{"id":49716,"date":"2013-03-23T11:51:50","date_gmt":"2013-03-23T09:51:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=49716"},"modified":"2019-04-05T09:06:04","modified_gmt":"2019-04-05T07:06:04","slug":"due-volte-vienna-e-poi-budapest-tra-schubert-beethoven-e-brahms","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/due-volte-vienna-e-poi-budapest-tra-schubert-beethoven-e-brahms\/","title":{"rendered":"Due volte Vienna, e poi Budapest, tra Schubert, Beethoven e Brahms"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Torino, Auditorium RAI \u201cArturo Toscanini\u201d, Stagione Concertistica 2012-2013 <\/em><br \/>\n<strong>Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI <\/strong><br \/>\nDirettore<strong> Juraj Val\u010duha<\/strong><br \/>\nPianoforte <strong>Yefim Bronfman<br \/>\n<\/strong><em>Franz Schubert<\/em><strong>:<\/strong> <em>Die Zauberharfe<\/em><em>. <\/em>Ouverture D 644<br \/>\n<em>Ludwig van Beethoven<\/em><em>: <\/em>Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 36<br \/>\n<em>Johannes Brahms<\/em><em>: <\/em>Concerto n. 2 in si bemolle maggiore op. 83 per pianoforte e orchestra<br \/>\n<em>Torino, 21 marzo 2013<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Circa vent\u2019anni separano la composizione della sfortunata opera <em>Die Zauberharfe<\/em> di Franz Schubert (1820) e la II Sinfonia di Ludwig van Beethoven (1800\/1802).<\/strong> La breve ouverture schubertiana, estrapolata dalle scene per cui fu composta in origine, divenne pagina da concerto, ma non poi cos\u00ec diffusa; basti dire che alla RAI di Torino non si eseguiva dal dicembre 1968 (quando fu diretta dal grande Mario Rossi). Eppure, ad ascoltarle di seguito, e nell\u2019ordine anti-cronologico, parrebbe che le date dovessero scambiarsi, perch\u00e9<strong> Juraj Val\u010duha sembra proporre Schubert come un anticipatore di Beethoven,<\/strong> con sonorit\u00e0 vigorose e potenti, colori scuri e inflessioni brunite: ogni accordo &#8211; in particolare quelli degli archi &#8211; \u00e8 scandito in maniera marcata, e l\u2019equilibrio \u00e8 raggiunto quando, all\u2019attacco dell\u2019<em>Allegro vivace<\/em> dopo l\u2019introduzione in<em> Andante,<\/em> i disegni dei fiati, dei violini (cui compete l\u2019enunciazione del tema) e delle viole (cui compete la scansione del ritmo) sono trattati con pari importanza. Anche il timpano scandisce inesorabilmente ogni tempo forte dei vari periodi, ed \u00e8 come il resto incisivo, ma forse un po\u2019 troppo beethoveniano, ossia affrontato secondo il filtro interpretativo della pi\u00f9 corposa pagina che segue.<br \/>\n<strong>Come tipico delle composizioni strumentali a cavallo tra Sette- e Ottocento, anche la II Sinfonia si apre con un tratto vago e misterioso<\/strong> (<em>Adagio molto<\/em>, quel che in Schubert \u00e8 un <em>Andante<\/em>), per poi sciogliersi in <em>Allegro con brio<\/em> che accerta del passaggio da un clima haydniano allo stile marcatamente beethoveniano. Le intensit\u00e0, il peso degli accenti, i colori bruniti che nella breve <em>ouverture<\/em> melodrammatica potevano anche parere eccessivi, ora sono perfettamente adeguati. In particolare, il timpano (Claudio Romano) nel I movimento guida la dinamica ritmica e provvede alla collocazione degli accenti secondo una metrica inderogabile. Risulta dunque molto suggestivo il contrasto con il <em>Larghetto<\/em> che segue, eseguito con molta delicatezza e dolcezza. Lo <em>Scherzo<\/em> (<em>Allegro &#8211; Trio<\/em>) e il finale (<em>Allegro molto<\/em>) sono concatenati da un ritmo nuovamente inflessibile, sostenuto, tutto tramato dai guizzi degli archi e dai sussulti dei fiati, fino al completamento luminosissimo della stretta conclusiva.<br \/>\n<strong>Accostarsi alle sinfonie beethoveniane \u00e8 certamente per un direttore d\u2019orchestra un momento mai banale<\/strong> o di <em>routine<\/em>; anzi, torna alla mente l\u2019imperativo di un titolo di Gianandrea Gavazzeni (rivolto prima di tutto a se stesso) per un libro del 1974, <em>Non eseguire Beethoven<\/em>, quale sintomo di un disagio da parte dell\u2019artista di fronte a pagine mille volte studiate, rivisitate, ascoltate e apprezzate, che un\u2019ennesima esecuzione rischia soltanto di semplificare, quando non di banalizzare. Forse anche un pubblico cos\u00ec competente e attento come quello torinese nutre il dubbio gavazzeniano? Non \u00e8 parso affatto, considerato il grande entusiasmo con cui ha salutato il termine dell\u2019esecuzione. Del resto, la scelta di Val\u010duha \u00e8 stata apprezzabile, sia per l\u2019opera in s\u00e9 (la II \u00e8, insieme alla IV, la meno popolare e conosciuta delle nove sinfonie) e le sue implicazioni storiche (la prima a Vienna nel 1803, come la musica schubertiana degli anni successivi) sia per le modalit\u00e0 interpretative con cui l\u2019ha affrontata, di grande accuratezza nella lettura, e di grande eleganza stilistica. L\u2019ascoltatore, dunque, anzich\u00e9 dubbioso, resta colpito dalla duttilit\u00e0 dell\u2019OSN RAI e dai risultati sempre pi\u00f9 positivi che di volta in volta essa raggiunge grazie alle diverse scuole direttoriali con cui si confronta: gli esiti lusinghieri, ma spesso di altissimo livello, delle prove dei mesi scorsi costituiscono l\u2019argomentazione del giudizio.<br \/>\n<strong>Nella seconda parte del concerto fa il suo ingresso il pianista di origine sovietica, poi emigrato in Israele, poi divenuto cittadino americano, Yefim Bronfman<\/strong> per eseguire il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra di Brahms. Opera monumentale, a mezza via tra il concerto tardo-romantico (la composizione risale al 1881 ed ebbe la prima esecuzione a Budapest nel novembre dello stesso anno) e la sinfonia concertante (o addirittura la sinfonia <em>tout court<\/em>), si apre con una frase del corno (Ettore Bongiovanni), che d\u00e0 avvio a un pacato dialogo con il pianoforte: due degli strumenti che il compositore suonava da bambino, e che costituiscono la cifra ricorrente di un tentato ritorno all\u2019infanzia e ai suoi miti. Forse perch\u00e9 \u00e8 impossibile recuperare subito l\u2019innocenza e la gioia della fanciullezza, il tono ripiega sul solenne, sull\u2019epico, sul magniloquente, sia negli interventi del solista sia nelle frasi dell\u2019orchestra (cos\u00ec si snoda l\u2019<em>Allegro non troppo<\/em> del I movimento). Nella seconda sezione, molto pi\u00f9 articolata (<em>Allegro appassionato &#8211; Largamente &#8211; [Tempo I] &#8211; Sempre pi\u00f9 agitato<\/em>) l\u2019attenzione \u00e8 attirata dalla breve cadenza solistica eseguita in pianissimo per ottenere un meraviglioso effetto, come di sordina. E forse la serenit\u00e0 dell\u2019infanzia \u00e8 recuperabile all\u2019inizio dell\u2019<em>Andante<\/em> (che diviene <em>Pi\u00f9 adagio &#8211; Tempo I &#8211; Pi\u00f9 adagio<\/em>) grazie all\u2019intervento solistico di un caldissimo violoncello (Massimo Macr\u00ec), che suggerisce al pianoforte riflessioni sempre pi\u00f9 commosse e struggenti. Ma anche il III movimento va irrobustendosi, e torna massiccio il dialogo tra pianoforte e corni (quattro in totale), come nell\u2019avvio, a costruire sempre pi\u00f9 la struttura sinfonico-concertante. Il finale (<em>Allegretto grazioso &#8211; Un poco pi\u00f9 presto<\/em>) costituisce una sezione narrativa, gaia, spensierata, alternata a momenti di \u201cmusica notturna\u201d che pi\u00f9 brahmsiana non potrebbe essere, e che conduce il concerto alla sua conclusione, in un\u2019ondata di sentimenti e di reminiscenze emotive. <strong>Bronfman dimostra un controllo tecnico straordinario, unitamente alla capacit\u00e0 di originare sonorit\u00e0 molto diverse<\/strong> a seconda dell\u2019intensit\u00e0 o della leggerezza del tocco; grazie a tali virtuosismi ogni sezione del complesso concerto brahmsiano risuona di colore differente, come una grandiosa rapsodia sinfonica, appunto, pi\u00f9 che come usuale e coerente concerto solistico. Peccato soltanto che l\u2019inopinata rottura di una corda del pianoforte abbia provocato delle risonanze e dei leggeri disturbi nelle battute finali della partitura. Forse proprio per questo motivo il solista, pur molto acclamato dal pubblico, non ha concesso alcun <em>bis<\/em>: una sorta di pudore a utilizzare uno strumento in condizioni non del tutto perfette. Ma \u00e8 pi\u00f9 che sufficiente la meraviglia di quanto ascoltato poco prima.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torino, Auditorium RAI \u201cArturo Toscanini\u201d, Stagione Concertistica 2012-2013 Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI Direttore Juraj Val\u010duha Pianoforte Yefim [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":49720,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005,22371],"tags":[14678,2426,1940,1508,3645,6483,7403],"class_list":["post-49716","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","category-franz-schubert","tag-concerti","tag-franz-schubert","tag-johannes-brahms","tag-juraj-valcuha","tag-ludwig-van-beethoven","tag-orchestra-sinfonica-nazionale-della-rai","tag-yefim-bronfman"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/49716","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=49716"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/49716\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87129,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/49716\/revisions\/87129"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/49720"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=49716"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=49716"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=49716"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}