{"id":48473,"date":"2013-02-25T19:12:02","date_gmt":"2013-02-25T17:12:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=48473"},"modified":"2016-12-01T02:46:30","modified_gmt":"2016-12-01T01:46:30","slug":"matheuz-in-progress-tra-mozart-e-cajkovskij-alla-fenice","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/matheuz-in-progress-tra-mozart-e-cajkovskij-alla-fenice\/","title":{"rendered":"Matheuz in progress tra Mozart e \u010cajkovskij alla Fenice"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><em>Teatro La Fenice, venerd\u00ec, 22 febbraio 2013, Stagione sinfonica 2012-2013<br \/>\n<\/em><strong>Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia<br \/>\n<\/strong>Direttore <strong>Diego Matheuz <\/strong><br \/>\nOboe <strong>Marco Gironi<\/strong><br \/>\nClarinetto <strong>Vincenzo Paci<\/strong><br \/>\nCorno <strong>Konstantin Becker<\/strong><br \/>\nFagotto<strong> Marco Giani<\/strong><br \/>\n<em>Wolfgang Amadeus Mozart: <\/em>Sinfonia n. 29 in la maggiore KV 201 (KV<sup>6<\/sup> 186a);\u00a0 Sinfonia concertante per oboe, clarinetto, corno, fagotto e orchestra in mi bemolle maggiore KV Anh. I, 9 (KV<sup>3<\/sup> 297b; KV<sup>6 <\/sup>Anh. C 14.01)<br \/>\n<em>P\u00ebtr Il\u2019i<span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\">\u010d<\/span> <span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\">\u010c<\/span>ajkovskij: <\/em>Sinfonia n. 5 in mi minore op. 64<br \/>\n<em>Venezia, 22 febbraio 2013 <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Se volessimo individuare un elemento comune tra i vari titoli in programma per questo concerto, non potremmo non far riferimento alla personalit\u00e0 di Wolfgang Amadeus Mozart.<\/strong> Un Mozart diciottenne, quello che ci offre, grazie alla proverbiale precocit\u00e0 del suo genio, un gioiello di fervida inventiva, delicata espressivit\u00e0 e sapiente uso degli strumenti, spesso protagonisti in eleganti giochi imitativi, quale la Sinfonia n. 29 in la maggiore KV 201. Un Mozart avvolto nel mistero, quello che, invece, emerge dalle pagine di un lavoro di dubbia autenticit\u00e0, la Sinfonia concertante per fiati, la cui partitura originale, per flauto, oboe, fagotto e corno \u00e8 andata perduta, cosicch\u00e9 oggi si ascolta una versione concepita, forse nell&#8217;Ottocento, per un diverso <em>ensemble<\/em> di fiati: oboe, clarinetto, fagotto e corno. Quanto all&#8217;ultimo titolo previsto, se esso \u00e8 decisamente lontano dalla sensibilit\u00e0 mozartiana, nondimeno \u00e8 indubbio che il suo autore nutriva una smisurata ammirazione per il Grande Salisburghese, ravvisabile in varie opere, quali la Serenata in do maggiore op. 48 e la Suite n. 4 op. 61. Ma un&#8217;altra costante, che ha attraversato questa serata certamente ricca di emozioni per il pubblico, \u00e8 l&#8217;impeto virile, che il promettente quanto prorompente Diego Matheuz ha saputo imprimere non solo alla titanica sinfonia ciaikovskiana, ma anche, in qualche misura, alle due partiture mozartiane.<br \/>\n<strong>Nella Sinfonia KV 201, detta \u201ca mezza orchestra\u201d per l&#8217;organico piuttosto ridotto<\/strong> formato solo da archi, oboi, corni e continuo, il primo tema del movimento iniziale, <em>Allegro moderato<\/em>, risuonava con grande slancio vitale grazie anche alla buona prova degli archi, in particolare al suono perlaceo dei violini. Forse l&#8217;impostazione di Matheuz non ha messo abbastanza in valore il breve squarcio lirico che fa seguito, nello sviluppo, all&#8217;inquietante tremolo degli archi, guardando gi\u00e0 al preromanticismo e alle opere successive, ma l&#8217;intera esecuzione \u2013 a parte qualche peccato veniale dei corni \u2013 ha generalmente brillato per pulizia di suono e sicura condotta delle parti: cos\u00ec nell\u2019<em>Andante<\/em>, un brano ancora vicino allo stile galante; cos\u00ec nel <em>Minuetto <\/em>\u2013 pur eseguito, a dire il vero, con eccessiva concitazione<em> \u2013 <\/em>con le sue insistenze su una sola nota e la sua sorprendente conclusione in sospeso; cos\u00ec nell&#8217;incontenibile <em>Allegro con spirito<\/em> finale, movimento dalla scrittura complessa e piuttosto brillante, caratterizzato da scale veloci, temi brevi, e da quella successione di accordi quasi seri, che chiudono la sinfonia, uno dei punti d&#8217;arrivo della produzione giovanile di Mozart.<br \/>\nAnalogo vitalismo ha percorso<strong> l&#8217;esecuzione della Sinfonia concertante in mi bemolle maggiore per oboe, clarinetto, corno, fagotto e orchestra KV<\/strong> Anh. I, 9, opera dalla genesi ancora misteriosa, composta nel corso del soggiorno parigino. Inizialmente concepita per alcuni strumentisti, che Mozart aveva conosciuto a Mannheim (il flautista Wendling, l\u2019oboista Ramm, il cornista Punto e il fagottista Ritter), per ragioni tutt&#8217;ora oscure (probabilmente l&#8217;invidia suscitata dal Salisburghese, idolo del pubblico della capitale francese, nel musicista italiano Cambini) la partitura manoscritta venne fatta sparire (complice il direttore del Concert Spirituel Jean Le Gros che pur l&#8217;aveva commissionata) prima che fosse copiata nelle sue singole parti ed eseguita. Si ignora, dunque, da chi e quando sia stata riscritta l&#8217;attuale versione per oboe, clarinetto, corno e fagotto: donde l\u2019incertezza nella numerazione K\u00f6chel. L&#8217;ipotesi pi\u00f9 probabile \u00e8 che le parti solistiche siano di mano mozartiana (ricordiamo che il clarinetto, presente nella versione corrente, era uno degli strumenti prediletti da Mozart), mentre l&#8217;accompagnamento orchestrale, talora pedissequo e ripetitivo, sia opera di un compositore successivo.<br \/>\n<strong>Nell&#8217;esecuzione diretta da Matheuz si \u00e8 segnalata l&#8217;eccellente prestazione dei solisti<\/strong> (il cosiddetto \u201cconcertino\u201d di derivazione barocca), che hanno sfoggiato ineccepibile intonazione, bel suono, perfetta intesa tra loro e con l&#8217;orchestra (sotto la guida del sempre autorevole maestro venezuelano), oltre a una sicura padronanza tecnica, pi\u00f9 che mai necessaria in una composizione che, al di l\u00e0 dei misteri e travagli legati alla sua genesi, \u00e8 un capolavoro di virtuosismo, seppur mai fine a se stesso e intramezzato da incantevoli squarci espressivi, languidamente patetici. Meritatissimi i festeggiamenti del pubblico tributati ai solisti una volta conclusa l&#8217;esecuzione.<br \/>\n<strong>\u201cPromettente e prorompente\u201d: cos\u00ec abbiamo definito Diego Matheuz<\/strong>. Forse questo suo gesto perentorio e solare andava talora a scapito di una lettura pi\u00f9 <em>nuanc\u00e9e<\/em>, in grado di aderire ai momenti pi\u00f9 intimi, di pi\u00f9 sommessa espressivit\u00e0. Ma questo vale per i primi due titoli in programma. La sua interpretazione della<strong> Sinfonia n. 5 in mi minore op. 64 di P\u00ebtr Il\u2019i<span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\">\u010d<\/span> <span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\">\u010c<\/span>ajkovskij<\/strong> \u2013 che fa seguito a quelle gi\u00e0 proposte al pubblico della Fenice, relative alla Prima, alla Seconda e alla Sesta \u2013 ci ha, infatti, rivelato un direttore maturo e sensibile, che ha saputo probabilmente fare tesoro dell&#8217;esperienza fin qui acquisita nell&#8217;affrontare i lavori sinfonici del grande compositore russo, di cui in un prossimo concerto proporr\u00e0 la Terza sinfonia, oltre a <em>Romeo e Giulietta<\/em>, ouverture-fantasia.<br \/>\n<strong>Inutile sottolineare la potenza espressiva, l&#8217;originalit\u00e0 a livello ritmico e melodico della Quinta sinfonia,<\/strong> che \u00e8 un vero capolavoro, nonostante l&#8217;insoddisfazione inizialmente espressa dallo stesso autore dopo la tiepida accoglienza riservata dal pubblico a questa composizione alla prima di Pietroburgo. Incentrata sul tema della lotta dell&#8217;uomo contro il destino, la sinfonia esprime \u2013 a parere della critica \u2013 una visione radicalmente pessimistica e sconsolata, che esclude ogni possibilit\u00e0 di vittoria della ragione umana, diversamente dalla concezione beethoveniana, ancora rischiarata da un ottimismo di stampo illuministico. Essa rispecchia pienamente la personalit\u00e0 ciaikovskiana incline al pi\u00f9 cupo pessimismo, a cui si alternano solo rari momenti di sereno. Il maestro venezuelano, che ha diretto l&#8217;imponente partitura a memoria, ha saputo guidare con autorevolezza la nutrita compagine orchestrale che, a sua volta, lo ha seguito con precisione e duttilit\u00e0 in una lettura raffinata e ricca di sfumature e contrasti. Molto espressivi i clarinetti al principio dell&#8217;<em>Andante<\/em> introduttivo esponendo, nel registro grave, il tema dal ritmo puntato, che lega tutti e quattro i movimenti e, secondo Cajkovskij, sta a significare \u201cuna completa rassegnazione di fronte al destino\u201d; coeso l&#8217;insieme dell&#8217;orchestra che lo accompagnava con le sue sonorit\u00e0 scure e meste. Anche nel successivo <em>Allegro con anima,<\/em> basato su un nuovo tema dal ritmo relativamente vivace, cui segue un secondo tema pi\u00f9 rasserenate di carattere pastorale, il gesto di Matheuz sapeva adeguarsi ai diversi climi evocati dalla partitura, variando con sapienza la dinamica e l&#8217;agogica nel corso di questa seconda parte del movimento, in cui i sonori interventi dell&#8217;ottima sezione degli ottoni segnavano il culmine della tensione. Estremamente raffinata e variegata anche l&#8217;esecuzione del successivo valzer, lirico e vaporoso.<br \/>\nSplendido, sullo sfondo della sonorit\u00e0 grave degli archi, l&#8217;intervento del primo corno nel successivo <em>Andante cantabile, con alcuna licenza<\/em>, esponendo la sua accorata melodia, uno dei vertici del sinfonismo ciakovskiano. Intensa anche l&#8217;espressivit\u00e0 dell&#8217;oboe nel successivo delicato dialogo con il corno, proponendo una nuova melodia, ripresa anche dagli archi e poi dall&#8217;intera orchestra. Straordinaria la sezione centrale ricca di\u00a0 slancio, con la toccante melodia affidata agli archi, in cui la sensibilit\u00e0 del direttore si \u00e8 espressa in modo esemplare per scelte coloristiche e articolazione dei tempi, che si allargavano e si strigevano con grande musicalit\u00e0 e intelligenza interpretativa. Elegante l&#8217;esecuzione del terzo movimento la <em>Valse: Allegro moderato<\/em>, facendo emergere tutta la pacata tristezza che lo pervade. Travolgente il <em>Finale<\/em> in cui riappare il tema del destino, trasformato in un canto di vittoria in modo maggiore \u2013 ma questa parte \u00e8 apparsa ad autorevoli musicisti e critici, tra cui Brahms, il punto debole della partitura per quel suo falso trionfalismo magniloquente. Qui, comunque, le varie sezioni dell&#8217;orchestra, con particolare riguardo a quella degli ottoni, hanno dato il meglio al pari della sensibile bacchetta del sorprendente Diego Matheuz. Applausi a non finire a conclusione dello spettacolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro La Fenice, venerd\u00ec, 22 febbraio 2013, Stagione sinfonica 2012-2013 Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia Direttore [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":48474,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[14678,1631,7248,7249,7246,5056,7247],"class_list":["post-48473","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-concerti","tag-diego-matheuz","tag-konstantin-becker","tag-marco-giani","tag-marco-gironi","tag-orchestra-del-teatro-la-fenice","tag-vincenzo-paci"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48473","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=48473"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48473\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/48474"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=48473"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=48473"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=48473"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}