{"id":49020,"date":"2013-03-12T01:59:02","date_gmt":"2013-03-11T23:59:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=49020"},"modified":"2016-12-16T03:10:46","modified_gmt":"2016-12-16T02:10:46","slug":"new-york-metropolitanparsifal","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/new-york-metropolitanparsifal\/","title":{"rendered":"New York, Metropolitan:&#8221;Parsifal&#8221;"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><em>New York, Metropolitan Opera, Stagione lirica 2012 \/2013<br \/>\n<\/em>\u201c<strong>PARSIFAL\u201d <\/strong><br \/>\nDramma sacro in tre atti.<br \/>\nLibretto e musica di <strong>Richard Wagner <\/strong><br \/>\n<em>Amfortas <\/em>PETER MATTEI<br \/>\n<em>Gurnemanz<\/em> REN\u00c9 PAPE<br \/>\n<em><em>Titurel<\/em> <\/em>R\u00daNI BRATTABERG<em><br \/>\nParsifal <\/em>JONAS KAUFMANN<em><br \/>\nKlingsor<\/em> EVGENY NIKITIN<em><br \/>\nKundry<\/em> MICHAELA MARTENS<br \/>\n<em>Primo e secondo Cavaliere del Graal <\/em>MARK SCHOWALTER,\u00a0 RYAN SPEEDO GREEN<br \/>\n<em>Quattro scudieri <\/em>JENNIFER FORNI, LAUREN McNEESE, ANDREW STENSON,\u00a0MARIO CHANG<br \/>\n<em>Una voce<\/em> MARIA ZIFCHAK<br \/>\n<em>Fanciulle-Fiore di Klingsor <\/em>KIERA DUFFY, LEI XU, IRENE ROBERTS, HAERAN HONG, KATHERINE WHYTE, HEATHER JOHNSON<br \/>\nCoro e Orchestra del Metropolitan Opera<br \/>\nDirettore <strong>Asher Fisch <\/strong><br \/>\nMaestro del Coro <strong>Donald Palumbo <\/strong><br \/>\nRegia <strong>Fran\u00e7ois Girard <\/strong><br \/>\nScnee <strong>Michael Levine <\/strong><br \/>\nCostumi <strong>Thibault Vancraenenbroeck <\/strong><br \/>\nVideo proiezioni <strong>Peter Flaherty<\/strong><br \/>\n<em>New York, 5 Marzo 2013<br \/>\n<\/em>La nuova produzione di <strong><em>Parsifal<\/em><\/strong> del Metropolitan Opera (inaugurata il 15 febbraio), in coproduzione con l\u2019Op\u00e9ra de Lyon e la Canadian Opera Company, ha rappresentato il debutto di <strong>Fran\u00e7ois Girard<\/strong>, il regista canadese (Trentadue piccoli film su Glenn Gould, Il violino rosso), iniziando cos\u00ec una feconda collaborazione con le compagnie di Toronto e Lione. Qualcosa di allarmante poteva essere rappresentato dal rapporto di Girard col Cirque de Soleil, compagnia che ha fornito al Met un alto regista, Robert Lapage, che ha allestito un controverso ciclo del <em>Ring<\/em> che ha incontrato molti pi\u00f9 detrattori (incluso chi scrive) che ammiratori. Fortunatamente, la messa in scena di Girard si \u00e8 dimostrata\u00a0 meno ingombrante e circense.<br \/>\nImmaginare Montsalvat come un appartamento ubicato su un altopiano desertico ha un qualcosa di beckettiano e\u00a0 concentra immediatamente lo spettatore sugli elementi essenziali di questa storia: l&#8217;utilizzo di semplici costumi moderni (camicie bianche e pantaloni neri e i cavalieri del Graal a piedi nudi) traduce la complessa mitologia Wagneriana in qualcosa di quotidiano e che potrebbe accadere a chiunque di noi tra il pubblico (casualmente, anche io indossavo una camicia bianca e pantaloni neri a questa rappresentazione). \u00a0Sul fondo,\u00a0 le video proiezioni di <strong>Peter Flaherty<\/strong> solo raramente suggeriscono dei\u00a0 brevi momenti\u00a0 letterali (il cielo nuvoloso) a favore di aspetti pi\u00f9 astratti o metafisici (un&#8217;eclissi lunare).\u00a0 Questo Montsalvat \u00e8 attraversato da uno squarcio che pu\u00f2 apparire come un ruscello arido ma poi si apre, si illumina di rosso e si presenta come una rivisitazione della ferita di Amfortas. L&#8217;elemento del sangue lo ritroviamo anche nel secondo atto, ambientato in una gola\u00a0 profonda. Sul palco, sangue ( in una piscina poco profonda) che macchia le semplici e bianche vesti delle fanciulle-fiore. Il terzo atto \u00e8 caratterizzato da un senso di smarrimento, di caos, di morte.\u00a0 I cavalieri hanno perso la loro identit\u00e0 che si esprime in un uso di costumi diversi.\u00a0 La promessa di rinnovamento della primavera e riferimenti diretti del libretto ai fiori rimangano lettera morta in quello che Girard fa svolgere in un arco di tempo piuttosto significativo ( la scelta in questo stesso atto di fare portare a Kundry lo scrigno dove \u00e8 conservato il sacro\u00a0 Graal ha creato un certo sconcerto). Questa produzione di <em>Parsifal<\/em>\u00a0 ha sicuramente segnato una svolta radicale rispetto alla precedente produzione riccamente tradizionale, molto simile a una fiaba illustrata, di Otto Schenk (che aveva anche prodotto il\u00a0 precedente ciclo del <em>Ring<\/em>), ma nel contempo \u00e8 lontana da estremismi.<br \/>\nSotto il profilo musicale, questo <em>Parsifal<\/em> difficilmente avrebbe potuto essere eguagliato. Il conduttore israeliano <strong>Asher Fisch<\/strong>, che sostituiva Daniele Gatti (che ha inaugurato la prima e alcune repliche), ha seguito l\u2019esempio del maestro italiano con una lettura che poco assomigliava a ci\u00f2 che i newyorkesi hanno ascoltato dal direttore musicale del Met, James Levine, che ha diretto l\u2019opera fino al ritiro per problemi di salute. Nel suo periodo di massimo splendore, Levine ha espresso la musica di Wagner con risultati che potevano essere (dipende a chi chiedete) o brillanti o insopportabili; Gatti (ascoltato alla diretta radiofonica) e Fish hanno restituito alla musica una dimensione umana senza per questo sacrificare il sublime.<br \/>\nI cantanti hanno risposto con una prova notevole. Il baritono svedese <strong>Peter Mattei<\/strong>, come Amfortas, \u00e8 stato la rivelazione di questa produzione: ha dispiegato un timbro dolcemente brunito che in qualche modo ha acuito l\u2019angoscia del proprio personaggio. Come unico personaggio \u201csano di mente\u201d dell\u2019opera, il basso tedesco <strong>Ren\u00e9 Pape<\/strong> ha tratto maggiori vantaggi dai costumi contemporanei di Thibault Vancraenenbroeck e ha caratterizzato il personaggio di Gurnemanz con grande nobilt\u00e0; \u00e8 semplicemente uno dei migliori artisti viventi. La voce ricca e baritonale del tenore <strong>Jonas Kaufmann<\/strong> e la sua presenza scenica giovanile hanno dato vita ad un Parsifal la cui saggezza matura sarebbe potuta essere scontata, ma \u00e8 stato un piacere poter ascoltare questo ruolo cantato con una forza cos\u00ec naturale e facile. Sostituendo l\u2019indisposta Katarina Dalayman, il mezzosoprano americano <strong>Michaela Martens<\/strong> ha rivelato grande musicalit\u00e0, gridando solo quando veniva richiesto (cosa che c\u00e0pita a non a molte Kundry&#8230;) e producendosi in una caratterizzazione che ben si adatta all\u2019aspetto seduttivo e materno del personaggio. Come Klingsor, il basso-baritono <strong>Evgeny Nikitin<\/strong> ha evitato una teatralit\u00e0 gigionesca (difficile da fuggire quando si \u00e8 costretti a sguazzare nel sangue&#8230;) ma il suo canto ha mancato in mordente e potenza. Il grande coro del Met, interprete delle partiture di Wagner pi\u00f9 impegnative, ha sorpassato se stesso in quest\u2019occasione. <em>Foto Ken Howard\/Metropolitan Opera<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>New York, Metropolitan Opera, Stagione lirica 2012 \/2013 \u201cPARSIFAL\u201d Dramma sacro in tre atti. 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