{"id":49229,"date":"2013-03-15T01:15:36","date_gmt":"2013-03-14T23:15:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=49229"},"modified":"2015-04-25T16:44:10","modified_gmt":"2015-04-25T14:44:10","slug":"modena-teatro-comunale-otello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/modena-teatro-comunale-otello\/","title":{"rendered":"Modena, Teatro Comunale: &#8220;Otello&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Modena, Teatro Comunale \u201cLuciano Pavarotti\u201d, Stagione lirica 2012\/2013 <\/em><br \/>\n<strong>\u201cOTELLO\u201d <\/strong><br \/>\nDramma lirico in quattro atti. Libretto di Arrigo Boito dalla tragedia <em>Othello<\/em> di William Shakespeare.<br \/>\nMusica di <strong>Giuseppe Verdi <\/strong><br \/>\n<em>Otello<\/em>\u00a0KRISTIAN BENEDIKT<br \/>\n<em>Desdemona<\/em>\u00a0YOLANDA AUYANET<br \/>\n<em>Jago<\/em>\u00a0ALBERTO MASTROMARINO<br \/>\n<em>Cassio<\/em><em>\u00a0<\/em>ARTHUR ESPIRITU<br \/>\n<em>Roderigo<\/em>\u00a0GIANLUCA BOCCHINO<br \/>\n<em>Lodovico<\/em>\u00a0ENRICO TURCO<br \/>\n<em>Montano<\/em><em>\u00a0<\/em>MATTEO FERRARA<strong><br \/>\n<\/strong><em>Emilia<\/em><em>\u00a0<\/em>ELENA TRAVERSI<br \/>\n<em>Un Araldo<\/em><em>\u00a0<\/em>STEFANO CESCATTI<br \/>\nOrchestra Regionale dell&#8217;Emilia-Romagna<br \/>\nCoro Lirico Amadeus-Fondazione Teatro Comunale di Modena<br \/>\nCoro del Teatro Municipale di Piacenza<br \/>\nScuola Voci Bianche della Fondazione Teatro Comunale di Modena<br \/>\nDirettore\u00a0<strong>Maurizio Barbacini <\/strong><br \/>\nMaestro del Coro\u00a0<strong>Stefano Col\u00f2 <\/strong><br \/>\nRegia\u00a0<strong>\u00a0Pier Francesco Maestrini<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><br \/>\nScene\u00a0<strong>Mauro Carosi <\/strong><br \/>\nCostumi\u00a0<strong>Odette Nicoletti <\/strong><br \/>\nLuci\u00a0<strong>Fiammetta Baldiserri<br \/>\n<\/strong>Allestimento del Teatro Regio di Parma<br \/>\nCoproduzione Fondazione Teatro Comunale di Modena &#8211; Fondazione Teatri di Piacenza<br \/>\n<em>Modena, 10 marzo 2013<br \/>\n<\/em><br \/>\nTutto sommato, un decoroso <em>Otello <\/em>di provincia. Di questi tempi, questo \u00e8 un gran complimento. Ma a me pare che piuttosto che mettere su alla bell\u2019e meglio un <em>Otello<\/em> di Verdi senza avere gli elementi giusti sarebbe molto meglio mettere su in maniera eccellente una <em>Calisto <\/em>di Cavalli o una <em>Antigona<\/em> di Traetta o una <em>Campana sommersa<\/em> di Respighi (per nominare solo tre capolavori assoluti del nostro patrimonio culturale italiano). Naturalmente questo non \u00e8 possibile, perch\u00e9 i teatri italiani, incapaci di concepire strategie di marketing e comunicazione che sappiano appassionare il pubblico all\u2019evento spettacolare in s\u00e9 e non alla semplice idea di \u201candare all\u2019opera perch\u00e9 fa cultura\u201d, si fermano al dato che con quei 10 titoli di \u201cgrande repertorio\u201d (comunque siano eseguiti) il teatro si riempie, con altre opere no.<br \/>\n<strong><a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Otello_1794.-primo-atto.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-49239\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Otello_1794.-primo-atto-290x193.jpg\" alt=\"\" width=\"377\" height=\"251\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Otello_1794.-primo-atto-290x193.jpg 290w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Otello_1794.-primo-atto-1024x681.jpg 1024w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Otello_1794.-primo-atto-270x179.jpg 270w\" sizes=\"auto, (max-width: 377px) 100vw, 377px\" \/><\/a>Per questo <em>Otello<\/em> la sala del Comunale di Modena era gremita<\/strong>, ma mi domando se ad esempio le signore che erano nel mio palco, che per la prima volta si accostavano ad un\u2019opera lirica, torneranno mai a vederne un\u2019altra o se non abbiano piuttosto confermato la loro idea che il melodramma sia una faccenda assai noiosa che coinvolge uomini in sovrappeso che tentano affannosamente di strillare sopra l\u2019orchestra.<br \/>\nIl problema principale \u00e8 stato, come si immagina, la mancanza di un Otello, che per un&#8217;opera che ne porta il titolo non \u00e8 cosa da poco. Tra gli innumerevoli cosiddetti \u201ctenori drammatici\u201d che ci sono in giro il lituano <strong>Kristian Benedikt<\/strong>, che sta cantando questo ruolo un po\u2019 in tutto il mondo, non \u00e8 poi cos\u00ec terribile. Nei suoi momenti migliori (ad esempio l\u2019inizio del terzo atto) pu\u00f2 ricordare un Domingo in fase declinante.\u00a0 Il pi\u00f9 delle volte riesce ad arrivare ad un\u2019intonazione accettabile (a differenza di molti suoi colleghi), ma, sotto la spinta violenta del fiato, la voce risulta dura e soffocata (e quindi di minor volume rispetto a quello che lui si aspetta). Come sempre in questo genere di cantanti,\u00a0 \u00e8 immancabile il deprecabile uso del rantolo alla fine di ogni frase, la qual cosa pu\u00f2 essere perfettamente appropriata, mentre il personaggio muore.\u00a0 Qui, solo\u00a0 alla fine\u00a0 del quarto atto.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Otello_1059.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-49241\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Otello_1059-133x200.jpg\" alt=\"\" width=\"156\" height=\"235\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Otello_1059-133x200.jpg 133w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Otello_1059-511x768.jpg 511w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Otello_1059-270x405.jpg 270w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Otello_1059-132x200.jpg 132w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Otello_1059.jpg 1651w\" sizes=\"auto, (max-width: 156px) 100vw, 156px\" \/><\/a>Si potr\u00e0 dire, con ragione, che circolano tenori ben peggiori del signor Benedikt. Tuttavia questo non \u00e8 sufficiente per poter dire con sincerit\u00e0 che l\u2019ascolto di Kristian Benedikt sia un\u2019esperienza piacevole. Come invece \u2013 paradossalmente ce lo si dimentica spesso quando si parla di opera \u2013 dovrebbe essere.<br \/>\nAlla grave carenza del protagonista si \u00e8 aggiunta quella, altrettanto inappropriata, delle parti di fianco. Il filippino-americano <strong>Arthur Espiritu<\/strong> (Cassio) ha cantato in maniera piuttosto rozza e faticosa. In via dubitativa si pu\u00f2 azzardare che si tratti del solito caso di tenore leggero che quando per sua disgrazia viene scritturato in un\u2019opera verdiana crede di dover cantare con un\u2019altra voce. <strong>Elena Traversi<\/strong> (Emilia) ha un registro di petto un po\u2019 sguaiato e soprattutto una dizione oscura che la rende particolarmente improbabile nel ruolo di un personaggio che dovrebbe comunicare informazioni necessarie per la comprensione della trama. Infine un Lodovico appena sufficiente, un Montano baritono e un Roderigo decisamente scarso.<br \/>\nFin qui il quadro potrebbe parere assai fosco. Ma l\u2019<strong>Orchestra Regionale dell\u2019Emilia Romagna, <\/strong>sotto la bacchetta efficiente di <strong>Maurizio Barbacini<\/strong>, ha dato una prestazione professionale. Lo stesso si pu\u00f2 dire per i cori riuniti dei teatri di Piacenza e Modena, salvo alcuni sfortunati sfasamenti con l\u2019orchestra nel \u201cFuoco di gioia\u201d. La \u201cserenata\u201d a Desdemona (\u201cDove guardi\u201d), collocata interamente fuori scena anzich\u00e9 sul fondo come prescritto da Verdi, \u00e8 stata per lo pi\u00f9 inudibile, soprattutto nei momenti accompagnati dall\u2019orchestra in buca. La regia tradizionalissima\u00a0 di <strong>Maestrini <\/strong>figlio, creata per il San Carlo di Napoli nel 2006, \u00e8 soprattutto forte dei bei costumi di Odette Nicoletti e delle belle scene di Mauro Carosi che guardano al Quattrocento con gli occhiali dello storicismo ottocentesco,<a href=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Otello_0987.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-49240\" src=\"http:\/\/www.gbopera.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Otello_0987-133x200.jpg\" alt=\"\" width=\"184\" height=\"277\" srcset=\"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Otello_0987-133x200.jpg 133w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Otello_0987-510x768.jpg 510w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Otello_0987-270x405.jpg 270w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Otello_0987-132x200.jpg 132w, https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/Otello_0987.jpg 1179w\" sizes=\"auto, (max-width: 184px) 100vw, 184px\" \/><\/a> ben illuminate dalle luci suggestive di <strong>Fiammetta Baldiserri<\/strong> (che purtroppo per\u00f2 la regia faceva cambiare drasticamente per sottolineare i differenti stati d\u2019animo dei personaggi, contrastando cos\u00ec in maniera un po\u2019 dilettantistica con l\u2019impostazione realista dell\u2019allestimento). Si potrebbe dire che \u00e8 un allestimento \u201coleografico\u201d o anche \u201cvecchio come il cucco\u201d, ma in questo caso, una volta tanto, \u201ctradizione\u201d non \u00e8 sinonimo di \u201cpolveroso\u201d e \u201craffazzonato\u201d. Prima di uccidere la moglie Otello prega rivolto alla Mecca (senza una stuoia), ci\u00f2 che lascia intendere che egli sia in realt\u00e0 un musulmano nascosto. L\u2019azione non aggiunge nulla al personaggio e, collocata subito prima dell\u2019uxoricidio, pu\u00f2 facilmente essere considerata razzista. L\u2019altra \u201cinvenzione\u201d \u00e8 quella di far uccidere Jago da Otello nel finale, come gi\u00e0 in altri allestimenti, trovando che la sua fuga alla chetichella sia poco melodrammatica. Ma a parte queste due (infelici) piccole aggiunte, lo spettacolo si snoda seguendo in maniera abbastanza fedele le didascalie di Boito e Verdi e la recitazione (nonostante Kristian Benedikt abbia una fisicit\u00e0 tendente al rozzo) \u00e8 piuttosto curata, ben rispecchiando la poetica scapigliata del libretto.<br \/>\nIntenzionalmente ho tenuto i due elementi migliori alla fine. <strong>Alberto Mastromarino<\/strong> tende a &#8220;nasaleggiare&#8221; senza motivo, ma generalmente si fa apprezzare per una pronuncia libera e una voce ampia e morbida e ricca di colori (anche se qualche \u201cpiano\u201d troppo azzardato si \u00e8 spezzato). Il suo, giustamente, \u00e8 uno Jago insinuante ma melodrammatico e a tinte forti, che non rinuncia ad effetti plateali come quello di posare veramente il piede sul corpo di Otello colto da una sincope alla fine del terzo atto (effetto non gradito a Boito ma incoraggiato da Verdi). Trionfo assoluto per <strong>Yolanda Auyanet<\/strong>, una Desdemona credibile e commovente, con acuti limpidi e un registro di petto gradevole e naturale nelle note gravi. Quando la pronuncia non \u00e8 artefatta e la voce \u00e8 morbida, quando cio\u00e8 si canta bene, \u00e8 facile attrarre le simpatie del pubblico verso il proprio personaggio. E questo \u00e8 quello che generalmente dovrebbe fare un cantante. La sua struggente scena della \u201cCanzone del salice\u201d e dell\u2019\u201cAve Maria\u201d ha strappato un lunghissimo applauso al pubblico. Inutile dire che questa voce \u201clirica\u201d risultava molto pi\u00f9 sonora di quella innaturalmente \u201cdrammatica\u201d del collega tenore. In effetti, si aveva l\u2019impressione che questa donna calma e sensibile avrebbe potuto rimettere al suo posto il marito iracondo e corpulento in qualsiasi momento. Forse il regista avrebbe potuto concederle reazioni un po\u2019 pi\u00f9 accese nei duetti e nel finale. Ma, d\u2019altra parte, \u00e8 molto evidente fin dal Terzo Atto che Desdemona avrebbe potuto benissimo cercare aiuto e troncare la relazione in ogni momento, se avesse voluto, ma piuttosto \u00e8 guidata da un <em>cupio dissolvi<\/em> che la rende inerte. Questi sono i misteri dell\u2019amore, no?P.V.Montanari <em>Foto Rolando Paolo Guerzoni<br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Modena, Teatro Comunale \u201cLuciano Pavarotti\u201d, Stagione lirica 2012\/2013 \u201cOTELLO\u201d Dramma lirico in quattro atti. 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