{"id":50701,"date":"2013-04-08T15:48:12","date_gmt":"2013-04-08T13:48:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gbopera.it\/?p=50701"},"modified":"2016-12-04T02:53:56","modified_gmt":"2016-12-04T01:53:56","slug":"loro-delle-chiare-stelle-nella-musica-della-creazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/loro-delle-chiare-stelle-nella-musica-della-creazione\/","title":{"rendered":"\u00abL\u2019oro delle chiare stelle\u00bb nella musica della Creazione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Torino, Auditorium RAI \u201cArturo Toscanini\u201d, Stagione Concertistica 2012-2013 <\/em><br \/>\n<strong>Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI <\/strong><br \/>\nDirettore<strong> Christopher Hogwood<\/strong><br \/>\nSoprano <strong>Bernarda Bobro <\/strong><br \/>\nTenore <strong>Jeremy Ovenden <\/strong><br \/>\nBaritono <strong>Kay Stiefermann <\/strong><br \/>\nCoro della Radio Svedese<br \/>\nMaestri del coro <strong>Peter Dijkstra<\/strong> e <strong>Florian Benfer <\/strong><br \/>\nCoro &#8220;Maghini&#8221;<br \/>\nMaestro del coro <strong>Claudio Chiavazza<br \/>\n<\/strong>Fortepiano <strong>Fulvio Raduano<br \/>\n<\/strong><em>Joseph Haydn<\/em><strong>:<\/strong> <em>Die Sch\u00f6pfung <\/em>(La Creazione), oratorio in tre parti Hob XXI n. 2 per soli, coro e orchestra, su testo di Gottfried van Swieten, tratto da<em>l <\/em><em>Paradiso perduto<\/em> di John Milton<br \/>\n<em>Torino, 4 aprile 2013 <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In molte opere di musica sacra dell\u2019et\u00e0 neoclassica e romantica, vale a dire di Mozart, Beethoven, Schubert, \u00e8 frequente la presenza di un brano animato da una gioia speciale dell\u2019uomo<\/strong>: quella dell\u2019appagamento di un\u2019autentica fede religiosa, e del piacere di manifestarla. La musica prevede dunque un\u2019accelerazione del ritmo, ossia una forma fisica che denuncia passione ed entusiasmo. <em>Die Sch\u00f6pfung<\/em> di Haydn non rientra tanto in tale dinamica, perch\u00e9 \u00e8 tutt\u2019un prodigioso susseguirsi di professione di fede, senza mai un attimo di ripiegamento; un continuo inno di lode alla creazione e al creatore, senza che intervenga mai la poetica del dolore, senza che si accenni mai alla disperazione dell\u2019uomo, poich\u00e9 la rappresentazione si situa prima della cacciata dei proto-parenti dal paradiso terrestre, prima che il dolore avesse corso libero nella vita dell\u2019uomo, prima che &#8211; per alludere subito al substrato letterario dell\u2019ispirazione haydniana &#8211; l\u2019orizzonte diventasse quello del Paradiso perduto. Ed \u00e8 come se anche la musica fosse una forma espressiva ancora vergine da qualunque tipo di languore e di angoscia, un\u2019arte completamente gioiosa, ideale, rappresentativa di un mondo primigenio e incantato dove il male non esiste.<br \/>\n<strong>La stagione dell\u2019OSN RAI raggiunge l\u2019apice della sua offerta qualitativa, con un duplice appuntamento post-pasquale<\/strong> centrato sull\u2019ambientazione sacra e oratoriale: prima la <em>Creazione<\/em> di Haydn, e a seguire il <em>Messia<\/em> di Haendel. Auspice della fortuna del primo titolo \u00e8 il direttore, recentemente definito \u201cil Karajan della musica barocca\u201d, <strong>Cristopher Hogwood<\/strong>, che a Torino \u00e8 stato di recente apprezzato quale concertatore del <em>Don Giovanni<\/em> mozartiano al Teatro Regio, e che ora guida in maniera impeccabile l\u2019OSN RAI nel capolavoro di Haydn. Ma occorre subito riconoscere pari merito alla stessa orchestra, che non finisce di stupire per la sua duttilit\u00e0, per la capacit\u00e0 davvero straordinaria di lasciarsi plasmare e di rispondere alle richieste pi\u00f9 disparate in tempi ravvicinatissimi: in un mese si sono avvicendati concerti di sinfonismo slavo e russo del Novecento, poi un ritorno al repertorio romantico di area tedesca, poi musica americana della met\u00e0 del XX secolo, e ora il grandioso oratorio composto tra 1796 e 1798, quando Haydn aveva ormai quasi settant\u2019anni (\u00abIo non fui mai cos\u00ec pio come nel periodo in cui scrissi <em>La Creazione<\/em>: quotidianamente cadevo in ginocchio e pregavo Dio affinch\u00e9 mi desse la forza per portare a compimento il lavoro\u00bb, avrebbe ricordato in seguito all\u2019esperienza compositiva).<br \/>\n<strong>Nell\u2019iniziale rappresentazione del caos, che precede la settimana della creazione divina, Hogwood trattiene i ritmi e le sonorit\u00e0<\/strong> orchestrali in modo che non vi sia nulla di brutale: domina piuttosto una sospensione che identifica il caos con la disarmonia, non con la confusione; ogni segmento musicale \u00e8 pronto a innestarsi su altri, ma sempre quelli sbagliati, come se le regole canoniche dell\u2019armonia ancora non esistessero, perch\u00e9 manca ancora quella grammatica di Dio &#8211; l\u2019ordine universale &#8211; dalla quale tutte le altre derivano. Poi prende avvio la narrazione della creazione, con gli interventi di Raffaele, Gabriele, Uriele e il coro. I personaggi dell\u2019oratorio sono interpretati da tre cantanti: il soprano Bernarda Bobro (Gabriele, Eva), il tenore Jeremy Ovenden (Uriele), il baritono Kay Stiefermann (Raffaele, Adamo). La voce cristallina, tersa e leggerissima di<strong> Bernarda Bobro<\/strong> \u00e8 particolarmente adatta al canto della <em>Creazione<\/em>: ogni frase \u00e8 impostata sul fiato, risuona eterea, \u00e8 scandita da un fraseggio purissimo. <strong>Jeremy Ovenden<\/strong> (ascoltato due anni fa alla RAI nella <em>Passione di Ges\u00f9 Cristo<\/em> di Salieri, quello stesso compositore che alla prima esecuzione privata della <em>Creazione<\/em>, nel 1798, sedeva al clavicembalo) ha voce bene impostata \u201cin avanti\u201d, ma soltanto nelle note centrali; riscaldandosi, fornisce una buona prestazione, per esempio nel maestoso recitativo della I parte \u00abIn vollem Glanze \/ steiget jetzt die Sonne strahlend auf\u00bb (<em>In pieno splendore \/ ora sorge raggiante il sole<\/em>, nella traduzione italiana di Olimpio Cescatti acclusa al programma di sala). Non altrettanto felice il suo intervento nel terzetto della II parte \u00abIn holder Anmuth stehn\u00bb (<em>Con grazia eletta s\u2019ergono<\/em>), specie per gli acuti un po\u2019 velati e dal timbro sbiancato. Nell\u2019aria di Uriele della II parte \u00abMit W\u00fcrd\u2019 und Hoheit angetan\u00bb (<em>Fatto con dignit\u00e0 e nobilt\u00e0<\/em>) Ovenden canta correttamente, ma forse non rende in modo adeguato la nobile simpatia del testo, in cui si rappresenta la creazione dei tratti fisici umani; se la cava meglio con gli acuti in pianissimo del <em>Largo<\/em> \u00abAus Rosenwolken bricht\u00bb (<em>Dalle rosee nubi irrompe<\/em>).<strong> Kay Stiefermann<\/strong> ha una bellissima voce di baritono chiaro, estremamente uniforme ed elegante, correttissima nell\u2019emissione vocale, incisiva nei frequenti recitativi di Raffaele; senza dubbio molto adatta alla vocalit\u00e0 barocca, ma forse non perfettamente adeguata a ruoli di basso <em>tout court<\/em>. La parte di Raffaele richiede infatti note basse piuttosto solide, come nell\u2019aria della I parte \u00abRollend in Sch\u00e4umenden Wellen\u00bb (<em>Rimbombando in spumeggianti onde<\/em>), e in tali circostanze Stiefermann, pur a suo agio negli acuti e negli attacchi in pianissimo, risulta un po\u2019 troppo leggero. Il verso iniziale di quest\u2019aria ricorda l\u2019analoga tipologia melodrammatica dell\u2019aria \u201cdi tempesta\u201d, sempre presente nel teatro di marchio metastasiano. E al pari di quanto accade nel melodramma, all\u2019aria concitata basata sulla similitudine dell\u2019elemento marino o fluviale sconvolto, segue un momento assai pi\u00f9 disteso e pacato: ed \u00e8 l\u2019<em>Andante<\/em> affidato a Gabriele \u00abNun beut die Flur das frische Gr\u00fcn\u00bb (<em>Ora la pianura offre la fresca verzura<\/em>), che la Bobro canta mirabilmente, specie nell\u2019impegnativa cadenza; \u00e8 opportuno osservare come, nel caso di questo soprano, la leggerezza diafana della voce possa diventare una virt\u00f9, anche perch\u00e9 l\u2019arcangelo sta magnificando con tono di meraviglia l\u2019incanto del creato; la componente di potenza, derivante dal gesto del creatore, non deve essere insita nella voce, bens\u00ec nell\u2019accompagnamento orchestrale, visto che agli archi si aggiunge un poderoso ottone (nella fattispecie del corno, anch\u2019esso messo a dura prova da una tessitura impervia).<br \/>\n<strong>Ancora a proposito delle apparenti analogie tra musica sacra di Haydn (e oratorio settecentesco in generale) e melodramma,<\/strong> Hogwood riesce a evitare ogni tipo di possibile confusione o sovrapposizione, perch\u00e9 esalta le componenti pi\u00f9 pure della struttura musicale (per esempio la nettezza della fuga e del contrappunto nel coro \u00abStimmt an die Saiten \/ ergreift die Leier\u00bb, <em>Intonate le corde, \/ afferrate le cetre!<\/em>). Al centro non \u00e8 dunque la ricerca di affetti capaci di suscitare passioni, come nel canto degli eroi teatrali, ma una riflessione <em>razionale<\/em> e al tempo stesso <em>naturale<\/em> sul mistero della creazione. Plasmando il suono alla ricerca dell\u2019omogeneit\u00e0 e della perfetta resa coloristica (con gli strumenti obbligati, o anche soltanto con poche battute in cui un singolo strumento o una famiglia diventino protagonisti, imponendosi sul tessuto sonoro generale grazie alle numerose simmetrie di cui la partitura \u00e8 sostanziata), Hogwood accentua quell\u2019effetto imitativo che costituisce la principale differenza tra la musica profana e la musica sacra di Haydn: non gli affetti interni all\u2019uomo, ma la meraviglia dell\u2019uomo in quanto creatura di Dio, inserito nell\u2019armonia e nella luminosit\u00e0 del cosmo. <strong>Delizioso, dunque, il fagotto di Elvio Di Martino<\/strong> che imita il tubare delle colombe nell\u2019aria di Gabriele \u00abAuf starkem Fittige schwinget sich \/ der Adler stolz\u00bb (<em>Su possente ala si slancia \/ l\u2019aquila superba<\/em>), con il soprano che si sofferma con espressiva dolcezza sulla parola <em>Liebe<\/em> (\u00abund Liebe girrt das zarte Taubenpaar\u00bb, <em>e tuba amore la tenera coppia di colombi<\/em>), e con <strong>il flauto di Giampaolo Pretto<\/strong> che ovviamente imita i gorgheggi dell\u2019usignolo. Tutto \u00e8 sereno e aggraziato: perfino l\u2019evocazione del Leviatano, nel terzetto della II parte (\u00abVom tiefsten Meeresgrund \/ w\u00e4lzet sich Leviatan\u00bb, <em>Dal pi\u00f9 profondo abisso marino \/ riaffiora il Leviatano<\/em>), non ha nulla di terrifico, e non \u00e8 scandita se non da alcune sottolineature dei contrabbassi.<br \/>\n<strong>Sulla base di tale culto dell\u2019armonia, i momenti pi\u00f9 significativi della partitura sono costituiti dai pezzi d\u2019insieme, delle tre voci pi\u00f9 il coro:<\/strong> la resa esecutiva, grazie all\u2019ottima prova dei due cori (congiunti e perfettamente integrati tra loro per merito dei tre maestri) infiamma il pubblico torinese, che tributa calorosi applausi alla fine di ciascuna delle tre parti, e in particolare alla conclusione dell\u2019oratorio. Siccome le arie dei personaggi non hanno la struttura tripartita come nel melodramma, bens\u00ec un\u2019articolazione pi\u00f9 semplice, la rappresentazione delle giornate della creazione pu\u00f2 giovarsi di un ritmo pi\u00f9 svelto; Hogwood lo accelera ulteriormente nella III parte, quando diventano protagonisti Adamo ed Eva, impegnati in una lunga sezione catalogica e rappresentativa (\u00abVon deiner G\u00fct\u2019, o Herr und Gott\u00bb, <em>Della tua bont\u00e0, o Signore e Dio<\/em>, che non si risolve mai in semplice duetto d\u2019amore). Comincia la storia umana, con i due (per ora) felici abitatori del paradiso terrestre; e al loro (in)canto si aggiunge il coro finale, invitando appunto alla preghiera. Con le parole dell\u2019eternit\u00e0 (\u00abDes Herren Ruhm, er bleibt in Ewigkeit. \/ Amen\u00bb, <em>La gloria del Signore resta in eterno. \/ Amen<\/em>) l\u2019oratorio si chiude in un\u2019armonia trionfante: soltanto la musica riesce a fissare in un fenomeno fisico (il suono) di eterna universalit\u00e0 la lode di tutto quello che Dio ha consegnato alla storia e a un tempo finito. Chi ascolta <em>Die Sch\u00f6pfung<\/em>, ha per un attimo la sublime illusione che la mortalit\u00e0 non riguardi n\u00e9 l\u2019uomo n\u00e9 il mondo.<\/p>\n<p align=\"left\"><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torino, Auditorium RAI \u201cArturo Toscanini\u201d, Stagione Concertistica 2012-2013 Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI Direttore Christopher Hogwood Soprano Bernarda [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":102,"featured_media":50709,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1005],"tags":[7518,462,14678,6504,2415,2733,5633,6505,6515],"class_list":["post-50701","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","tag-bernarda-bobo","tag-christopher-hogwood","tag-concerti","tag-die-schopfung","tag-jeremy-ovenden","tag-joseph-haydn","tag-kay-stiefermann","tag-la-creazione","tag-orchestra-nazionale-della-rai"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/50701","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/102"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=50701"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/50701\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":87263,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/50701\/revisions\/87263"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/50709"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=50701"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=50701"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.studioroldo.it\/gbopera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=50701"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}