che l\u2019opera ritorna alla Scala dove mancava dal 1996,<\/strong> che il teatro l\u2019ha riproposta in parallelo a <em>Falstaff<\/em> (come a dire l\u2019alfa e l\u2019omega della produzione di Verdi), allora la sola attesa della recita \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 sovraccarica di emozioni. Quadro complesso e rischioso, perch\u00e9 non sempre il fervore dell\u2019appassionato \u00e8 poi ripagato dall\u2019esecuzione cui assiste. \u00c8 stato un buon <em>Nabucco<\/em> quello scaligero appena conclusosi? Per certi aspetti s\u00ec, per altri esso ha suscitato qualche perplessit\u00e0.<br \/>\n<strong><em>Nabudonosor<\/em> vive anzitutto grazie al suo protagonista: Leo Nucci<\/strong> debuttava alla Scala (<em>incredibile<\/em> <em>dictu<\/em>) in una parte che frequenta da molto tempo e in cui nel passato ha dato il meglio di s\u00e9. Di fronte a un artista come Nucci, che non ha mai risparmiato nulla dei propri mezzi vocali, e che ha l\u2019umilt\u00e0 e al tempo stesso l\u2019ardimento di cantare Nabucco per la prima volta sul palcoscenico della Scala all\u2019et\u00e0 di 71 anni, non si pu\u00f2 che restare ammirati. Pi\u00f9 che rilevare &#8211; come al solito &#8211; l\u2019eccezionale longevit\u00e0 della voce di questo baritono (uno dei pochissimi ad aver interpretato tutti i ruoli verdiani, e per questo tra i primi nomi della Verdi <em>renaissance<\/em>), piace ricordare un ulteriore motivo di grandezza: a causa dell\u2019indisposizione del secondo interprete (Ambrogio Maestri) Nucci ha accettato di cantare tutte le recite della produzione; e cos\u00ec in venti giorni ha sostenuto la parte per ben nove serate. All\u2019ultima recita, il cantante non sembra poi accusare la fatica degli anni e soprattutto delle otto recite alle spalle: semplicemente, la sua voce \u00e8 ridimensionata, ma niente affatto spenta, produce quelle oscillazioni tipiche di un organo vocale in strenuo esercizio da molti decenni, e fa leva sul portamento vocale per raggiungere i livelli pi\u00f9 acuti della parte. Detto questo, il personaggio \u00e8 reso in modo suggestivo e credibile:<strong> il Nabucco di Nucci \u00e8 ovviamente un sovrano invecchiato e stanco, lontano dal trionfo militare e dalla vita guerresca;<\/strong> \u00e8 un Nabucco rassegnato alla sorte, ma ancora capace di commettere <em>h\u00fdbris<\/em> e di ravvedersi. Per questo commuove il pubblico non tanto nelle prime due parti, ma nelle seconde: il momento di pi\u00f9 intensa partecipazione degli spettatori \u00e8 seguito all\u2019aria-preghiera \u00abDio di Giuda! L\u2019ara e il tempio\u00bb nell\u2019ultimo blocco del dramma. Ma c\u2019\u00e8 stato anche un momento in cui il vecchio leone ha proteso la zampata regale e tutti i suoi colleghi hanno dato il loro meglio: l\u2019icastico concertato \u00abS\u2019appressan gl\u2019istanti \/ d\u2019una ira fatale\u00bb prima del finale II.<br \/>\nControparte di Nabucco \u00e8 Zaccaria, <strong>Vitalij Kowaljow<\/strong>, che canta con impostazione corretta, con un fraseggio anche discreto, ma la cui voce \u00e8 decisamente troppo leggera per il ruolo. Oltre alla piccolezza di volume, essa smarrisce gli armonici negli acuti (raggiunti sempre con difficolt\u00e0) e risulta artefatta: nella I parte, anche a causa del robusto sostegno orchestrale da contrastare, i difetti sono pi\u00f9 che evidenti; il cantabile \u00abTu sul labbro de\u2019 veggenti\u00bb della II, con accompagnamento ridotto ai soli violoncelli, permette al cantante di rendere un po\u2019 meglio. Nel complesso, comunque, soprattutto al termine della parte III, la prestazione di Kowaljow \u00e8 parsa inadeguata. Ismaele \u00e8 il tenore<strong> Aleksandrs Antonenko<\/strong>, dalla voce debordante e dal timbro sgraziato, con emissioni di fiato non sempre controllate, e con qualche difetto nell\u2019intonazione.Protagonista femminile l\u2019indomita e sfortunata Abigaille, interpretata da <strong>Liudmyla Monastyrska<\/strong>, sicuramente la voce pi\u00f9 interessante e promettente dell\u2019intera compagnia. Gi\u00e0 ascoltato alla Scala nel marzo dello scorso anno come Aida, questo soprano ha voce ragguardevole e s\u2019impegna molto sul piano espressivo; abile nell\u2019alleggerire il volume sonoro, specie per sottolineare il feroce sarcasmo delle parole di Abigaille, dimostra tecnica decisamente buona, anche se perfettibile; per esempio nel registro si percepisce un leggero scollamento tra le note centrali e medio-alte (molto omogenee, ferme, di un bel colore brunito adeguato alla parte) e quelle basse (comunque ben sostenute) e le puntature acute (solide, ma tendenti a leggero stridore). Riuscito molto bene il terribile salto d\u2019ottava della II parte (\u00abSu me stessa rovina, o fatal sdegno\u00bb), anche la Monastyrska ha commosso il pubblico con gli accenti elegiaci e i bellissimi colori delle sue note centrali nella preghiera finale \u00abSu me\u2026 morente\u2026 esanime\u2026\u00bb. Corretta ed espressiva la Fenena di <strong>Veronica Simeoni<\/strong>, anche se dalla voce un po\u2019 piccola; sempre di grande professionalit\u00e0 ed efficacia <strong>Ernesto Panariello<\/strong> nel ruolo del Gran Sacerdote di Belo; buone le parti di fianco: <strong>Giuseppe Veneziano<\/strong> (Abdallo) e <strong>Tatiana Ryaguzova<\/strong> (un\u2019Anna vigorosa).<br \/>\n<strong>A concertare l\u2019orchestra, la non uniforme compagnia vocale e il coro della Scala (quest\u2019ultimo \u00e8 in <em>Nabucco<\/em> sempre protagonista), Nicola Luisotti ha svolto un lavoro molto pregevole<\/strong>: sin dalla sinfonia si comprende come abbia voluto prediligere la qualit\u00e0 dei colori orchestrali, valorizzando per esempio i legni e alcuni strumenti a fiato (flauto, oboe), e ridimensionando invece la presenza degli ottoni. La drammaturgia del suo <em>Nabucco<\/em> \u00e8 tutta nella trama coloristica e nella misurata concitazione dei tempi; caratterizza Luisotti una sorta di piglio \u201cgavazzeniano\u201d, ossia la scelta di staccare a ritmo sostenuto gli snodi drammatici della vicenda, senza per\u00f2 abbandonarsi mai a ritmi frenetici. <strong>L\u2019orchestra della Scala ha suonato benissimo in ogni sezione;<\/strong> risaltavano nella I parte i pizzicati delle due arpe, ricordo biblico e prefigurazione del celebre coro (\u00abArpa d\u2019or dei fatidici vati\u00bb); ottimi anche gli interventi della banda dietro il palco.<br \/>\nE il coro, impegnato tra l\u2019altro in una delle pagine pi\u00f9 amate di tutta la storia della musica? Forse nelle prime due parti del dramma la sezione femminile ha prodotto qualche piccola sprezzatura, ma la sua prestazione \u00e8 stata nel complesso molto buona. <strong>Eppure, proprio il coro ha fatto le spese di un serpeggiante malcontento del pubblico: dopo il \u00abVa, pensiero, sull\u2019ali dorate\u00bb della III parte, mentre platea e palchi applaudivano commossi, dalle gallerie si \u00e8 levata qualche contestazione,<\/strong> non isolata; come solitamente accade, chi applaudiva ha intensificato il battimani per coprire i dissensi &#8211;\u00a0 che non sono cessati &#8211; e per chiedere il <em>bis<\/em> del celebre pezzo. Il direttore ha compiuto una scelta apparentemente anomala: ha deciso di replicare il coro degli schiavi ebrei in riva all\u2019Eufrate, anche a dispetto di una parte che manifestava dubbi. La replica \u00e8 stata appena pi\u00f9 intensa, ma si \u00e8 sentita scandire con enfasi la parola <em>bella<\/em> (\u00abOh mia patria, s\u00ec bella e perduta!\u00bb) e il lunghissimo soffio del <em>virt\u00f9<\/em> finale ha avvolto un\u2019altra volta la sala. Il direttore ha avuto ragione: dopo il <em>bis<\/em> nessuno ha pi\u00f9 contestato nulla, si sono uditi soltanto applausi convinti e prolungati. <strong>Ma \u00e8 significativo che il successivo ingresso di Zaccaria (\u00abO chi piange? Di femmine imbelli\u00bb) e il finale III siano caduti in un raggelante silenzio<\/strong>: neppure un applauso tra III e IV parte (<em>La profezia<\/em> e <em>L\u2019idolo infranto<\/em>: mai Temistocle Solera avrebbe immaginato che i suoi titoli potessero adattarsi anche agli umori del pubblico, capace di infrangere l\u2019idolo di \u00abVa, pensiero\u00bb \u2026). Il momento di divisione \u00e8 stato isolato, perch\u00e9 al termine della recita tutti hanno raccolto apprezzamenti senza riserve; <strong>naturalmente i pi\u00f9 festeggiati sono stati Leo Nucci e Liudmyla Monastyrska. \u00a0<\/strong><strong>L\u2019allestimento scenico diretto dalla regia di Daniele Abbado<\/strong> non ha nulla n\u00e9 di trionfale n\u00e9 di fiabesco: \u00e8 improntato sulla sobriet\u00e0, sul grigiore della tragedia degli Ebrei (e infatti i costumi di <strong>Alison Chitty<\/strong> sono abiti di modello piccolo-borghese degli Anni Quaranta del Novecento, secondo una sovrapposizione tra il popolo ebraico deportato a Babilonia e quello della Shoah). Il tempio di Gerusalemme \u00e8 una spianata sabbiosa con molti cippi lapidei, che vengono divelti dalla furia degli Assiri; la riva dell\u2019Eufrate su cui si raccoglie il coro \u00e8 un cerchio di stoppie riarse. L\u2019azione sul palcoscenico \u00e8 accompagnata sul fondale da proiezioni video di Luca Scarzella, che rielabora lo scontro etnico tra Assiri ed Ebrei. Con un\u2019impostazione scenica di questo tipo <em>Nabucco<\/em> perde ogni fascino tradizionale, esotico, orientale, meraviglioso (i famosi orti pensili di Babilonia), ma la realistica sobriet\u00e0 \u00e8 stata molto coerente e moderna: al posto della favola a conclusione edificante, \u00e8 emersa la tragedia della persecuzione degli Ebrei. Quando Nabucco si pente degli eccidi compiuti, attorno a lui giacciono bambini del popolo di Giuda, che alla fine non si risvegliano dal loro sonno: il pentimento individuale non basta a cancellare una tragedia universale. <em>Foto Rudy Amisano<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano, Teatro alla Scala &#8211; Stagione d\u2019Opera e Balletto 2012\/2013 \u201cNABUCCO\u201d Dramma lirico in quattro parti,libretto di Temistocle [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":48264,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1,4],"tags":[6146,3716,1632,153,150,4853,105,9053,145,4659,7228],"class_list":["post-48242","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria","category-recensioni","tag-aleksandrs-antonenko","tag-alison-chitty","tag-daniele-abbado","tag-giuseppe-verdi","tag-leo-nucci","tag-liudmyla-monastyrska","tag-nabucco","tag-nicola-luisotti-it","tag-opera-lirica","tag-veronica-simeoni","tag-vitalij-kowaljow"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48242","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=48242"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48242\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":81761,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48242\/revisions\/81761"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/48264"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=48242"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=48242"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=48242"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}