{"id":49756,"date":"2013-03-25T00:01:09","date_gmt":"2013-03-24T22:01:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=49756"},"modified":"2016-12-18T20:39:25","modified_gmt":"2016-12-18T19:39:25","slug":"teatro-massimo-di-palermo-nabucco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/teatro-massimo-di-palermo-nabucco\/","title":{"rendered":"Teatro Massimo di Palermo: &#8220;Nabucco&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Palermo, Teatro Massimo, Stagione Lirica 2013<\/em><em><br \/>\n<\/em><strong>\u201cNABUCCO\u201d <\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Dramma lirico in quattro parti, libretto di <strong>Temistocle Solera <\/strong>dal dramma <em>Nabuchodonosor<\/em> di Auguste Anicet-Bourgeois e Francis Cornu e dal ballo <em>Nabuccodonosor<\/em> di Antonio Cortesi<strong>\u00a0 <\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Musica di <strong><strong>Giuseppe Verdi <\/strong><br \/>\n<\/strong><em>Nabucco<\/em> GEORGE GAGNIDZE<br \/>\n<em>Ismaele<\/em> GASTON RIVERO<br \/>\n<em>Zaccaria<\/em> LUIZ OTTAVIO FARIA<br \/>\n<em>Abigaille<\/em> ANNA PIROZZI<br \/>\n<em>Fenena<\/em> ANNALISA STROPPA<br \/>\n<em>Anna<\/em> STEFANIA ABBONDI<br \/>\n<em>Gran Sacerdote di Belo<\/em> MANRICO SIGNORINI<br \/>\n<em>Abdallo<\/em> MARIO BOLOGNESI<br \/>\nOrchestra e Coro del Teatro Massimo<br \/>\nDirettore<strong> Renato Palumbo <\/strong><br \/>\nMaestro del Coro<strong> Piero Monti <\/strong><br \/>\nRegia <strong>Saverio Marconi <\/strong>ripresa da <strong>Alberto Cavallotti <\/strong><br \/>\nScene <strong>Alessandro Camera<\/strong><br \/>\nCostumi<strong> Carla Ricotti <\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>Luci <strong><strong>Roberto Venturi <\/strong><br \/>\n<\/strong>Allestimento del Teatro Massimo<strong><br \/>\n<\/strong><em>Palermo, 22 marzo 2013<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Con l\u2019inaugurazione della mostra \u201cVerdi al Massimo\u201d<\/strong> \u2013 alla presenza, fra gli altri, del sindaco di Palermo <strong>Leoluca Orlando<\/strong> e del commissario straordinario <strong>Fabio Carapezza Guttuso<\/strong> \u2013 ha avuto inizio la serie di manifestazioni ideate dal Teatro Massimo di Palermo in onore del bicentenario dalla nascita di Giuseppe Verdi, giusto <em>pendant<\/em> a quelle attuate (e ancora non concluse) per la medesima ricorrenza di Richard Wagner. Il manifesto dell\u2019esposizione \u2013 curata da <strong>Sergio Troisi<\/strong> \u2013 riporta un vivido ritratto del compositore di Busseto ad opera di Renato Guttuso, esposto fino al 23 giugno nella Sala Pompeiana del Massimo. Accanto ad esso molti materiali del ricchissimo Archivio del Teatro Massimo, bozzetti di scena, figurini, programmi di sala, locandine e fotografie, che testimoniano la storia prestigiosa degli allestimenti verdiani nel capoluogo siciliano. L\u2019evento si colloca in un programma corredato di molteplici iniziative, con un occhio di riguardo per scuole e famiglie. Oltre alla mostra, il ri-percorso della presenza a Palermo di Giuseppe Verdi trova l\u2019apice nelle tre opere previste dal cartellone 2013, appartenenti a tre diversi periodi della carriera del compositore. E si inizia proprio con <em>Nabucco<\/em>, la cui prima \u00e8 andata in scena subito dopo l\u2019apertura della mostra. In un periodo di ristrettezze economiche, il Massimo ha deciso di recuperare un allestimento risalente al gennaio 2010, con la regia di <strong>Saverio Marconi<\/strong>, ripresa e riadattata da Alberto Cavallotti, e la riconferma di scene (ideate da <strong>Alessandro Camera<\/strong>) e costumi (realizzati da <strong>Carla Ricotti<\/strong>).<br \/>\nLa concertazione musicale \u00e8 stata invece affidata a <strong>Renato Palumbo<\/strong>, direttore specializzato nel repertorio verdiano. La sua lettura di <em>Nabucco<\/em> si \u00e8 rivelata non tradizionale sotto alcuni punti di vista, a partire dai tempi incalzanti che ha staccato sin dall\u2019Ouverture, trascinando con s\u00e9 le sezioni orchestrali. Saltellando sul podio lungo tutta l\u2019opera, <strong>il direttore veneto ha impresso alla musica quell\u2019energia dinamica, senza cali di tensione, che Verdi aveva gi\u00e0 in mente e che in quest\u2019opera egli attu\u00f2 con impetuosa freschezza<\/strong>. La concisione del \u201cdramma lirico\u201d \u00e8 stata, dunque, ben sorretta dalla gestualit\u00e0 enfatica di Palumbo, forse per\u00f2 a scapito dei momenti di ripiegamento di cui la partitura non \u00e8 priva e che apparivano meno curati nei dettagli. L\u2019attenzione all\u2019effetto generale non ha perso di vista la costruzione dei singoli personaggi, che soprattutto i fiati hanno saputo accompagnare con il giusto equilibrio (basti per tutti l\u2019esempio dell\u2019aria di Abigaille, \u201cAnch\u2019io dischiuso un giorno\u201d). Un po\u2019 impacciata la regia di Marconi, che alla staticit\u00e0 di molte situazioni ha affiancato movimenti delle masse poco incisivi, talvolta di ostacolo ad una piena fruizione della componente musicale. Dalle prime battute si \u00e8 per\u00f2 subito apprezzato il distacco visivo fra le due opposte fazioni: da una parte azzurro e bianco per gli Ebrei oppressi, dall\u2019altra rosso infuocato per i Babilonesi, opposizione riproposta con coerenza nei costumi della Ricotti ed esaltata dalle buone luci di <strong>Roberto Venturi<\/strong>. Distanza culturale, esemplificata anche nelle differenti scritture: i pannelli con le parole della Torah contro i segni cuneiformi incisi sulla grande struttura cilindrica (una sorta di torre di Babele) che ha dominato quasi sempre la scena.<br \/>\nLa concezione scenica di Marconi e Camera si \u00e8 rivelata funzionale alla diversificazione degli spazi, in particolare nell\u2019ultima parte, dove la rotazione della struttura ad anfiteatro ha permesso di assistere all\u2019andata al martirio di Fenena. Tuttavia la presenza della torre e la configurazione geometrica hanno riproposto gli stessi problemi di tre anni fa, allontanando il suono nei momenti cruciali, ogniqualvolta i personaggi si trovavano a cantare al centro del palcoscenico (come ad esempio \u00e8 accaduto alla protagonista femminile nel Cantabile della seconda parte). La struttura cilindrica ha avuto, per\u00f2, il compito di contenere e pian piano liberare le masse corali subito prima dell\u2019esecuzione di \u201cVa&#8217; pensiero\u201d, <strong>acuendo inizialmente il senso di oppressione ed esprimendo visivamente quel barlume di speranza che si espande poi nella pagina musicale pi\u00f9 celebre dell\u2019opera<\/strong>. \u00c8 appunto la sensazione di apertura, di luminosit\u00e0, a prevalere, in opposizione ad un\u2019atmosfera cupa che troppo spesso domina, con effetti eccessivi, i moderni allestimenti. Nel complesso l\u2019apporto registico, per quanto privo di incisivit\u00e0, ha avuto il merito di focalizzare l\u2019attenzione sui tre protagonisti dell\u2019opera. Il primo \u00e8 Nabucco, posto in primo piano sin dall\u2019inizio e scenicamente proiettato in avanti, in corrispondenza delle prime parole da lui pronunciate (\u201cSi finga e l\u2019ira mia \/ pi\u00f9 forte scoppier\u00e0\u201d). <strong>George Gagnidze<\/strong> risponde bene alle intenzioni, impegnandosi nella resa scenica del personaggio e mantenendo nel corso dell\u2019opera un profilo vocale alto e rotondo (sebbene con qualche errore nel testo). Pure nei momenti che dovrebbero condurre a maggiore commozione, il baritono georgiano conferisce al re una dimensione torva e egoisticamente concentrata, apparentemente priva di evoluzione psicologica. Egualmente lontana da un\u2019operazione del genere \u00e8 l\u2019Abigaille di <strong>Anna Pirozzi<\/strong>. Il soprano non \u00e8 propriamente quella furia della natura che ci aspetteremmo, ma si spinge negli acuti senza indecisione, esibendo un timbro abbastanza \u201csporco\u201d, poco belcantistico, ma adeguato al personaggio. Il suo isolamento \u00e8 ancor pi\u00f9 spinto, allorch\u00e9 viene lasciata davanti alla tela che funge da separazione con il resto del palcoscenico, durante il recitativo che ne rende presente l\u2019incontenibile furore (\u201cBen io t\u2019invenni, o fatal scritto!\u201d).<br \/>\nIl terzo protagonista \u00e8 il coro \u2013 preparato dal nuovo maestro, <strong>Piero Monti<\/strong> \u2013 quasi sempre presente sul palcoscenico e principale garante della notoriet\u00e0 musicale dell\u2019opera. A differenza degli altri due personaggi, la compagine del Massimo non \u00e8 stata granch\u00e9 favorita dalla regia e all\u2019inizio ha profuso poca convinzione nella resa musicale. Maggiormente affiatate le sezioni femminili, a partire dal primo intervento (\u201cGran Nume, che voli sull\u2019ale dei venti\u201d) cos\u00ec come negli altri pezzi di insieme. Il momento corale pi\u00f9 riuscito \u00e8 \u201cImmenso Jehovah\u201d, ma pure in \u201cVa\u2019 pensiero\u201d la dose di emozione \u00e8 elevata, grazie anche alla conduzione di Palumbo che pone cura certosina nell\u2019articolazione di dinamiche non del tutto consuete. Sembra intrappolato nel ruolo di guida spirituale il basso <strong>Luiz Ottavio Faria<\/strong>, come gi\u00e0 in <em>The Greek Passion<\/em> del 2011. I suoi interventi sono accorati, modulati con lentezza ieratica, ma efficaci anche nelle cabalette, quando il fraseggio richiede movimenti pi\u00f9 snelli e incalzanti. Di vocalit\u00e0 interessante la Fenena di <strong>Annalisa Stroppa<\/strong>, dal volume non eccessivo e un po\u2019 stridula in taluni passaggi, ma magistrale nel suo unico intervento solistico (\u201cOh, dischiuso \u00e8 il firmamento!\u201d). Pochi gli elementi per giudicare <strong>Gaston Rivero<\/strong> nel ruolo di Ismaele, ma sufficienti per dare merito alla\u00a0 valenza nella mobile resa del recitativo verdiano. Dopo un inizio non del tutto esaltante, il tenore recupera in un secondo momento, schiarendo il registro medio e acquisendo maggiore sicurezza di emissione. Comprimari non del tutto all\u2019altezza, ad eccezione del Gran Sacerdote di Belo, interpretato da <strong>Manrico Signorini<\/strong>. Successo discreto per tutti i protagonisti e applausi sentiti in seguito a \u201cVa&#8217; pensiero\u201d che Palumbo ha voluto concedere come <em>bis<\/em> al folto pubblico presente in sala. <strong>Repliche fino al 28 marzo<\/strong>. <em>Foto Franco Lannino\/Studio Camera<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Palermo, Teatro Massimo, Stagione Lirica 2013 \u201cNABUCCO\u201d Dramma lirico in quattro parti, libretto di Temistocle Solera dal dramma [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":54,"featured_media":49758,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[5882,5890,4216,7414,1108,153,4207,3080,7416,105,5053,6420,2446,1272,2373,1116,7415,1193],"class_list":["post-49756","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-recensioni","tag-alessandro-camera","tag-anna-pirozzi","tag-annalisa-stroppa","tag-gaston-rivero","tag-george-gagnidze","tag-giuseppe-verdi","tag-luiz-ottavio-faria","tag-manrico-signorini","tag-mario-bolognesi","tag-nabucco","tag-orchestra-del-teatro-massimo","tag-palermo","tag-piero-monti","tag-renato-palumbo","tag-roberto-venturi","tag-saverio-marconi","tag-stefania-abbondi","tag-teatro-massimo-palermo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/49756","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/54"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=49756"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/49756\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87964,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/49756\/revisions\/87964"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/49758"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=49756"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=49756"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=49756"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}